Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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inquisitor

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Citazione di: Precisione il 16 Feb 2017, 17:43
... Poi torna su Totti: "Sfido Totti. Venga a spiegarmi perché vuole pure i grattacieli. Vuoi lo stadio o vuoi correre in salita sul grattacielo? Si deve vergognare la Raggi, Totti invece non sa quello che dice, una volta gli dissere 'Carpe Diem' e lui rispose: non conosco l'inglese. Fate lo stadio e non rompete i [...], i grattacieli li mettete in culo a qualcun altro, non a Roma".
:DD
Domani mi vado a tatuare il nome di Sgarbi sul petto.

Precisione

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Stadio Roma: variante e rischio causa, ultimi nodi. Per Regione necessaria modifica Prg, ma si studia alternativa

Il dibattito sullo Stadio della Roma infiamma la maggioranza capitolina che, dopo l'addio di Paolo Berdini - l'ex assessore all'Urbanistica che ha sbattuto la porta puntando il dito proprio contro l'impianto di Tor di Valle - si trova a dover prendere una decisione sul da farsi. Al momento non c'è ancora un indirizzo condiviso tra gli M5S: diversi consiglieri comunali puntano il dito contro una riduzione di cubature troppo lieve e non sono soddisfatti dalla revisione del progetto presentata martedì dai proponenti al tavolo delle trattative. Così è probabile che l'amministrazione si presenti al prossimo summit, la prossima settimana, con una contro-proposta. Ma, intanto, il tempo passa e alla scadenza della conferenza dei servizi del 3 marzo, dove il Campidoglio dovrà presentarsi con una decisione e gli atti conseguenti, mancano solo 15 giorni. Dopo il summit di maggioranza di ieri, i Cinque Stelle capitolini potrebbero incontrarsi nuovamente nei prossimi giorni. Restano, di fondo, due le principali ipotesi sul tavolo. La prima è portare avanti la trattativa con As Roma e costruttori raggiungendo un punto di caduta sulla riduzione di cemento per poi valutare la necessità di una variante urbanistica. Questo passaggio, necessario secondo la Regione Lazio, secondo un'idea che circola tra alcuni consiglieri comunali M5S potrebbe essere 'saltato' in quanto la delibera (approvata nell'era Marino) sull'utilità pubblica del progetto sarebbe interpretata anche come variante al Prg. La seconda ipotesi, non ancora accantonata, va nella direzione opposta: approvare una delibera che annulli l'utilità pubblica, come richiesto in questi giorni dalla base dei pentastellati in fibrillazione. Per non sbagliare, incappando nel rischio di "causa multimilionaria" evocato ieri dalla sindaca di Roma Virginia Raggi, i Cinque Stelle hanno chiesto e attendono pareri legali dall'avvocatura capitolina sulle conseguenze delle diverse mosse. Potrebbe essere utile anche una delibera per ridefinire il perimetro dell'utilità pubblica del progetto, sulla base delle modifiche da apportare. Nel frattempo in Campidoglio si lavora al post-Berdini: selezioni di curricula e colloqui. Il nuovo assessore o i nuovi assessori (uno all'Urbanistica, uno ai lavori pubblici) dovrebbero essere degli esterni, forse un uomo e una donna, e arrivare tra martedì e mercoledì prossimo. Mentre proprio martedì si faranno vedere in Campidoglio gli attivisti a Cinque Stelle contrari al progetto di Stadio a Tor di Valle, domani sarà la volta dei supporter di Virginia Raggi. Si ritroveranno, dalle 16 in poi, davanti alla sede del Comune di Roma con un solo slogan: "Virginia non sei sola".

Stadio Roma: ancora in ballo aspetti tecnici da sciogliere

Mancano quindici giorni esatti alla riunione decisiva della conferenza dei servizi sul progetto dello stadio di proprieta' dell'As Roma, fissata per il 3 marzo. Ma per ora l'unica certezza e' che in Campidoglio ancora non e' stata presa una decisione chiara sullo strumento amministrativo adatto per concludere la pratica. Da inizio anno rappresentanti della giunta comunale a guida 5 Stelle, del club giallorosso e del costruttore Luca Parnasi si sono incontrati a piu' riprese per trattare su una diminuzione delle cubature del progetto, fino a un massimo del 25%, da applicare alle palazzine della centralita' commerciale o alle tre torri destinate ad uffici che dovranno affiancare l'arena. Ma quello che resta da chiarire e' lo strumento che verra' scelto per realizzare o meno l'operazione. Perche' la delibera di dicembre 2014 che ha concesso la pubblica utilita' allo stadio prevedeva che la variazione del Piano regolatore venisse fatta solo poco prima di concedere il permesso a costruire, in modo da consentire la realizzazione di quasi un milione di metri cubi di volumetrie solo con la certezza della riuscita del progetto. Una votazione in Aula a cui pero' i Cinque Stelle in questo momento sembrano restii, soprattutto perche' i militanti di base da alcune settimane hanno iniziato a sottolineare la loro contrarieta' sul dossier, tanto che la prossima settimana un gruppo di loro si rechera' a Palazzo Senatorio per chiedere a Virginia Raggi di annullare la delibera. La sindaca intanto avrebbe richiesto all'Avvocatura comunale un parere sulla possibilita' di assegnare valore urbanistico gia' alla delibera di dicembre 2014 sullo stadio, votata con Ignazio Marino sindaco e la maggioranza Pd, in modo da provare ad evitare un nuovo passaggio in aula. Ma, in ogni caso, se anche l'operazione riuscisse, ci sarebbe comunque da rivedere il testo volendo diminuire le cubature previste per il business park e aumentare le certificazioni green sui materiali. Le parti torneranno ad incontrarsi la prossima settimana per provare a stringere su questi nodi.

paolo71

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Citazione di: paolo71 il 16 Feb 2017, 22:33
Grande Vittorio

A parte che fa finta di non capire la differenza tra doppi sensi che prendono in giro in quanto tale un'appartenente a un gruppo di popolazione discriminato (nel caso specifico le donne) e quelli che prendono i giro persone appartenenti ad elite privilegiate (nel caso specifico i papi)

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Raggi pensa a sfilarsi dalla grana stadio e cerca sponde legali (La Repubblica ed. Roma, 17 febbraio 2017)
Un parere all'avvocatura per annullare la delibera La strada esplorata dopo la rivolta della maggioranza


MENTRE si infittisce il giallo delle polizze e Virginia Raggi promette di denunciare il suo ex fedelissimo Salvatore Romeo, è il nodo stadio a tenere banco.
Alla rivolta della maggioranza grillina che fiuta l'inganno di una giravolta sulla linea del no, dopo l'annuncio di un preaccordo su Tor di Valle, fa da contraltare una manifestazione pro sindaca indetta per oggi.
Un sit-in dalle 16 alle 19 davanti al Campidoglio all'insegna dello slogan "Virginia non sei sola".
Un bagno di folla per rintuzzare gli attacchi e riaffermare la leadership fiaccata dall'inchiesta e dalle polemiche sul nuovo impianto sportivo.
Per gli ortodossi, quello della giunta Raggi è un vero voltafaccia al quale non intendono rassegnarsi e chiedono l'annullamento della delibera comunale che dà il via libera all'arena. Pur frenando, rispetto alle dichiarazioni del suo vice, Luca Bergamo che era apparso decisamente ottimista, la sindaca ha avallato l'operato dei delegati alla trattativa ma ora starebbe considerando una concessione al fronte dei duri.
Riepilogando: sul tappeto c'è il sì con il rischio di pedere pezzi, dall'altro il no con il concreto pericolo di esporre l'amministrazione e i singoli a una causa con conseguenti danni che la Roma ha già ventilato.
Per questo, al tavolo delle trattative con gli imprenditori, il Comune ha chiesto di rivedere le cubature, con conseguente riduzione del cemento. Un lavoro di lima che però mette a repentaglio l'intero pacchetto. A ogni opera che interessa i privati fa da bilanciamento infatti un lavoro pubblico nell'interesse della città. Meno cemento per i privati significa dunque meno opere. E questo metterebbe in pericolo l'efficacia della delibera che non prevedeva ulteriori margini di trattativa.
Per sfilarsi, il Comune dovrebbe percorrere la strada dell'annullamento della delibera che, stando al parere richiesto dai duri dell'M5S metterebbe al riparo da eventuali richieste di risarcimento danni. Prima di esplorare questa ipotesi la sindaca vorrebbe però il conforto dell'avvocatura capitolina. Ossia un bollo ufficiale che le consentirebbe di disdettare ogni dialogo sullo stadio e di dormire sonni tranquilli in caso di eventuale rivalsa della Roma.
Ora, se per i legali interpellati dal cosiddetto tavolo Urbanistica, l'organismo consultivo grillino sulla materia, la strada sempra assolutamente liscia, per l'avvocatura non sarebbe affatto così. E la questione potrebbe innescare un nuovo braccio di ferro tutt'altro che indolore tra la politica e la burocrazia capitolina. Ovviamente, se lo stadio saltasse, si arriverebbe al paradosso di conseguire il medesimo risultato ricercato dall'assessore Berdini, dimessosi un istante dopo l'annuncio del preaccordo con la Roma su cubature di gran lunga più elevate da quelle che lui stesso era disposto a tollerare.
Ma quella dell'annullamento, ammesso che si voglia gettare via tutto, rimane dunque l'unica strada percorribile. E non c'è parere che possa mettere al riparo dall'eventualità che sindaco e amministratori vengano chiamati a rispondere in prima persona del danno causato alle imprese impegnate nel progetto. Tuttavia la fibrillazione grillina è un terrmometro della posta in gioco e del banco di prova che attende Raggi e i suoi.
A conti fatti è un'ulteriore grana per i favorevoli allo stadio che allontana quantomeno il momento della stretta finale al tavolo della conferenza dei servizi del 3 marzo.
Per Raggi un fine settimana giocato sulla caccia agli assessori per rimpolpare la giunta e scaricarsi dei dossier Urbanistica e Lavori pubblici e soprattutto trovare un escamotage per chiudere in un modo o nell'altro il capitolo stadio senza rischiare l'ennesima sconfessione.

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Tor di Valle, M5S azzera il progetto Pronta la delibera: «Tutto da rifare» (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 17 Febbraio 2017)
In arrivo il ritiro dell'atto sulla pubblica utilità di Marino. Nuovo documento per chiedere un taglio netto di cubature

L'operazione azzeramento prende forma: in Comune è sempre più forte l'idea di ritirare la delibera sulla pubblica utilità dello stadio di Tor di Valle. A quel punto il progetto e l'iter amministrativo sarebbero tutto da rifare. «Lunedì - spiegano fonti parlamentari del M5S - potrebbe esserci il colpo di scena: il ritiro dell'atto». L'indiscrezione non è confermata dal Comune, ma sono in corso virate a U. Se martedì la sindaca Raggi sembrava vicino all'intesa con i proponenti del maxi intervento dello stadio di Tor di Valle, ora il vento è cambiato. E in Campidoglio, di fronte alla rivolta non solo della base e dei consiglieri regionali pentastellati, ma anche del gruppo M5S in Comune, si prepara il colpo di scena.Asuon di pareri legali. L'obiettivo: annullare la delibera 132, varata dell'amministrazione Marino a dicembre del 2014, ed esigere dai proponenti la presentazione di un nuovo progetto, che tagli drasticamente le cubature (ora 1 milione di metri) per ricondurle dentro al Piano regolatore.

LE CARTE
Per questo negli ultimi mesi si sono susseguite tre differenti richieste all'Avvocatura del Comune per capire se in caso di annullamento della delibera davvero i consiglieri comunali rischierebbero di dovere pagare il danno economico a Eurnova e Parsitalia, le società che si occupano del maxi progetto edilizio. Bene, proprio in queste ore è stato completato il terzo parere, che rassicurerebbe la maggioranza M5S. Dunque, l'exit strategy è pronta: annullamento della delibera, ai proponenti si chiederà di presentare un nuovo progetto che riveda drasticamente al ribasso le cubature senza variante al Piano regolatore. Ben oltre quel taglio di circa il 20 per cento che era stato ipotizzato martedì quello che aveva causato la reazione stizzita di Paolo Berdini, che aveva formalizzato le dimissioni. Perché sono tre i pareri? C'era già stato una richiesta, nelle settimane scorse, che comunque metteva in guardia di fronte al possibile risarcimento del danno per le spese di progettazione ai privati. Non solo: il 13 febbraio, proprio la sera prima delle dimissioni, a sorpresa Berdini aveva inviato una seconda richiesta all'Avvocatura del Comune in cui puntava il dito sul fatto che la legge sugli stadi richiede che sia formalizzato il fatto che l'impianto è destinato a una società sportiva e questo elemento, secondo l'ex assessore, andava chiarito. A questa richiesta però l'Avvocatura non ha dato risposta poiché poi il giorno successivo Berdini ha annunciato le dimissioni. Arriviamo così all'ultima puntata: Virginia Raggi capisce che su questo tema rischia di perdere la fiducia della sua maggioranza. Chiede quindi all'Avvocatura di capire quali siano le possibili conseguenze in caso di annullamento della delibera su Tor di Valle, quella che oggi è oggetto delle valutazioni della conferenza dei servizi in Regione e che dovrà chiudersi entro il 3 marzo. In conferenza dei Servizi è depositato un parere negativo di Roma Capitale sul progetto per lunedì è attesa la revoca della delibera.

LA TRATTATIVA
La Raggi, assediata dalla base e da gran parte dei consiglieri comunali, lavora per il ritiro. Tenendo aperto anche un canale con la Roma e i costruttori per arrivare a una intesa in un nuovo progetto, che rivede anche le opere pubbliche, e si torna in consiglio comunale a votare la pubblica utilità. Ovviamente, i tempi si allungano. Finora sono già passati più di due anni. Ma a spingere sul ritiro della delibera c'è anche il parere consegnato l'altro giorno dal gruppo consiliare regionale del Movimento 5 Stelle, frutto non solo dei legali pentastellati, ma anche della consulenza di Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Corte di Cassazione, uno di quelli che compare nel pantheon di M5S, tanto che fu anche proposto come candidato a presidente della Repubblica. Questo parere è perentorio: non si può variare la classificazione dell'area da r4 a r3 (quella sul rischio idrogeologico) fino a quando non saranno state realizzate le opere di messa in sicurezza; la modifica del progetto, vale a dire il taglio delle cubature del 30 per cento ipotizzato nell'incontro con i proponenti della settimana scorsa, non può essere fatta all'interno dello stesso progetto e della stessa conferenza dei servizi; le opere concesse ai privati per garantire l'equilibrio- economico finanziario, secondo i legali del Movimento 5 Stelle della Regione, devono essere funzionali alla fruibilità degli impianti. Ragionamenti che stanno spingendo il Campidoglio ad accarezzare il tasto «reset».
Simone Canettieri
Mauro Evangelisti

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«Stop agli scempi urbanistici» Maggioranza contro Virginia (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 17 febbraio 2017)
Consiglieri pentastellati in aula Giulio Cesare
Quasi tutto il gruppo consiliare in disaccordo sullo stadio: «Nessun compromesso possibile». Si allarga la fronda tra i pentastellati: anche la Lombardi si schiera per il «no»

Sullo stadio Virginia Raggi stava perdendo l'appoggio della maggioranza e della base, per questo dopo l'apertura dell'altro giorno che aveva causato le dimissioni di Berdini, nelle ultime ore sembra voler fare indietro tutta, tanto far trapelare per la prossima settimana addirittura la revoca della delibera sulla pubblica utilità. Ipotesi che dal Campidoglio in tarda serata frenano: «C'è una trattativa in corso che può comprendere tutto». Cosa sta succedendo nel Movimento 5 Stelle? Non hanno vacillato dopo l'arresto di Marra, le polizze di Romeo, le rocambolesche e velenose dimissioni degli assessori Minenna, Muraro e Berdini. La fiducia nei confronti di Virginia Raggi del gruppo consiliare, ma anche di buona parte della base, è rimasta inalterata perfino dopo questi incidenti di percorso. Ma sull'ipotesi di un accordo per il megaprogetto di Tor di Valle, sia pure con limatura delle cubature, la rivolta è esplosa. È attesa per oggi la presa di posizione (via facebook) della deputata Roberta Lombardi contraria al progetto e a favore del ritiro della delibera. Un affondo che si unisce alle perplessità di attivisti, e anche di numerosi consiglieri municipali, che hanno invaso Facebook, spedito mail ai consiglieri comunali, chiesto a Grillo di convocare un voto on line, per dire no alla colata di cemento di Tor di Valle, quella che Berdini ha definito «la più grande speculazione edilizia europea». E i consiglieri comunali, anche quelli che erano stati possibilisti, ora sono pronti a ribellarsi, a dire che sullo stadio non seguiranno Virginia se accetterà il compromesso emerso dal tavolo della trattativa della settimana scorsa con la Roma. Se inizialmente erano una decina coloro che si erano sbilanciati senza timore contro l'ipotesi di compromesso, nelle ore successive almeno l'80 per cento dei consiglieri era pronto alla rivolta.

LA RIVOLTA
Un esempio: l'altro giorno, in Campidoglio, anche i parlamentari M5S che fanno da tutor alla Raggi, Alfonso Buonafede e Riccardo Fraccaro, si sono trovati in difficoltà e alle corde nella lunga riunione sullo stadio al quale hanno partecipato consiglieri comunali. Cristina Grancio nel gruppoM5Sè tra le più ostili al progetto e ha attaccato dicendo in sostanza: volete per forza farci dire sì a questa speculazione che va contro il programma del Movimento 5 Stelle. E se ormai di default in Campidoglio rettificano qualsiasi indiscrezione, va detto che la Grancio ha anche messo nero su bianco su Facebook il suo no a questo progetto: «Il programma di urbanistica 5 stelle è chiarissimo. Come furono chiarissime le posizioni di 4 consiglieri quando erano all'opposizione, e che già all'epoca parlavano di scempio urbanistico e di illegittimità. Se si vogliono cambiare scenari, ritengo sia indispensabile e necessario che gli attivisti si pronuncino nuovamente. Questo è un punto essenziale e dirimente, al quale non intendo rinunciare». La lista dei consiglieri che si oppongono al compromesso su Tor di Valle si sta però allungando e comprenderebbe Daniele Diaco, Andrea Coia, Gemma Guerrini, Donatella Iorio (che è anche presidente della commissione urbanistica che su Facebook conferma di avere partecipato all'incontro con la Roma,«manon ho mai rilasciato dichiarazioni»), Carola Penna, Maria Teresa Zotta, Tranchina, Alessanda Agnello, Nello Angelucci. Nel vertice dell'altro giorno hanno partecipato anche i consiglieri regionali di Roma e provincia, e tra gli altri Devid Porrello e Silvana De Nicolò, sono stati molto duri nel chiedere il ritiro della delibera. Ecco perché, di fronte al rischio di trovarsi sola, la Raggi sta pensando al passo indietro.
S.Can.
M.Ev.

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Stadio, Malagò: «Felice della svolta» (Corriere dello Sport, 17 Febbraio 2017)

Roma - Il Coni sa già che cosa fare dell'Olimpico quando (e se) i giallorossi andranno a giocare nel nuovo impianto di Tor di Valle. Ieri il numero uno dello sport italiano Giovanni Malagò ha detto al Tg2: «Ogni squadra di livello, non necessariamente di Serie A, deve potersi dotare di un proprio stadio. Noi proporremo l'Olimpico sul mercato dell'entertainment non solo sportivo. Sono stato molto felice di sentire il sindaco Virginia Raggi dire che lo stadio si farà, alle condizioni del Comun».
I tecnici continuano a lavorare alle modifiche per mettere in bella, più che trovare, un punto di caduta che metta d'accordo tutte le esigenze. Giovedì prossimo ci sarà l'incontro ufficiale tra Roma e Comune: dovrebbe definire i dettagli dell'ultimo sprint verso l'approvazione. Non sarà troppo presto: il 3 marzo la conferenza dei servizi si chiuderà con un sì o con un no (scenario quest'ultimo che aprirebbe le porte al ricorso e alla richiesta di risarcimento da parte del club). Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha ribadito: «Finché non ci sono atti amministrativi, per noi non cambia nulla». Tra tante pretese pittoresche, ha senso quella di Lucia Ercoli, direttrice di Medicina Solidale, che propone la creazione, nell'ambito del complesso, di un centro di sostegno di quartiere. Nell'accordo potrebbe entrare un programma comune di messa in regola degli impianti sportivi delle periferie romane, vecchio pallino dell'assessore Daniele Frongia.

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Göbbels je fa na pippa a sti pennivendoli. Solo belle notizie, non je rovinamo la giornata... Pensa noi al loro posto... "Lazio, per lo stadio è finita!" :asrm

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LA SINDACA E LA SCELTA SCELLERATA (Corriere della Sera ed. Roma, 17 Febbraio 2017)
di Sergio Rizzo

Fa un certo effetto leggere oggi queste parole, contenute in un esposto presentato il 3 dicembre 2014 alcuni esponenti del Movimento 5 stelle alla Procura della repubblica. Testuale: «La scelta dell'area è scellerata». L'area in questione, per inciso, è quella su cui dovrebbe sorgere il complesso immobiliare ora oggetto di trattative serrate fra la Roma calcio e il Campidoglio, dopo che la giunta Raggi si è liberata del peggiore avversario di quel progetto, l'ex assessore all'urbanistica Paolo Berdini. Fa effetto soprattutto per le firme in calce. C'è innanzitutto quella della stessa Virginia Raggi, oggi sindaca di Roma, accanto a quelle di Daniele Frongia, assessore allo sport, Marcello De Vito, presidente del Consiglio comunale, ed Enrico Stefano, suo vice. Lì dentro c'è scritto che «a parere degli scriventi» l'interesse pubblico non esiste. Che il progetto «impatta negativamente sull'ambiente ed il paesaggio» e che «la scelta dell'area è scellerata, altro che ottimale» . Per arrivare a concludere: «Pertanto appare chiaro che l'intero procedimento di approvazione dell'impianto sportivo sia un'enorme speculazione immobiliare avente lo scopo fraudolento di assicurare enormi vantaggi economici a società private a scapito degli enti pubblici coinvolti». Sarebbe ora interessante sapere, tanto per la cronaca, che fine ha fatto l'esposto. Ma chi si interroga sui crescenti mal di pancia che sulla vicenda dello stadio della Roma agitano il popolo grillino trova già qui una risposta.

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Stadio, i consiglieri dall'avvocato (Corriere della Sera ed Roma, 17 Febbraio 2017)
La fronda interna al M5S cerca la strada per bloccare la delibera Marino e far saltare l'affare

Una verifica sull'iter del progetto «Stadio della Roma» e sugli eventuali rischi in caso di stop in Assemblea. Nonostante il pericolo di una «causa multimilionaria» evocato da Raggi e l'endorsement all'opera dei big M5S, Alessandro Di Battista e poi Luigi Di Maio, i dissidenti grillini in Campidoglio si sono rivolti agli avvocati per capire se si può annullare la delibera di interesse pubblico sul progetto di Tor di Valle. Così ieri in Campidoglio è entrato un faldone coi pareri legali chiesti dai consiglieri M5S per stoppare il piano. Anche se Roma e Parnasi hanno appena rivisto le planimetrie con la sforbiciata di un quarto del cemento. Dopo le scintille nel summit di maggioranza, il fronte anti-stadista del Movimento prova l'ultima carta. Un approfondimento sulle parole della sindaca. Quella maxi causa che Raggi lega allo stop di un percorso «eredità di Marino e del Pd». Un rischio che non convince né la base né alcuni consiglieri, adesso a pressare per il rispetto degli antichi proclama. E che non convince nemmeno l'avvocatura del Campidoglio, secondo cui il rischio causa sarebbe ridotto e dilatato in una battaglia legale lunga due o tre lustri (nel caso però il Comune dovrebbe congelare 500 milioni sul bilancio come accantonamento per contenzioso). In un esposto presentato in procura il 3 dicembre 2014 anche con le firme di Marcello De Vito, Daniele Frongia ed Enrico Stefano, Raggi definì «scellerata » la scelta dell'area di Tor di Valle. E adesso una porzione della sua maggioranza le chiede conto di quelle parole e spinge per annullare la pubblica utilità prima della conclusione dell'iter in Conferenza dei servizi, il 3 marzo. «Stiamo lavorando in tutte le direzioni», conferma il consigliere grillino Fabio Tranchina uscendo dal palazzo del Comune. E, in effetti, le riunioni sulla questione stadio continuano allargando la forbice tra i due fronti. Da una parte i favorevoli allo stadio, una linea che tiene conto sia dell'opportunità politica di concedere un sì dopo una miriade di no sia delle grane legali per l'eventuale stop; dall'altra gli ortodossi come Maria Teresa Zotta, Cristina Grancio, Andrea Coia, Daniele Diaco e Annalisa Bernabei che, così come la base, il progetto di Tor di Valle non lo vogliono nemmeno a cemento ridotto di un quarto. Nel mezzo i mediatori Marcello De Vito, Marco Terranova e Pietro Calabrese. Ma di sicuro l'assenza di una posizione unica induce Raggi a fare i calcoli in funzione dell'eventuale variante al piano regolatore. La Roma e Parnasi, del resto, hanno portato in Conferenza dei servizi il parere dell'avvocato Angelo Clarizia, uno dei massimi esperti in diritto amministrativo, secondo cui la variante è implicita, conseguente «all'approvazione del progetto preliminare ad opera del Comune ». Per Raggi, che oggi alle 16 saluterà i suoi supporter («Virginia non sei sola») sotto al Campidoglio, potrebbe essere una scorciatoia per bypassare lo scontro interno. Ma ai piani alti del M5S, da dove è arrivato l'input a trattare con i proponenti, il problema è un altro: sostenere il progetto con la variante o lasciare che l'iter si completi senza firme M5S? Nel secondo caso, però, l'ok allo stadio non avrebbe il valore politico di un sì. Intanto l'urbanista Lucina Caravaggi è stata contattata per sostituire Paolo Berdini.
Andrea Arzilli

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Stadio, ora lo scontro è tutto a Cinque Stelle (Il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2017)
Il fedelissimo della Lombardi rassicura i consiglieri: se dite no, non vi faranno causa
PAOLA ZANCA

Da una parte c'è lui, l'avvocato Alessandro Canali, consulente legislativo del gruppo 5 Stelle in Regione Lazio, salito agli onori delle cronache dopo la convocazione in Procura a proposito del dossier contro Marcello De Vito. Dall'altra ci sono loro, i deputati M5S Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, emissari delle volontà di Beppe Grillo, delegati da Luigi Di Maio alla gestione degli Enti Locali. In mezzo, i consiglieri comunali del Movimento: quei 33 "portavoce" che condividono con Virginia Raggi la responsabilità di dire sì o no allo stadio della Roma e soprattutto alle ingombranti cubature che gli stanno attorno. OG NU NO dei protagonisti di questa storia gioca la sua parte in commedia. E mercoledì pomeriggio in Campidoglio si sono ritrovati per la prima volta a recitarla tutti insieme. L'avvocato Canali - che, va ricordato, è un fedelissimo di Roberta Lombardi, a sua volta acerrima nemica di Virginia Raggi - era lì per illustrare il parere legale che il gruppo dei consiglieri regionali con cui collabora ha chiesto allo studio Imposimato sulla questione delle questioni: rischiano, i grillini, cause milionarie se bocciano il progetto Parnasi&Pallotta?

PICCOLA PARENTESI per i meno avvezzi alla materia: esiste una delibera, approvata durante l'era Marino, che dichiara l'interesse pubblico dell'opera visto che l'accordo coi costruttori - oltre allo stadio e alle "torri" - prevede una serie di compensazioni a beneficio della città (trasporti, strade, messa in sicurezza dell'area a rischio idro-geologico). Ecco, tornando a Canali e al parere chiesto dai grillini laziali: se si ritira quella delibera, si sono domandati, cosa rischia il Comune? Niente, sostiene lo studio Imposimato, perché l'interesse pubblico finisce dove comincia il milioncino di metri cubi che comprenderà uffici, negozi, alberghi e che, adesso, Raggi e i suoi, vorrebbero far scendere almeno a 650 mila. Così l'altroieri, il lomba rdiano Canali era lì a tranquillizzare i consiglieri: nessuno farà causa al Comune, tantomeno a voi eletti. Insomma: votate per il ritiro. Dall'altra parte del tavolo, i due ambasciatori dei vertici M5S la vedevano in tutt'altra maniera. Oltre alla grana legale, per loro la questione è politica: i 5 Stelle capitolini, che finora non hanno brillato in efficienza, non possono permettersi un altro no, checché ne dicano gli ortodossi della "base". Ieri, sul blog, è arrivato il diktat agli attivisti (Francesco Sanvitto su tutti) che a Roma chiedono un incontro tra la sindaca e gli anti-stadio: "Gli unici titolati a parlare sono gli eletti", ha ammonito Grillo. La scadenza del 3 marzo – quando il progetto dovrà avere un sì o un no in Conferenza dei Servizi – è dietro l'angolo: la Regione Lazio non accetterà modifiche alle opere pubbliche previste dalla delibera Marino, ipotesi non proprio remota se i costruttori dovessero acconsentire a un taglio delle cubature previste. Resta un ultimo appiglio per i contrari: il parere dell'avvocatura comunale, che dovrà esprimersi sulla legittimità dell'accordo siglato da Marino. Quel giorno, comunque finisca, la guerra interna sarà appena cominciata.

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Ma come possono fare causa a un progetto che fa acqua dappertutto e soprattutto non c'è pubblica utilità .

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Citazione di: MisterFaro il 16 Feb 2017, 22:45
A parte che fa finta di non capire la differenza tra doppi sensi che prendono in giro in quanto tale un'appartenente a un gruppo di popolazione discriminato (nel caso specifico le donne) e quelli che prendono i giro persone appartenenti ad elite privilegiate (nel caso specifico i papi)

Infatti mo' non esageriamo a santificare sgarbi che è un personaggio molto molto discutibile.
Poi certo anche l'orologio rotto segna l'ora giusta un paio di volte al giorno.

gentlemen

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Lunedì potrebbe esserci un colpo di scena in merito al progetto del nuovo Stadio della Roma di Tor di Valle. Come scrive Il Messaggero, in Comune è sempre più forte l'idea di ritirare la delibera sulla pubblica utilità dell'impianto. A quel punto il progetto e l'iter amministrativo sarebbero tutto da rifare. «Lunedì - spiegano fonti parlamentari del M5S - potrebbe esserci il colpo di scena: il ritiro dell'atto».

ssl1900

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L'ortodossa M5s Lombardi: "Annullare subito la delibera di pubblica utilità per lo stadio a Tor di Valle

"Questa è Roma e io non ci sto a vederla martoriata per soddisfare la volontà di qualche imprenditore. Bisogna annullare subito la delibera che stabilisce la pubblica utilità. Mi auguro che l'amministrazione capitolina faccia la scelta giusta e chieda al proponente di avanzare dunque un nuovo progetto che rispetti la legge e la Capitale".  Con questo post su Facebook la deputata romana del M5s Roberta Lombardi. L'uscita dell'esponente della linea ortodossa a Cinque stelle arriva nella giornata in cui, alle 16 in Campidoglio, è annunciato un sit-in di sostegno alla sindaca Raggi con lo slogan "Virginia non sei sola".
E proprio nella direzione dell'annullamento della delibera approvata nella coniliatura precedente, quando il sindaco era Ignazio Marino - va la richiesta di Raggi un parere all'Avvocatura comunale per mettere il Campidoglio al riparo da una richiesta di risarcimento danni da parte della Roma. Dopo le dimissioni di Paolo Berdini dall'Urbanistica soprattutto per i contrasti sulla vicenda stadio, e mentre prosegue il casting grillino alla ricerca dei suoi sostituti anche ai Lavori pubblici, alla fine la linea vincente potrebe risultare proprio quella di Berdini, nonostante tre giorni fa il vicesindaco Luca Bergamo si fosse detto ottimista sulla realizzazione dell'impianto a Tor di Valle.

E su Tor di Valle, tra i Cinque stelle, parla anche Luigi Di Maio, intervistato da Radio Anch'io su Radio1: quello sullo stadio è un dibattito "surreale perché i cittadini, anche quelli romani, non capiscono perché parliamo di queste cose quando le periferie sono messe male. Anche i tifosi della Roma hanno problemi ad arrivare a fine mese. Noi non siamo mai stati favorevoli al progetto iniziale, ma ci sono delle trattative in corso per vedere se si possono mettere insieme i nostri valori e la possibilità di portare a termine il progetto" ha aggiunto il deputato.

Molto più lungo e diretto il post di Lombardi: "Un milione di metri cubi e uno stadio, un solo stadio. Grattacieli, business park, l'equivalente di oltre 200 palazzi in una zona disabitata da secoli. Sapete perché? Perchè è a fortissimo rischio idrogeologico. Se non è questa una grande colata di cemento, allora cos'è?" . E ancora: "Sono sempre stata schietta e ho sempre fatto della coerenza un valore imprescindibile. Non solo in politica, ma nella vita. E anche questa volta lo dico senza mezzi termini: questo non è un progetto per la realizzazione di uno stadio, questo è un piano di speculazione immobiliare che una società statunitense vuole portare avanti ad ogni costo in deroga al nostro piano regolatore, nell'esclusivo interesse di fare profitto sulle nostre spalle. E noi non possiamo permetterlo".
Il richiamo è al Campidoglio: "Siamo arrivati al governo della Capitale garantendo che avremmo segnato un punto di discontinuità con il passato. Questo progetto, approvato dall'ex giunta Marino, non è realizzabile. Lo dico da romanista convinta, come sanno molti di voi, ma qui dobbiamo fare tutti uno sforzo in più e capire che si sta parlando della nostra città. Dove siamo cresciuti, dove continueremo a crescere e dove cresceremo i nostri figli. Questa è Roma e io non ci sto a vederla martoriata per soddisfare la volontà di qualche imprenditore".

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SI' ALLO STADIO DELLA ROMA, MA NON CON QUESTO PROGETTO
Un milione di metri cubi e uno stadio, un solo stadio. Grattacieli, business park, l'equivalente di oltre 200 palazzi in una zona disabitata da secoli. Sapete perché? Perche' e' a fortissimo rischio idrogeologico. Se non è questa una grande colata di cemento, allora cos'è?
Sono sempre stata schietta e ho sempre fatto della coerenza un valore imprescindibile. Non solo in politica, ma nella vita. E anche questa volta lo dico senza mezzi termini: questo non è un progetto per la realizzazione di uno stadio, questo è un piano di speculazione immobiliare che una società statunitense vuole portare avanti ad ogni costo in deroga al nostro piano regolatore, nell'esclusivo interesse di fare profitto sulle nostre spalle. E noi non possiamo permetterlo. Per anni i costruttori a Roma hanno fatto così: compravano terreni e poi si accomodavano le destinazioni, rendendole edificabili, grazie alla compiacenza della politica. Ebbene, il M5S questo non può permetterlo. Siamo arrivati al governo della Capitale garantendo che avremmo segnato un punto di discontinuità con il passato. Questo progetto, approvato dall'ex giunta Marino, non è realizzabile. Lo dico da romanista convinta, come sanno molti di voi, ma qui dobbiamo fare tutti uno sforzo in piu' e capire che si sta parlando della nostra città. Dove siamo cresciuti, dove continueremo a crescere e dove cresceremo i nostri figli. Questa è Roma e io non ci sto a vederla martoriata per soddisfare la volontà di qualche imprenditore. Bisogna annullare subito la delibera che stabilisce la pubblica utilità. Mi auguro che l'amministrazione capitolina faccia la scelta giusta e chieda al proponente di avanzare dunque un nuovo progetto che rispetti la legge e la Capitale.

Redazione Lazio.net

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(Il Tempo, 17 febbraio 2017)




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L'ho sempre scritto, una cosa sono le interviste, i commenti, i litigi, altro sono gli atti formali; mettiamoci pure che la pura propaganda filoromanista è fortissima ed abbiamo questa  discrasia fra quello che realmente è e quello che viene pubblicizzato.
D'altronde lo ripete pure il Presidente della Regione Lazio Zingaretti, "al momento l'unico atto formale del Comune agli atti è il parere negativo".

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Notare l'inciso "A Madrid approvato in un batter d'occhio l'ampliamento del Bernabeu".
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