Citazione di: fish_mark il 04 Nov 2016, 12:31
Da che l'uomo inventò prima la palla di cuoio e poi codificò il giuoco del calcio, i tifosi riempiono lo stadio quando ci sono grandi sfide, grandi traguardi.
Non riesco a seguirti in questo attacco nei confronti del tifoso laziale, che seppur diviso è comunque da sempre capace di grandi cose, come dimostrato in occasioni ripetute da più di un secolo, ormai.
Non riesco a capire il senso di chi inveisce contro il vicino di posto che lo lascia comodamente sdraiarsi sui seggiolini perché non si sente spinto dalla passione, dall'amore e dalla voglia di seguire dal vivo una squadra che staziona nell'anonimato di un dimenticabilissimo ottavo posto e all'improvviso accalca le stesse postazioni perché la squadra comincia a veleggiare sui piani alti della classifica.
Accade questo anche in una grande tifoseria come quella laziale, da sempre.
Dal 1974 al 1998, dal 1987 al 2000 fino al 2015, passando per il 2009.
Un paio di anni fa - non un paio di ere geologiche fa - nel girone di ritorno, con una squadra a lungo terza, poi a un certo punto addirittura seconda*, nelle ultime sei partite in casa facemmo almeno 40 mila con punte da 50.
Ora sarebbe diventato un miracolo tornare ai 25 mila? Ma veramente?
* Fiord ha postato un video toccante con le musiche dei giardini di marzo: mi pare fosse un Lazio Empoli dell'aprile 2015; comprensibile l'emozione che arriva da quell'Olimpico: eravamo secondi quel giorno; camminavamo sulle acque
Vero, lo stadio Olimpico fa 60 mila in occasioni speciali, in quelle normali la prima squadra della capitale con un bacino di 600 mila tifosi solo a Roma e provincia dovrebbe fare almeno almeno i 35 mila.
Se la media stagionale è 15 mila c'è qualcosa che sfugge.
Io non inveisco contro, ne attacco il vicino di stadio assente.
Francamente è un problema suo se manca.
Perché, oltre all'assenza, di solito manifesta anche sintomi di distacco, disaffezione e perdita di entusiasmo.
Cazzi suoi, io non le provo queste cose. Provo a comprendere ma per quanto mi sfarzi non le sento mie.
Una delle ragioni è proprio in quello che scrive Cruciani e che commentavo.
Tra le righe, l'attacco su cui dovresti indignato è proprio quello, io prendevo solo atto di una sua affermazione postata da te e che quindi ritengo tu condivida.
Legare il sostegno ai risultati è un "modo" di sentire il proprio essere tifoso che non mi appartiene. Anzi, se uno mi dicesse che io sono un tifoso "a quella maniera" me roderebbe pure parecchio il culo e mi farebbe perlomeno indignare.
Tifare Lazio per me è motivo di orgoglio ed intima soddisfazione da sempre, altro che la qualità dei risultati.
Se puntavo a quelli, tifavo juve oppure avrei smesso da tempo viste le note vicissitudini storiche della nostra.
Una vita passata a buttare il cuore oltre l'ostacolo proprio perché di grandi risultati ce ne sono stati sempre pochini.
Per questo, ripeto, se l'accezione del termine "tifoso" è altro rispetto alla mera qualità dei risultati o alla qualità del mercato o alla simpatia/antipatia del presidente di turno, una affermazione come quella di Cruciani, non potrebbe che far indignare un Laziale che si rispetti. Compreso il colpettino finale che, a ben vedere, è una vera e propria bordata agli ultimi dodici anni di rapporto con la Lazio squadra da parte di tanti sostenitori biancazzurri.
Fare 50 mila solo con l'Empoli perché solo in quel momento si lottava per la Champions, non è un vanto ma l'amara constatazione che forse quello che dice Cruciani in gran parte è vero.
A uno che ha tifato la Lazio in tutte le condizioni di classifica possibili ed immaginabili una cosa del genere non può che dispiacere. È doloroso il solo immaginarlo.
Uno tifa Lazio sia che arrivi seconda è sia che arrivi ottava.
Se parliamo di tifo e senso di appartenenza.
Non è che sei posizioni in classifica ti fanno più o meno Laziale.
Se fosse cosi, io me ne preoccuperei.
Soprattutto perché immagino che per te sarebbe normale, secondo questa logica, accettare che domani, tuo figlio, potrebbe decidere di diventare tifoso delle merde perché tutti gli anni (o quasi) vanno in Champions League o ci stanno arrivando sopra.
Se si tifa per i risultati che cazzo gli potresti dire?
Più in generale, una squadra si può misurare dalla qualità dei risultati, un tifoso no.
Un tifoso si misura per l'intensità dell'attaccamento alla maglia, ai propri colori, alla sua storia e a quella della sua squadra ed al fatto che trasforma tutto questo in un incondizionato sostegno e una continua vicinanza.
Difatti un ultras che si rispetti, cioè uno che per auto definizione è il tifoso più tifoso di tutti gli altri, è uno che fa di queste ultime cose che ti ho scritto una filosofia di vita e quindi segue la sua squadra in casa e fuori "live", garantendo sempre il suo sostegno senza essere schiavo dei risultati.
Il che non significa che non può criticare, incazzarsi o protestare ma poi, quando il gioco si fa serio e la palla inizia a ruzzolare sul tappeto verde, mette tutto da un lato e fa il suo per la squadra nel momento in cui gioca e ha bisogno di sostegno.
"Noi con la voce, voi con il cuore"...
Dopodiché, e chiudo, ma secondo te: Marchetti, Bata, DeVrij, Bastos, Radu, Parolo, Biglia, Lulic, Keita, Immobile e F. Anderson, che cosa hanno mai fatto di male per non avere la soddisfazione del sostegno di almeno 40 mila tifosi mentre giocano all'Olimpico difendendo il quarto posto e lottando per acchiappare il secondo.
Per quale stracazzo di motivo non devono avere, come gli altri, il sostegno del grandioso pubblico della prima squadra della capitale mentre provano a giocarsela?