Citazione di: Paladino68 il 25 Mag 2017, 08:07
Il grande rimpianto di Cragnotti dopo aver vinto lo scudo fu non aver ascoltato Svenny che gli disse : "presidente vendiamoli tutti e rifacciamo la squadra".
L'anno del terzo posto l'errore fu invece non aver venduto Parolo per 20 milioni al Milan e FA per 50 Mln.
Non mi venite a parlare di progetto Udinese, ne di mancanza di programmazione. I risultati sono figli del fatturato di impresa e di alcune semplici regole.
Il fatturato di impresa è dato da Diritti, Merchandising e botteghino, plusvalenze.
Il primi tre non hanno grossissime variazioni da un anno all'altro, la differenza più importante la fa la partecipazione alle coppe. Il vero segreto di Cragnotti furono le plusvalenze e sono ad oggi per noi' e non solo per noi, l'unica maniera per crescere di fatturato nell'immediato. Ovvero tirar fuori plusvalenze (che vanno nei ricavi del conto economico) per poter far nuovi investimenti (ammortamenti che vanno nei costi del conto economico). Questo vuol dire per noi vendere come faceva Cragnotti, ma come fa anche la Juve oggi, un pezzo importante. Senza scendere in piazza . Cragnotti aveva venduto Signori a 25 mld e aveva già preso Pippo Inzaghi a 10.
Tare ha venduto Hernanes per Felipe Anderson e sono avanzati soldi. Candreva ci ha poertato Immobile, Wallace e Bastos.
I giocatori sopra i 30 anni vanno venduti sempre! Ne basta qualcuno in rosa per portare esperienza. Non si costruisce sui trentenni. Si devono ovviamente acquistate sempre giovani.
Infine le motivazioni. Dopo un campionato come questo, rischi sempre un crollo emotivo. I giocatori ottengono aumenti e si sentono appagati. Almeno per un po'.
Cambiare almeno 3/4 giocatori fra i titolari e' fondamentale! Vanno tenuti e fatto crescere i Wallace, SMS, FA, future potenziali stelle e ne vanno prese di nuove.
Perdi qualcosa nell'immediato ma ne guadagni molto alla lunga.
L'unico che terrei e' Keita perché giovane, ma non sono sicuro della sua testa. E poi penso che un' altra regola che vale per tutti i lavori e' quella che dopo 4-5 anni in uno stesso posto si fa la muffa.
Il calcio oggi è questo: a fine contratto i giocatori perdono il vincolo, a un anno dalla scadenza del contratto il loro rendimento e la loro valutazione crollano, quando superano i 30 anni puntano a contratti lunghi e ricchi, e in molti casi "si siedono".
Le classifiche vengono determinate al 90% dal fatturato, è tutto molto meno bello e poetico rispetto a una trentina di anni fa, ma se vogliamo mantenere il vizio del tifo questo passa il convento. La comunicazione cateterica, e buona parte del tifo organizzato, costituiscono un rumore di fondo che non fa che disturbare e rendere più difficili le scelte della nostra Società, che non è affatto perfetta, ma ha una gestione complessivamente abbastanza sana, e tutte le volte che abbiamo provato ad illuderci di poter avere qualcosa di meglio (cordata di San Marino, Chinaglia & c., sceicchi vari amici di Morabito) ci siamo resi conto che l'alternativa a Lotito è pura fuffa.
Niente bandiere quindi, e niente illusioni che il rendimento dei calciatori si mantenga stabile da una stagione all'altra: varia in funzione della tenuta fisica, delle ambizioni, dell'età, della durata del contratto. Biglia potrebbe essere il faro della squadra fino a 38 anni, oppure potrebbe spuntare un contrattone e giocare (male) dieci partite l'anno per le prossime cinque stagioni. De Vrij potrebbe diventare la colonna della difesa del Chelsea o dello United, oppure il suo ginocchio potrebbe precluderne la carriera. L'esplosione di Keita potrebbe essere un fuoco di paglia, oppure potrebbe diventare una stella a livello mondiale. Sono valutazioni difficli, che non competono a noi, e c'è anche una grossa dose di casualità a determinare la bontà o meno delle scelte che saranno effettuate. La cosa che più mi auguro è che maturi la tifoseria, che capisca che le critiche cateteriche sono in gran parte strumentali, e che, almeno sulla carta, la Lazio attuale non può competere alla pari con le due squadre di Napoli e le tre strisciate.