Citazione di: Redazione Lazio.net il 27 Lug 2016, 06:18
Unicredit, «salta» Fiorentino e ora rischia lo stadio della Roma (Il Tempo)
Il sogno dei tifosi della Roma di vedere i giallorossi correre sull'erba di un nuovo stadio potrebbe essersi incrinato giusto ieri quando il nuovo amministratore delegato di Unicredit, Jean Pierre Mustier, in un cda molto teso, confermando le indiscrezioni della vigilia sulla riorganizzazione della prima linea di manager, ha fatto uscire il vicepresidente della banca, Paolo Fiorentino. Vale a dire, l'uomo che ha legato il suo nome alle vicende societarie della As Roma nel delicato passaggio da Rosella Sensi agli americani di James Pallotta. E che, pure non avendone mai avuto investitura formale, era visto come l'anello di congiunzione tra il costruttore Parnasi, impegnato nella costruzione del nuovo Stadio di Tor di Valle, e Unicredit, verso cui Parnasi ha un'esposizione debitoria di circa 450 milioni di euro.
Per alcuni, voci, per altri malevola propaganda, in molti hanno ipotizzato un legame tra la necessità di aiutare Parnasi a rientrare del debito e la spinta da parte di Unicredit alla costruzione dello stadio. Quanti insistono nel dire che Fiorentino era il grande sponsor dell'operazione si scontrano con chi, dentro Unicredit, ne prende le parti e nega il rapporto spiegando come il costruttore romano abbia già avviato un piano di ristrutturazione del debito con la banca di Piazza Cordusio che prescinde da ogni business futuro sulle aree della Tor di Valle. A metà giugno, il CdA di Unicredit ha varato un piano complessivo di ristrutturazione del debito delle diverse società riconducibili al Gruppo Parnasi. A Luca Parnasi resta in mano la parte societaria che, con Eurnova, è direttamente coinvolta nel progetto Stadio. Sia come sia, l'uscita di Fiorentino non fa dormire sonni tranquilli ai tifosi della Roma: l'avvio dei lavori a Tor di Valle può essere una boccata di ossigeno finanziario per consentire a Parnasi di chiudere con maggiore velocità il rientro dall'esposizione. Altre indiscrezioni, smentite per le vie ufficiali ma ribadite informalmente da altre fonti contattate da Il Tempo, ancora ieri spingevano a ipotizzare una stretta correlazione tra Parnasi, un Unicredit e lo stadio. La banca guidata da Mustier, nell'era dell'ex ad Ghizzoni, aveva mostrato interesse per la realizzazione, dopo quella milanese, di una torre di uffici a Roma e tra le aree ipotizzate c'era l'area dove dovrebbe sorgere lo stadio. Sul punto fu proprio Fiorentino a spiegare che «sul progetto per il nuovo edificio, peraltro sede legale del gruppo UniCredit, ci stiamo lavorando e vorremmo evitare che in Italia la nuova sede milanese resti sola. Abbiamo le idee abbastanza chiare, siamo in fase di finalizzazione della trattativa ma non si può dire chi è la controparte».
Inutile ottenere di più ma qualche indizio nelle sue parole si poteva cogliere: «L'aspetto principale è analizzare dove abitano i dipendenti, oltre 3 mila a Roma, e al tempo stesso bisogna limitarne gli spostamenti». Ora le sedi più numerose del gruppo bancario sono da anni all'Eur ed è probabile che la maggior parte dei lavoratori sia installata nei quartieri limitrofi. Così già allora secondo i rumors la trattativa poteva essere già aperta col gruppo Parnasi per portare la sede di Unicredit a Tor di Valle. Solo illazioni chiaramente, mai confermate da Unicredit e spesso seccamente smentite. Ma si sa, il cuore giallorosso che vibra di passione vera, di fronte alla sola ipotesi dello stop dei lavori di un'opera che lancerebbe ancora di più il club nel grande firmamento del football internazionale, non si cura della finanza ma pensa solo al cammino stellare del team. Si tratta di un'opera gigantesca anche dal punto di vista economico: oltre 1,5 miliardi di euro, la cui sola progettazione è costata a oggi 60 milioni di euro. Senza nulla togliere ai loro sogni però, un vecchio banchiere milanese citava l'insegnamento dei suoi maestri spiegando che: la finanza (non quella di polizia ma quella che muove i soldi) anticipa l'economia reale. E dunque agli osservatori finanziari l'uscita di Fiorentino appare sospetta per quanto riguarda il cammino glorioso della Magica. Nel bene e nel male, infatti, Fiorentino non ha mai nascosto il suo interesse per il destino societario della squadra. Fu lui, napoletano di razza, nei momenti nei quali la As Roma rischiava di restare solo una partecipazione azionaria nel portafoglio di Unicredit a spendersi davanti ai tifosi giallorossi della Roma, in costante fibrillazione per il destino, a rassicurare le schiere fan romanisti dichiarando urbi et orbi: «Stiamo investendo per farvi sognare». Ed è stato lui a favorire l'arrivo di un compratore degno del blasone del club di Francesco Totti. Fu con la mediazione della banca milanese, che il 18 agosto del 2011 fu firmata la cessione alla cordata Usa messa insieme dall'imprenditore di Boston Thomas Di Benedetto. Gli americani investirono 60 milioni di euro e costituirono una nuova società, la Neep Roma Holding, partecipata anche da Unicredit la quale a sua volta versò 26 milioni. Il 6 agosto di due anni dopo l'istituto cedette altre quote alla Raptor, una società di diritto del Delaware riconducibile a James Pallotta, diventato nel frattempo presidente del club giallorosso e guida della cordata americana dopo il passo indietro di Di Benedetto per ragioni economiche. Unicredit è poi uscita dall'avventura calcistica. Ma ancora una volta la chiusa fu di Fiorentino: la partecipazione «non è strategica». Insomma nel destino della Roma c'è sempre un Fiorentino nel bene (il salvataggio) e forse nel male. Già, il depotenziamento del manager suona a molti come una messa in difficoltà di Parnasi e un indebolimento della possibilità che lo stadio sorga veramente.
Fernando M. Magliaro
Ancora non si capisce se magliaro ci faccia, o ci sia, nel confondere gli scenari.
Le molte criticità della speculazione (denominata stadio) sono quelle arcinote, anche a magliaro, di natura amministrativa (urbanistica, tpl, etc.)
Non lo ha capito, lo ha dimenticato, o inizia a suggerire una via di fuga?
Se passasse, la speculazione non avrebbe, anche con mustier, problemi di finanziamento bancario.
Peraltro, non mi pare che unidebit fosse indicata tra i principali finanziatori dell'opera, mentre sarebbe stata uno dei maggiori fruitori degli uffici.
Con l'uscita di scena di fiorentino, il vero problema della asmerda, che tutti auspichiamo si manifesti repentinamente e cruentemente, sono i debiti contratti e le linee di finanziamento accordate, finora, con grande benevolenza; benevolenza che, quando tra le loro grinfie finimmo noi, geronzi non ebbe, con le note conseguenze, di cui discutiamo ancora oggi.
L'esposizione di unidebit verso una società di calcio, per di più merdosa, non ha eguali in italia, ed è garantita in concreto dal nulla, se non dalla capacità dei pennivendoli di regime di continuare ad attrarre i bovini verso qualunque prodotto verniciato di piscioruggine.
Avendo investito a cazzodicane, inanellando una serie de piandercu', le risorse rese disponibili dalla banca, ora la romoletta si trova davanti al fosso: se passa il preliminare, salta il fosso e cammina ancora fino al prossimo, sperando di riuscire a saltarlo, e così via, di fosso in fosso.
E', infatti, alquanto improbabile che, qualora cadesse, la banca le offrirebbe un altro paracadute finanziario.
Se, per qualunque ragione, le mandrie iniziassero a dubitare dell'appeal del prodotto, si entrerebbe in un gorgo pericoloso: le linee sarebbero incapienti, i prestiti andrebbero in sofferenza e si correrebbe il concreto rischio di crollo del castello di sabbia, chiamato roma americana, e la banca potrebbe rimanere con le mosche in un pugno e la carta straccia del progetto di libeskind nell'altro, rischio che mustier non vorrà correre.
E', dunque, ragionevole ritenere che mustier pretenderà il puntuale pagamento dei buffi, indipendentemente dai fossi sportivi.
Ed ecco finalmente profilarsi Cariddi: per pagare a termine, la asmerda dovrà alleggerire i costi e realizzare qualche asset, cioè i calciatori, con conseguente precipitare dell'appeal del prodotto, dispersione della mandria, et cetera.
Se è vero che la finanza precede la realtà, questo scenario è più prossimo di quanto si creda.
(ora riporto su off l'interruttore "ottimismo" e torno su laziotalk