La partita è ostica ma non proibitiva.
Primo perché l'Inter è una squadra imprevedibile capace di alti e bassi ma mi sembra che un minimo in più di logica tattica Pioli glie l'ha data. Secondo perché è sempre una trasferta a San Siro. Terzo perché se un problema della Lazio è la tenuta fisica sul fondo, giocare dopo tre giorni ci fa lasciare qualcosa sul campo.
Però anche la classifica ed il passo tenuto dalle due squadre finora parla chiaro.
Per cui va bene non sottovalutare la gara ne tantomeno sentirsela calla ma, dalla nuova dimensione che appare dalla classifica della Lazio, ci vuole pure che inizi a ragionare non più come l'outsider che sta sorprendendo il campionato e quindi come va, va, perché non si può chiedere più di tanto.
Ormai devi entrare nell'ordine di idee delle squadre importanti e di alta classifica, perché hai fatto tutto per metterti in questa condizione.
Quindi una partita attenta, cinica, determinata, con l'unico obbiettivo di riportare a Roma i tre punti che sono alla portata contro una squadra sicuramente insidiosa ma che ha sette punti di distacco in classifica.
Il problema è che siamo ancora in un gruppone di quattro pretendenti chiuse in due punti e bisogna sgaranare il plotone.
Da ora in poi, con quelle più deboli devi vincere e con quelle più forti o pari a te non devi perdere. Costi quel che costi.
Questa deve essere la nuova mentalità di una squadra che finora s'è costruita il trampolino per andare a riacchiappare la possibilità di giocarsi la Champions.
Senza voli pindarici ma con una consapevolezza diversa che ti permette di giocarti tutte le tue chances fino in fondo senza nessun rimpianto.
E stavolta anche la società, proprio per evitare rimpianti o disillusioni, dovrà essere in grado di sostenere un momento del genere con scelte giuste e convincenti per la squadra e per la tifoseria.
Hanno già sbagliato in passato, basta semplicemente non ripetere gli stessi errori.