CANDREVA «Io, leader dell'Inter» (Corriere dello Sport)
«Orgoglioso di essere stato scelto da questo top club Voglio rimanere qui molto tempo e vincere tanto»
di Andrea Ramazzotti
INVIATO AD APPIANO
E' tra i pochi ad aver brillato in un inizio di stagione avaro di soddisfazioni per l'Inter, ma ad Antonio Candreva un rendimento superiore alla media nerazzurra non basta. «Sono venuto qua per vincere e non sarò soddisfatto finché non ci sarò riuscito» ha spiegato seduto su uno dei divani di Appiano Gentile. Ieri mattina l'esterno nerazzurro e della Nazionale ci ha raccontato la verità sul suo rapporto con Pioli, sulla fascia da capitano della Lazio data a Biglia (e non a lui) nell'estate 2015, sulla rincorsa Champions da provare nel 2017 e sull'incrocio con la Lazio della prossima settimana, la sua prima volta contro i biancocelesti. Lo ha fatto con la personalità di un giocatore che, a tre mesi dal trentesimo compleanno, sa di essere nel pieno della sua maturità calcistica e nel posto giusto dove togliersi le soddisfazioni che ha sempre sognato.
Candreva, iniziamo dal perché ha scelto l'Inter.
«Essere cercato da un top club a livello mondiale per me è stato un motivo d'orgoglio. So che i dirigenti mi seguivano da tempo (Ausilio lo voleva da quando giocava delle giovanili alla Ternana, dal 2003 in poi, ndr) e se una società così ti vuole, non puoi dire di no».
Anche il Napoli ha spinto per averla.
«E' vero, c'è stato un interessamento e il mio procuratore, Federico Pastorello, mi aveva avvertito che Lotito e De Laurentiis stavano parlando. Non è vero però che ho rifiutato di andare al Napoli o che ho chiesto un ingaggio assurdo. Se la trattativa non è stata conclusa, la responsabilità non è mia».
Niente da fare neppure con l'Atletico Madrid.
«Gli spagnoli hanno fatto un'offerta per prendermi, ma Lotito la riteneva troppo bassa».
L'Inter ha messo sul tavolo 25 milioni, bonus compresi, e alla fine ha avuto l'ok della Lazio.
«Il mio è stato il primo investimento del gruppo Suning nell'Inter e a livello personale non vi nascondo di essere orgoglioso che una famiglia così importante abbia voluto proprio me. Questo fatto è un motivo in più per dimostrare quanto valgo. Voglio diventare un punto di riferimento per l'Inter, migliorarmi e vincere con la nuova proprietà e i compagni. Qui c'è tutto per far bene».
Lei in carriera finora di trofei ne ha alzati pochi. Si è chiesto il perché?
«Come succede a tanti, ho avuto alti e bassi. Alla Lazio ho raggiunto una maturità fisica e mentale che mi ha permesso di arrivare in Nazionale e poi all'Inter. Posso ancora migliorare e fare il definitivo salto di qualità perché ho davanti a me gli anni migliori della mia carriera».
E' arrivato giovane alla Juventus, ma in bianconero non è riuscito a imporsi e se n'è andato presto. Se fosse rimasto, la sua bacheca...
«So quello che vuole dire. Quando sono andato alla Juve avevo 22 anni ed ero reduce da 6 mesi ottimi al Livorno. Forse avrei fatto meglio a restare fino al termine della stagione in Toscana, ma l'esperienza a Torino è stata positiva sia come uomo sia come calciatore. Ho giocato con Cannavaro, Grosso, Camoranesi, Buffon e Del Piero, grandi uomini e grandi campioni».
I tifosi dell'Inter dicono che il nerazzurro le dona più del bianconero. D'accordo?
«Sono due maglie che hanno scritto pagine indelebili della storia del calcio italiano. Io voglio fare tanto all'Inter, vincere quello che non ho vinto alla Juventus e mi auguro davvero di restare in nerazzurro per molti anni».
Nonostante l'infortunio a Euro 2016, all'Inter è partito con il piede giusto. Come ha fatto?
«Alla base di tutto c'è il lavoro e la cura dei particolari. Personalmente sto molto attento anche a quello che mangio e da qualche anno collaboro con un nutrizionista di mia fiducia: si chiama Saverio Militano e l'ho conosciuto quando eravamo entrambi alla Lazio. Il nostro rapporto è continuato quando ce ne siamo andati e il tipo di alimentazione che seguo mi dà grandi vantaggi».
Alla sua prima stagione all'Inter si aspettava di aver già cambiato 4 allenatori a dicembre?
«Sinceramente no. Dobbiamo accettare la scelta di Mancini che ha deciso di non proseguire con noi. De Boer ha fatto un ottimo lavoro, ma i risultati lo hanno e ci hanno penalizzato. Dopo le due partite con Vecchi, adesso c'è Pioli con cui cercheremo di migliorare la classifica».
E' un handicap iniziare la stagione così?
«Un po' sì. Non lo dico per nascondermi o perché voglio cercare alibi perché se siamo in questa situazione di classifica, noi calciatori abbiamo le nostre colpe. Sicuramente potevamo fare di più, su questo non ci piove. Ora che le cose si sono sistemate abbiamo l'obbligo di migliorare e dimenticare il brutto inizio di campionato».
Cosa non ha funzionato con De Boer?
«De Boer aveva ottime idee, ma la Serie A è difficile e purtroppo non aspetta nessuno. Quando non arrivano i risultati e le vittorie, anche se la squadra gioca bene, il primo a pagare è l'allenatore».
Qual è stata la prima cosa che le è venuta in mente quando le hanno detto che Pioli sarebbe venuto all'Inter?
«Ero contento perché lo conoscevo e sapevo come lavorava. Noi siamo una squadra forte, abbiamo dei giocatori importanti, ma purtroppo in questo inizio di stagione non lo abbiamo dimostrato. Vogliamo farlo da adesso in poi. Magari con un allenatore italiano, preparato e che conosce bene il campionato possiamo fare una grande rimonta».
E' vero che la società le ha chiesto un parere su Pioli?
«Assolutamente no».
Ci racconta cosa è successo nell'estate 2015 quando Pioli ha scelto Biglia e non lei come capitano della Lazio?
«Mauri inizialmente non aveva rinnovato il contratto e l'allenatore doveva scegliere il nuovo capitano. Io non mi aspettavo di avere la fascia perché alla Lazio viene data solitamente ai giocatori con più anzianità. Pioli puntò su Biglia e lo spogliatoio naturalmente l'ha accettato».
A Roma però per mesi è stato detto e scritto che voi due non avevate rapporti, che non vi parlavate.
«La questione è stata ingigantita. Pioli mi propose di fare il vice capitano e preferii dire di no. Credete davvero che non ci siamo parlati per una stagione? Mai dai... E' una cosa ridicola e poi lui mi ha sempre fatto giocare... Siamo professionisti e lo scorso anno ho segnato 12 gol. Tutto qui».
Cosa si sente di rispondere a chi sostiene che la vicenda della fascia da capitano lo scorso anno ha creato problemi e tensioni nello spogliatoio?
«Non permetto a nessuno di attaccare la mia serietà e la mia professionalità. Soprattutto a chi non c'era e non era presente nei miei 5 anni alla Lazio».
Cosa vi siete detti con Pioli la prima volta che vi siete incontrati alla Pinetina?
«Io lo conosco e lui conosce me. Chiaramente ci siamo parlati, ma la storia alla Lazio è nel cassetto e adesso abbiamo una nuova grande avventura nella quale vogliamo vincere insieme».
Quanti gol gli ha promesso?
«Preferisco non dirlo, ma soprattutto spero che siano gol che garantiscano la vittoria alla squadra».
Qual è stata finora la miglior partita di Candreva all'Inter?
«Qualcuna buona l'ho giocata, ma credo di poter migliorare ancora. Se devo indicarne una, dico il derby perché segnare sotto la Curva Nord contro il Milan è stato fantastico».
E' giusto per l'Inter a -8 dal terzo posto continuare a sognare la qualificazione alla Champions?
«Sappiamo che è difficile raggiungerla perché ci sono diverse squadre che sono davanti a noi, ma siamo l'Inter e abbiamo l'obbligo di andare in Champions League. Dobbiamo puntare al massimo».
Per provarci vi servirà un filotto di successi.
«Dobbiamo dare continuità alla vittoria contro il Genoa. E' tanto che lo diciamo ed è arrivato il momento di avere un rendimento costante».
La trasferta di domenica contro il Sassuolo può essere quella della svolta?
«L'Inter nelle ultime gare in trasferta contro il Sassuolo non ha fatto benissimo (due sconfitte di fila, ndr) e non ha ricordi positivi. Ho letto che loro hanno qualche infortunato, ma in Serie A non ci sono mai incontri semplici. Il Sassuolo è una squadra preparata bene e poi giochiamo in un orario "difficile". Adesso non è il momento di fare calcoli e dobbiamo scalare posizioni in classifica».
Dopo il Sassuolo a San Siro arriverà la Lazio, un'avversaria per lei speciale.
«Le 5 stagioni in biancoceleste sono state indimenticabili, le più belle della mia carriera calcistisca. A Roma ho lasciato tanti amici e tanti ricordi positivi. Posso solo dire un grande grazie a tutta la gente laziale. Sarà una gara difficile anche perché la Lazio è sopra di noi in classifica e sta disputando un campionato straordinario. Noi però dobbiamo batterla perché è una delle dirette concorrenti per un posto in Europa».
Che rapporto ha avuto con il presidente Lotito?
«Un grande rapporto. Mi ha sempre trattato bene e soprattutto ha sempre mantenuto la parola data. Di lui non posso che parlare positivamente».
Ha visto Lazio-Roma 0-2 e tutte le polemiche successive al derby, dall'espulsione di Cataldi alla squalifica di Strootman poi cancellata?
«Della partita in tv ho visto solo gli ultimi minuti perché quella domenica ero ad Appiano per l'allenamento dopo il ko contro il Napoli e non vi nascondo che la sconfitta della Lazio mi è dispiaciuta per i miei ex compagni. Quanto a Cataldi, vorrei difenderlo sia perché ho un bel rapporto con lui sia perché è uno dei centrocampisti più forti e promettenti del calcio italiano. Dispiace perché è stato provocato e ha reagito, ma certo non è quel tipo di ragazzo che vuole fare il bullo. Il derby è una partita particolare e lui è laziale dentro».
E' giusto considerare la Lazio la rivelazione del campionato?
«Sì, è quella che insieme al Milan finora ha fatto meglio».
Quanti meriti ha Simone Inzaghi?
«Con lui ho lavorato l'ultimo mese e mezzo della scorsa stagione e ho capito subito che aveva tutte le qualità per far bene. Il campo dice che non sta sbagliando niente».
Se Biglia, suo ex compagno e obiettivo di mercato dell'Inter, le chiederà come si sta alla Pinetina, cosa gli risponderà?
«So dove volete arrivare, ma non ci casco (ride divertito, ndr)... Se Biglia mi chiamerà, gli risponderò che qui abbiamo tanti bravi centrocampisti. Poi se arrivasse a Milano, lo accoglieremmo in maniera positiva come i miei compagni hanno fatto con me».
Dispiaciuto per come è finita l'avventura in Europa League?
«In 6 partite del girone siamo scesi in campo... due volte e mezzo e così non va bene. Chiediamo scusa ai nostri tifosi per la brutta figura in campo internazionale e adesso dobbiamo concentrarci sul campionato e sulla Coppa Italia per riscattarci».
Chi vincerà lo scudetto?
«La Juventus negli ultimi anni ha sempre "ammazzato" il campionato. Le altre stanno dietro e i bianconeri arriveranno primi anche stavolta».
Cosa pensa del nuovo corso dell'Italia?
«Sta andando avanti nel migliore dei modi e finora ho visto tanto entusiasmo e voglia di fare bene. Siamo primi nel girone insieme alla Spagna che è una grande squadra, ma siamo consapevoli di essere forti e vogliamo toglierci delle grandi soddisfazioni».
Cosa l'ha colpita di Ventura?
«E' un allenatore unico, prepara benissimo ogni match e in campo sappiamo sempre quello che dobbiamo fare. Di lui mi ha colpito la grande capacità tattica, la sua attenzione ai dettagli, ma soprattutto la ricerca del risultato attraverso l'organizzazione e il bel gioco».
Felice per il primo posto dell'ex ct Conte in Premier?
«Sono molto contento per quello che sta facendo, anche se non avevo grossi dubbi conoscendo le sue capacità. La Premier è un campionato durissimo ma il Chelsea si sta dimostrando la formazione più attrezzata e il primo posto in classifica è un risultato straordinario».
Qual è il sogno nel cassetto di Candreva?
«Voglio vincere con la maglia dell'Inter. Entrare in questo centro sportivo e vedere la foto di Zanetti che alza la Champions a Madrid mi dà ogni volta i brividi e mi ricorda che sono in un ambiente vincente. Qui ci sono tutte le condizioni per togliersi delle soddisfazioni e adesso sta a noi. Io ci credo: possiamo aprire un grande ciclo».