Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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Tor di Valle - cosi' cambia il progetto: 18 palazzine da 7 piani (Il Messaggero)

IL FOCUS

ROMA
Lì dove il Piano regolatore generale programmava la nascita di un parco a tema sulle sponde del Tevere, un polmone verde tra i monumenti razionalisti dell'Eur e la periferia del Torrino, si alzeranno 18 palazzine alte fino a 7 piani, accanto a uno stadio più piccolo dell'Olimpico, i cui posti verranno ulteriormente ridotti, passando da 60mila a 55mila. Sforbiciato l'«Ecomostro» di cemento contestato da tutte le principali organizzazioni ambientaliste e stroncato anche dagli esperti dell'Istituto nazionale di Urbanistica, il progetto Tor di Valle rivisto e corretto dalla giunta Cinquestelle dopo la lunga trattativa con la Roma, conserva 598mila metri cubi, in gran parte (oltre 400mila) per opere che con lo sport non hanno nulla a che spartire: negozi, uffici e ristoranti, il vero core business dell'operazione immobiliare. Saranno pure realizzati con «materiali innovativi», come stanno spiegando in queste ore i proponenti, con tanto certificati ambientali «leed gold» e tecniche «non invasive», ma resta una volumetria che sfora di quasi 250mila metri cubi i limiti del Prg di Roma Capitale. Anche per questo, prima o poi, in Consiglio comunale il M5S dovrà votare una robusta variante alle norme urbanistiche in vigore.
I PASSAGGI IN AULA
Prima, però, ci sono altri ostacoli da superare. Il calendario che tratteggiano in Comune ruota attorno a queste scadenze: entro marzo l'amministrazione conta di ottenere dai proponenti un prospetto di tutte le modifiche apportate. In base a questo documento, entro aprile dovrebbe approdare sui banchi dell'Assemblea capitolina un provvedimento per «revisionare» l'atto con cui, nel dicembre 2014, l'ex sindaco Marino fece votare l'«interesse pubblico» dell'operazione stadio.
Non si tratterebbe di una revoca del vecchio provvedimento, spiegano fonti M5S, ma di una delibera «modificativa», che cambierebbe il progetto così come pattuito nel vertice di venerdì notte a Palazzo Senatorio. Cioè con il 48% in meno di cubature (-59% per quanto riguarda il Business park). Da questo passaggio si capirà se tutto il Movimento, che in Aula Giulio Cesare conta 29 consiglieri, voterà compatto o se si registrerà una spaccatura nella maggioranza, con la fronda del «No alla speculazione» che voterà in dissenso rispetto alle indicazioni della giunta di Virginia Raggi. L'Assemblea capitolina si dovrebbe esprimere una seconda volta per approvare la variante urbanistica. Ma prima dovrebbe arrivare il via libera della Conferenza dei servizi, convocata dalla Regione Lazio.
IL VINCOLO
In teoria i lavori della conferenza terminano il 3 marzo, ma i privati dovrebbero chiedere una maxi-proroga di 2-3 mesi. Una mossa studiata per valutare l'esito della procedura avviata dalla Soprintendenza ai Beni culturali per apporre un vincolo sull'ippodromo di Lafuente. Nel caso in cui l'avessero vinta i tecnici del Mibact, allora lo stadio andrebbe spostato di qualche centinaio di metri. Mentre sarebbe già stata superata la prescrizione di non superare in altezza le tribune del 1959, dato che sono stati depennati i tre grattacieli e tutte le strutture saranno composte da 6-7 piani (prima ne erano previsti 7-8).
I TEMPI
Se invece il vincolo dovesse essere ritirato, i privati contano di consegnare i progetti definitivi già tra la fine di aprile e i primi di maggio. Poi il progetto dovrebbe essere votato dalla conferenza dei servizi. Secondo il diggì della Roma Mauro Baldissoni, in assenza di ostacoli amministrativi, i lavori potrebbero partire entro fine anno e l'impianto potrebbe essere pronto «in meno di tre anni, forse già per la stagione 2019-2020». Ma bisogna capire come finirà il braccio di ferro tra Regione e Comune: secondo la Pisana, dato che il nuovo progetto prevede una compressione delle opere pubbliche, tutto l'iter dovrebbe ricominciare da capo. Riportando le lancette dell'orologio indietro di quattro anni, tra studi di fattibilità da riscrivere, autorizzazioni da ottenere, due conferenze dei servizi (quella preventiva e quella decisoria) da aprire e chiudere. I tempi della burocrazia. Del resto l'ex sindaco Marino, nel 2014, profetizzava: «La prima pietra? La posiamo nel 2015. Ci giocherà Totti».

Lorenzo De Cicco


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Psicodramma Pd, preso in contropiede «Ci siamo spesi, Pallotta non ci ringrazia» (Il Messaggero)

IL RETROSCENA

ROMA
Più che un «grazie, Virginia» sembra un «grazie, Mario». In queste ore il Pd rivive la scena surreale e comica del film Non ci resta che piangere: con Parisina (i proponenti dell'impianto di Tor di Valle) che ringrazia Massimo Troisi (Mario, appunto) anche se si dava da fare solo Saverio (Roberto Benigni). Dalla campagna elettorale per le comunali per arrivare a due giorni fa, quando l'incertezza pesava, tutti gli esponenti del Pd si sono spesi per il «progetto». Hanno inforcato l'hashtag #famostostadio il ministro dello Sport Luca Lotti scendendo giù fino alla capogruppo in Aula Giulio Cesare Michela Di Biase, in mezzo flotte di parlamentari (la romanista Lorenza Bonaccorsi, per esempio) e dirigenti (Luciano Nobili, altro malato della Magica). «Ora che i Cinque Stelle si vendono il dimezzamento delle cubature - ragiona il deputato Michele Anzaldi - passiamo noi per gli speculatori: ma la faccenda è più complessa perché saltano le opere pubbliche necessarie. Certo, vista da fuori il M5S ci ha fregato». Ma ciò che sta infastidendo un po' tutti al Nazareno e anche in qualche stanza del Governo è l'atteggiamento dei costruttori e della Roma. Il «grazie, Virginia» di Spalletti, per esempio. Che sembra cancellare il battage svolto da Roberto Giachetti, candidato dem contro la Raggi, in campagna elettorale. «Da tifoso della Roma - dice il vicepresidente della Camera che è anche consigliere comunale - posso essere contento, ma civicamente aspetto di vedere il progetto: la delibera di Marino si teneva in piedi perché aveva delle opere pubbliche, senza di queste cambia tutto».
LO SFOGO
E così quando la nuova delibera sulla pubblica utilità ripasserà in consiglio i dem potrebbero non dare parere favorevole. «Nulla è scontato», ragionano in queste ore in un misto di rabbia e smarrimento: «L'atteggiamento della Roma è incredibile», si scrivono in chat consiglieri e parlamentari dem, magari anche lupacchiotti di fede ma con il dente avvelenato. «Io sono milanista - premette Matteo Orfini, presidente del Pd e commissario romano - quindi diciamo che ho trattato lo stadio solo politicamente: quest'ultimo progetto non credo vada incontro ai bisogni dei cittadini di quel quadrante, anzi». E così adesso, in un gioco di specchi e derby dei populismi, sono quelli del Pd a dare degli speculatori e amici «dei palazzinari» ai Cinque Stelle. Giachetti, da politico navigato qual è, sa che negli affari non esiste la parola gratitudine, ma ribatte: «Il primo tempo lo ha vinto il M5S? No, lo sta perdendo la città».

Simone Canettieri


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«Il taglio cubature non riguarda la Roma» (IL Messaggero)

ROMA
Il giorno dopo l'intesa tra il sindaco Virginia Raggi e la Roma per la costruzione del nuovo stadio a Tor di Valle, è dedicato quasi esclusivamente alle riflessioni. Perché nella concitazione dell'annuncio avvenuto venerdì in seconda serata dopo la riunione svoltasi a Palazzo Senatorio, sono rimaste inevase alcune domande.
Tra queste, quella che ha più catalizzato l'attenzione dei media negli ultimi mesi e che dopo il taglio delle tre torri Libeskind ancora non aveva risposta. Possibile che la Roma e il costruttore Parnasi abbiano accettato di cancellare dal progetto quelle che più volte erano state descritte come la fonte di reddito che doveva tenere in equilibrio tutta l'operazione, mantenendo però l'impegno ad accollarsi le spese di tutte le opere pubbliche? A spiegare perché ciò è possibile, ci pensa Mauro Baldissoni, direttore generale del club giallorosso: «La mancata costruzione delle torri e la conseguente riduzione delle cubature non riguardano certamente la Roma. A noi non interessa la parte Business park, questa riguarda il costruttore. La sostenibilità dell'intero progetto e il resto delle opere pubbliche che fanno capo a Parnasi sono comunque bilanciate perché fanno parte di un calcolo algebrico. Mi spiego meglio. Scendono le cubature? Inevitabilmente calano i costi dell'investimento».
OCCASIONE PERSA
Il rischio che il passaggio successivo possa essere quello di un taglio alle opere pubbliche, è dietro l'angolo. Baldissoni, però, inizialmente frena: «No, non è detto. Non significa che ci sarà necessariamente un taglio delle opere pubbliche ma nelle pieghe del progetto, alcuni soldi che inizialmente si pensava di dover utilizzare come contributo al costo della costruzione (il riferimento è alle tasse da pagare, ndc), non sarà più denaro che metterà direttamente Parnasi se non alla compensazione del calcolo algebrico del quale vi parlavo in precedenza». Poi in un secondo momento, ammette: «Le torri rappresentavano una scelta architettonica valida perché parliamo di un unicum dell'architettura contemporanea. Quindi chi ci rimette è la città, che si vedrà privata di qualcosa di molto particolare. Poi è chiaro che se vengono tolte le torri e al loro posto sorgono degli edifici più piccoli, riducendo le cubature, qualcosa dovrà essere riconsiderato anche nelle opere pubbliche. Doneremo comunque infrastrutture sufficienti a rendere quell'area, e non solo lo stadio, fruibile per i cittadini».
Quello che sembra chiaro è che «nonostante le modifiche siamo molto soddisfatti, l'importante era avere l'ok e siamo riusciti ad ottenerlo. Adesso il progetto andrà ripresentato anche alla Regione Lazio. Siamo sicuri che l'ente continuerà a comportarsi egregiamente come ha fatto sinora, rendendo efficiente la procedura anche con le modifiche apportate. Siamo fiduciosi che potremo aprire lo stadio non più tardi della stagione 2020-21».

Stefano Carina

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Sì /Roberto Della Seta
"Non solo calcio si tratta di opere ecocompatibili utili a tutta la città" (La Repubblica)


MAURO FAVALE
ROMA.
«Se lo stadio nascerà con le caratteristiche concordate l'altra sera tra amministrazione e privati, allora nascerà un insieme di opere utili non solo alla squadra e al pubblico dei tifosi ma a tutta la città». Di "ecomostro" non ha mai voluto parlare, nemmeno quando i metri cubi di costruzione previsti a Tor di Valle erano quasi un milione. Oggi, Roberto Della Seta, ecologista, ex presidente di Legambiente ed ex senatore del Pd, di una cosa sola è insoddisfatto: «Mi pare che la principale caratteristica del nuovo progetto è che non ci saranno le tre torri progettate da Daniel Libeskind».
Dispiaciuto?
«Sì. E lo dico da ambientalista. Penso che i grattacieli siano un simbolo di una città ecologica, perché a parità di cubature occupano meno suolo. E poi, essendo concentrati, favoriscono l'efficienza energetica e un modo migliore di organizzare lo spazio urbano, specie in una città che, nei decenni, ha avuto uno sviluppo orizzontale e disordinato».
Niente grattacieli significa, però, anche meno opere pubbliche. Si poteva fare di più?
«L'importante, per me, è che siano rimasti gli aspetti decisivi sottolineati dalla sindaca. E il primo è che tutto quello che si realizzerà a Tor di Valle avrà certificazioni "Leed Gold" che in tutto il mondo contraddistingue i grandi insediamenti realizzati secondo standard di eccellenza sull'uso dei materiali ecocompatibili e dell'efficienza energetica».
Basterà per agevolare la viabilità in un quadrante della città già ora congestionato?
«Questa infrastruttura è pensata per essere collegata alla città grazie al trasporto su ferro. Anziché la metro si è preferito puntare sulla ferrovia Roma-Lido che attualmente è nota per la sua inefficienza e, invece, ha finalmente l'occasione di essere radicalmente trasformata. E questo grazie anche a quanto fatto inserire in delibera dall'allora sindaco Ignazio Marino che volle mettere per iscritto che il 50% dei tifosi dovesse raggiungere lo stadio via treno».
La delibera originaria, però, dovrà essere riscritta alla luce delle novità. Teme sorprese?
«Mi auguro di no. Sarebbe un segno di novità poter avere un impianto di questo tipo. In Italia gli stadi raggiungibili su ferro sono pochi. Forse giusto San Siro».
In tanti lamentano l'assenza nel nuovo progetto del ponte di collegamento con la Roma- Fiumicino. Non c'è il rischio, così, di creare problemi alla viabilità?
«Un ponte è già previsto in quel quadrante: bisognerà controllarne i tempi di costruzione. L'intervento indispensabile resta quello sulla via Ostiense e sulla via del Mare che, a prescindere dallo stadio, sono un'arteria pericolosa e mal ridotta. La priorità, per me, resta mettere in sicurezza il collegamento viario. Anche se mi auguro che i tifosi prediligano il trasporto su ferro».
Soddisfatto, insomma?
«Mi sembra un passo avanti. Si è trovato un punto di incontro tra interessi privati e quelli dell'amministrazione. E non dimentichiamo che alla città resterà anche un parco fluviale, il secondo o terzo spazio verde all'interno del Raccordo. Mi sembra un segno di qualità urbanistica che per Roma è una novità».


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No/ Tomaso Montanari
"M5S come la Dc sì ai palazzinari per non perdere il consenso" (La Repubblica)


TOMASO MONTANARI
«ET homo factus est». Così, parodiando il Credo, scrisse Pasquino nel 1656, quando papa Alessandro VII rinunciò a una riforma radicale del sistema nepotistico, e si rassegnò a chiamare a Roma tutta la sua famiglia senese. «Homines facti sunt», si può dire oggi dei 5 stelle, che dopo aver promesso di rovesciare il sistema dalle fondamenta, escono dalla vicenda dello Stadio come la più mediocre giunta post-democristiana.
La situazione ha del paradossale. Perché oggi rimane deluso chi dal Movimento si aspettava una svolta radicale. Mentre possono tirare un respiro di sollievo tutti coloro che li hanno temuti e attaccati ferocemente perché 'antisistema', o addirittura 'eversivi'. Altro che alieni: tutto il 'sistema' si frega le mani, avendo scoperto che anche con questi 'alieni' si tratta, eccome. Non perché siano corrotti, sia chiaro: ma perché sono impreparati, e culturalmente fragili. Sono bastati i tweet di Totti e le minacce di Pallotta a far squagliare ogni velleità di resistenza: alla prima vera prova, il populismo antisistema si è inchinato al populismo del sistema.
La cosa più triste è che, in tutto questo, sembra che di Roma — della città, intendo — non importi molto a nessuno. Perché i casi sono due: o il progetto era una speculazione inutile, e allora si doveva avere il coraggio di fermarlo. O, invece, era di interesse pubblico (come aveva ufficialmente affermato la giunta Marino): e allora bisognava realizzarlo in modo coerente. Ma dimezzarlo, con una logica da salumiere, lascia esterrefatti. È un risultato che svela una simmetrica ipocrisia: quella, eterna, degli speculatori (ai quali importa solo far soldi, con qualunque progetto, alla faccia delle archistar coinvolte), e quella di una giunta che prova a salvare una facciata ambientalista.
Quel che muore è ogni idea di progetto. L'idea che si rompesse una volta per tutte con l'urbanistica contrattata. L'idea che i cittadini, una volta entrati nel palazzo, avessero la forza di riprendersi il futuro della città, togliendo il boccino dalle mani dei palazzinari.
La mancata sostituzione di Paolo Berdini è un dettaglio eloquente: una scelta di questo peso è stata fatta senza un tecnico alla guida. Dopo aver detto tutto e il contrario di tutto (fino all'imbarazzante girandola romana di Beppe Grillo), hanno prevalso purissime ragioni politiche: la stella polare è stata la paura di perdere troppi consensi, mettendosi contro i tifosi. Mentre si doveva avere il coraggio di dire a chiare lettere che il calcio è ormai solo un paravento di grandi operazioni finanziare e immobiliari che stravolgono le città, trattando i cittadini come plebe (assai spesso, peraltro, una plebe consenziente).
Sono stato tra coloro che hanno invitato a votare Virginia Raggi. L'ho fatto per rompere la politica del TINA («There is no alternative »), il motto della Thatcher e di Blair che in Italia ha unito in un cartello il Pdl e il Pd. Ma oggi anche i 5 stelle si uniscono al coro di chi proclama che a questo sistema di potere non c'è alternativa: davvero un brutto giorno per la democrazia italiana.


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Stadio al via nel 2017 ma la Regione frena "Priorità ai trasporti" (La Repubblica)

Con il taglio delle cubature spariscono opere decisive E serve una variante al Prg. La Lazio: ora tocca a noi

MAURO FAVALE
IN casa Roma ostentano ottimismo e dettano i tempi: «Siamo fiduciosi — spiega il dg giallorosso Mauro Baldissoni — che, partendo il prima possibile, potremo riuscire ad aprire lo stadio non più tardi della stagione 2020-2021. Nella migliore delle ipotesi tra il 2019 e il 2020». Per l'arena a Tor di Valle, insomma, almeno a sentire "i proponenti", la prima pietra potrebbe essere posata già entro quest'anno. Una road map che, però, non tiene conto di eventuali intoppi politici o burocratici. A cominciare dal ruolo della Regione Lazio (che la Roma, dopo aver osannato l'operato della giunta Raggi, si premura di ringraziare per «il grandissimo lavoro di coordinamento »).


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Stadio: prima pietra nel 2017 ma la Regione avvisa Raggi "Serve una nuova delibera"  (La Repubblica)

"Spieghino dove sta la pubblica utilità. Vigileremo su trasporti e ambiente" La Lazio torna alla carica: "Ora un impianto anche per noi. E non al Flaminio"

DALLA PRIMA DI CRONACA

MAURO FAVALE
VIRGINIA Raggi, l'altra sera, al termine dell'incontro, ha chiamato Nicola Zingaretti per avvisarlo dell'accordo con la Roma. Ieri, però, l'assessore regionale ai trasporti, Michele Civita, ha sottolineato come, per ora, «non si conoscono le opere e le infrastruture per garantire la mobilità, il miglioramento dell'ambiente e della qualità urbana. Su tutto ciò la Regione eserciterà il ruolo e la funzione di sua competenza ». E non solo: mentre è scontato che la conferenza dei servizi subisca un nuovo slittamento di 30 giorni (stavolta su richiesta della Roma), sempre la giunta Zingaretti avvisa il Campidoglio che, sebbene consideri l'accordo «una buona notizia perché fa compiere un importante passo in avanti e supera le incertezze degli ultimi 7 mesi», è comunque necessaria una nuova delibera da approvare in Aula Giulio Cesare. «L'attuale conferenza dei servizi — ricorda Civita — è incardinata sulla delibera approvata dal consiglio comunale che ha riconosciuto il pubblico interesse al progetto presentato nel 2014. Se il progetto cambia bisognerà richiedere una nuova valutazione tecnica e un nuovo pronunciamento da parte dell'Aula». A questo servirà il mese in più, prima della riapertura della conferenza dei servizi, il 3 aprile e non più il 3 marzo. Entro quella data, la maggioranza dovrà approvare il nuovo atto che autorizza la costruzione a Tor di Valle 500 mila metri cubi anziché il milione previsto inizialmente. Comunque 5 volte in più rispetto al piano regolatore. «Abbiamo condotto il lavoro con fermezza e compattezza», rivendica il capogruppo M5S in Comune Paolo Ferrara. Silenziato il dissenso interno, con la deputata Roberta Lombardi, spesso critica, che rende merito a Virginia Raggi: «Stracciato il progetto iniziale — scrive su Twitter — dimezzate le cubature extra-stadio. Nessun grattacielo. Questo è uno stadio fatto bene. Brava Virginia». E pazienza se nel nuovo disegno il ponte sul Tevere e la bretella sulla Roma- Fiumicino verranno realizzate in un secondo momento rispetto all'arena. Restano, invece, le opere di messa in sicurezza del fosso di Vallerano, gli interventi sulla via del Mare e il potenziamento della Roma-Lido.
Il giudizio di Legambiente rimane molto critico: «Si conferma l'errore dell'area scelta, che rimarrà irragiungibile con la metropolitana». Negativa anche la posizione di Verdi e Radicali. Il Pd, invece, si dice soddisfatto ma chiede che la giunta chiarisca «iter amministrativo, impegni finanziari e opere pubbliche». E mentre l'iter del vincolo sulle tribune dell'Ippodromo va avanti (superabile, con ogni probabilità, dal parere unico dello Stato in Conferenza dei servizi), anche la Lazio chiede «par condicio» per la costruzione del suo stadio. Lo fa per bocca del suo presidente Claudio Lotito che però avverte la giunta di «non ricorrere allo stratagemma dello Stadio Flaminio che non ha alcun requisito e condizione oggettiva per essere lo stadio della Lazio».


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Sudoku 5S sulle infrastrutture gli ortodossi fiutano il tranello (La Repubblica)

«DALLA PRIMA DI CRONACA

LORENZO D'ALBERGO MATTEO PINCI
PER far quadrare i conti del nuovo stadio della Roma nella sua versione bis, adesso serve un'operazione di alta ingegneria amministrativa. Il taglio di cubature (48 per cento del totale, 59,9 del business park per un piano 2.0 da 598mila metri cubi) è solo il primo passo per il Campidoglio grillino.
Il team Raggi è infatti convinto che si possa arrivare a dama in un paio di mosse. Eccole: contando sul rinvio della conclusione della conferenza dei servizi che la Roma chiederà per sciogliere il nodo del vincolo della Soprintendenza sull'ex Ippodromo di Tor di Valle, il team Raggi punta alla revisione della delibera di pubblica utilità varata durante l'amministrazione Marino. Passaggio in giunta, nei municipi e poi in consiglio comunale. L'atto — questa l'idea che stuzzica il M5S — non conterrà alcun taglio di opere pubbliche. Solo una «fasizzazione », con il rinvio di parte degli interventi in un secondo momento. E, soprattutto, puntando su fondi statali.
Primo caso: i trasporti. Saltato il prolungamento della metro B e salvato il raddoppio della via del Mare, resta il caso della Roma-Lido. Il Comune punta sui 180 milioni che il Cipe ha riservato alla Regione per la revisione della linea. E i treni? Da 15 sono diventati uno, al massimo due, per un risparmio di nove milioni di euro per ogni convoglio tagliato. Dieci saranno investiti per la stazione. Capitolo ponte. Il gran maquillage prevede un'altra richiesta al governo: dirottare i 150 milioni del ponte dei Congressi sul ponte dello stadio e la bretella che congiungerà il Gra e la Roma-Fiumicino a Tor di Valle. Conto finale di 90 milioni, con un risparmio di 60. Così, secondo il Campidoglio, si arriverà al via libera al progetto di Roma e Parnasi senza una seconda conferenza dei servizi.
I proponenti a loro volta si dicono soddisfatti: «Dal punto di vista economico non cambia nulla. Stadio e convivio (campi di allenamento e Roma store, ndr) non sono stati toccati». In realtà l'arena giallorossa passerà da 60mila a 55mila posti. Oltre alle tre torri di Libeskind, sostituite da 18 edifici da 6 o 7 piani di altezza, saranno poi tagliati i quattro pontili previsti nel progetto originale.
Il nuovo rendering sarà presto sottoposto ai consiglieri grillini, anche ai più scettici. A chi teme che prima o poi possa tornare in auge il primo piano da 1 milione di metri cubi. Tra loro ci sono le tre elette che, al netto dei tagli, hanno votato contro lo stadio: Mariani, Agnello e Catini. Del gruppo fa parte anche Cristina Grancio. L'ortodossa, da sempre contro il cemento a Tor di Valle, si è astenuta per poi scrivere una lunga lettera alla sindaca e «ricordare che nel M5S ci sono posizioni diverse». A loro volta Zotta e Guerrini hanno lasciato il Campidoglio prima di votare. «Si andrà comunque avanti insieme, compatti», fa però sapere la maggioranza. In una rivisitazione a 5 Stelle del vecchio "centralismo democratico". Le divisioni interne, insomma si dovrebbero appianare in aula Giulio Cesare. Intanto, in aggiunta alla bocciatura via Twitter della consigliera regionale M5S Silvana Denicolò, si apre anche un caso nella squadra dell'assessore al Bilancio Andrea Mazzillo. Il suo nuovo capo staff da 90mila euro all'anno, l'ultragrillino Andrea Tardito, storce il naso su Facebook: «Il risultato per ora è deludente: da cubature abnormi si è scesi a cubature enormi. L'importante è non ritrovarci tipo vela di Calatrava ».
La trovata di differire i cantieri delle opere e i fondi del Governo per Roma-Lido e il ponte
La sindaca Virginia Raggi e il dg dell'As Roma Mauro Baldissoni

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Stadio della Roma, la Regione frena Tregua in M5S. E Lombardi loda Raggi (Corriere della Sera)

Restano i malumori nella base. Dopo l'intesa, non è escluso un nuovo iter. La Lazio: tocca a noi

ROMA
Accordo raggiunto sul progetto dimezzato, senza torri di Libeskind e con il Business park ridotto di quasi due terzi. Secondo la Regione Lazio, però, per Campidoglio e proponenti dell'opera di Tor di Valle, Roma e Luca Parnasi, è ancora presto per cantare vittoria. «Ricordo che l'attuale Conferenza dei servizi è incardinata sulla delibera di interesse pubblico approvata nel 2014 — la nota dell'assessore a Politiche del territorio e Mobilità, Michele Civita —. Quindi, se il progetto cambia, bisognerà richiedere una nuova valutazione tecnica e un nuovo pronunciamento sul pubblico interesse». Dopo il taglio del 50% del cemento, infatti, l'impegno «pubblico» dei proponenti passa dai 440 milioni di euro previsti dalla delibera Marino a 310 milioni. In più un ponte carrabile e la «bretella» sulla Roma-Fiumicino potrebbero essere realizzati in un secondo momento. E questo, associato ai rilievi sulla viabilità mossi dagli uffici del Comune, può portare ad una nuova delibera. Domani, infatti, la Roma chiederà alla Conferenza dei servizi, che in teoria chiude il 3 marzo, una proroga di uno o due mesi per tentare di incastonare il nuovo accordo nel vecchio iter. Ma la fine dell'attuale Conferenza e l'inizio di una nuova fase di valutazione sembrano ora scenari probabili. Il M5S, comunque, legge l'accordo politico sullo stadio come la vittoria di Raggi. «Da noi il Pubblico dà le carte, non si inchina. E la Giunta Raggi ve ne ha dato un piccolo assaggio. Avanti così!», posta Luigi Di Maio. «Siamo la rivoluzione della normalità. Prima o poi si voterà. Metteteci alla prova!», scrive su Facebook Alessandro Di Battista. «Stracciato il progetto iniziale, brava Virginia Raggi», il tweet dell'arcinemica della sindaca, la deputata Roberta Lombardi. E la Roma tira un sospiro di sollievo ora che l'intesa c'è: «Abbiamo fatto un grandissimo sforzo per riuscire a ridurre la volumetria complessiva pur salvaguardando i nostri obiettivi — così il dg giallorosso, Mauro Baldissoni —: in primis rendere tutta l'area fruibile dai cittadini». E mentre anche la Lazio comincia il pressing sul Campidoglio per ottenere lo stadio di proprietà chiamando la sindaca ad applicare la «par condicio», come la definisce il presidente Claudio Lotito, Raggi si trova a fare i conti con i malumori della base M5S e dei suoi consiglieri. «In politica nessuno asfalta nessuno, ma il sospetto di un pareggio che accontenta tutti, mi viene», il post Facebook di Cristina Grancio, consigliera che ha partecipato alla trattativa con la Roma.

Andrea Arzilli


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Stadio, progetto ribaltato. Ecco come cambia (Corriere della Sera - ed. romana)

Il business park sforbiciato del 59% del volume, al posto delle torri tre palazzine di sei-sette piani

Seicentomila metri cubi di cemento di cui due terzi destinati a opere «private». Al posto delle tre torri progettate dell'archistar Daniel Libeskind ci sono tre palazzine di 6-7 piani che vanno a sommarsi alle altre 15 già sulle carte. Il Business park è sforbiciato del 59% del volume, mentre il taglio complessivo è del 48%. L'impegno «pubblico» dei proponenti, la Roma e Parnasi, cala di 130 milioni di euro rispetto ai 440 previsti sulla delibera Marino. E, in più, il ponte carrabile sul Tevere e la «bretella» sulla Roma-Fiumicino potrebbero essere realizzati in un secondo momento: su questa soluzione stanno lavorando i tecnici del Comune coordinati dall'avvocato Luca Lanzalone.

I numeri del «nuovo» progetto su Tor di Valle danno il quadro dell'accordo politico tra Campidoglio e proponenti. Sul piano tecnico, però, la quadra deve ancora essere raggiunta. Ed è elemento determinante: la Regione rimanda alla Conferenza dei servizi la valutazione nel dettaglio della riorganizzazione delle opere pubbliche, cioè il motivo del pubblico interesse espresso dalla delibera del dicembre 2014 su cui l'iter è stato incardinato. Non è ancora fatta.

Eppure: «Una vittoria di Raggi», dicono gli esponenti più in vista del Movimento. I problemi per Raggi arrivano dalla base M5S e dai suoi consiglieri resilienti «anti-stadisti». Al momento del voto, venerdì, la maggioranza non si è infatti mostrata compatta: Maria Agnese Catini, Alessandra Agnello, Alisa Mariani non erano per l'accordo con la Roma, erano su posizioni più «berdiniane»; mentre Gemma Guerrini e Cristina Grancio hanno preferito astenersi dal voto, un modo per prendere le distanze da un patto evidentemente non in linea con i loro principi. La Grancio ieri si è sfogata su Facebook: «Chi ha vinto? E che cosa si deve fare? In politica nessuno asfalta nessuno, ma il sospetto di un pareggio che accontenta tutti, mi viene», ha scritto lei che ha partecipato alla trattativa con i proponenti. Segnale (ennesimo) di un malumore interno che non passa. E che mette a rischio i vari step per completare l'iter: ora si lavora su una nuova delibera che possa modificare quella Marino restando comunque nel vecchio iter. L'Assemblea dovrà votarla e agli equilibri interni al M5S potrebbe sommarsi il disagio del Pd che, dopo aver portato avanti per quattro anni la causa della Roma, si è sentito scaricato dall'accordo con Raggi. È anche possibile che, dopo la proroga di 30-60 giorni che domani chiederà la Roma, si debba passare da una nuova Conferenza dei servizi. E il transito in Aula di nuove delibere provoca nella sindaca un brivido sinistro.

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Milano e Firenze si promuovono a Londra Roma continua a rimanere ferma. Perchè? (Corriere della Sera - ed. romana)

di Maurizio Caprara

SEGUE DALLA PRIMA

il sindaco di Milano si è presentato a Londra due volte. Una per candidare la sua città a ospitare la sede di agenzie europee, l'Autorità bancaria europea e l'Agenzia europea per i medicinali. Con l'uscita del Regno Unito dall'Ue, entrambe sono destinate a traslocare altrove. L'attenzione ormai si concentra su Ema e dopodomani Sala riceverà il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per affinare le scelte sui passi da compiere con l'obiettivo di averla a Milano. Un'altra visita a Londra Sala l'ha compiuta per presentare programmi su futuri utilizzi della zona nella quale si è tenuta l'Expo 2015.

Il sindaco di Firenze Nardella a Londra è stato per far conoscere piani sull'area industriale della sua città, su quella aeroportuale e progetti su zone demaniali. Ciascuno dei due sindaci ha chiesto all'ambasciata d'Italia di organizzare incontri con imprenditori, rappresentanti di banche, fondi pensioni e sovrani interessati al mercato italiano. Così è stato fatto. Sala tornerà a Londra in primavera. Scopo della terza visita sarà provare a indirizzare verso Milano società e strutture che contribuiscono a rendere la City piattaforma per investimenti internazionali. Non è detto che prossimamente possano avere base fuori dall'Unione Europea.

In generale, i sindaci possono compiere viaggi all'estero del tutto inutili. Pur di stare sotto i riflettori, Marino andò a Filadelfia in occasione di una visita di papa Francesco mentre per incontrarlo gli sarebbero bastati due passi dal Campidoglio. Ma le agende degli impegni internazionali di Sala e Nardella denotano un dinamismo obbligato in era di globalizzazione. Da quando è in carica, per promuovere la sua città il sindaco di Milano è stato anche a Tokio, Città del Messico, Tel Aviv. Nardella, che punta a potenziare il ruolo di Firenze come polo di attrazione di università straniere, ha cercato investimenti con viaggi in India, Cina, Germania, Giappone, nel Golfo.

Nel frattempo Roma - la sua sindaca, alla quale vanno auguri sinceri per la salute, ma anche la sua classe dirigente politica e non - che fa? Si tormenta su uno stadio. Rischia di scambiare per svolta storica l'idea di dotare di una nuova stazione la Roma-Lido.

Siamo seri. Queste righe non invocano assolutamente colate di cemento. A Firenze, per il centro, il Comune cerca investitori disposti a ristrutturare edifici vecchi o antichi senza aumentarne i volumi. Anzi, se al posto di uno di quelli va una costruzione nuova viene imposto un ingombro minore. A Londra Nardella ha delineato un'intesa con imprenditore indiano per l'apertura di un albergo di lusso in un ex convento. Si prevede che dia lavoro ad alcune centinaia di persone. Il Comune di Roma quali progetti ha? Che aspetta? Che a diventare un rudere sia l'intera città?


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Intesa stadio, nodo opere pubbliche E ora Lotito chiede «par condicio» (Gazzetta dello Sport)

La Regione:«Serve una nuova delibera»
Baldissoni: «Prima gara nel 2020»


ALESSANDRO CATAPANO VALERIO PICCIONI

roma
Se lo stadio della Roma fosse una sfida di Champions o di Europa League, nella fase di eliminazione diretta, si potrebbe dire che il sì ha chiuso l'andata con un vantaggio piuttosto rassicurante. Un convincente 2-0, con il ritorno però tutto da giocare e senza escludere la possibilità di una rimonta del no. Un risultato comunque impensabile viste le puntate precedenti degli ultimi giorni: il contropiede della Soprintendenza sul vincolo per la tribuna dell'ippodromo, le divisioni del Movimento 5 Stelle, il «lo faremo da un'altra parte» di Grillo, il rischio «catastrofe» ventilato da Pallotta. E invece, la fumata bianca o aspirante tale è arrivata intorno alla robusta cura dimagrante della cubature, da un milione di metri cubi a meno della metà (anche se resta la necessità di una variante del Piano regolatore). Lo stato d'animo della società giallorossa emerge dalle parole del suo direttore generale Mauro Baldissoni al Tg1: «La tempistica potrebbe essere inferiore anche ai tre anni, per questo pensiamo ad aprire lo stadio nella stagione 2020-2021, nella migliore delle ipotesi fra il 2019 e il 2020».

CHI PAGA LA BRETELLA E allora? Quali sono le trappole ancora sul percorso? La prima: l'intesa sulle cubature costringe a rimescolare il mazzo di carte che riguarda le opere pubbliche a carico dei proponenti, la base su cui Giunta e consiglio due anni e mezzo fa avevano detto sì alla «pubblica utilità» del progetto. In realtà, non verrebbe meno l'impegno per i quattro interventi: messa in sicurezza del Fosso di Vallerano e del quartiere di Decima, nuova stazione e nuovi treni sulla ferrovia Roma-Lido, bretella dalla Roma-Fiumicino e ponte sul Tevere. Solo che questi ultimi due potranno essere effettuati in una seconda fase. Forse attingendo a fondi pubblici, con la bocciatura del Ponte dei Congressi (di cui era ipotizzata la costruzione in una zona adiacente) e con conseguente risparmio di circa 150 milioni. Il Comune potrebbe dunque chiedere al Governo di dirottare quelle risorse ora inutilizzate. C'è già stato un sondaggio presso Palazzo Chigi?

NUOVA DELIBERA La Regione, che presiederà la riapertura della conferenza dei servizi il prossimo 3 marzo (probabile una proroga di un mese chiesta dalla Roma per raffinare il nuovo progetto), lancia però un avvertimento. Per Michele Civita, assessore alla mobilità, l'accordo è una «buona notizia», ma se il progetto cambia, «bisognerà richiedere un nuovo pronunciamento da parte del Consiglio comunale di Roma sul pubblico interesse».

«ORA LA LAZIO» E in questo contesto, compare anche l'altra città, la LAZIO, che si fa viva con un comunicato rivendicando pari dignità, appoggiata anche da diversi voci della politica. «Cara sindaca Raggi, ci aspettiamo che applichi per par condicio nei confronti degli innumerevoli tifosi biancocelesti e consenta la creazione del nuovo impianto della LAZIO». Il riferimento è al vecchio progetto nella zona della Tiberina? In ogni caso la rivendicazione di Lotito riguarda la possibilità di un nuovo impianto «secondo i propri criteri di localizzazione, di efficienza e di qualità. Senza ricorrere allo stratagemma dello stadio Flaminio che non ha alcun requisito e condizione oggettiva per essere lo stadio della LAZIO».

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La Roma avrà lo stadio Ma non si sa quando... (Tuttosport)

Baldissoni punta al 2021, però i nodi da risolvere sono tanti
Il rischio da scongiurare è che si debba ripartire dal nuovo progetto per avere le autorizzazioni di tutti gli enti coinvolti


STEFANO CARINA
ROMA
Se quella di Spalletti voleva essere una semplice battuta per sviare ancora una volta dal suo futuro («Se ci può essere correlazione con il mio rinnovo? Può darsi ma in quanto tempo verrà fatto lo stadio? Tre, quattro, cinque anni? Se mi aiutate, vi dico se sono morto oppure no in quegli anni lì») rischia invece di trasformarsi in un'attenta analisi dei prossimi passi per la costruzione del nuovo impianto a Tor di Valle. Perché se il dg Baldissoni si dice fiducioso di poter aprire lo stadio «non più tardi della stagione 2020- 21 e nella migliore ipotesi nel 2019-20», preso atto dell'intesa avvenuta tra il Campidoglio e la Roma, basta entrare nei dettagli della trattativa per comprendere che su molti punti bisognerà ancora discutere.

Punti da risolvere
Oltre al taglio delle cubature di circa la metà rispetto al progetto iniziale con l'azzeramento delle tre torri Libeskind, sono state inserite una serie di clausole legate alla realizzazione delle opere pubbliche e alla costruzione dei negozi che cambiano in modo drastico il progetto allegato alla delibera di pubblica utilità firmata nel 2014 dall'allora sindaco Ignazio Marino. Baldissoni ha annunciato ieri che «adesso il progetto andrà ripresentato anche alla Regione Lazio. Siamo sicuri che l'ente continuerà a comportarsi egregiamente come ha fatto sinora, rendendo efficiente la procedura anche con le modifiche apportate». Per andare dunque incontro alle richieste dei movimento 5 stelle, i «proponenti» (la Roma e il costruttore Parnasi) hanno accettato una riduzione del 50 per cento delle cubature e l'eliminazione di alcune opere come la cosiddetta «bretella» sulla Roma-Fiumicino e un ponte sul Tevere. Tagli che secondo alcuni esperti imporrebbero però la chiusura dell'attuale Conferenza in maniera negativa con la necessità di convocarne una nuova. Tradotto: ripartire dal nuovo progetto per ottenere le autorizzazione di tutti gli enti coinvolti. Posizione che Baldissoni non ritiene possibile. Per questo il d.g. già domani chiederà uno slittamento di un mese della chiusura della Conferenza, che doveva terminare il 3 marzo prossimo «in modo da poter adempiere a tutte le necessità». In questi 30 giorni, la Giunta scriverà una nuova delibera di pubblica utilità che verrà sottoposta al voto dei consiglieri (ma alcuni di questi vanno ancora convinti, ndc) e dovrà soppiantare quella approvata del dicembre 2014. Dopodiché, tornerà alla Conferenza in attesa dell'ok. E sulle perplessità riguardanti il taglio inevitabile di alcune opere pubbliche sull'asse 'meno cubature, meno investimenti', Baldissoni assicura: «Doneremo comunque infrastrutture sufficienti a rendere quell'area, e non solo lo stadio, fruibile per i cittadini».

Fronte biancoceleste
Con l'iter giallorosso che sembra essersi sbloccato, torna alla carica il presidente Lotito che rivendica un anche per la Lazio il diritto di avere uno stadio di proprietà: «Cara sindaca Raggi, prendiamo atto che la sua amministrazione ha superato i vincoli ed ha raggiunto un accordo con la Roma per la realizzazione del nuovo stadio giallorosso. Ci aspettiamo che applichi par condicio nei confronti degli innumerevoli tifosi biancocelesti e consenta la creazione del nuovo impianto della Lazio». L'impressione? Di certo nei prossimi mesi non ci si annoierà,

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Stadio con l'incognita viabilità E ora anche la Lazio vuole il suo (La Stampa)

L'accordo ricompatta i grillini. I dubbi di Regione Lazio e Legambiente

FEDERICO CAPURSO
ROMA
Lo stadio della Roma «si può fare, ma non a Tor di Valle». E poi, «c'è il rischio esondazioni». Invece, alla fine, il messaggio diventa: «I don't like the project, I love it», con cui la sindaca di Roma Virginia Raggi, al telefono con il patron della Roma James Pallotta, saluta l'accordo raggiunto per il nuovo complesso sportivo. E pazienza se il compromesso trovato con i costruttori sconfessa le dichiarazioni degli ultimi giorni di Beppe Grillo, Lombardi e attivisti M5S. Il pareggio ottenuto tra Raggi e società della Roma è il risultato che non scontenta nessuno, compreso chi aveva espresso più di un dubbio. «Lo stadio si fa ma secondo le nostre regole, i nostri principi», esulta Luigi Di Maio. E anche Lombardi, su Twitter, cambia parere: «Dimezzate le cubature. Nessun grattacielo. È uno #StadioFattoBene». Legambiente avverte però che «l'area sarà ancora più inaccessibile». L'assessore regionale al Territorio, Michele Civita, fa sapere: «Ad oggi non si conoscono opere e infrastrutture per garantire la mobilità, vigileremo». E l'incubostadio per Raggi non è finito: ora tocca al capitolo della Lazio. Il suo presidente, Claudio Lotito, è già entrato in partita: «Cara sindaca, ci aspettiamo che consenta la creazione del nuovo impianto della Lazio - ha detto, iniziando a battere sul chiodo -. Siamo fiduciosi e certi che Raggi non farà discriminazioni tra cittadini romani in base alla fede calcistica».

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Stadio, dopo l'estate si parte (Corriere dello Sport)

Ottenuto il sì dei 5 Stelle, la Roma chiede un altro mese alla conferenza dei servizi

di Marco Evangelisti

Roma

Che fatica deve fare un povero stadio per venire alla luce! C'è pure un bel gruppetto di 5 Stelle che continua a lamentarsi dell'accordo raggiunto tra il sindaco Virginia Raggi e la Roma, sempre intendendo per Roma il club e il costruttore Luca Parnasi che l'accompagna in questa intricata foresta burocratica. Siccome il Comune deve effettuare passaggi importanti in assemblea, non è igienico avere qualcuno della maggioranza che si fa venire in mente di fare l'indisciplinato.

Entusiasmo. La Raggi e la maggioranza del Movimento romano sono convinti che non accadrà. Confortati da un tweet stranamente amichevole ed entusiasta di Roberta Lombardi, deputata che a Roma conta. Infatti, probabilmente questa è l'ultima delle preoccupazioni di chi vuole costruire lo stadio, il business park anche se ridotto del 60% rispetto alle cubature inizialmente previste - ma già la giunta Marino aveva tagliato 200.000 metri cubi: adesso siamo a 597.000 totali - il parco fluviale. Sintetizzando: il progetto 2.0, così l'ha definito la Raggi, prevede il ridimensionamento delle torri disegnate da Libeskind a edifici di altezza normale, l'eliminazione di alcune opere di viabilità considerate non essenziali, tipo sottopasso della Magliana, e la conferma di tutte le altre. Cioè immediata messa in sicurezza dei fossi a rischio esondazione, raddoppio della Via del Mare, potenziamento con l'acquisto di nuovi treni della Roma Lido, già inserito da tempo al posto del prolungamento della Metro B. Viene rinviata a una seconda fase, dopo l'apertura dello stadio, la realizzazione del ponte e dello svincolo della Roma-Fiumicino.
Quest'ultima questione è un po' più articolata: è stato considerato insufficiente nella previsione di spesa il Ponte dei Congressi già finanziato con 150 milioni dallo Stato e l'idea che sta dietro all'accordo tra Roma e Comune consiste nel pagare con quei soldi il ponte alternativo, che però costa solo 90 milioni. Quindi il settore pubblico risparmierebbe comunque 60 milioni. Nel contempo, passerebbe di mano la responsabilità di aprire la struttura prima possibile.
E qui la questione si fa sottilmente giuridica: tali modifiche richiedono una delibera nuova e quindi una nuovissima conferenza dei servizi (strada un po' più lunga, ma più sicura) oppure possono essere implementate nell'iter attuale? Affidandosi ad alcuni pareri legali, la Roma e Parnasi hanno scelto la seconda soluzione. Calcolando il rischio di incappare in ricorsi da parte di associazioni ambientaliste e simili. Obiettivo: aprire i cantieri a fine estate o poco dopo.

Avvertimenti. Una partita alla volta, questa è la strategia. Intanto il Pd romano ha preso una posizione leggera: «Vigileremo affinché l'accordo non sia al ribasso rispetto ai servizi pubblici da erogare». Molto più netto l'assessore regionale al territorio Michele Civita: «L'accordo è una buona notizia. Ricordo che l'attuale conferenza dei servizi è incardinata, come prevede la legge, sulla delibera approvata sul progetto presentato nel 2014. Se il progetto cambia bisognerà richiedere una nuova valutazione tecnica e un nuovo pronunciamento da parte del consiglio comunale. Non si conoscono a oggi le opere e le infrastrutture che l'accordo reputa indispensabili per garantire la mobilità. La Regione, in modo costruttivo e in coerenza con l'attività fin qui svolta, eserciterà il ruolo e la funzione di sua competenza».
L'accordo con il Comune, che domani comincerà a lavorare sulle modifiche alla delibera, è il primo passo. Il successivo da parte della Roma e dei costruttori sta nella richiesta di proroga di un mese alla conferenza dei servizi. Può essere concessa solo se è la Roma a chiederla, cosa che accadrà nelle prossime ore. Se la conferenza dovesse chiudersi il 3 marzo non potrebbe che avere esito insoddisfacente, dato che l'unico parere depositato dal Comune sinora è negativo. Senza dimenticare il vincolo sulla tribuna dell'ippodromo, considerato superabile. La proroga, a quanto trapela, non dovrebbe essere negata. Sarà il secondo passo. Lo stadio comincia a camminare.


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Il dg Baldissoni «Grande fiducia nella Regione» (Corriere dello SPort)

Roma - (m.e.) L'investimento complessivo sull'area di Tor di Valle da parte di James Pallotta, presidente della Roma, a questo punto non vale più 1,6 miliardi ma a detta dei proponenti resta comunque superiore al miliardo. Le spese per le opere pubbliche dovrebbero scendere da 440 a circa 300 milioni. Ieri il direttore generale del club, Mauro Baldissoni, ha parlato della riforma del progetto e delle sue prospettive al Tg1: «Abbiamo effettuato un grosso sforzo per ridurre la volumetria complessiva, pur salvaguardando il più possibile i nostri obiettivi, in primo luogo donare alla città infrastrutture sufficienti a rendere tutta quell'area, e non solo lo stadio, fruibile per i cittadini».
La prima pietra potrebbe essere posta dopo l'estate e lo stadio dovrebbe aprire in tempo per la stagione 2020-21, forse anche tra il 2019 e il 2020. Quanto alla procedura: «Finora la Regione ha fatto un grandissimo lavoro di coordinamento, Sono sicuro che continuerà a svolgerlo per rendere efficiente questa procedura, anche con le modifiche apportate»


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L'impianto - Un "Colosseo" da 52.500 posti (Corriere dello Sport)

Roma - (m.e.) La lunghissima e complicata avventura del progetto Tor di Valle ha di fatto distolto l'attenzione dalla struttura attorno alla quale nasce tutto: cioè lo Stadio della Roma, il campo sul quale i giallorossi giocheranno, se tutto va come deve, a partire dalla stagione 2020-21 o forse anche prima.
L'impianto è stato disegnato dall'architetto specializzato statunitense Dan Meis. La capienza prevista è di 52.500 posti a sedere, che possono arrivare a 60.000 per eventi particolari. Naturalmente la distanza degli spalti dal campo sarà molto minore che all'Olimpico: da 8,9 a 11,7 metri. La Curva Sud ospiterà oltre 14.000 tifosi. Previsti tre tabelloni luminosi, due di 9x15 metri e uno di 12x24 situato in Curva Nord. Non solo calcio nell'impianto: verranno ospitati concerti e spettacoli, per i quali sarà possibile ricavare un apposito anfiteatro da 14.000 posti. Nel progetto anche una piattaforma mobile che porterà i giocatori dagli spogliatoi al livello del terreno di gioco.


eaglefly1978

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 26 Feb 2017, 06:49
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E Il M5S, comunque, legge l'accordo politico sullo stadio come la vittoria di Raggi. «Da noi il Pubblico dà le carte, non si inchina. E la Giunta Raggi ve ne ha dato un piccolo assaggio. Avanti così!», posta Luigi Di Maio. «Siamo la rivoluzione della normalità. Prima o poi si voterà. Metteteci alla prova!», scrive su Facebook Alessandro Di Battista. «Stracciato il progetto iniziale, brava Virginia Raggi», il tweet dell'arcinemica della sindaca, la deputata Roberta Lombardi.
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Er cane di Mustafà...

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