Comunque ecco l'ellenico che dice.....
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"Ho la nausea del mondo Lazio di oggi. Credo di non essere l'unico a provare questa sensazione, così come so benissimo che qualcuno prova un senso di nausea nel leggere quello che scrivo e mi odia serenamente anche più di quanto non odi Lotito, visto che mi augura la morte. Ma non per questo chiederò la scorta o perderò il sonno. Oggi avrei voluto parlare di altro, non tanto della vittoria della Lazio a Pescara (dove ha passeggiato chiunque...), quanto magari di Marco Parolo, ragazzo serio e concreto, leader silenzioso e a modo suo di un gruppo che gioca e si diverte come quello di due anni fa guidato da Pioli. Oppure della ramanzina in panchina di Biglia a Keita colta dalle telecamere di SKY o del coro fantastico fatto dai tifosi della Lazio a quelli del Pescara e che per genialità e ironia mi ha riportato indietro ad anni spensierati. Volevo parlare di altro, ma poi ieri sera sono stato subissato di messaggi e di sms che mi segnalavano la partecipazione di Arturo Diaconale a "Goal di Notte" e ho avuto la pessima idea di cedere alla curiosità e di vedere dopo le 22.30 la replica della trasmissione.
Sì, è stata una pessima idea e ho ringraziato di aver scelto quest'anno la linea del distacco da questo mondo, da questo teatrino mediatico. Lo dico senza astio verso Michele Plastino a cui mi lega una vecchia e sincera amicizia, perché priva di qualsiasi tipo di interesse (non prendo un euro quando vado in trasmissione da lui, quindi...) figlia della condivisione di alcuni pensieri, del profondo amore per la Lazio e, soprattutto, per un mondo che non esiste più se non nel nostro cuore, nella nostra mente e nel forziere in cui chiudiamo i ricordi preziosi di una vita. E Michele sa che avrei detto no ad un eventuale invito, per questo ieri sera gli ho scritto dopo la replica quello che penso e che sentivo, ma è una cosa tra me e lui. A voi racconto tutto il resto, quello che penso della comparsata di Diaconale a "Goal di Notte", partendo dalla fine, da una frase detta a commento dall'amico e collega Alberto Ciapparoni di RTL e che condivido al 100%: forse, per la prima volta, sono veramente in difficoltà, perché questo stadio completamente vuoto ha fatto e sta facendo male, ben oltre le mancate entrate al botteghino. La partecipazione di Diaconale a "Goal di Notte", la sua presenza nella "tana del lupo" (si fa per dire...) può sembrare un segno di apertura, ma in realtà è un segno di debolezza, di grande difficoltà. E lo si è capito chiaramente quando il "portavoce" del presidente l'ha buttata in caciara nelle poche occasioni in cui gli sono state rivolte domande serie, oppure quando ha provato a difendere l'indifendibile avventurandosi su terreni pericolosi perché a lui sconosciuti, come la storia della Lazio e di quello che è avvenuto in questi anni, ma su cui mi soffermerò dopo.
Se dovessi riassumere con un semplice slogan quello che ho visto ieri sera, l'unico che mi viene in mente è quello che ho scelto come titolo per questo articolo: "Volemose bene, ma cominciate voi". Nel senso che per l'ennesima volta è arrivata la conferma che non sarà mai questa società a fare un passo verso la gente e, tantomeno, a chiedere scusa per i tanti, tantissimi errori commessi in questi anni. E non si parla di acquisti o di cessioni di giocatori, ma di atteggiamento. Ma abbiamo avuto anche la conferma che Diaconale non è un responsabile della comunicazione, uno chiamato ad avvicinare le parti, a dialogare e ad abbattere gli steccati, ma un semplice portavoce del pensiero del presidente, uno che sta lì per dire le stesse cose che diceva un anno fa o due anni fa il padrone della Lazio, ma solo con toni diversi e con un'aria fintamente accondiscendente. Avete presente il ventriloquo che fa finta di far parlare un pupazzo? Ecco, più o meno la stessa cosa. Insomma, mentre due anni fa il presidente si chiamò fintamente fuori dalla mischia ingaggiando Monica Macchioni per scrivergli i comunicati, quest'estate ha fatto la stessa cosa ingaggiando Diaconale, un vecchio tifoso della Lazio simile a lui in tutto e per tutto, a conferma della saggezza dei vecchi detti popolari, nel nostro caso: chi si somiglia, si piglia.
Così abbiamo ascoltato la storia del povero Lotito costretto a vivere da anni sotto scorta (ma nessuno ricorda che ce l'aveva già prima di prendere la Lazio, visto che arrivò con la scorta a via Nicotera allo studio Gilardoni il giorno del suo insediamento...), addirittura la parabola del presidente benefattore e umano che si è commosso parlando di Amatrice e che sta aiutando un ragazzo che ha perso il lavoro a causa del terremoto. Commovente, davvero, come il momento in cui il portavoce ha chiamato addirittura in causa Papa Francesco, quando qualcuno gli ha fatto notare che in 12 anni questa società non ha mai ammesso di aver commesso anche un solo errore e non ha mai chiesto scusa alla gente. La risposta è stata: "Basta con questa storia di chiedere scusa, anche al Papa hanno chiesto di chiedere scusa per le crociate. È ora di guardare avanti". Già, bisogna guardare avanti, guardando indietro però al passato per dire che questo presidente ha fatto meglio dei suoi predecessori, magari sminuendo anche Lenzini ("è stato in carica pochi anni rispetto all'attuale presidente", salvo poi sbiancare, farfugliare e buttarla in caciara quando qualcuno gli ha fatto notare che Lenzini è rimasto in carica 15 anni) oppure raccontando una balla spaziale del tipo: "questo presidente ha spalmato con l'Agenzia delle Entrate 500 milioni di euro di debiti". Sono circa 140 (sempre tantissimi, per carità), ma loro con i numeri ci giocano, come con la storia.
Perché è ora di finirla con questa storiella che i risultati di questi 12 anni sono superiori alla media storica della Lazio, perché sarebbe come dire che gli stipendi oggi sono più alti rispetto a 50 anni fa. Lo sono, ma per giudicare veramente bisogna confrontare il potere d'acquisto, ovvero quello che si poteva fare 50 anni fa con lo stipendio e quello che si può fare oggi. Perché se io oggi pago 1,50 euro per un pacchetto di caramelle che prima pagavo 150 lire (ovvero meno di 8 centesimi...), significa che il costo della vita è leggermente cambiato come è cambiato il mondo del calcio e l'indotto. Perché è facile fare paragoni tra il presidente di oggi e Calleri, Casoni o Lenzini, ma la differenza è che quelli potevano contare solo sugli incassi del botteghino (e l'attuale presidente da quel punto di vista sarebbe morto con lo stadio deserto) e la differenza ce la mettevano di tasca loro, mentre l'attuale parte da circa +70 milioni di euro ogni anno che sono i soldi che arrivano dai diritti tv. E se la Lazio incassa così tanto oggi, è perché qualcuno in passato l'ha fatta diventare grande. Cragnotti in testa.
Invece non sento altro che pretoriani di Formello parlare quasi con gioia di quei periodi bui in cui stavamo in B per far apprezzare questo presente e quasi con rabbia di quella che chiamano "la parentesi Cragnotti", per poi ribadire che l'attuale è il presidente più vincente della storia dopo Cragnotti. Per non parlare poi di quel "voi" a indice puntato, urlato con tracotanza e fare minaccioso all'indirizzo di quanti "non capiscono" o "non apprezzano" il presente, per poi appiccicarci addosso l'etichetta di "gufi" o "di rovina della Lazio".
Quindi, l'unico punto d'incontro possibile, è quello di marciare verso Formello, folgorati come San Paolo sulla via di Damasco, convertiti alla nuova fede e con il capo cosparso di cenere per aver sbagliato a giudicare, colpevoli di aver preso fischi per fiaschi nell'aver scambiato un benefattore per un Attila che con la sua presenza ha distrutto tutto ciò che aveva il profumo o il sapore di Lazio. E dobbiamo essere noi a farlo, perché loro, i "giusti", hanno il potere in mano, non se ne andranno mai e non hanno fatto nulla di cui dover chiedere scusa. Quindi, "Volemose bene, ma cominciate voi" è la nuova parola d'ordine. Ma anche no, grazie...
PS: come ha scritto oggi un mio amico virtuale sulla mia bacheca di Facebook (e condivido in toto), a scanso di equivoci la Lazio di quest'anno è meravigliosa e Inzaghi merita un monumento. E lo dico senza ironia, ma perché lo penso. So che a questo punto il primo pensiero di qualcuno sarà: "Beh, devi ringraziare il secondo presidente più vincente della storia se è così". Forse, ma per come sono andate le cose quest'estate, io sono dell'idea che forse il ringraziamento maggiore non va al presidente, ma semmai a Bielsa. E, come il mio amico, mi scuso per la sfacciataggine e per aver espresso quest'ultimo concetto, decisamente troppo complicato per il mondo Lazio attuale..."
non ho parole...