articolo sul sito di Di Marzio
Ravel Morrison, a Beautiful Mind. E se fosse l'anno giusto?
Il pallone è sempre incollato al piede. Sempre. La testa è alta, osserva il gioco. Quel talento è lì, puro e limpido. All'ombra delle Dolomiti. Oggi, come ieri. Come 10 anni fa. Quando quel ragazzino "era il miglior 14enne al mondo". Senza problemi, senza pesi. Senza quell'etichetta di "bad boy" cucita sulle spalle. "Sono solo incompreso", ammette lui. Come dargli torto? Troppe "Ravellate" negli anni: telefoni tirati, allenamenti saltati, litigi, un paio di condanne. Un'attenzione "pari a quella di un pesce rosso". Nel mezzo, però, sempre quel talento, quel barlume di speranza che ogni volta, nonostante tutto, convince i club a credere in lui.
22"Supera gli avversari come se nulla fosse, è un fenomeno". Commenti sparsi. Rio Ferdinand l'avrebbe perfino "preso a casa sua". "Ah, Ravel Morrison". E scattano i rimpianti. Un'illusione del pallone. "A Beautifil Mind". E forse sono stati "gli altri" a non averlo mai capito. Troppo geniale, troppo forte. Soltanto che John Nash, dopo aver combattuto e vinto i suoi fantasmi, trovò il suo "equilibrio" vincendo il Premio Nobel. Mentre Morrison, a 23 anni, è ancora a caccia dell'onda giusta. Ogni stagione è quella buona, poi si perde. Scintille ad Auronzo l'anno scorso, strascichi di un genio mai sopito. Illusione. Scintille anche quest'anno, con Simone Inzaghi. Ravel è tra i più applauditi, cercati, acclamati. Ogni tocco è un'emozione. Regista a metà campo stavolta, nuovo ruolo? Chissà. "E se fosse questo l'anno giusto?".
Domanda ricorrente, quasi scontata. E il passato parla da sé: nelle ultime stagioni, infatti, bene solo al Birmingham e al QPR. Ma occhio alle motivazioni stavolta: riscatto e continuità come parole chiave, la voglia di scrollarsi di dosso quell'etichetta fastidiosa. Malissimo l'anno scorso, solo 8 presenze (4 in Serie A). Poi tweet al veleno, presunti litigi, fughe non autorizzate, un feeling mai scattato con Pioli.
Auronzo - LazioI tifosi laziali, però, non l'hanno mai bocciato. Tre minuti contro il Torino, solo applausi. Messaggi continui sui social: "Daje Ravel, ti aspettiamo". Lui medita l'addio, ma legge tutto. Capendo poco però, perché l'italiano non l'ha mai imparato. Only english (con l'amico Kishna). Only "marachelle". Morrison non ci sta: "Le persone non mi permettono mai di voltare pagina, pensano che combino solo guai".
L'aria di Auronzo gli fa bene, ha cambiato numero (dal 7 all'11) e sembra più concentrato. Qualche colloquio con Inzaghi poi, anche col preparatore Fabio Ripert e Mario Cecchi, collaboratore tecnico dell'ex Piacenza. Lo vogliono nel vivo del gioco, lo coinvolgono. Regista si può, basta volerlo. Perché le qualità tecniche non si discutono. Morrison vuole la titolarità, è felice "soltanto quando gioca". E allora via, dategli una tavola, lui cavalcherà l'onda. Sperando sia quella giusta. Sarebbe anche ora.