Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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cartesio

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Citazione di: FatDanny il 01 Mar 2017, 09:03
No, perché, tanto per fare un esempio, lo svincolo con la Roma-Fiumicino, che a conti fatti sarà un intervento essenziale per non bloccare totalmente la viabilità di quel quadrante, sarà a carico pubblico e non del proponente.

Non mi risulta che ci sia una delibera del comune che prevede l'esecuzione dello svincolo e delle altre opere ad esso collegate, quelle cancellate dall'accordo Raggi, ponte carrabile, viadotto, asse di collegamento.


Tyler87

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Tor di Valle, l'arena dalle uova d'oro: l'area commerciale vale un miliardo


Se qualcuno avesse mai pensato a una vittoria della sindaca Virginia Raggi sugli interessi dei costruttori nella partita sullo stadio della Roma, dovrà presto ricredersi. Il patto sul taglio delle cubature che, calcolato nell'interezza del complesso, ricalca i termini dell'accordo anticipato da La Repubblica un mese fa (540mila metri cubi, invece del milione originario), lascia alla Eurnova di Luca Parnasi un intero quartiere da tirare su che vale sul mercato un miliardo di euro. I metri cubi alla fine saranno 500mila, 300mila dei quali riservati allo stadio, mentre il resto verrà destinato all'area commerciale dentro la quale rientra tanto il Convivium (le attività legate alla squadra di calcio) quanto il Business park (uffici, hotel, ristoranti). Sui dettagli da oggi lavorerà anche il nuovo city manager Franco Giampaoletti.


Primo step: il ritiro del parere negativo su Tor di Valle rilasciato dagli uffici capitolini sul progetto originario quando in giunta sedeva l'ex assessore all'Urbanistica Berdini. Se messo a confronto proprio con il piano che prevedeva la realizzazione delle torri di Daniel Libeskind, il nuovo assetto su cui stanno ragionando i tecnici non implica variazioni sostanziali nell'occupazione dei terreni che rimane perlopiù invariata rispetto a quella indicata nel progetto originario: 28,5 ettari in tutto, di cui 21 ettari per lo stadio, 12,5 per il business park e 5 per il Convivium. Venendo meno la porzione delle torri, cambiano naturalmente i metri quadri da destinare agli uffici e alle attività commerciali e passano dai 318mila indicati nell'accordo siglato da Eurnova con il Comune di Roma nel 2013 a circa 170mila. A parte la vendita del terreno alla Roma — che nel marzo del 2010 la Eurnova ha acquistato a un prezzo di 42 milioni di euro — il vero business dei costruttori è tutto in questi 170mila metri quadrati da tirare su e mettere sul mercato. La quasi totalità degli spazi — come previsto dal progetto originario — sarà destinata agli uffici nell'ottica di dar vita a uno dei principali business district della capitale. Se si considera che sull'intera estensione metropolitana i metri quadrati occupati da uffici sono 10 milioni, il nuovo insediamento costituito dai 170mila di Tor di Valle vale da solo una quota pari all'1,7%.

Per calcolarne l'impatto economico è quindi necessario prendere come riferimento il valore medio delle quotazioni immobiliari dell'area Eur, pari a 6.000 euro per metro quadrato. Questo significa che i 170mila metri quadrati dell'area commerciale possono portare nelle casse dei costruttori un miliardo di euro. Una cifra rotonda, anche se ridimensionata rispetto alle aspettative iniziali che — sulla base del progetto originario — avevano una potenzialità di 1,9 miliardi. Il mancato introito viene tuttavia in buona parte compensato sia dalla riduzione dei costi di costruzione (abbattuti per via del taglio delle torri) sia dallo storno di alcune opere pubbliche che — nel vecchio progetto ap- provato dalla giunta guida data da Ignazio Marino — erano indicate come essenziali per assicurare la pubblica utilità all'opera. Tra queste, il ponte carrabile sul Tevere e i relativi svincoli che, venendo meno, garantiscono un risparmio di circa 90 milioni di euro. Del resto, che la partita si sarebbe giocata sul bilanciamento tra cubature e opere pubbliche era evidente a tutti fin dall'inizio.

Da chiarire rimane invece il capitolo dedicato ai finanziatori. Lo strappo degli ultimi giorni sul titolo della As Roma in Borsa conferma le aspettative positive del mercato sul futuro della socie-tà; un sentimento al quale è necessario dare presto un volto, e soprattutto un portafoglio. Dopo lo sblocco dell'impasse comunale, l'advisor Rothschild per conto di Parnasi e Goldman Sachs per la società di James Pallotta si sono rimessi al lavoro intensificando gli incontri alla ricerca di soggetti, italiani e stranieri, disposti a finanziare la costruzione dello stadio. Un passo obbligato prima di mettere la prima pietra.

(La Repubblica, D. Autieri)

FatDanny

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Citazione di: cartesio il 01 Mar 2017, 11:04
Non mi risulta che ci sia una delibera del comune che prevede l'esecuzione dello svincolo e delle altre opere ad esso collegate, quelle cancellate dall'accordo Raggi, ponte carrabile, viadotto, asse di collegamento.

tranquillo, ti risulterà molto presto.

pan

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mammamia che urto sti articoli che sbeffeggiano la natura, il verde, le rane, l'arte, come se fosse una cosa naif tenerne conto.

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cartesio

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Quando succederà se ne parlerà.
A Roma ci sono varie opere pubbliche da fare, alcune molto più urgenti del collegamento con lo stadio, che non sono ancora state fatte.

Per ora stiamo ad un no del comune (apparentemente in corso di ritiro) e ad un no della Sovrintendenza, più una conferenza dei servizi che scade dopodomani.

FatDanny

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Citazione di: cartesio il 01 Mar 2017, 11:42
Quando succederà se ne parlerà.
A Roma ci sono varie opere pubbliche da fare, alcune molto più urgenti del collegamento con lo stadio, che non sono ancora state fatte.

Per ora stiamo ad un no del comune (apparentemente in corso di ritiro) e ad un no della Sovrintendenza, più una conferenza dei servizi che scade dopodomani.

il proponente ha già chiesto la proroga di un mese, che verrà senza dubbio accordata perchè altrimenti salta tutto.
Rispetto alla necessità di quello svincolo è assolutamente stringente nella misura in cui autorizzi il progetto. E se non lo paga il proponente, come al solito, lo paga pantalone.

cartesio

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Pantalone avrebbe già dovuto fare dei prolungamenti di certe metro, ma non li ha fatti.

http://www.romametropolitane.it/articolo.asp?CodMenu=4&CodArt=116

C'è un sacco di "ipotesi di lavoro". 


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kelly slater

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da il fatto:

Fabio Balocco
Ambientalista e avvocato

La brutta vicenda dello stadio della Roma (non di Roma, bensì di un soggetto privato ben preciso), si è conclusa male come era cominciata. Si è conclusa male perché ancora una volta ha vinto l'urbanistica contrattata (ossia quella che "si manifesta ogni volta che l'iniziativa delle decisioni sull'assetto del territorio non viene presa per l'autonoma determinazione degli enti che istituzionalmente esprimono gli interessi della collettività, ma per la pressione diretta, o con il determinante condizionamento, di chi detiene il possesso di consistenti beni immobiliari"), in cui è il privato a proporre e il pubblico ad assentire.

Ormai, chi governa le città ha abdicato al suo ruolo di regista e si limita a ratificare decisioni di carattere privato che spesso contrastano con l'interesse pubblico. Nel 2014 partecipai a un convegno a Genova sul consumo di suolo e in quell'occasione esaminai le modifiche al piano regolatore apportate a Torino, quasi tutte su richiesta di privati. Bene, mi accorsi che ne erano state approvate più di 300, più di una al mese da quando il piano era stato adottato.


È del tutto evidente che questo modo di operare poi porta ad avere città che assomigliano a un puzzle più che a un disegno organico e funzionale. Roma ne è un esempio lampante con la sua crescita disordinata, incurante della tutela del bene primario, il suolo, incurante dei benefici per chi la abita. Una bellissima lettera, pubblicata su Eddyburg da parte di 25 docenti francesi, ricercatori ed esperti delle questioni urbane che evidentemente conoscono bene la Capitale e sono preoccupati della sua rovina, (seppur scritta prima del recente ridimensionamento del progetto), fotografa bene la situazione.

Innanzitutto la lettera lamenta le dimissioni forzate dell'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini, che si è sempre battuto contro la speculazione e gli interessi privati. "Sono questi stessi gruppi che, nonostante la lunga fase di stagnazione economica e demografica della città di Roma, hanno continuato a costruire enormi "cattedrali" abitative e commerciali nel cuore dell'agro romano: tra il 2001 e il 2013, 38 nuovi centri commerciali sono stati creati, per lo più in zone già maltrattate da decenni di speculazioni edilizie". E poi: "Il progetto del nuovo stadio contribuisce a dare ancora una volta l'immagine di una città che continua  a costruire il nuovo lasciando marcire il vecchio, le sue strutture urbane, le sue periferie, gli stadi: Roma ha già due stadi. Nonostante il cattivo stato di manutenzione, potrebbero entrambi divenire l'oggetto di trasformazioni innovative con costi e tempi contenuti". E infine: "Per gli esperti in questioni urbane come per i semplici visitatori che atterrano a Fiumicino, il paesaggio che si dipana lungo il tragitto dall'aeroporto alla stazione Termini è la dimostrazione lampante del degrado delle periferie romane, in totale contrasto con lo splendore della città antica, rinascimentale e barocca: è un paesaggio fatto di palazzi e spazi pubblici abbandonati, cimiteri di gru, stazioni fantasma, passerelle che minacciano di crollare, strade distrutte, cumuli di immondizia. In questo contesto, un'azione pubblica rivolta al bene comune non può avere come punto cardinale il favoritismo verso la costruzione di un nuovo stadio di calcio, che soddisferà in primo luogo le ambizioni del manager di un hedge fund statunitense associato a uno dei più potenti gruppi di costruttori italiani."

Certo, si dirà, ora il progetto è stato ridimensionato dalla giunta, ma ciò non toglie che abbia vinto ancora una volta la famigerata urbanistica contrattata, mascherata vergognosamente sotto il termine di "pubblica utilità". Si è transatto: "Volevi 100? Ti do 50". Non è la vittoria della città, ma un ridimensionamento degli interessi privati. "Aumenta l'impermeabilizzazione del suolo spalmando intorno al catino dello stadio 18 palazzine (...) Si lima la cubatura complessiva. Questa continua a eccedere per oltre il doppio quanto il piano prevede".

E tra l'altro l'impressione netta che si ricava alla fine è che se si fosse sentita la voce degli iscritti al M5S la decisione di costruire uno stadio a Tor di Valle sarebbe stata bocciata. E la conclusione cui si giunge è che nel caso non si sia data voce al web perché era scomodo. In compenso, però, sentiamo un'altra voce, quella della sindaca pentastellata Virginia Raggi che annuncia al telefono al presidente della Roma, James Pallotta, il via libera al progetto definitivo per il nuovo stadio nella zona di Tor di Valle. "Il progetto ci piace e non vediamo l'ora di cominciare a lavorare insieme", dice Virginia Raggi in questo video postato su Facebook dai Cinque stelle di Roma.

Quindi la Roma avrà il suo stadio. E la Lazio, poverina? Cosa farà la giunta di fronte alle richieste di par condicio invocate dal presidente Lotito per costruire "lo stadio delle aquile", questa volta vicino alla Tiberina, ma sempre in area a rischio idrogeologico? "Ci saranno tre campi da calcio, uno da baseball, uno da rugby, uno da football , uno per l'hockey su prato, sei campi da tennis, una pista di atletica leggera, quattro piscine di cui tre olimpioniche e un palazzetto per il basket e il volley. Tutto rose e fiori? No, anche cemento: uffici per il club e museo della Lazio, ma soprattutto un centro commerciale su due piani, ristoranti, un cinema, negozi e poi un albergo a 4 stelle e 25 ettari per un parco giochi che potrà diventare area concerti. E per arrivarci? Macchina, treni e addirittura battelli sul fiume".

Cosa accadrà? Si siederà la Raggi al tavolo delle trattative per accordarsi?

Buckley

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Citazione di: pan il 01 Mar 2017, 11:41
mammamia che urto sti articoli che sbeffeggiano la natura, il verde, le rane, l'arte, come se fosse una cosa naif tenerne conto.
si, poi arriva l'estate e tutti a rosicare perche' la zanzara tigre prolifera e si espande, e lo stato che fa? Roba vecchia, urta molto pure me ma a fronte di uno stato di crisi come quello che sta uccidendo l'Italia dubito che qualcuno si interessi all'ecologia purtroppo. Per non parlare poi di arte, visto che lasciamo crollare Pompei e a questo punto proteggere l'ippodromo fa' davvero ridere. La crisi poi parte da questi aspetti credo, prima e' morale poi diventa anche materiale. Come disse il regista greco Theo Anghelopoulos "il declino di chi e' stato davvero grande e' ancora piu' amaro".

GoodbyeStranger

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Citazione di: kelly slater il 01 Mar 2017, 18:43
da il fatto:

Cosa accadrà? Si siederà la Raggi al tavolo delle trattative per accordarsi?

ricominciano gli appelli alla legalità, mai più scempi come quello di Tor di valle...vedrete.

kelly slater

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Ranxerox

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Loro gli hanno sbracato i grattacieli, noi li abbiamo sbracato la squadra.....

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Un rosso di 53,4 milioni Stadio: chiesta proroga (Gazzetta dello Sport ed. Roma, 2 febbraio 2017)

Tutto in linea con le previsioni della società. Il bilancio semestrale della Roma infatti, al 31 dicembre scorso, ha fatto registrare un risultato economico negativo per 53,4 milioni. Tutto questo per la mancata partecipazione alla Champions League, il costo del personale (dovuto agli incentivi all'esodo di alcuni tesserati) e le minori plusvalenze dal mercato. I debiti con scadenza oltre 12 mesi sono pari a 160,2 milioni, mentre quelli entro i 12 mesi sono pari a 37,4. La proprietà ha comunque già versato 70 milioni di euro in conto di futuro aumento del capitale societario (più 16 per finanziamento soci) ma, se occorresse, «dal realizzo degli asset aziendali».

Come annunciato, intanto, ieri l'Eurnova di Luca Parnasi ha chiesto un mese di proroga della Conferenza di servizi per la definizione del progetto stadio, che richiederà una nuova delibera di pubblica utilità dal Comune. Domani atteso l'ok della Regione.

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Un nuovo rinvio per lo stadio Berdini torna, accuse a Raggi (Il Messaggero, Cronaca di roma, 2 Marzo 2017)
IL CASO

Paolo Berdini aspetta di vedere il nuovo progetto di Tor di Valle, prima di picconarlo. Anche se ammette: «Come ci si arriverà - chiede ironico - ora che ci sono anche meno opere pubbliche, con l'elicottero?». L'ex assessore all'Urbanistica dopo lo strappo violento con la giunta Raggi è ritornato all'antico, alla vecchia professione, nel suo studio sopra piazza Barberini. «Il Comune? Non mi manca affatto. Lo stadio - dice a Il Messaggero - è un incidente di percorso sul quale si è sfracellata un'ipotesi di rinnovamento della città».
L'ITER
Intanto, il progetto originario è stato dimezzato nelle cubature e nella concezione (sono spariti i tre grattacieli sostituiti da diciotto palazzine) e il Campidoglio è al lavoro per riscrivere la nuova delibera sull'interesse pubblico, per superare la 132/2014 di Marino. Sull'altro fronte i «proponenti» stanno per inviare una lettera in cui si «chiede una sospensione dei lavori della Conferenza dei servizi decisoria e dei procedimenti connessi per un termine non inferiore a giorni 30, al fine di superare le criticità evidenziate e definire il procedimento con esito positivo».
Nel testo, sottoscritto da Eurnova srl si ricorda anche l'avvio di un procedimento da parte della Soprintendenza dell'iter per vincolare l'ippodromo di Tor di Valle. A conti fatti entro il 3 aprile dovrà arrivare in Regione, sede della conferenza dei servizi, un nuovo progetto accompagnato dalla delibera «revisionata», che dovrà essere approvata dall'Aula Giulio Cesare.
IL NODO CUBATURE
Visto da Berdini l'accordo raggiunto dalla giunta grillina, di cui non fa più parte e che non l'ha ancora rimpiazzato nonostante il casting continuo, non va bene nemmeno così. «Voglio aspettare - spiega al telefono l'urbanista rosso - prima di dare un parere voglio visionare le carte, anche se...».
Su Tor di Valle c'è stato un passo in avanti: l'«ecomostro» sulla carta è stato dimezzato. Anche se adesso inizierà la fase del controllo sull'operazione immobiliare, ci sono quattro condizioni da assolvere come è stato ricordato su queste colonne. E cioè: l'effettiva riduzione delle cubature, sgomberare l'orizzonte da qualsiasi aspetto speculativo per fare in modo che il taglio avvenga sugli edifici commerciali del business park e non sulla parte sportiva e infine il nodo della salvaguardia delle infrastrutture che rendono la delibera di interesse pubblico. Berdini riflette e aggiunge: «Leggo di seicentomila metri cubi. Scusate, ma cosa avrebbero tagliato? Sono sei volte quanto previsto. E come ci arriveremo a Tor di Valle con l'elicottero?». Dubbi e sbuffi che l'urbanista continua a porre nella cerchia di intellettuali che lo hanno sostenuto gli ultimi giorni, complicati, di permanenza in giunta. Prima appunto dell'addio. Che dopo poco ha portato comunque a un accordo tra il Campidoglio e i proponenti, con la maggioranza grillina che di fatto ha dato il via libera, nonostante una fronda di sei consiglieri. Berdini parlerà con le planimetrie sotto gli occhi. Il ritorno alle sue vecchie cose sembra renderlo pimpante. «Non ne potevo più, questo sì. Ho ricominciato la mia professione. Mi dispiace solo che la città vada a fondo».
Simone Canettieri

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La Conferenza oggi dà l'ok alla proroga (Gazzetta dello Sport)

Si riunirà questa mattina alle 10 la Conferenza dei servizi decisoria aperta sei mesi fa dalla Regione Lazio sul progetto Stadio della Roma a Tor di Valle. Sul tavolo, com'è noto, la richiesta avanzata dalla società Eurnova del costruttore Luca Parnasi, proponente del progetto insieme alla Roma di Pallotta, di un'ulteriore sospensione dei lavori di almeno 30 giorni, dopo il mese già richiesto dal Comune. «Al fine di superare le criticità e definire il procedimento con esito positivo».

E con l'impegno, assunto dalla sindaca Virginia Raggi, di sottoporre al Consiglio comunale una nuova delibera di pubblica utilità, sulla quale i Dipartimenti coinvolti starebbero già lavorando. Se, come è probabile, la Conferenza dei servizi accoglierà l'istanza di proroga, la prossima riunione si terrà non prima del mese di aprile. Col rischio, non così peregrino, che si vada anche oltre.



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