Luciano Re Cecconi

Aperto da blu73, 18 Gen 2017, 10:56

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blu73

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Oggi sono 40 anni dalla scomparsa di Luciano Re Cecconi.

Quella sera come se fosse un incubo, per un ragazzino quale ero io, la morte di uno degli idoli sportivi era qualcosa di incomprensibile. Come se dovessero rimanere per sempre giovani e forti.

blu73

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Chiedo scusa ai mod, il refresh della pagina non ha fatto il suo dovere e non ho visto il topic già aperto  :s

alasinistra

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aventiniano

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Non ho interessenze, lo giuro! Ma mi sono imbattuto in questa recensione e ve la giro - per i VdM come me, ma soprattutto per i ragazzi che Cecco non l'hanno conosciuto.

Vivo a Milano da tanti anni, e mi ha sempre colpito questa misteriosa assonanza che ha portato tanti lombardi puro sangue (lui, Pulici, il Garla, Acerbis, Monelli, Casiraghi, Signori, Inzaghi e altri) a innamorarsi della Lazio - come io oggi sono innamorato di (quel che resta di) questa terra e di questa gente.

Aveva un volto bianco e tirato
Guy Chiappaventi
Tunué, 144 pp., 14,90 euro

Fu una tragedia che sconvolse l'Italia sportiva, emotivamente, e che avvenne in circostanze del tutto casuali, come sul set di un film western. Non riguardò una persona qualunque, ma un giocatore simbolo della Lazio campione d'Italia nel 1974. Biondo tanto da sembrare un nordico: Luciano Re Cecconi. In "Aveva un volto bianco e tirato", Guy Chiappaventi ripercorre meticolosamente il caso. Cosa disse il calciatore entrando in una gioielleria di Roma, quartiere Fleming (via Saverio Nitti)? Inscenò davvero una finta rapina? Non disse nulla? Perché l'orefice sparò a bruciapelo? Lo conosceva? Non lo aveva mai visto, nonostante abitassero a pochi isolati l'uno dall'altro? Perché non venne fatto il processo di secondo grado e ci si fermò alla prima sentenza che assolse Bruno Tabocchini per legittima difesa? Scrive Chiappaventi: "La lobby dei gioiellieri era così forte da poter salvare uno dei suoi che aveva sparato alla persona sbagliata, quando tanti orafi praticamente ogni giorno venivano rapinati e qualche volta ammazzati dai banditi?". Il 18 gennaio 1977 è una giornata fredda, piovosa. Re Cecconi sta per rientrare in squadra dopo un lungo infortunio. E' definito "il saggio" dai suoi compagni: semplice, equilibrato, senza vizi. Non ha il porto d'armi. Ha giocato in una formazione che Pier Paolo Pasolini definì "delirante", capeggiata da un centravanti bizzoso, Giorgio Chinaglia, che si divertiva, con gli altri, a sparare ai lampioni dalla finestra di un albergo, durante i ritiri. Quella compagine si è disciolta in poco tempo, ma Re Cecconi è ancora un personaggio osannato dai suoi tifosi. Guy Chiappaventi ricostruisce la dinamica di quella maledetta sera che lo ha ossessionato da sempre. Un giocatore giovane, bello, ricco e famoso perde la vita. Perché mai avrebbe dovuto fare uno scherzo idiota? Le carte di quel processo sono controverse. Il compagno di squadra Pietro Ghedin, che era con Re Cecconi, non sente nulla a quanto sembra, e neppure un profumiere che accompagna i due. Il gioielliere è provato da agguati avvenuti qualche tempo prima. In una Roma assai pericolosa, negli Anni di piombo, ha già sparato. L'ora tarda, prima di cena, è proprio quella delle rapine. Le ricostruzioni non bastano per spiegare cosa è successo in un budello di negozio confinato in una zona signorile della capitale. Re Cecconi non c'è più da tanto tempo, ma la sua memoria è leggendaria. Chi muore giovane diventa caro agli dèi. Morì un campione, un eroe che da carrozziere nell'hinterland milanese, aveva trovato fortuna come mezz'ala, in serie A, partecipando anche ai Mondiali del 1974. A 28 anni sembrava invincibile, specie quando correva in campo dalla fascia sinistra per spostarsi al centro.

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Il nostro Giorgione

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Citazione di: aventiniano il 02 Feb 2017, 15:49
Non ho interessenze, lo giuro! Ma mi sono imbattuto in questa recensione e ve la giro - per i VdM come me, ma soprattutto per i ragazzi che Cecco non l'hanno conosciuto.

Vivo a Milano da tanti anni, e mi ha sempre colpito questa misteriosa assonanza che ha portato tanti lombardi puro sangue (lui, Pulici, il Garla, Acerbis, Monelli, Casiraghi, Signori, Inzaghi e altri) a innamorarsi della Lazio - come io oggi sono innamorato di (quel che resta di) questa terra e di questa gente.

Aveva un volto bianco e tirato
Guy Chiappaventi
Tunué, 144 pp., 14,90 euro

Fu una tragedia che sconvolse l'Italia sportiva, emotivamente, e che avvenne in circostanze del tutto casuali, come sul set di un film western. Non riguardò una persona qualunque, ma un giocatore simbolo della Lazio campione d'Italia nel 1974. Biondo tanto da sembrare un nordico: Luciano Re Cecconi. In "Aveva un volto bianco e tirato", Guy Chiappaventi ripercorre meticolosamente il caso. Cosa disse il calciatore entrando in una gioielleria di Roma, quartiere Fleming (via Saverio Nitti)? Inscenò davvero una finta rapina? Non disse nulla? Perché l'orefice sparò a bruciapelo? Lo conosceva? Non lo aveva mai visto, nonostante abitassero a pochi isolati l'uno dall'altro? Perché non venne fatto il processo di secondo grado e ci si fermò alla prima sentenza che assolse Bruno Tabocchini per legittima difesa? Scrive Chiappaventi: "La lobby dei gioiellieri era così forte da poter salvare uno dei suoi che aveva sparato alla persona sbagliata, quando tanti orafi praticamente ogni giorno venivano rapinati e qualche volta ammazzati dai banditi?". Il 18 gennaio 1977 è una giornata fredda, piovosa. Re Cecconi sta per rientrare in squadra dopo un lungo infortunio. E' definito "il saggio" dai suoi compagni: semplice, equilibrato, senza vizi. Non ha il porto d'armi. Ha giocato in una formazione che Pier Paolo Pasolini definì "delirante", capeggiata da un centravanti bizzoso, Giorgio Chinaglia, che si divertiva, con gli altri, a sparare ai lampioni dalla finestra di un albergo, durante i ritiri. Quella compagine si è disciolta in poco tempo, ma Re Cecconi è ancora un personaggio osannato dai suoi tifosi. Guy Chiappaventi ricostruisce la dinamica di quella maledetta sera che lo ha ossessionato da sempre. Un giocatore giovane, bello, ricco e famoso perde la vita. Perché mai avrebbe dovuto fare uno scherzo idiota? Le carte di quel processo sono controverse. Il compagno di squadra Pietro Ghedin, che era con Re Cecconi, non sente nulla a quanto sembra, e neppure un profumiere che accompagna i due. Il gioielliere è provato da agguati avvenuti qualche tempo prima. In una Roma assai pericolosa, negli Anni di piombo, ha già sparato. L'ora tarda, prima di cena, è proprio quella delle rapine. Le ricostruzioni non bastano per spiegare cosa è successo in un budello di negozio confinato in una zona signorile della capitale. Re Cecconi non c'è più da tanto tempo, ma la sua memoria è leggendaria. Chi muore giovane diventa caro agli dèi. Morì un campione, un eroe che da carrozziere nell'hinterland milanese, aveva trovato fortuna come mezz'ala, in serie A, partecipando anche ai Mondiali del 1974. A 28 anni sembrava invincibile, specie quando correva in campo dalla fascia sinistra per spostarsi al centro.


Molto ci manca Luciano: conservo ancora il quaderno nel quale il giorno dopo ho scritto il "tema a piacere", dal titolo: Hanno ucciso Re Cecconi! Mia moglie mi prende per matto, evvabbè.

E meno male che c'è sempre qualcuno che canta
e la tristezza ce la fa passare...
se no la nostra vita sarebbe una barchetta in mezzo al mare,
dove la vita è un lavoro a cottimo ...... e il cuore un cespuglio di spine.

COLDILANA61

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Un paio di anni fa accompagnai mia figlia ad una partita a Nerviano .

Passai davanti al campo sportivo "LUCIANO RE CECCONI"

Rimasi di sasso . Non ricordavo questo particolare .

30 secondi di flashback e mia figlia che non capiva perche' ci eravamo fermati .


biancocelestedentro

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OT
@aventiniano: per la precisione Inzaghi è di Piacenza. È vero che superato il ponte sul Po dalla città  si arriva direttamente in Lombardia ma sempre di Emilia parliamo.
EOT

PabloHoney

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blu73

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tashunka-witko

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La mattina dopo andai con la mia famiglia a trovare i parenti fuori Roma, ero seduto sul sedile di dietro, avevo 11 anni leggevo il Messaggero e piangevo.....

MrOlrac70

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Riposa in pace Luciano

bak

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Citazione di: COLDILANA61 il 02 Feb 2017, 20:31
Un paio di anni fa accompagnai mia figlia ad una partita a Nerviano .

Passai davanti al campo sportivo "LUCIANO RE CECCONI"

Rimasi di sasso . Non ricordavo questo particolare .

30 secondi di flashback e mia figlia che non capiva perche' ci eravamo fermati .

Andai a vederci un'amichevole contro la Pro Patria nell'anno del -9.
Partimmo col bus della STIE da Piazza Sempione, tappa al cimitero, poi al campo sportivo con un mio amico teatino. Durante il primo tempo mi sedetti tra Onofri e Garlini, poi riuscii a entrare in campo e parlai con Fascetti; Pin mi procurò due ingressi per Modena il sabato di Pasqua.

Quanto mi manca Cecco, giocatore dalla forza mostruosa.

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tommasino

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Avevo 11 anni, fu la prima notizia veramente brutta ed incomprensibile della mia vita.
Luciano Re Cecconi, semplicemente un grande.

Cirrus Minor

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Re Cecconi era un grandissimo giocatore. Se avesse militato in una delle strisciate sarebbe stato fisso in nazionale. Lo ricordo con piacere e avevo 13 anni quando anch'io vidi in tv la notizia della scomparsa con il cronista ancora incredulo per quello che era accaduto....

:( :( :(

biancocelestedentro

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Quarantadue anni oggi dalla sua scomparsa.
Un bacio al cielo biancazzurro.

RubinCarter

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natoil26maggio

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Giusto qualche settimana fa, chiacchierando con un protagonista dell'epoca, è uscito il racconto di quando andò all'obitorio e gli sembrò impossibile che qul corpo nudo, giovane, atletico, apparetemente sanissimo, potesse essere privo di vita a causa di quel forellino sul petto.
Avevo manco sei anni, cenavamo in cucina e i miei avevano l'abitudine di tenere la TV in sala da pranzo accesa per sentire il TG della sera. Ricordo come fosse adesso mio padre cambiare improvvisamente espressione, alzarsi da tavola e correre in salone per capire. Al ritorno, faccia tetra che non gli avevo mai visto prima... "è morto Re Cecconi!". Capii soprattutto che era successo qualcosa di incredibile. E poi ricordo di quando, portandomi a vedere la Primavera, mi indicava un ragazzetto col caschetto biondo (Agostinelli, ovviamente) e con il fardello di poter diventare il nuovo 'Angelo Biondo'   

MisterFaro

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Citazione di: natoil26maggio il 18 Gen 2019, 10:05
Giusto qualche settimana fa, chiacchierando con un protagonista dell'epoca, è uscito il racconto di quando andò all'obitorio e gli sembrò impossibile che qul corpo nudo, giovane, atletico, apparetemente sanissimo, potesse essere privo di vita a causa di quel forellino sul petto.
Avevo manco sei anni, cenavamo in cucina e i miei avevano l'abitudine di tenere la TV in sala da pranzo accesa per sentire il TG della sera. Ricordo come fosse adesso mio padre cambiare improvvisamente espressione, alzarsi da tavola e correre in salone per capire. Al ritorno, faccia tetra che non gli avevo mai visto prima... "è morto Re Cecconi!". Capii soprattutto che era successo qualcosa di incredibile. E poi ricordo di quando, portandomi a vedere la Primavera, mi indicava un ragazzetto col caschetto biondo (Agostinelli, ovviamente) e con il fardello di poter diventare il nuovo 'Angelo Biondo'

Ricordi simili, avevo 8 anni, le persone che me lo hanno detto non erano della Lazio ma erano sgomente come me e con le lacrime agli occhi per la morte di quel giovane mito

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meanwhile

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kurt

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Citazione di: meanwhile il 18 Gen 2019, 13:17

Che trauma la sua perdita: ogni volta che vedo questa foto ho un tuffo al cuore. 
Che foto: il prototipo del centrocampista moderno e una maglia meravigliosa nella sua semplicità.

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