Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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AquiladiMare

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Citazione di: GoodbyeStranger il 17 Feb 2017, 18:00
infatti all'Olimpico non ci gioca nessun altro...

Luride merde

:asrm


Al CONI sanno che se passa lo stadio della riomma anche la Lazio si preparerà il suo....


pan

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.. che, per come va sempre, noi finiremo e inaugureremo per primi. ;)

cartesio

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Non lo escluderei, e mi darebbe enorme soddisfazione.

cry

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Citazione di: pan il 17 Feb 2017, 21:35
.. che, per come va sempre, noi finiremo e inaugureremo per primi. ;)
goduria pazzesca

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seagull

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Già vendono i biglietti o abbonamenti

http://www.stadiodellaroma.com/en/tickets

Ma questo sito, in inglese, chi lo capisce? Carpe Diem.

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Vincolo culturale su Tor di Valle, nuovo stadio sempre più in bilico (Corriere della Sera, ed. Roma, 18 febbraio 2017)
di Paolo Conti

Colpo di scena nella sempre più intricata vicenda dello Stadio della Roma. La titolare della Soprintendenza statale archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Roma, architetto Margherita Eichberg, ha comunicato il 15 febbraio scorso «l'avvio di dichiarazione di interesse particolarmente importante» dell'Ippodromo di Tor di Valle per quanto riguarda la tribuna e il sedime della pista (cioè l'area su cui poggia).
Vengono anche avviate «misure di tutela indiretta» per «assicurare le condizioni di prospettiva e di visuale del complesso». E' l'inizio dell'iter che approderà al definitivo vincolo.

Nel documento (inviato ai vertici del ministero ma soprattutto all'Ufficio della sindaca Virginia Raggi) si parla della tribuna «progettata dall'architetto di fama internazionale Julio Garcia Lafuente» come di «un esempio rilevante di architettura contemporanea ma anche di soluzione tecnico-ingegneristica e di applicazione tecnica industriale in fase di realizzazione».

La tribuna, afferma la Soprintendente, «costituisce un unicum dal punto di vista dimensionale» e la forma «del paraboloide iperbolico permette soluzioni continue di spessori minimi». In più viene sottolineato come l'Ippodromo «rivela una concezione progettuale fondata sullo studio del contesto territoriale» proteggendo «le caratteristiche tipologiche di contesto agrario». Un vincolo che, di fatto, contiene anche l'elogio di un progetto che non ha sfigurato l'Agro romano ma lo ha rispettato.

Il vincolo indiretto prevede che l'area vicina «sia lasciata libera da opere in elevato, ad eccezione dei manufatti esistenti, per i quali, in caso di sostituzione, non dovranno essere superate l'altezza e la densità attuali». Nel documento si ricorda inoltre «la necessità di sottoporre alla preventiva valutazione di questa Soprintendenza di settore qualsiasi intervento riguardante il bene in oggetto», cioè l'Ippodromo.

In quanto al «vincolo indiretto» si ricorda in chiusura, per una seconda volta, che «l'area dovrà essere lasciata libera da ogni opera in elevato, tranne che nella zona degli attuali manufatti, dove le altezze di eventuali opere non dovranno superare quella delle esistenti». A termine di legge - è l'ulteriore precisazione messa in evidenza nel documento - ci sono 80 giorni di tempo per produrre «osservazioni e memorie scritte».

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Belle arti e brutto guaio Roma, stoppato lo stadio (Gazzetta dello Sport, 18 febbraio 2017)
A pochi giorni dalla conclusione della Conferenza di servizi spunta un vincolo della Soprintendenza sull'ippodromo: «Niente impianto lì»

ALESSANDRO CATAPANO roma
Ultimo stadio, forse ci siamo davvero arrivati. Perché alla fine di un'altra giornata di passione a Cinque stelle – iniziata con la bordata della deputata Lombardi («Bisogna annullare subito la delibera che stabilisce la pubblica utilità»), proseguita con la tirata d'orecchie di Grillo («Decidono la Giunta e i consiglieri, i parlamentari pensino al loro lavoro»), conclusa (si pensava) con l'annuncio semi-shock dell'assessore allo Sport (ex vicesindaco, comunque fedelissimo della Raggi) Daniele Frongia («L'unica certezza è che la delibera Marino andrà cambiata») – arriva un colpo durissimo, che, stavolta sì, mette davvero a repentaglio il buon esito del progetto Tor di Valle. «In quell'area lo stadio non si può fare».

IL DOCUMENTO Non lo dice l'ex assessore all'Urbanistica Berdini, ma la Soprintendenza archeologica del Comune di Roma, che ieri ha comunicato a sindaca, Regione e società proprietaria del terreno, la Eurnova di Luca Parnasi, «di aver avviato il procedimento di dichiarazione di interesse particolarmente importante del manufatto» e – sta scritto nel documento ufficiale – «il contestuale avvio del procedimento per la prescrizione di misure di tutela indiretta». Il «manufatto» è il celebre ippodromo, inaugurato nel 1959, un gioiello architettonico, in particolare la tribuna; le «prescrizioni di tutela indiretta», invece, le spiega il documento poco più avanti: «L'area dovrà essere lasciata libera da ogni opera in elevato – scrive il Soprintendente architetto Margherita Eichberg –, tranne che nella zona degli attuali manufatti, dove le altezze di eventuali opere non dovranno superare quella delle esistenti». Tradotto: dove non c'è nulla non si può costruire nulla; dove c'è la tribuna al massimo se ne può tirare su una uguale. Ergo, dove lo piazziamo lo stadio della Roma? Perché è proprio l'impianto calcistico, prima che tutto il resto, ad essere messo in discussione. Per intenderci: se ha ragione la Soprintendenza, nemmeno la versione di Berdini (stadio e poco altro nei limiti concessi dall'attuale piano regolatore) può passare. Altro che variante.

LO SCENARIO È la pietra tombale? Piano. La vicenda non è limpida. A parte discutere delle ragioni per cui si è mossa la Soprintendenza (tutelare «la prospettiva del manufatto» e «il suo rapporto con il contesto di ambientamento»), c'è da chiedersi perché questo parere arrivi e venga diffuso solo ora, a pochi giorni dalla conclusione della Conferenza di servizi, a due anni e due mesi dall'approvazione della delibera di pubblica utilità e ad almeno tre dall'invio del primo studio di fattibilità. Un lungo arco temporale in cui i soggetti proponenti, Roma e costruttore, hanno tirato fuori complessivamente circa 60 milioni di euro. Cosa succederà ora? La Soprintendenza non lascia spazio a dubbi. «Il vincolo è ineludibile», dice il Mibact. Per questo, è probabile che la Conferenza prenderà atto dell'avvio della procedura e, conseguentemente, non darà parere favorevole al progetto. E pure se ignorasse la comunicazione della Soprintendenza, una volta conclusa la procedura non potrebbe non tenerne conto. Però, Roma e Parnasi non si arrendono. Spazi per l'ulteriore proroga di un mese? Sarebbe già qualcosa. Una causa multimilionaria? Chissà. Certo, arrivati a tanto, questa storiaccia fa venire qualche brutto pensiero e un atroce dubbio. Non è che il problema è Tor di Valle più che le torri? Non è che questo stadio si deve fare per forza da un'altra parte? E, infine: ma senza nuovo stadio che farà Pallotta, che ne sarà della Roma? Allegria.

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Il vincolo su Tor di Valle che può bloccare il cantiere dello stadio (La Repubblica, Ed. Roma, 18 Febbraio 2017)
La soprintendenza ha messo sotto tutela dello Stato la struttura del vecchio ippodromo e le aree intorno Il parere decisivo degli esperti interpellati dal Mibact
PAOLO BOCCACCI CARLO ALBERTO BUCCI

Un colpo al cuore del progetto dello stadio, il nuovo Colosseo, sogno della Roma di James Pallotta e del costruttore Luca Parnasi, che dovrebbe sorgere nell'area dell'ex Ippodromo a Tor di Valle. La soprintendente all'Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Roma, Margherita Eichberg, ha firmato l'avvio del "procedimento di dichiarazione di interesse culturale" per l'Ippodromo, per arrivare al vincolo. Ma non solo. Per il principio della "tutela indiretta" scatta l'assoluta inedificabilità anche di tutta la zona intorno. E dunque lo stadio e il business park con le tre torri disegnate da Libeskind dovrebbero trovare un'altra sede. La lettera è stata inviata nel pomeriggio di ieri per posta certificata alla sindaca Virginia Raggi e a Eurnova, la società a cui fa capo la proposta del club giallorosso. Dal momento in cui ha ricevuto la comunicazione Eurnova deve "sottoporre alla preventiva valutazione di questa Soprintendenza di settore qualsiasi intervento riguardante il bene in oggetto". E avrà 80 giorni per "produrre eventuali osservazioni o memorie scritte". LE motivazioni con le quali la soprintendente dà il via alla procedura per il vincolo, dopo il parere positivo già espresso dai Comitati tecnico-scientifici del ministero per i Beni culturali riuniti sotto la guida del presidente, l'architetto Giovanni Carbonara, uno dei più noti restauratori dell'architettura del '900, vanno ricercate nella storia dell'impianto inaugurato nel 1959 in previsione delle Olimpiadi del '60.
E non è tutto. I Comitati tecnico scientifici, gruppo di super esperti a cui il ministero si affida per avere consigli sulle decisioni da prendere in materia di tutela e non solo, si sono anche schierati per il "no" complessivo al progetto dello stadio della Roma, da esprimere in sede di conferenza dei servizi.
Per la parte architettonica, l'interesse maggiore è dato dalla tribuna dell'Ippodromo, disegnata da un celebre progettista, Julio Garcia Lafuente, con l'aiuto degli ingegneri Rebecchini, Benedetti e Birago. Una soluzione considerata dagli storici un modello per l'innovazione delle tipologie e la modernità tecnica: undici "ombrelli" sostenuti da un solo pilastro di 19 metri e mezzo, ai suoi tempi un esempio unico, secondo gli studiosi. Inoltre un valore, secondo la soprintendente, hanno l'impianto dell'ippodromo e le sue relazioni con l'architettura del vicino Eur.
Anche la bibliografia non manca, dal Censimento nazionale delle architetture italiane del secondo Novecento alla Guida all'architettura di Roma di Giorgio Muratori del 2007, molti sono gli studi che evidenziano il valore artistico e culturale dell'impianto architettonico di Roma 1960. Inoltre, secondo gli esperti dei Comitati, l'area intorno all'Ippodromo andrebbe tutelata per non perdere la visione originaria dell'Ippodromo nel contesto agrario degli intervent di bonifica degli anni Trenta.
I Comitati tecnico-scientifici del Mibact hanno condiviso la necessità della tutela e le ragioni esposte dalla Eichberg. Per quanto riguarda le tre torri, gli esperti parlano di un'altezza inusitata per Roma e la paragonano al grattacielo di Sky all'Eur, che, pur essendo alto circa la metà, 120 metri, già è un elemento che modifica di molto le visuali della zona.
Ancora. Non risulta attivata la procedura della verifica preventiva dell'interesse archeologico, già richiesta più volte dalla soprintendenza. Un rischio, quello di scoprire reperti archeologici, che sarebbe fortissimo avvicinandosi al tracciato della via Ostiense, al fosso di Vallerano e al raccordo dell'autostrada per Fiumicino. Ma più tranchant è l'opinione dei Comitati sulle architetture della tribuna. Demolirla, anche solo in parte, è assolutamente inaccettabile per gli studiosi e d'altronde una sua conservazione integrale sarebbe stata rifiutata dai costruttori.
Inoltre i Comitati sottolineano ciò che in questi mesi è stato spesso evidenziato: il piano regolatore preveda per Tor di Valle costruzioni per 112mila metri quadrati, mentre tutto il pacchetto stadio ne occuperebbe 354 mila. E per quanto riguarda il parere da esprimere alla conferenza dei servizi (nel precedente passaggio c'era solo un "progetto generico di fattibilità") questo dovrebbe essere, affermano, "negativo": vanno tutelate le espressioni dell'architettura del Novecento, come l'Ippodromo, e il paesaggio intorno.
Fin qui il Mibact. E intanto ieri un altro intervento sullo sta- dio dell'assessore allo Sport Frongia. «C'è bisogno» ha detto «di approfondimenti che avremmo dovuto fare prima. Dobbiamo compensare il tempo perso dall'assessore Berdini. Una certezza ce l'abbiamo: la delibera di Marino certamente non verrà portata avanti così com'è». Ma forse il destino del progetto ormai è segnato.

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Lo stop dei "burocrati" che così salvano il paesaggio (La Repubblica ed. Roma, 18 febbraio 2017)
TOMASO MONTANARI

DIALOGANDO amabilmente con Matteo Salvini, Maria Elena Boschi si era impegnata in diretta televisiva (a Porta a Porta, il 16 novembre scorso) a chiudere le soprintendenze («io sono d'accordo diminuiamo le soprintendenze, lo sta facendo il ministro Franceschini. Aboliamole, d'accordo») dopo la vittoria del Sì al referendum costituzionale. Sappiamo com'è finita: e, per ora, le soprintendenze ci sono ancora. E dunque le amministrazioni comunali non possono fare proprio quello che vogliono del territorio e del patrimonio culturale delle loro città.
SEGUE A PAGINA II
TOMASO MONTANARI
È COSÌ che un paletto molto ingombrante, o addirittura esiziale, per la mega speculazione Parnasi è stato piantato proprio dagli uffici periferici del Ministero per i Beni Culturali. Il vincolo che ieri sera è stato firmato dalla soprintendente di Roma Margherita Eichberg non solo impedisce la distruzione dell'Ippodromo di Tor di Valle, tutelando un edificio importante (e, ironia della sorte, anche la memoria storica delle Olimpiadi romane del 1960), ma, bloccando praticamente i lavori in tutta la famosa particella 19, costringe la Conferenza dei servizi sullo Stadio a fermarsi.
E ora si aprono due possibilità. La prima è che tutto il progetto si fermi, e che gli attori internazionali di questa speculazione migrino altrove, secondo le logiche rapaci della creazione del denaro dal cemento. La seconda è che invece si sia disposti a rivedere, correggere, riscrivere il progetto, sostituendo un vero parco all'attuale colata di cemento. Mille ragioni — dall'assetto idrogeologico di Tor di Valle al sistema dei trasporti — renderebbero preferibile la prima, più radicale soluzione: ma in ogni caso l'intervento della tanto denigrata "burocrazia" della soprintendenza sta rendendo al futuro della città e al bene comune uno straordinario servizio.
È impossibile non rilevare la singolarità della situazione. Pochi giorni fa, la magistratura ha sequestrato il cantiere di un villaggio turistico che massacrava il meraviglioso paesaggio e il patrimonio archeologico di Punta Scifo, in Calabria, motivando quell'atto anche con «l'inerzia della Pubblica amministrazione nelle sue varie articolazioni [soprintendenza compresa] coinvolte nell'iter autorizzatorio, che. .. non ha mai inteso compiere le dovute verifiche ed eventualmente esercitare il potere-dovere di autotutela». In questo caso calabrese la soprintendenza è venuta completamente meno ai suoi doveri, mentre il Movimento 5 Stelle è stato invece determinante nel sostegno ai comitati civici che si battino da tempo contro quel cemento. A Roma, invece, abbiamo la situazione esattamente opposta: la soprintendenza fa coraggiosamente la sua parte (rispettando in toto il parere radicale del comitato tecnico scientifico, e non curandosi delle superiori indicazioni che consigliavano una linea morbida da 'pecora morta'), e mette le mani in un fuoco incandescente, proprio mentre la giunta 5 Stelle sembrava apprestarsi a varcare la linea d'ombra del cemento. È questa la contraddizione che sta infiammando in queste ore la base del Movimento, non dimentica che una delle famose 5 stelle rappresenta proprio l'ambiente.

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Sullo stadio cade un'altra tegola (Corriere dello Sport)

La soprintendenza: sotto vincolo la tribuna di Tor di Valle. Intanto è caos tra i 5 Stelle

di Marco Evangelisti

Roma

C'è un'autentica maledizione che incombe su questo vagheggiato e apparentemente impossibile stadio della Roma, ed è tornato a colpirlo venerdì 17. Ieri, una giornata in cui alla fine l'asfissia politica in cui sta affondando il Movimento 5 Stelle, incapace di decidere, è stata il meno. I post prima feroci e poi lievemente ammorbiditi di Roberta Lombardi, deputata nazionale, contro il progetto; la risposta secca di Beppe Grillo che la invitava a fare il deputato e a lasciar lavorare i consiglieri sulle questioni cittadine, il ripudio del leader sommo da parte dell'architetto Francesco Sanvitto, responsabile del tavolo urbanistico del movimento, il quale ha dichiarato a ÈliveRomaTv: «Se uno vale uno Grillo resti a Genova e si faccia i fatti suoi sullo stadio. Se il Campidoglio ratificherà il progetto così com'è, io andrò alla magistratura e mi porrò un problema nel restare nel M5S. Penso che se lo porranno anche molti altri».

Passo indietro. E' stato il meno, appunto. Il peggio è arrivato in serata. Colpo di scena e al cuore stesso del progetto. Lì non si può costruire praticamente nulla, ha detto la soprintendenza all'archeologia, le belle arti e il paesaggio per il Comune di Roma. Al costruttore Luca Parnasi, proprietario del terreno attraverso la società Eurnova, è stata recapitata la comunicazione «di avvio del procedimento di dichiarazione di interesse culturale» della porzione ancora esistente dell'ippodromo di Tor di Valle. La tribuna disegnata dall'architetto Julio Garcia Lafuente, definita unica al mondo nella struttura e nella progettazione, preziosa per l'inserimento nell'ambiente circostante, insomma sottoposta a vincolo diretto e indiretto. In parole povere l'area intorno a quella tribuna e all'intera pista dev'essere «lasciata libera da opere in elevato, ad eccezione di manufatti già esistenti, per i quali, in caso di sostituzione, non dovranno essere superate l'altezza e la densità attuali».

Ritardi. Viene facile capire che in queste condizioni il progetto dello stadio e del resto diventa complicatissimo da realizzare: il territorio interessato non è enorme (le scuderie per esempio restano fuori), ma il vincolo richiederebbe modifiche profonde all'architettura generale. La Roma e Parnasi ovviamente presenteranno ricorso, forti anche di due pareri precedenti che invece ammettevano sia l'abbattimento della tribuna (peraltro oggi inaccessibile e in gran parte spogliata dei materiali riutilizzabili) sia l'edificazione della zona circostante. La conferenza dei servizi non si ferma e arriverà alla scadenza naturale del 3 marzo, senza ulteriori proroghe: su questo la Regione Lazio è decisa. Significa che il club giallorosso continuerà a cercare l'accordo con il Comune sulle modifiche da apportare al progetto, farà in modo di ratificarlo nell'incontro in programma mercoledì prossimo e nel frattempo dovrà occuparsi di quest'altra grana.
Si tratta di un procedimento, dunque potrebbe anche risolversi a favore della tesi della Roma e del costruttore, che hanno 80 giorni per presentare osservazioni o memorie scritte. Ma ci vorranno comunque quattro mesi. Il ritardo sui tempi previsti potrebbe essere lieve, se il vincolo venisse rimosso. Tuttavia è chiaro che la strada che porta verso la realizzazione dello stadio appariva ormai sgombra e invece è andata a ficcarsi in un campo minato. Il vincolo artistico da una parte, il groviglio ideologico dei 5 Stelle dall'altra. Difficile immaginare un venerdì 17 più venerdì 17 di ieri.

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Citazione di: seagull il 17 Feb 2017, 23:02
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Ma questo sito, in inglese, chi lo capisce? Carpe Diem.
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Secondo me li hanno gia' venduti tutti  :D

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Qui Campidoglio
Frongia: Delibera da modificare (Corriere dello Sport 18 febbraio 2017)


Roma - (m.e.) Alla fine l'assessore allo sport Daniele Frongia ha dato una svolta al dibattito stadio-5 Stelle con un'affermazione apparentemente banale: «La delibera di Marino, molto precisa, non verrà portata avanti così com'è». Beh, ovvio: per questo si sta trattando con la Roma. Frongia però ha aggiunto: «Su un progetto tanto importante servono approfondimenti che avremmo dovuto fare prima. Dobbiamo compensare il tempo perso dall'assessore Berdini». Ah, ecco di chi è la colpa.
La Raggi teme il voto in aula sulla variante al piano regolatore. Così la tira per le lunghe, sperando che la Roma accetti di ricominciare daccapo l'iter. Ma la Roma non ne ha la possibilità, perché i finanziatori del progetto pretendono una soluzione e certezze entro primavera (altro motivo per cui l'intervento della soprintendenza è micidiale). Resta in piedi la possibilità di una causa di risarcimento per centinaia di milioni, che però significherebbero rottura con il Comune e fine del progetto stadio.

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Il Ministero: «Tor di Valle è vincolato». Altolà dei Beni Culturali (Il Messaggero, 18 febbraio 2017)
`La Soprintendenza a Parnasi: vietato costruire edifici più alti dell'ippodromo. Tutelate le tribune realizzate nel 1959 da Lafuente per le Olimpiadi di Roma

Il Ministero dei Beni culturali ha inviato il parere che è già sul tavolo del Gabinetto del Sindaco e alla Conferenza dei servizi: stadio e grattacieli a Tor di Valle non si possono fare. Al di là dei litigi e dei ripensamenti della maggioranza a 5 Stelle, questo atto potrebbe scrivere la parola fine. Anche perché questo verdetto della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per il Comune in Roma raccoglie le considerazioni di archeologi, architetti e paesaggisti. Come mai c'è questa bocciatura che influenza pesantemente il giudizio della Conferenza dei servizi? L'ippodromo ha una significativa valenza architettonica che va tutelata e salvaguardata. Nulla può essere costruito vicino che ne ostacoli la visuale. Nulla che sia più alto delle tribune dell'impianto dove un tempo gli appassionati di trotto seguivano le corse. Rischia di essere la sentenza finale che affonda il progetto dello stadio, con annessi grattacieli, perché è stata redatta dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Comune di Roma ed è finita tra gli atti della Conferenza dei servizi regionali che deve pronunciarsi sul progetto. In questo vincolo c'è un paradosso: l'Ippodromo di Tor di Valle fu costruito nel 1959 per le Olimpiadi di Roma. Come dire: l'architettura di pregio che conquistò la Capitale grazie ai cinque cerchi potrebbe fermare proprio l'opera su cui una parte del Movimento 5 Stelle, quello che fermò le Olimpiadi, vorrebbe trovare una intesa.

IL DOCUMENTO
C'è un atto, firmato dalla soprintendente Margherita Eichberg, che conferma il procedimento di dichiarazione di interesse culturale «dell'immobile denominato Ippodromo di Tor di Valle». Da quell'atto poi prende forma il parere, inviato alla Conferenza dei servizi, più complessivo e corposo (una ventina di pagina), che ribadisce il no. Perché l'Ippodromo va salvaguardato? Si legge nel documento della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio: «L'Ippodromo di Tor di Valle, struttura all'avanguardia per l'epoca in cui fu realizzata, fu inaugurato nel 1959, in previsione delle Olimpiadi dell'anno successivo per le gare del trotto». La Soprintendenza sottolinea il valore di una opera che fu «progettata dall'architetto di fama internazionale Julio Garcia Lafuente, con gli ingegneri Rebecchini, Benedetti e Birago». «Rappresenta un esempio rilevante di architettura contemporanea ma anche di soluzione tecnico-ingegneristica e di applicazione tecnica industriale in fase di realizzazione, per l'arditezza costruttiva e per l'innovazione tipologica». E' vero che nel corso degli anni l'ippodromo, e in particolare la sua tribuna considerata all'avanguardia per l'epoca, ha subito dei rimaneggiamenti, ma «non ne hanno pregiudicato la sostanza architettonica iniziale e la percezione del suo valore». Dunque, al di là del fatto che le Mandrakate a Tor di Valle non si vedono più, visto che il trotto ormai è un ricordo del passato, secondo la Soprintendenza «la struttura è tutt'ora fruibile, anche per le visuali che da essa si godono, non solo della pista, ma anche del contesto urbano circostante, la tribuna costituisce un unicum dal punto di vista dimensionale».

DISPOSIZIONI
Alla luce di queste considerazione che hanno originato la procedura di vincolo, ecco le prescrizioni: deve essere lasciata da opere più elevate l'area circostante (quindi no ai grattacieli); in caso di sostituzione degli edifici già esistente «non dovranno essere superati l'altezza e la densità attuali». In sintesi: per il progetto, che prevedeva tre grattacieli progettati dall'archistar Libeskind, le indicazioni del Mibact appaiono una mannaia difficilmente evitabile.
Mauro Evangelisti

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Il parere di Imposimato spaventa M5S: «Delibera incostituzionale, va annullata» (Il Messaggero, 18 febbraio 2017)
IL FOCUS

ROMA «La delibera per il progetto di Tor di Valle non può essere approvata senza modifiche» si sbilancia l'assessore allo Sport di Roma Capitale, Daniele Frongia. Ma non basta questa frase, che paventa un taglio delle cubature come era emerso dopo l'incontro con l'As Roma, a spazzare via le nuvole sopra la maggioranza a 5 Stelle, sempre più in confusione sullo stadio. L'avvocatura del Comune, ma anche un parere legale chiesto da alcuni consiglieri regionali, parlano chiaro: se si modifica il progetto, bisogna azzerare la delibera, di fatto bisogna ripartire dalla casella del via.
Ma c'è qualcosa di molto più pesante: Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Cassazione, una delle poche personalità rimaste nel pantheon del Movimento 5 Stelle, avverte: la delibera sul progetto di Tor di Valle non solo va annullata perché non sussiste l'interesse pubblico richiesto dalla legge sugli stadi, ma emergono anche profili di incostituzionalità. Imposimato ha espresso un parere su richiesta di alcuni consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle.Secondo Imposimato la delibera va bocciata nella Conferenza di servizi regionale, ma anche il consiglio comunale, se vuole evitare conseguenze, in auto tutela, deve annullare il provvedimento. Visto che questo è il contenuto di un parere pro veritate di una delle personalità più ascoltate del Movimento 5 Stelle, indicato anche come candidato alla presidenza della Repubblica, questo atto appare come il colpo finale alla possibilità che l'amministrazione Raggi dia il parere favorevole al progetto dello stadio con annessi grattacieli e business park.
Il parere di Imposimato è perentorio: la mancanza dei requisiti di interesse pubblico deriva dall'eccessiva estensione che provoca «peggioramenti» all'opera; evidenzia «l'insussistenza del pericolo di una richiesta di risarcimento danni per l'arresto del progetto: se danno esisterà esso potrebbe essere conseguenza non dell'annullamento della deliberazione del Comune di Roma con cui veniva dichiarato il pubblico interesse, ma della costruzione delle 3 torri e delle altre opere progettate». Nel parere, illustrato in un vertice in Campidoglio l'altro giorno dall'avvocato del gruppo regionale M5S Allessandro Canali, s parla di problemi in termini di viabilità del traffico, sia per l'estensione della cubatura edificabile, sia per il rischio idrogeologico. Ancora: Imposimato cita il giudizio contrario della Soprintendenza, la procedura dubbia seguita per approvare il progetto di stadio e le varianti (il regime delle deroghe al Piano regolatore generale dovrebbe avere la caratteristica dell'eccezionalità), gli «inesistenti» miglioramenti pubblici all'aerea Tor di Valle, la «sproporzione tra l'area destinata allo stadio (49 mila mq) rispetto a quella del cosiddetto Business Park (336 mila mq), la mancata valutazione delle alternative come il recupero di impianti esistenti». Parla di violazione dell'articolo 41 della Costituzione («l'iniziativa privata è libera ma non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale») e dell'articolo 9 che protegge il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico.
SPACCATURA
In direzione opposta a Imposimato viaggia la mediazione sottilmente «trattativista» su Tor di Valle dei due parlamentari tutor di Virginia Raggi (Riccardo Fraccaro e Alfonso Buonafede, che hanno schierato l'avvocato genovese Luca Lanzalone). Ma i consiglieri comunali M5S, sobillati anche dalla base in rivolta, sono in maggioranza contrari al via libera al progetto, anche con un taglio delle cubature. Ecco perché ora sta prendendo forza il tentativo della melina: il Movimento 5 Stelle vorrebbe prorogare di altri due mesi la conferenza dei servizi regionale che deve pronunciarsi sul progetto. Ma dalla Regione Lazio trapela un secco no: non si può, i tempi vanno rispettati, la giunta Raggi faccia chiarezza al suo interno e spieghi cosa vuole fare.
M.Ev.

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L'ippodromo di Tor di valle è come il Flaminio!  :asrm


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Stadio, caos M5S sul no e Grillo prepara il blitz (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 18 Febbraio 2017)
IL RETROSCENA

Le ipotesi sono due: annullare la delibera o rimodularla. La prima bloccherebbe l'iter dello stadio di Tor di Valle in conferenza dei servizi, la seconda permetterebbe, entro certi limiti di correggerla in corsa, senza stoppare il processo. Il caso ormai è uscito fuori dal consiglio comunale e da quello regionale. Su questa materia si eserciterà direttamente Beppe Grillo, atteso a Roma lunedì per parlare con la fronda dei consiglieri che in queste ore sta spingendo, forte dell'assist della deputata Roberta Lombardi, per annullare la «132». La trattativa è complicata: i pareri legali che si affastellano (tre quelli dell'Avvocatura, più un altro dello studio Imposimato) fortificano le convinzioni ideologiche della maggioranza e della base. E adesso si aggiunge l'altolà del Mibact che sancisce: stadio e grattacieli a Tor di Valle non si possono fare. L'iter è complicato. Daniele Frongia, assessore allo Sport e mente politica del Campidoglio, spiega: «Una certezza ce l'abbiamo: la delibera di Marino che è molto precisa certamente non verrà portata avanti così com'è». Fin qui le voci in chiaro, cioè quelle ufficiali. Poi c'è dell'altro. E la conferma di un piano che prende sostanza.
«Ci siamo, lunedì in giunta inizierà il percorso per annullare la delibera 132, quella con cui l'amministrazione Marino riconobbe la pubblica utilità al mega progetto di Tor di Valle», rivela un esponente di spicco del Movimento 5 Stelle. I consiglieri comunali sono ormai in maggioranza schierati a favore della linea del rigore, che significa fermare l'iter di un intervento che va oltre alle cubature previste dal piano regolatore (300mila). Ma è tutto deciso? No. C'è una variabile che non è proprio secondaria, anzi. Si chiama Beppe Grillo. E' atteso per lunedì e parlerà con la sindaca e i consiglieri comunali e regionali. Se il grande capo dirà che il sentiero da seguire è un altro, il vento cambierà.
Ma allora come uscirà da questo pantano la giunta Raggi e il Movimento 5 Stelle? Ci sono due ipotesi opposte.
LE STRADE
La prima parte dal presupposto che Grillo richiami tutti all'ordine e, in linea con quello che è parso essere l'orientamento di Fraccaro e Buonafede, i due parlamentari che affiancano la Raggi, inviti a trovare un compromesso con Pallotta e Parnasi. Per placare la base, verrà dato un contentino: come concordato nell'incontro dei giorni scorsi con la Roma, saranno tagliate del 30 per cento le cubature. Problema: secondo l'avvocato Lanzalone (arrivato da Genova come consulente della giunta Raggi) questa operazione è praticabile anche senza chiudere la conferenza dei servizi, dunque in tempi relativamente rapidi. Al contrario, secondo un parere di qualche settimana fa dell'Avvocatura del Comune, del legale del gruppo M5S regionale, ma anche secondo l'assessorato all'Urbanistica della Regione, questo non si può fare: se si apportano delle modifiche sostanziali, il consiglio comunale deve votare un nuovo progetto. In pratica, si torna alla casella del via.
LE POSIZIONI
Ma che ci sia una parte del Movimento che vuole l'intesa su Tor di Valle è confermato dalle parole del vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio: «Noi non siamo mai stati favorevoli al progetto iniziale, ma ci sono delle trattative per vedere se si possono mettere insieme i nostri valori e la possibilità di portare a termine il progetto». Se invece Grillo non modificherà la linea ormai dominante in Campidoglio, allora la giunta voterà un provvedimento di annullamento della delibera, che dovrà passare anche in consiglio comunale. Questo comporterà la bocciatura del progetto nella conferenza dei servizi regionali. I proponenti potrebbero chiedere un risarcimento delle spese sostenute, ma secondo alcuni pareri legali, a partire da quello dell'avvocato Canali, i consiglieri comunali non rischiano nulla.
Simone Canettieri
Mauro Evangelisti

Redazione Lazio.net

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Crepe tra i pentastellati anche alla Pisana lite sulla consulenza chiesta agli avvocati (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 18 febbraio 2017)

LE DIVISIONI

Le spaccature del Movimento 5 Stelle sbarcano in consiglio regionale a causa del progetto di Tor di Valle. Un tempo era l'isola felice del M5S: alla Pisana in apparenza non c'erano divisioni e polemiche interne, regnava un'armonia che i grillini in Campidoglio non hanno mai avuto neppure all'opposizione tra dossier e contro dossier; in Regione l'ufficio stampa M5S non scomunicava i giornalisti e i consiglieri pentastellati riuscivano a svolgere con efficacia e con qualche colpo mediatico (ad esempio sui vitalizi) il ruolo critico nei confronti della giunta Zingaretti. La delibera sullo stadio e i grattacieli a Tor di Valle si sta trasformando in un frutto avvelenato anche per il gruppo pentastellato della Regione.
Tutto ha inizio mercoledì con la partecipazione in Campidoglio di una delegazione M5S della Pisana alla riunione con i consiglieri comunali. Si parla di Tor di Valle e l'avvocato Alessandro Canali, legale del gruppo, porta una serie di pareri, compreso quello di Ferdinando Imposimato, che affonda il progetto e rassicura i consiglieri comunali di fronte al rischio di richiesta di risarcimento danni dei proponenti. Tutto fila liscio, fino a quando non si scopre che Beppe Grillo lunedì sarà a Roma e potrebbe modificare in corsa l'orientamento anti Tor di Valle del Movimento 5 Stelle. Non a caso, tanto per evitare problemi di fronte a una possibile giravolta ordinata da Grillo, ieri la capogruppo in Regione del Movimento 5 Stelle, Silvia Blasi, è corsa a precisare che il gruppo non c'entra nulla con il parere giuridico, firmato anche da Imposimato e illustrato da Canali.
LA SUCCESSIONE
Più nel dettaglio: Alessandro Canali, avvocato del gruppo consigliare regionale M5S in Regione, ha dichiarato di essere stato incaricato da alcuni esponenti della Pisana del Movimento di raccogliere pareri giuridici sulla delibera sul progetto dello stadio; in risposta, Silvia Blasi, la capogruppo in Regione, forse preoccupata dall'annunciato arrivo di Grillo, ieri ha diffuso un comunicato in cui dice: «Non risulta alcun incarico conferito a titolo del gruppo regionale per la raccolta di pareri sullo stadio, ma solo un incarico svolto per i consiglieri Perilli e Porrello. Qualsiasi opinione in merito espressa dal legale Canali è esclusivamente a titolo personale»; subito dopo, altro comunicato stampa, in questo caso firmato da altri due consiglieri regionali, Gianluca Perilli e Devid Porrello, che suona come una replica alla capogruppo: «L'avvocato Canali, in quanto collaboratore legale in forza al gruppo M5S Lazio, ha agito su nostra richiesta eseguendo l'elaborazione di una sintesi dei pareri legali raccolti nell'arco di mesi di lavoro, per offrire anche ai consiglieri comunali un punto di vista preciso e completo. Per tali motivi la dichiarazione dell'avvocato Canali va interpretata in tal senso». Al di là delle beghe interne, anche questo battibecco in Regione dimostra quanto la vicenda dello stadio stia lacerando il Movimento a Roma.
M.Ev.

GoodbyeStranger

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Questa della tribuna dell'ippodromo non se pò sentì... L'Italia è veramente il paese delle supercazzole, muoia Sansone con tutti i filistei.

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NEMICOn.1

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Citazione di: GoodbyeStranger il 18 Feb 2017, 08:38
Questa della tribuna dell'ippodromo non se pò sentì... L'Italia è veramente il paese delle supercazzole, muoia Sansone con tutti i filistei.

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Non ricordo precisamente ma una cosa del genere comunque la diceva pure Cochi quand'era assessore .
Certo che se davvero fosse cosi , per 3 anni che hanno fatto questi dei Beni e Cultura ?

biancocelestedentro

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Citazione di: seagull il 17 Feb 2017, 23:02
Già vendono i biglietti o abbonamenti

http://www.stadiodellaroma.com/en/tickets

Ma questo sito, in inglese, chi lo capisce? Carpe Diem.

Leggendo la pagina delle FAQ(ulo loro e quell'ammasso de stronzi che so')

How many bathrooms will there be?

There will be 938 bathrooms - 366 for women and 572 for men.

Qui viene ripresa e sviluppata in grande l'idea di quello che si fece la villa co' cinque cessi solo che a conti fatti parliamo all'incirca  di un cesso ogni cento merde, forse un po' sottodimensionato,  questo punto andrebbe approfondito in conferenza dei servizi. E Grillo che dice al riguardo sul suo blog?

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