Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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La rivolta dei 5stelle green contro il voltafaccia di Raggi (Il Manifesto, 16 febbraio 2017)
Sul mega progetto dello stadio della Roma una parte del movimento prepara la protesta
Sit in il 21 febbraio per consegnare una lettera alla sindaca. Pronto il ricorso al Tar
Giuliano Santoro

Da dentro e fuori il Movimento 5 Stelle, le voci contrarie alla cittadella dello stadio della Roma di Tor di Valle si fanno sentire. Dopo diversi abboccamenti e il vertice politico dell'altro giorno che ha fatto saltare Paolo Berdini, l'accordo tra costruttori e amministrazione comunale pare dietro l'angolo. La cosa non va giù agli attivisti del Tavolo Urbanistica del M5S di Roma, che si sono riuniti proprio in contemporanea al vertice in Comune. Ieri hanno annunciato le prime azioni: appuntamento il 21 febbraio alle 12 in Campidoglio per portare una lettera a Virginia Raggi, accompagnata dalla delibera di annullamento del pubblico interesse. «Non sarà una manifestazione – afferma Francesco Sanvitto dal Tavolo -Ma saremo tanti postini per la Raggi per dire no a questo progetto che contiene delle illegittimità. Qualora la sindaca non dovesse accogliere le nostre richieste, alcuni attivisti M5S sono già pronti non solo ricorso al Tar ma anche ad una denuncia penale».

ALCUNI VOLONTARI di Legambiente sono invece apparsi a Tor di Valle, e hanno esposto striscioni e manifesti illustrativi con indicazioni su quanto sarà impattante il progetto. «Si tratta di circa 1 milione di metri cubi di cemento – spiegano dall'associazione ambientalista - i nuovi edifici corrisponderanno a 25 torri di Tor Bella Monaca, 9 volte la nuova Stazione Tiburtina o l'hotel Hilton di Monte Mario, ma anche quanto 100 palazzi di 6 piani e l'eventuale riduzione del25%delle cubature della quale si parla, tutta da verificare, dai dati esposti sarebbe comunque un diluvio di cemento». Legambiente ha calcolato anche che secondo i parametri normali, la frequentazione dell'area nei giorni feriali sarebbe di almeno 9.440 persone. Se queste persone viaggiassero in treno, percorrendo la linea Roma-Lido, il carico di utenza si intensificherebbe del 10% «con conseguenze drammatiche sulla già pessima qualità di viaggio nella tratta». Neanche la ventilata riduzione delle cubature convince gli esperti di Legambiente. «Anche se tutta da verificare, la riduzione del 25% della quale si parla nelle ultime ore sarebbe irrisoria rispetto all'impatto complessivo e porterebbe il progetto a una portata totale comunque di 939.600 metri cubi». «Si tratta dell'ennesimo quartiere nato dove non dovrebbe e senza il trasporto pubblico necessario – spiega Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio, a margine del blitz dell'associazione – È surreale e irresponsabile:mentre impariamo a fare i conti con la violenza del clima si spinge un tale diluvio di cemento a pochi metri dal Tevere nell'ultima ansa libera dentro il territorio di Roma».
DAL COMITATO «Difendiamo Tor di Valle dal Cemento», che proprio qualche giorno fa aveva manifestato solidarietà a Paolo Berdini in piazza del Campidoglio, ricordano che il programma elettorale del M5S per le ultime elezioni comunali a Rom asi concludeva con un elenco di tre priorità, la prima delle quali era la «moratoria delle previsioni di nuove espansioni per verificarne le reali necessità e blocco delle edificazioni su aree a rischio idrogeologico e su quelle agricole ». E le parole dell'allora aspirante sindaca Virginia Raggi: «Se vinciamo ritiriamo la delibera sulla pubblica utilità. Lo Stadio della Roma si farà da un'altra parte, a Tor di Valle c'è una speculazione edilizia e non ci sono le condizioni». «Intascato il voto dei cittadini, le cronache ci parlano di incontri e accordi tra pochi intimi per portare a casa l'affare del secolo – commentano dal comitato - Baldissoni, Parnasi, Pallotta che entrano ed escono a piacimento dalle stanze del Campidoglio e stanze inaccessibili ai cittadini che, se appena provano a distribuire un volantino o aprire uno striscione, vengono fermati e identificati dalla polizia».

QUANDO ARRIVA la linea dal Campidoglio la situazione si fa ancora più tesa. Raggi sostanzialmente afferma che il progetto dello stadio è stato ereditato dalla giunta Marino dunque può al massimo essere ritoccato e subito si intensificano le voci di malcontento dalla base grillina. «In questo modo ci sentiamo ancora di più presi in giro», ci dice ad esempio un consigliere municipale che vuole rimanere anonimo. «Per di più – prosegue il nostro interlocutore – non riusciamo a capire neanche cosa pensano i consiglieri comunali, sono blindatissimi. Voi pensate che la comunicazione del M5S sia deficitaria verso l'esterno, ma paradossalmente è al nostro interno che sta mancando la trasparenza, la diffusione di informazioni. Non è facile adesso mandar giù questa scelta dello stadio dopo le posizioni che abbiamo assunto nella scorsa consiliatura e dopo quanto abbiamo sostenuto in campagna elettorale. Siamo in grossa difficoltà a farci capire dai nostri referenti e ad accettare questo modo di gestire le cose».

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Stadio, parere M5S spiazza la Raggi: così è possibile dire no (Il Messaggero)

IL RETROSCENA

ROMA
Un parere legale richiesto dal gruppo M5S in Regione contraddice la narrazione di Virginia Raggi sullo stadio della Roma a Tor di Valle, che è costato l'addio dell'assessore Paolo Berdini e sta scatenando la base grillina. La sindaca dal blog di Grillo ha detto che «c'è la volontà di trovare un accordo» con la Roma e i costruttori ma soprattutto, per tranquillizzare i militanti in rivolta, ha alzato le mani: «Ci siamo trovati un iter quasi a conclusione che in altre parole, significa: causa multimilionaria all'orizzonte che la società potrebbe intentare contro il Comune».
La sindaca ha però nel cassetto da giorni un parere legale richiesto dal gruppo regionale del M5S allo studio Imposimato (legato al giudice Ferdinando, già candidato alla presidenza della Repubblica per il Movimento) che recita il contrario. Secondo il parere, che ieri i consiglieri regionali hanno esibito in un vertice ristretto in Campidoglio, la pubblica utilità dell'opera riguarderebbe solo lo stadio e le infrastrutture, non il gigantesco complesso di negozi, uffici e alberghi che ci nascerebbe accanto. Quindi il Comune avrebbe tutto il diritto ad annullare la delibera che «abbiamo ereditato dal sindaco Marino e dalla maggioranza Pd un progetto con una eccedenza di edificazione del 70% rispetto a quanto previsto dal piano regolatore», ha spiegato la sindaca grillina. Bene, nel parere si fa riferimento a una sentenza del Consiglio di Stato dove «si evince chiaramente che è nella piena facoltà dell'amministrazione comunale ritirare il progetto, considerando che l'iter di approvazione non si è ancora concluso e che la conferenza dei servizi è ancora in corso».
IL DOCUMENTO
Il documento ricorda che la legge consente alle amministrazioni di «effettuare una nuova valutazione dell'interesse pubblico originario». In questo caso «non scatterebbe neanche l'indennizzo», si legge nel parere. All'ultima parola sul caso manca sempre di meno: entro il 3 marzo, se vuole far sopravvivere il progetto, il Campidoglio dovrebbe riuscire ad approvare, in Giunta e in consiglio comunale, la variante al Piano regolatore necessaria per edificare oltre i 350mila metri cubi previsti nella zona.
Questa nuova carta spuntata ieri pomeriggio ha prodotto due effetti: ha tranquillizzato i consiglieri comunali «terrorizzati» da un possibile danno erariale nei loro confronti e allo stesso tempo ha fortificato la fronda interna alla maggioranza, che a questo punto vorrebbe far votare all'esecutivo capitolino un nuovo atto per bocciare l'operazione.
LA FRATTURA
Lunedì sera la spaccatura è stata plastica: durante la consueta riunione di maggioranza in dieci consiglieri (su un totale di 22 presenti) si sono espressi contro l'ipotesi di un accordo che «stravolga il piano regolatore». E cioè la battaglia (persa) da Berdini. Dopo ieri sera e il colpo di scena del parere i critici sono diventati maggioranza. «Non possiamo cercare accordi al ribasso con i privati e andare contro al programma elettorale con cui ci siamo presentati», spiega un consigliere presente al vertice. Ecco perché Raggi ora si trova davanti a un bivio: stretta tra la base in rivolta e i possibili contraccolpi, in termini di popolarità, del «no» allo stadio giallorosso. Un ragionamento che esce fuori dal raccordo anulare e arriva fino a Genova (citofonare Beppe Grillo) e a Milano (sede della Casaleggio associati).
I militanti grillini intanto sono pronti a scendere in piazza per ribadire il «no all'Ecomostro». Per l'adunata della «base M5S» c'è già una data: martedì prossimo, proprio sotto il Campidoglio, con l'obiettivo di consegnare alla prima cittadina una bozza di delibera che revochi la controversa operazione immobiliare. C'è già un titolo: «Virginia c'è posta per te». «Sulla vicenda stadio state prendendo una cantonata! - si legge nel documento che presenta la manifestazione - Non seguite quanto è stabilito nel programma e quanto dichiarato in campagna elettorale». E se il pressing sulla sindaca e gli altri consiglieri pentastellati non andasse a buon fine, gli attivisti sono pronti a portare la vicenda in tribunale. Con una doppia causa: penale e amministrativa, davanti al Tar.

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«Stadio, il progetto si può annullare» Il legale M5S smonta il rischio causa (Il Messaggero)

IL CASO

La base in rivolta, la maggioranza spaccata, la sindaca Raggi costretta alla frenata. Il day after del (quasi) accordo tra Comune e privati per l'operazione Tor di Valle, che ha portato alle dimissioni dell'assessore Paolo Berdini, allarga la frattura all'interno dei Cinquestelle. E nel posizionamento interno delle varie correnti grilline, spunta un parere legale, commissionato dal gruppo M5S alla Regione Lazio, che smonterebbe la tesi del «rischio di cause milionarie» paventato ieri da Virginia Raggi. Secondo il parere pro veritate elaborato dallo studio Imposimato la pubblica utilità dell'opera riguarderebbe solo lo stadio e le infrastrutture, non il gigantesco complesso di negozi, uffici e alberghi che ci nascerebbe accanto. Quindi il Comune avrebbe tutto il diritto ad annullare la delibera.
L'ADUNATA
È quello che chiedono anche gli attivisti del M5S. Pronti a marciare, martedì prossimo, sotto il Campidoglio per consegnare alla prima cittadina una bozza di delibera che revochi la controversa operazione immobiliare voluta da James Pallotta e dal costruttore Luca Parnasi. «Virginia c'è posta per te», è il titolo dell'iniziativa, lanciata sui social. «Sulla vicenda stadio state prendendo una cantonata! - si legge nel documento che presenta la manifestazione - Non seguite quanto è stabilito nel programma e quanto dichiarato in campagna elettorale».
Se il pressing sulla sindaca e gli altri consiglieri pentastellati non andasse a buon fine, gli attivisti sono pronti a portare la vicenda in tribunale. Con una doppia causa: penale e amministrativa, davanti al Tar. Poi c'è l'aspetto politico della decisione. «Se votano per il progetto Tor di Valle, che è una grande speculazione edilizia, si mettono moralmente fuori dal Movimento», dice Francesco Sanvitto, il presidente del Tavolo Urbanistica del M5S Roma. «Noi siamo sempre stati contrari al progetto - spiega - e lo abbiamo detto anche nell'ultima riunione del tavolo. Non si tratta di ridurre le cubature, la delibera sul pubblico interesse va proprio ritirata. Solo a quel punto può ripartire la trattativa con i privati per la costruzione dello stadio. Non serve lo spauracchio delle cause milionarie».
Anche la maggioranza in Aula Giulio Cesare è spaccata. Una decina di consiglieri non vorrebbe «compromessi al ribasso», come il taglio minimal delle cubature del 20-25% prospettato dai privati ai rappresentanti del Comune nel vertice di martedì scorso. «Dobbiamo restare nei limiti del Piano regolatore», spiega una consigliera al termine del vertice di ieri. Significa che le cubature andrebbero sforbiciate di due terzi, per non oltrepassare i paletti del Prg. Pressata dalla base e dalla sua stessa maggioranza, anche la sindaca ieri è stata costretta, almeno pubblicamente, a smentire l'esistenza di un accordo con i proponenti. «Sullo stadio di Tor di Valle questa amministrazione non ha alcun accordo con la società», ha scritto ieri sul blog di Grillo. Dove ha ammesso che il progetto sognato dai privati, «ereditato dalla giunta Marino», comporterebbe una «eccedenza di edificazione del 70 per cento in più rispetto al Piano regolatore». Ma ha anche sostenuto, sostanzialmente, di avere le mani legate. «Essendo entrati in corsa, ci siamo trovati un iter quasi a conclusione che, in altre parole, significa: causa multimilionaria all'orizzonte».
IL DOCUMENTO
Una tesi smentita, in realtà, proprio dal parere legale richiesto dal gruppo M5S in Regione e di cui si è discusso ieri in Campidoglio. Il documento specifica che la legge consente all'amministrazione di effettuare «una nuova valutazione dell'interesse pubblico originario» del progetto, come stabilito anche da una sentenza del Consiglio di Stato. In questo caso, si legge, «non scatterebbe neanche l'indennizzo». Dal parere redatto dallo studio Imposimato quindi si evince chiaramente che è nella piena facoltà dell'amministrazione comunale ritirare il progetto, considerando che l'iter di approvazione non si è ancora concluso e che la conferenza dei servizi è ancora in corso. Alla scadenza mancano ormai due settimane: entro il 3 marzo, se vuole far sopravvivere il progetto, il Campidoglio dovrebbe riuscire ad approvare, in Giunta e in Consiglio, la variante al Piano regolatore.

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Gli ambientalisti: «Diluvio di cemento, speculano sulla passione sportiva» (Il Messaggero)

LA MANIFESTAZIONE

«Tor di Valle è un progetto pensato speculando sulla passione sportiva e che produrrebbe solo un diluvio di cemento». Ventiquattr'ore dopo il vertice in Campidoglio sul nuovo stadio della Roma, Legambiente ha organizzato un sit-in davanti all'ex ippodromo di Tor di Valle per protestare contro la controversa operazione calcistico-immobiliare. «Sarà il più grande diluvio di cemento su Roma per i prossimi anni ma anche dei decenni passati», ha detto Roberto Sacchi, presidente di Legambiente Lazio. Lo stadio e il gigantesco complesso di uffici e negozi che ci nascerebbe accanto, «svilupperebbe 1.196.800 metri cubi di cemento, un diluvio assolutamente fuori dalle regole del piano regolatore - ha aggiunto Sacchi - Era previsto l'allungamento della metropolitana, il potenziamento della Roma-Lido, ma ora non si prevede più niente di tutto questo»
«COME 100 PALAZZI»
Durante la protesta nell'area (a rischio inondazione) scelta dai privati per l'operazione stadio, l'organizzazione ha spiegato che «i nuovi edifici corrisponderanno a 25 torri di Tor Bella Monaca, 9 volte la nuova Stazione Tiburtina o l'hotel Hilton di Monte Mario ma anche quanto 100 palazzi di 6 piani. L'eventuale riduzione del 25% delle cubature della quale si parla, tutta da verificare, dai dati esposti sarebbe comunque un diluvio di cemento».


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Stadio, a rischio le opere pubbliche (La Repubblica)

La sindaca tratta con l'As Roma: cubature ridotte del 20% ma potrebbero saltare alcune infrastrutture strategiche che devono essere pagate totalmente dai privati. L'ex assessore Caudo: "Così l'interesse collettivo viene meno"

MAURO FAVALE

ROMA.
Sullo stadio della Roma a Tor di Valle, «non c'è alcun accordo », sostiene Virginia Raggi. C'è però una «delicata trattativa », per la quale la sindaca di Roma mantiene «il massimo riserbo ». E non solo «per evitare strumentalizzazioni », come lei stessa scrive sul blog di Beppe Grillo.
La prima cittadina, in questo momento, non può dire che al tavolo con la Roma e il costruttore Luca Parnasi, il tema della discussione non sono solo le cubature del "business park" da ridurre (forse del 20%, c'è chi dice meno) e le torri di Daniel Libeskind da abbassare. Quello che la sindaca non dice è
che la trattativa verte anche sulle opere pubbliche che Ignazio Marino e il suo assessore all'Urbanistica Giovanni Caudo vollero inserire nella delibera che, a fine 2014, assegnò lo standard di "interesse pubblico" al progetto dell'arena a Tor di Valle.
Quattro prescrizioni che la Roma si impegnò a realizzare per agevolare soprattutto la mobilità in quella zona, pena l'annullamento dell'interesse pubblico del progetto. Che, ricorda oggi Caudo, «sta proprio nelle opere esterne e non certo nello stadio ». Si va dal potenziamento del trasporto pubblico su ferro al ponte pedonale verso la stazione ferroviaria di Magliana, all'adeguamento della via del Mare fino allo svincolo con il Grande raccordo anulare passando per alcuni interventi per limitare il rischio idrogeologico che insiste su Tor di Valle e per un nuovo ponte sul Tevere che collegherà l'area all'autostrada Roma-Fiumicino. Un'opera, quest'ultima, che sul totale pesa per quasi 94 milioni di euro e che, secondo indiscrezioni dell'ultima ora, potrebbe essere l'infrastruttura destinata a saltare. O a essere modificata.
Con effetti pesanti non solo sulla circolazione in quella zona durante le partite casalinghe della squadra giallorossa, quanto sull'intera tenuta del progetto. Il perché lo ricorda proprio Caudo: «Se anche solo una di queste opere contenute nella delibera del 2014 venisse meno si ricomincia tutto da capo». Di più: l'ex assessore aggiunge che finora è stato raccontato lo stallo tra un ex assessore (Paolo Berdini) «che voleva tagliare le dita agli speculatori e i palazzinari che volevano portare avanti il progetto». Per Caudo, invece, il discorso è diverso: «La stasi si è creata tra un ex assessore che non ha compreso a pieno la nostra delibera e la Roma che non vuole ricominciare da capo l'iter del progetto».
Dopo le dimissioni di Berdini, due giorni fa, l'accordo sembra essere più vicino. Anche se vanno ancora individuati gli strumenti tecnici per il via libera al progetto. La Regione ieri ha fatto filtrare la sua posizione: «Siamo in attesa degli atti ufficiali da parte del Comune alla ripresa della Conferenza dei servizi, il 3 marzo». Per quella data il Comune dovrebbe approvare, prima in giunta e poi in Aula, la variante al Piano regolatore, correggendo quella bocciatura "con prescrizioni" inviata in Regione a inizio febbraio. Intanto c'è da completare la convenzione urbanistica con la Roma, all'interno della quale trasferire tutte le disposizioni del progetto, opere pubbliche comprese. «Leggo che a scriverla è il privato — attacca Caudo — ma mi pare assurdo che i grandi paladini della trasparenza e della lotta al cemento lascino scrivere il contratto alla Roma». E aggiunge: «Al di là del gioco dei "cubi", se venisse tagliata anche solo un'opera pubblica, si fa un favore al privato che all'inizio voleva costruire solo lo stadio. Se finirà così, l'obiettivo di massimizzare i profitti verrà raggiunto proprio grazie agli "anti-cemento"».


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I consiglieri contro Raggi: no a varianti (La Repubblica)

ROMA.
La rivolta dei consiglieri M5S è servita. La frangia anti-stadista, in una riunione al cardiopalma, ieri ha iniziato a preparare la ribellione: se si arriverà al voto sulla variante per il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle, i contrari potrebbero lasciare i loro scranni. Una minaccia che rende il peso dell'eredità che l'amministrazione Marino ha consegnato alla giunta Raggi.
Prima davanti ai 29 eletti pentastellati, poi sul blog di Beppe Grillo, la sindaca non si è nascosta: «Abbiamo ricevuto in dote un'eccedenza di edificazione del 70 per cento in più rispetto al piano regolatore». Numeri che mettono in crisi il Movimento. Se da una parte l'inquilina del Campidoglio promette infatti di evitare la «colata di cemento», dall'altra ricorda il rischio di «una causa multimilionaria».
Nel mezzo ci sono tutte le perplessità dei consiglieri. Nelle ultime ore, il pressing della base grillina ha ridato forza agli "ortodossi". E ieri la protesta di chi proprio non ci sta a passare per «traditore » dei valori 5S è esplosa nel vertice di maggioranza convocato a Palazzo Senatorio. A renderne il clima è il tenore delle telefonate ai vertici del Movimento di Alfonso Bonafede, parlamentare- tutor della sindaca: «Qua è un casino». Perché i 29 dell'aula Giulio Cesare, a differenza della giunta, non credono di avere le mani legate: hanno richiesto un parere all'avvocatura capitolina sulla possibilità di annullare l'iter avviato da Marino e ricominciare le trattative sulle cubature da zero. Se la manovra non andrà in porto, la soluzione bis è già pronta. Donatella Iorio, presidente della commissione Urbanistica, è stata chiara negli ultimi summit con la Roma: «I tagli alle cubature sono minimi, così mettete in difficoltà il Movimento. Se si voterà in aula, potrei valutare di uscire. E con me tanti». Come la collega Teresa Zotta: «Grillo, Di Maio e Di Battista vengano a spiegarci in faccia perché lo stadio si deve fare». Se lo chiede anche la base: al sit-in pro Raggi di domani in Campidoglio gli attivisti risponderanno martedì, portando alla sindaca la bozza di delibera per dire addio ai 900mila metri cubi di Tor di Valle.
E il post-Berdini? I consiglieri promettono una soluzione entro il fine settimana: tra i cv vagliati c'è anche quello di Roberto Della Seta, ex presidente di Legambiente con un passato da senatore piddino.

( l. d'a. e gio. vi.)


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Guai a tradire il patto con i costruttori (La Repubblica)

L'INTERVENTO. LA LETTERA DELL'EX SINDACO IGNAZIO MARINO

CARO direttore, il dibattito intorno allo Stadio della Roma ha prodotto un fiume di parole confuse, per cui è necessario ripartire dai fatti.
La delibera della mia Giunta, votata in Assemblea Capitolina il 22 dicembre 2014, dichiarò il pubblico interesse all'opera, condizionandolo, ovviamente, non allo stadio privato, sul quale legittimamente la società sportiva conta per accrescere la propria competitività, ma alle opere connesse all'impianto sportivo e utili alla qualità della vita delle romane e dei romani.
In particolare venne previsto: 1. il potenziamento del trasporto pubblico su ferro a servizio dell'area di Tor di Valle e della città, con frequenza di 16 treni l'ora nelle fasce di punta e un nuovo ponte pedonale verso la stazione FL1 di Magliana (costo a carico del privato: 58 milioni di euro); 2. l'adeguamento di via Ostiense/via del Mare, di cui si parla da decenni, fino allo svincolo con il Grande Raccordo Anulare (costo a carico del privato: 38,6 milioni di euro); 3. il collegamento con l'autostrada Roma Fiumicino attraverso un nuovo ponte sul Tevere (costo a carico del privato: 93,7 milioni di euro); 4. l'intervento di mitigazione del rischio idraulico e di messa in sicurezza dell'area (costo a carico del privato: 10 milioni di euro).
Se verrà a mancare anche una sola di queste opere di interesse pubblico la delibera recita testuale: "(...) il mancato rispetto delle su esposte condizioni necessarie, anche solo di una, comporta decadenza ex tunc del pubblico interesse qui dichiarato e dei presupposti per il rilascio degli atti di assenso di Roma Capitale e della Regione Lazio, risoluzione della convenzione, con conseguente caducazione dei titoli e assensi che dovessero essere stati medio tempore rilasciati". In sostanza, se si cancellano le opere pubbliche esterne allo stadio, viene meno il pubblico interesse e si deve riscrivere una nuova delibera. È questo lo stallo in cui si è impantanato lo stadio.
A Roma non c'è uno scontro tra voraci palazzinari e quelli che invece vogliono tagliare le unghie alla speculazione immobiliare. Sembra esserci più che altro un gioco, tra chi non vuole, avendo sbagliato percorso, perdere la faccia e chi, il proponente privato, chiede semplicemente certezze.
Molti commentatori pur ammettendo di non aver letto le carte hanno gridato alla speculazione. Bisogna giudicare il progetto nel suo insieme, comprese le torri di Daniel Libenskid, che hanno una forza non solo architettonica, ma saranno in grado di attrarre grandi gruppi internazionali, creando migliaia di posti di lavoro e sostenibilità economica al progetto. Si è lanciato l'allarme per le inondazioni cui sarebbe sottoposta l'area dello stadio ma anche qui le carte dicono una cosa diversa. Il rischio esondazione c'è ed è reale, ma interessa una porzione di città esterna all'area di Tor di Valle che è già oggi abitata da moltissimi cittadini, quella del quartiere di Decima. Nessuno si era occupato di loro e il fatto che il progetto dello stadio approvato dalla mia Giunta preveda, ancora una volta a carico del privato, la messa in sicurezza del fosso rendendo più sicura la vita di quei cittadini, è un fatto, ma lo si omette.
Si preferisce invece l'immagine del conflitto tra buoni e cattivi, per alimentare i discorsi vuoti di chi, forse, non si sente in grado di entrare nel merito del progetto.
L'amministrazione Raggi ha davanti un bivio: o porta avanti il progetto originario con il massimo rigore e serietà nel presidiare il pubblico interesse preteso dalla mia Giunta o, se decide di cambiarlo, deve illustrare quali sono gli ulteriori vantaggi pubblici e concreti per la vita dei cittadini del nuovo indirizzo.

Ignazio Marino


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Consiglieri grillini in rivolta sullo stadio "No alla variante pronti a bocciarla" (La Repubblica - ed. romana)

La maggioranza si ribella alla giunta, Raggi media Passa in secondo piano la successione a Berdini

LA POLEMICA

I TERRENI
Secondo Legambiente l'area di Tor di Valle è a rischio esondazione: tre anni fa le zone intorno a Centro Giano e Ostia antica si allagarono per le forti piogge e lo stadio potrebbe peggiorare la già pesante situazione attuale
GIOVANNA VITALE
SI PREPARANO alla guerra, i consiglieri grillini. Stanchi di dover fare solo i passacarte, stanchi di avallare decisioni prese sempre altrove, stanchi soprattutto di essere bersaglio della base che, sulla costruzione dello stadio della Roma, lancia strali a destra e a manca, chiamandoli traditori.
Una rivolta che, in fase embrionale, si è materializzata l'altro ieri pomeriggio in aula Giulio Cesare, quando la presidente della commissione Urbanistica Donatella Iorio e il capogruppo Paolo Ferrara hanno riferito agli eletti i termini del pre-accordo appena raggiunto con i vertici giallorossi e il vicesindaco Luca Bergamo riuniti nel salone accanto. Ed è poi esplosa nel pomeriggio di ieri, nel corso dell'interminabile incontro convocato dalla sindaca Raggi per approfondire il dossier e individuare il dopo-Berdini che arriverà «entro il weekend, con la nomina di due assessori, uno ai Lavori Pubblici e uno all'Urbanistica», disegna la road map il consigliere Enrico Stefàno.
È furibonda, la maggioranza cinquestelle. Talmente arrabbiata da arrivare a prefigurare un'astensione di massa, qualora la delibera di variante urbanistica dovesse approdare in aula, per affossarla. Lo aveva già detto chiaro, Iorio, nel corso del summit con la Roma: «I tagli alle cubature sono minimi, così mettete in difficoltà il Movimento. Per cui se alla fine ci dovesse essere un voto in aula, potrei valutare di uscire. E con me tanti».
Hanno paura, i grillini. Temono «una richiesta di danni milionaria, che cadrebbe tutta su di noi», dicono, «a nostra insaputa per di più», ironizza qualcuno, con chiaro riferimento alle polizze di Salvatore Romeo. Indispettiti soprattutto per non essere stati mai tenuti al corrente di nulla: «Chi ha deciso il cambio di linea su un progetto che ci ha sempre visti contrari? », si chiedono. «Adesso pretendo che Grillo, Di Maio e Di Battista vengano a spiegarci in faccia perché lo stadio si deve fare, sono stufa di subire scelte calate dall'alto», sbotta Teresa Zotta. Spingendosi, in tanti, a «mettere in dubbio persino la nostra fiducia in Virginia», rimarca Giuliano Pacetti. Così fotografando una spaccatura che vede la giunta compatta sul fronte stadista, insieme a non più di un paio di consiglieri: tra questi Calabrese e Terranova. Mentre il fronte opposto è ormai un fiume in piena che si ingrossa ogni minuto di più.
Ci prova la sindaca a placare gli animi. Spalleggiata dai tutor Fraccaro e Bonafede, che di tanto in tanto escono dalla Sala delle Bandiere per informare i vertici del Movimento («Qua è un casino», sussurra Bonafede al telefono), si arrampica sugli specchi per dire che non c'era alternativa. Come ha appena scritto su Fb. «Non c'è ancora alcun accordo con la società », giura Raggi ai consiglieri e sui social. «La trattativa, visti gli interessi in gioco, è molto delicata, perciò è stato mantenuto il riserbo, anche per evitare speculazioni esterne. Ma voi non dovete dimenticare che il progetto di Tor di Valle noi lo ereditiamo dal sindaco Marino e dalla maggioranza Pd che, nel loro stile, hanno pensato più agli interessi particolari che a quelli generali. Così, al nostro insediamento, ci siamo trovati con un progetto in fase avanzata, con una eccedenza di edificazione del 70 per cento in più rispetto a quanto previsto dal piano regolatore. Ma non ci sarà alcuna colata di cemento, ve lo assicuro». Chiaro il messaggio che si vuol far passare: «Abbiamo le mani legate, siamo costretti ad andare avanti».
Ma i consiglieri non si fidano. E alla fine sono tutti d'accordo almeno su un punto. Prima di qualsiasi altra mossa, si dovrà chiedere un parere all'avvocatura capitolina per capire bene i termini della questione: se è vero, come sostiene la sindaca, che si deve per forza proseguire e cosa invece si rischia ad annullare la delibera di Marino e a fermare tutto.
Guai però a sgarrare, stavolta. Gli eletti sono pronti a salire sulle barricate. A farsi sentire. Come mai prima.
Una ribellione che fa passare in secondo piano il primo punto all'ordine del giorno. La selezione dei curricula per la successione di Berdini. Che, aveva detto la sindaca in mattinata, «dovrà essere una persona che parli di meno e lavori di più». L'esatto contrario dell'assessore uscente.

Stefàno: entro il fine settimana la nomina degli assessori a Urbanistica e Lavori pubblici Iorio: il M5S è in difficoltà Il tutor Bonafede al telefono con i vertici del movimento "Qui sta succedendo un casino" La sindaca: eredità scomoda
LA PROTESTA
La manifestazione di Legambiente ieri a Tor di Valle nella zona dove dovrebbe sorgere lo stadio della Roma che l'ormai ex assessore Berdni (nella foto a sinistra) voleva fortemente ridimensionare. Lo scontro sul progetto ha portato alle dimissioni dell'urbanista, storico esponente della sinistra

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Lanzalone, il legale in soccorso dei grillini (La Repubblica - ed. romana)

Dalla consulenza su Marra senior al dossier sull'impianto: "Io di parte? Sono un tecnico"

LORENZO D'ALBERGO
Isospetti dell'ex assessora Muraro messi nero su bianco a mezzo stampa. I dubbi delle opposizioni, poi, ieri si sono prima tradotti in un tweet del consigliere piddino Marco Palumbo («La sindaca cerca un assessore che lavori di più e parli meno, forse è lui?») e poi in un'interrogazione presentata sempre dai dem all'inquilina del Campidoglio: «È una sorta di eminenza grigia, il tutor della sindaca, peraltro senza un regolare contratto». Insomma, pur bazzicando Palazzo Senatorio da poche settimane, l'avvocato Luca Lanzalone è già finito al centro delle attenzioni di chi non condivide più o non ha mai condiviso l'operato del M5S.
Ma chi è il legale a cui il Movimento si è affidato per il caso del nuovo stadio della Roma? Lanzalone, 48enne con studio professionale nel centro di Genova, non è un esordiente. Genova e Crema, entrambe a guida pd, lo hanno cercato per gestire fusioni e razionalizzaioni delle proprie partecipate. A Livorno, con il primo cittadino grillino Filippo Nogarin, si è occupato della municipalizzata dei rifiuti Aamps.
A Voghera, infine, nel cda di Asm, ha incontrato Stefano Bina. Il dg oggi alla direzione di Ama è valso all'avvocato l'attacco dell'ex titolare dell'Ambiente Paola Muraro in un'intervista a La Stampa: «La nomina del direttore generale Bina fu fatta da Casaleggio attraverso tale avvocato Lanzalone ». Una ricostruzione che il legale smonta così: «Muraro aveva seguito la vicenda di Aamps e la scorsa estate è stata lei a chiedermi un appuntamento. Ci siamo visti (alla riunione partecipò anche l'ex responsabile del Bilancio Marcello Minenna, ndr) e le ho portato un elenco di nomi. Erano sei o sette». Il resto è cronaca. L'ex assessora sceglie uno dei professionisti suggeriti, il suo rifiuto in extremis porterà alla nomina di Bina.
Resta ancora in piedi l'adesione al M5S: «Eminenza grigia? Io? Non conosco Grillo, nemmeno Casaleggio — risponde Lanzalone — sono un tecnico e ho lavorato con amministrazioni di tutti i colori. Ai consiglieri del Pd sarebbe bastato chiamare Genova ». La città per cui, fino allo scorso ottobre, ha lavorato Pier Paolo Mileti. Proprio l'attuale segretario generale del Campidoglio ha chiesto aiuto all'avvocato dopo l'arresto dell'ex capo del Personale Raffaele Marra. «Soprattutto per il caso della promozione del fratello — chiarisce Lanzalone — poi ho ripreso il mio trenino verso casa ». Affidare al legale il dossier stadio, invece, è stata un'idea della sindaca Raggi. Galeotto fu un vertice romano dell'Anci e la presenza del collega pentastellato Filippo Nogarin: «Prova con l'avvocato Luca Lanzalone». Forza del passaparola: consiglio accolto. Ecco, allora, una consulenza a 360 gradi, anche su atti che non riguardano Tor di Valle.
Ma senza contratto. «Siamo vicini a definire i confini del lavoro richiesto dal Campidoglio — spiega il legale — e presto il mio studio scriverà una mail ribadendo la nostra disponibilità e con un preventivo. A Roma non avevo mai lavorato prima». A quel punto, palla al Comune: «Se non si dovesse formalizzare la consulenza? La mia resterà un'attività gratuita. Se si troverà un accordo, lo troverete nella sezione trasparenza del sito di Roma Capitale».


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Legambiente all'attacco "Una colata di cemento Lo diceva anche Virginia" (La Repubblica - ed. romana)

Il sit in degli ambientalisti dove sorgerà l'arena "Causerà problemi anche per i trasporti: già oggi la Roma-Lido al collasso"

SALVATORE GIUFFRIDA
UNA COLATA di cemento in un'area a rischio idrogeologico e con evidenti problemi di traffico e mobilità, altro che periferie e sviluppo sostenibile: l'accusa è di Legambiente, che ieri è scesa in campo per elencare i punti oscuri dell'intesa tra la giunta Raggi e la Roma sul nuovo stadio, che dovrebbe sorgere nell'area dell'ippodromo di Tor di valle: qui, tra lastre di eternit abbandonate e strade dissestate, l'associazione ha portato la sua protesta contro un progetto definito, dati alla mano, «una colata di cemento da 350mila metri quadrati». Secondo Legambiente, lo stadio occuperebbe una superficie di 52.500 metri quadrati, il Business Park 281.500 metri quadrati e il "Convivium", un'area commerciale per locali e negozi, 20mila: come 25 torri di Tor Bella Monaca o cento palazzi di 6 piani. «È un regalo ai costruttori privati - spiega Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – un progetto pensato per speculare sulla passione sportiva, l'ennesimo quartiere nato dove non dovrebbe e senza il trasporto pubblico necessario». Legambiente non è la sola a indicare i punti oscuri del progetto: il comitato "Difendiamo Tor di valle dal cemento" ricorda che il programma elettorale del M5S prevedeva «la moratoria delle nuove espansioni e il blocco delle edificazioni su aree a rischio idrogeologico». E, secondo Legambiente, quella di Tor di Valle è al massimo rischio alluvione ed esondazioni, anche perché lo stadio sarà costruito a ridosso dell'ansa del Tevere, dove l'acqua scorre meno velocemente. Il comitato ricorda anche che la Raggi aveva dichiarato, prima di salire a palazzo Senatorio, che «lo stadio si farà da un'altra parte, a Tor di Valle c'è speculazione edilizia e non ci sono le condizioni »". Altri tempi, quelli della campagna elettorale. «Erano i tempi in cui si dichiaravano contrari – spiega Roberto Morassut deputato del Pd - poi alcuni hanno cambiato idea senza spiegare con trasparenza quali eventuali modifiche apportare al progetto. L'unico atto che hanno prodotto fino ad ora è un parere contrario». Basta guardarsi intorno per capire i problemi di mobilità indicati da cittadini e ambientalisti: da un lato la via del Mare, dall'altro il trenino Roma-Lido, da anni considerato il peggior collegamento urbano d'Italia: fa fatica a trasportare oltre centomila pendolari al giorno, figurarsi con uno stadio da più di 50mila spettatori. Senza considerare che ormai non si gioca più solo di domenica, ma anche in altri giorni della settimana, di sera. Ma il problema non è solo durante le partite. Secondo Legambiente il nuovo complesso edilizio sarà frequentato tutti i giorni da almeno diecimila persone e la capacità di trasporto del trenino Roma-Lido aumenterà almeno del 10% in più: difficile capire come farà, già oggi i guasti sono frequenti perché molti convogli sono progettati per il trasporto sottoterra e in media su una flotta di 23 treni, ne sono disponibili 15, di cui cinque fuori servizio. Infine, il rischio idrogeologico: tre anni fa le aree intorno a Centro Giano e Ostia Antica si allagarono per le forti piogge e secondo Legambiente lo stadio potrebbe peggiorare la sicurezza di tutta l'area. «È irresponsabile – continua Scacchi - che in tempi dove impariamo a fare i conti con la violenza del clima si spinga un tale diluvio di cemento a pochi metri dal Tevere nell'ultima ansa libera dentro Roma». Intanto salgono i toni della protesta a Tor di valle: «Le dimissioni dell'assessore Berdini – scrivono i cittadini del Comitato di Tor di Valle - sono la conferma che i palazzinari stanno vincendo la battaglia, magari concedendo qualche ritocco alle cubature per non far perdere la faccia al M5S. Chiediamo al sindaco di rispettare gli impegni presi, è la più grossa speculazione edilizia e un vergognoso regalo a finanzieri e palazzinari, un'offesa verso la città».


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E i cittadini-parenti litigano sui social (La Repubblica - ed. romana)

La sorella di De Vito attacca le scelte della prima cittadina e Severini, il marito, risponde

MAURO FAVALE
DE Vito vs. Raggi. Lo schema è sempre quello, declinato stavolta sulle bacheca Facebook della sorella del presidente dell'Aula Giulio Cesare sulla quale interviene Andrea Severini, l'ex marito della sindaca che, fin dal giorno delle elezioni, non ha mai fatto mancare il suo sostegno alla prima cittadina. Entrambi sono attivisti storici dei 5Stelle a Roma. Ma, come i loro parenti "portavoce" in Campidoglio, hanno visioni diverse sulla questione che rischia di spaccare il Movimento romano e che ha già provocato uno scossone dentro la giunta: il nuovo stadio della Roma a Tor di Valle.
Il "la" lo dà Francesca De Vito (che due giorni fa ha partecipato alla riunione del "tavolo urbanistica" del M5S capitolino, contrario al progetto dello stadio così com'è) con questo post: «Per un secco No alle Olimpiadi è dovuto intervenire Grillo. Cosa serve per annullare una delibera "stadio" che rischia di far pagare una penale al Comune in caso di revoca sulle cubature? Deve tornare lui o ce la facciamo da soli?».
Cominicia così una discussione alla quale Severini decide di intervenire postando un video con il quale la Raggi, a cavallo tra primo turno e ballottaggio, precisava la posizione del M5S: «Ho sempre detto — diceva all'epoca la futura sindaca — che per me tanto la Roma quanto la Lazio hanno diritto ad avere uno stadio che tuttavia deve rispettare la legge e le norme del piano regolatore». «Per le persone con la memoria corta», chiosa Severini.
«Appunto — aggiunge un'altra utente — questo progetto non rispetta il piano regolatore ed è illegale, quindi va bocciato entro il 3 marzo». «E tu che ne sai qual è il progetto che stanno decidendo? Tutti professori», sbotta Severini. A quel punto è la De Vito a rivolgersi direttamente all'ex marito della sindaca: «Andrea non si tratta di essere professori ma di rispettare la regola principale: il portavoce DE-VE ascoltare la base: perché il tavolo urbanistica non ha mai avuto ascolto e gli avvocati sì? La delibera va annullata perché trascina con lo stadio la speculazione. È tutto un pacchetto: per dire Sì ad uno stadio a 5 stelle si ascolta la base, si annulla la delibera e se ne fa un'altra. Diversamente non è il nostro programma».
La discussione interna al Movimento in queste ore, infatti, si gioca tutta intorno a regole e programma. E i contrari allo stadio chiedono più partecipazione: «Chi gestisce la linea politica noi o gli assessori? », chiede ancora la De Vito. Poco più sotto, è ancora Severini ad alimentare il dibattito postando l'agenzia con la quale, ieri mattina, la Raggi ha fatto presente che «sullo stadio non ci sarà alcuna colata di cemento». «Quando parlo di fiducia... Tutti pronti col dito puntato», aggiunge Severini. Chiude la De Vito che riporta la discussione sugli strumenti urbanistici, il vero tema che divide gli attivisti M5S: «Andrea tutto bene e siamo d'accordo. Ma se non si annulla la delibera si possono fare tutti i proclami del mondo e il tempo stringe per non rischiare poi le penali. Via la delibera "cementificazione" e alla firma la delibera "stadio"».
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Uno scambio di post, video e interrogativi, intorno alla scelta di procedere sulla trattativa per arrivare al sì
L'aula Giulio Cesare presieduta da Marcello De Vito. Ieri la sorella, Francesca ha polemizzato con il marito di Raggi
I TRASPORTI
Problemi anche per Roma-Lido, da più parti indicata come la peggior ferrovia locale italiana. Ogni giorno è utilizzata da centomila pendolari, e con lo stadio la capacità di trasporto aumenterà del 10 per cento

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La sindaca: stadio eredità del Pd con lo stop rischio causa milionaria (Corriere della Sera)

Raggi traccia il profilo del successore di Paolo Berdini: «Uno che parli di meno e lavori di più». Poi, sul blog di Grillo, la sindaca di Roma fa il punto sullo stadio: «Eredità pesante del Pd» che, in caso di stop, può innescare una «causa milionaria» contro il Comune. Ma assicura che «non ci saranno colate di cemento» per placare le polemiche interne: ieri, nella riunione di maggioranza M5S, dieci consiglieri hanno confermato le critiche. Malumore dalla base: gli attivisti vogliono che Raggi annulli l'interesse pubblico dell'opera. «Faremo ricorso a Tar e Procura», dice Sanvitto, coordinatore urbanistica M5S.

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Comune, maggioranza spaccata sullo stadio (Corriere della Sera - ed. romana)

Una decina di consiglieri contro la linea morbida. E la base M5S: «Trattativa squallida, ricorso al Tar»

Assessori e stadio. Il post dimissioni di Paolo Berdini riapre il dibattito in Campidoglio in una riunione di maggioranza in cui i temi sul piatto sono due: i successori dell'assessore all'Urbanistica appena uscito dalla giunta (due profili per spacchettare la delega dei Lavori pubblici) e lo stadio della Roma, argomento del confronto interno tra l'ortodossia portata avanti da una decina di consiglieri e la linea del dialogo. E se sullo stadio i consiglieri discutono sulle planimetrie di Tor di Valle per raggiungere una sintesi da presentare ai proponenti dell'opera, la Roma e Parnasi, la ricerca dei nuovi assessori sembra essersi incagliata. I curricula arrivano da Milano (l'ultimo è quello di Roberto Della Seta, ex capo di Legambiente), come del resto per gli ultimi innesti nella squadra di Raggi, dagli assessori Colomban e Montanari al segretario generale Pietro Paolo Mileti. Ma i candidati, almeno finora, rispondono sistematicamente no. «La scelta arriverà lunedì o martedì», assicurano dal Campidoglio. Ma finora a declinare l'invito di Raggi è stato un interno, Emanuele Montini che già lavora nello staff di Baldassarre. E anche gli ultimi candidati sondati, Chiara Tonelli e Alberto Coppola, non hanno ancora sciolto i dubbi. Le indagini della procura, le polemiche politiche, i problemi ad amministrare la città: il perché dei tanti no lo ha spiegato ieri Raffaele De Dominicis, ex magistrato della Corte dei Conti e assessore al Bilancio del Comune per soli quattro giorni dopo le dimissioni di Marcello Minenna, saltato perché risultava indagato. «Probabilmente mi sono salvato per caso dalla mischia, io avrei fatto solo il bene di Roma», ha sottolineato De Dominicis. «Oggi non ci metterei le mani: troppi a prendere la parola». Un problema che si riflette anche sulla questione stadio dopo il sì di massima uscito dall'incontro in Campidoglio con Roma e Parnasi. L'argomento ha spaccato di nuovo la maggioranza, riflesso di una base M5S ancora non convinta della sostenibilità del progetto. Un esempio concreto, a parte ieri mattina la manifestazione di Legambiente a Tor di Valle: «Presenterò una denuncia penale e un ricorso al Tar. E con me lo faranno altri del Movimento», ha scritto Francesco Sanvitto, architetto coordinatore del tavolo urbanistica del M5S, per commentare la «squallida trattativa» sullo stadio. Martedì prossimo i grillini anti stadio saliranno in Campidoglio «per portare al sindaco - scrive Sanvitto su Facebook - una lettera accompagnata dalla delibera di annullamento del pubblico interesse: Virginia, c'é posta per te!». «Qualora la sindaca non dovesse accogliere le richieste — spiega Sanvitto —, gli attivisti sono già pronti per il ricorso al Tar e alla Procura».

Andrea Arzilli


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Raggi: «Accordo per un grande stadio» (Gazzetta dello SPort - ed. romana)

La sindaca conferma: «Nessuna colata di cemento, lavoriamo per dare ai romani un impianto all'altezza»

ALESSANDRO CATAPANO

roma
Vedove di Berdini all'attacco. Nulla di imprevisto, il giorno dopo l'intesa di massima sullo stadio della Roma a Tor di Valle, che ha provocato l'uscita dalla Giunta dell'assessore all'Urbanistica.

DA MATTINA A SERA Ampiamente previsto anche il tentativo di Virginia Raggi di smarcarsi dalle grida delle vedove, che la accusano di aver autorizzato la colata di cemento contro cui il suo ex assessore ha strenuamente ma vanamente combattuto. «Non c'è nessun accordo e non ci sarà alcuna colata di cemento», ha esordito così, in mattinata, la sindaca. Per poi proseguire più o meno sulla stessa lunghezza d'onda, con un post sul blog di Grillo: «Nel progetto che ereditiamo ci siamo trovati un iter già avanzato e quasi a conclusione che, in altre parole, significa: causa multimilionaria all'orizzonte che la società potrebbe intentare contro il Comune di Roma, per via degli atti amministrativi compiuti dalla giunta Marino in accordo col Pd». Quasi una presa di distanza, che in serata la sindaca ha parzialmente corretto, nella direzione di un accordo comunque molto vicino con i soggetti proponenti: «Quando si parlava di Olimpiadi, tutti con il dito puntato contro la giunta capitolina. Oggi, di fronte alla volontà di trovare un accordo per dare ai romani una struttura sportiva all'altezza del millennio e delle grandi capitali europee – ha scritto la Raggi – il dito è sempre puntato contro di noi. Insomma, comunque vada, siamo sempre additati». Il messaggio, stavolta, deve essere arrivato forte e chiaro anche negli States. Pallotta può sorridere: senza le attese autorizzazioni per lo stadio, infatti, probabilmente non resterebbe che un nuovo aumento di capitale per far fronte agli impegni presi con Goldman Sachs.

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«Dobbiamo fare il mega stadio o ci stangano» (Libero)

La Raggi ammette: «Se cambiamo il progetto rischiamo multe milionarie». Ancora nessun sostituto all'Urbanistica

:::BRUNELLA BOLLOLI

ROMA
Mentre i consiglieri comunali del Movimento Cinquestelle sono riuniti nell'ennesima seduta fiume (senza streaming)pertentaredi trovare la quadra sul dopo Berdini, dal blog di Beppe Grillo Virginia Raggi spiega perché è costretta a dire sì allo stadio della Roma. «Quello che forse non tutti sanno,perché igiornalidimenticano sistematicamente di ricordarlo», scrive la grillina attaccando i media, «è che il progetto dello stadio a Tor di Valle lo ereditiamo dal sindacoIgnazioMarino edallamaggioranza Pd che, nel loro stile, hannopensatopiùagli interessiparticolari che aquellidei cittadini romani. Così ci siamo trovati con un progetto con una eccedenza di edificazione del 70% in più rispetto a quanto previsto dal piano regolatoregenerale. E,chiaramente, essendo entrati in corsa», prosegue la sindaca, «ci siamo trovati un iter già avanzato e quasi a conclusione che significa: causamultimilionaria all'orizzonte che la società potrebbe intentare contro il Comune di Roma, per via degli atti amministrativi compiuti dalla giunta Marino in accordo col Pd che hannocreato ipresuppostiper ilmancatoguadagno».Tradotto: dobbiamo fare lostadio dellaRoma, altrimenti ci toccapagare una penale salatissima. Raggi insiste sul fatto che non c'è alcun accordo tra Comune e società. Grillo smentisce di esseremai stato a Tor di Valle a visionare il sito e i grillini si affrettano a dire che «non ci sarà nessuna colata di cemento ». Realizzeremo l'impianto «in linea con la nostra visione», ribadisce la sindaca che, sullo stadio e sul mondo delletifoserie, si sarebbe volentieri tenuta fuori,ma ameno di 15giornidalla finedelle trattative (si dovrebbe chiudere il 3 marzo) non può più scappare di fronte a quello che è uno dei nodicrucialidella sua amministrazione. Eliminate, infatti, le Olimpiadi su cui ilM5S ha dettono findalla campagna elettorale, resta aperta la partita dello stadio. E adesso che si è dimesso l'assessore Paolo Berdini, acerrimo nemico deipalazzinari e contrario all'impianto dellaRoma,nonsembra ci siano altri ostacoli all'orizzonte. In verità, la grana è tale che migliaiadiattivisti stannoorganizzando la proteste. Legambiente ha già fatto un blitz all'ex ippodromo di Tor di Valle, e allamanifestazione didomani, inCampidoglio, labase grillina potrebbe farsi sentire. Anche la sostituzione di Berdini non è facile: finora Raggi ha ricevutouna rafficadino.Almomento restano in lizza Alberto Coppola, docente alla Federico II diNapoli, eChiara Tonelli, interior designer di Roma- Tre, con un passato da giudice inunreality show.L'idea, infatti, è di spacchettare le deleghe che aveva Berdini e trovare due figure differenti,di cui una donna: un assessore all'Urbanistica, eunaltroaiLavoriPubblici. Qualcuno, ha punzecchiato il sindaco, «che parli di meno e lavori di più». E, a proposito di interviste, è esplosiva quella rilasciata alla Stampa dall'ex titolare dell'Ambiente, Paola Muraro. Titolo: «Virginia commissariata da gruppi affaristici dentro e fuori ilM5S».Muraro racconta di come le nomine chiave dellemunicipalizzate siano gestite da Casaleggio jr e che attorno al Movimento gravitano «pseudo ambientalisti che aspirano a laute consulenze. Se non li foraggi, ti scatenano contro il web. Lo stipendio di Romeo e la polizza sono specchietti per le allodole», rincara la dose l'ex assessora prima difesa da Raggi poi scaricata. «Il business dei rifiuti a Roma vale miliardi», su questo igrillini voglionomettere lemani. Intantol'inchiestapercorruzione che coinvolge Raffaele Marra, ex braccio destro della Raggi, e l'imprenditore Sergio Scarpellini (sentito ieri per la terza volta),potrebbeapprodareabreve inun'aula di tribunale. L'ipotesi è che la procura possa avanzare una richiesta di giudizio immediato.

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