Lazio, non solo favole, non solo affetto: Inzaghi e i suoi ragazzi meritano molto di più
di Vincenzo Cerracchio
Vedete come va il calcio... Un punto col Bologna, un punto col Torino. Due belle prestazioni della Lazio che valgono due punti appena, e allora tanto valeva perdere in casa e vincere qui allo stadio Grande Torino. Tanto a decidere è stato sempre un rigore, a favore prima e stavolta contro.
Non eravamo stati parziali domenica scorsa, quello era un rigore dubbio. Ma se quello era dubbio questo non c'era proprio: Parolo va a chiudere la traiettoria sul tiro di Ljajic e colpisce col braccio che ha dietro alla schiena. Largo? Ma suvvia, che state dicendo commentatori da due parti, come fa uno a slanciarsi senza muovere il braccio "di riporto"? Ma dove può esserci mai la volontarietà, assistente da due soldi smanioso di protagonismo?
Così hanno rubato due favole...
Perché il pari non ci sta, non ci sta proprio. Il 2-2 alla Lazio non basta proprio.
L'hanno rubata, la favola, ad Alessandro Murgia, 20 anni appena, buttato dentro senza paura dal mister e maestro, e capace di segnare la rete del sorpasso, dopo aver partecipato all'azione che l'aveva preceduta (grande parata di Hurt su Cataldi). A sei minuti dalla fine era un'inzuccata imperiosa da tre punti, la sua.
L'hanno rubata a Simone Inzaghi, che all'amico più esperto, al collega Mihajlovic, aveva finito per imporre mosse tattiche d'eccellenza, stava per vincere senza cinque titolari, ci pensate?
Capite dunque cosa vuol dire doversi inchinare stavolta a una decisione ingiusta, inutile, diremmo stupida perché va oltre la logica, non solo contro la regola.
Inzaghi, ragazzi, sta salendo in quota. Perché ha imposto al Toro non dico il gioco ma le contromisure sì. Belotti, temutissimo, è stato brillantemente contenuto dalla difesa che mancava di Bastos, De Vrij e Radu, mica roba da poco (sono i tre della difesa a tre...) Anche Ljajic, dato in gran forma, in fondo si è visto quasi sempre lontano dall'area e non si fosse procurato il rigore (in modo ignobile come abbiamo visto) e non lo avesse realizzato con freddezza, non ne avremmo avuto memoria. L'unico a colpire e a meritarsi un voto alto è stato Iago Falque, anche se il gol è nato da un erroraccio collettivo: imputato numero uno Lulic, che ha sbagliato un passaggio in disimpegno squarciando la squadra, non ha neanche inseguito Valdifiori, che ha offerto a Zappacosta sul cui cross Iago è saltato in mezzo a quei molossi di Wallace e Hoedt beffando in anticipo anche Basta che cercava di chiudere. Una valanga di errori.
Una volta sotto, però, la Lazio non si è abbioccata, non ha accusato il colpo. E neanche un paio di conclusioni un po' troppo frettolose di Keita, inizialmente il migliore. Immobile sembrava offeso e abbattuto dai fischi impietosi dei suoi ex tifosi. Felipe Anderson, si sa, bisogna aspettarlo: stavolta ha provato a giocare a tutto campo, si è accentrato, è andato a destra e a sinistra, ha sbagliato pure lui grossolanamente. Ma se si ha pazienza... e Inzaghi ce l'ha, prima o poi la giocata ci scappa. Quella che ha aperto al pareggio di Immobile (ma altre anche prima) è un piccolo capolavoro di tempismo. Cui si è aggiunto il capolavoro straordinario di Ciruzzo, una girata con il collo del piede destro che ha prodotto un diagonale chirurgico oltre la portata dell'ottimo Hurt: tranquilli, lo avesse fatto qualcuno dall'altra sponda del Tevere se ne parlerebbe fino al 2020! Bravo Immobile a rispondere con stile ai suoi vecchi tifosi, alquanto ingrati, riducendo l'esultanza pur con il cuore che doveva essere volato imperiosamente in paradiso.
A quel punto Inzaghi, dopo aver catechizzato la squadra nell'intervallo, aveva già cambiato l'assetto, rischiando la quarta punta Djordjevic per Basta, e l'attaccante ha fatto il suo, ovvero ha impegnato i difensori granata, favorendo con la sua presenza la maggiore libertà degli esterni, di Felipe in particolare. Cataldi e Parolo certo hanno dovuto dare tutto e anche di più. Lulic si è rimesso a fare il terzino, Patric ha ritrovato la preferita fascia destra. Ma ancora meglio è andata con l'innesto di Murgia (al posto di Keita), che Inzaghi non ha esitato a mandare in campo (come Prce nel finale) con quel pizzico di sano coraggio. Il ragazzino Alessandro ha tirato da lontano, ha partecipato a un'ubriacante azione di squadra conclusa da una gran parata di Hurt su Cataldi proiettato in area come una palla di proiettile. Infine è saltato, invero indisturbato, a segnare di testa sul susseguente angolo di Felipe Anderson. Lui non ha pianto, molti laziali si sono emozionati, lacrime agli occhi perché per noi è sempre Primavera. Il trionfo di un prodotto del vivaio è un momento stupendo per tutti.
Insomma, lo abbiamo detto, non tutte le favole hanno un lieto fine, c'è anche il finale beffardo. Sotto forma di un rigore fasullo. Però rifacciamo l'elenco: Bastos, De Vrij, Radu, Biglia, Milinkovic, e poi Lukaku e qualche altro ininfluente. Senza mezza squadra la Lazio poteva vincere, avrebbe vinto. E allora lo sappiamo tutti che Lulic è un quantitativo e ha poca tecnica, che Anderson soffre di cali di concentrazione, che Patric è acerbo e Keita a volte precipitoso. Ma davvero v'importa stasera? Non vi ha inorgoglito questa Lazio? Comunque sia questi ragazzi meritano affetto. E sempre di più grande rispetto. A partire dal loro giovane allenatore.