stadio c'è il sì vittoria roma (Corriere dello Sport)
Il Consiglio comunale approva la delibera sulla pubblica utilità ora il progetto ritorna alla Regione Lazio
per avere l'ultimo ok
svolta per il nuovo impianto può partire a inizio 2018
di Marco Evangelisti
ROMA
Lo hanno fatto. Magari non benissimo, ma lo hanno fatto. Lo stadio della Roma a Tor di Valle ha ricevuto il suo distintivo di interesse pubblico, ovviamente con molte chiacchiere allegate. Era un risultato auspicabile. Però adesso che la giunta di Virginia Raggi ha portato a casa il suo primo vero successo politico è anche giusto sottolineare come il progetto uscito dagli accordi tra James Pallotta e l'amministrazione di Ignazio Marino fosse enormemente migliore, sostenibile e molto più sensato dal punto di vista economico.
Cosa che del resto le opposizioni non hanno mancato di far notare ieri, nelcorso della sfibrante ultima seduta dell'Assemblea Capitolina dedicata all'argomento. E anche fuori. Giovanni Caudo, assessore all'urbanistica nella giunta di Ignazio Marino, sorta di coordinatore dell'iniziativa stadio così com'era, è stato sportivo: «Complimenti al collega Luca Montuori, complimenti alla giunta Raggi per la rapidità e la determinazione con cui hanno costruito questo risultato. Ma è un'operazione sulla pelle della città. Della nostra strategia urbanistica, l'intenzione di creare un collegamento tra il centro di Roma e l'aeroporto di Fiumicino, non è rimasto nulla. Questo progetto invece resta confinato tra le quattro mura dell'edilizia. Almeno avrebbero potuto accettare il ricalcolo del contributo chiesto al privato, 110 milioni che sarebbe più semplice distribuire sulle cose da fare: sottopassi, svincolo autostradale, trasporto su ferro. Questo sì è un regalo ai costruttori e tutto nasce da errate scelte ideologiche».
Vantaggio. Quelli del Movimento 5 Stelle sono rimasti praticamente soli a sostenere la bontà della delibera che modifica quella della giunta Marino e di fatto porterà alla chiusura con parere negativo della conferenza dei servizi già espletata e all'apertura di una sua seconda versione, probabilmente più rapida. Dunque i grillini di Roma si sono trovati a gestire sotto pressione un vantaggio ampio ma non del tutto rassicurante. Alla fine della votazione (28 sì, 9 no, un astenuto in rappresentanza della Lista Marchini) non hanno potuto fare a meno di festeggiare come al fischio finale di una partita eroica. Insieme con loro ha votato solo Davide Bordoni, di Forza Italia.
Il Pd è rimasto all'opposizione netta «perché noi vogliamo lo stadio e siamo convinti che questa delibera al contrario bloccherà la procedura», ha dichiarato Giulio Pelonzi. Aggiungendo che i costruttori risparmiano grazie alle modifiche a 5 Stelle ben 115 milioni e che lo stadio così concepito non risolverà affatto i problemi urbanistici di Tor di Valle e delle zone collegate. Del resto i grillini hanno fatto barriera non senza qualche crepa. Non si sono presentate Monica Montella, Gemma Guerrini e Cristina Grancio (sottoposta a un procedimento di sospensione dopo che aveva manifestato la propria contrarietà al progetto). Assenze previste e concordate, sostengono i compagni di movimento. Fatto sta che in tre non hanno fornito il loro sostegno in uno dei confronti politici più delicati che l'amministrazione del Campidoglio attuale abbia mai affrontato.
Palla alla Regione. Ma alla fine ce l'hanno fatta e ce l'hanno fatta la Roma e i suoi partner nell'operazione Tor di Valle. Nel giro di due giorni sono stati scavalcati gli ostacoli più insidiosi, il varo della nuova delibera in mezzo agli scogli del Campidoglio e, a quanto sembra, anche la questione non semplice del vincolo sulla tribuna e la pista del vecchio ippodromo. Il sovrintendente Francesco Prosperetti l'ha fatto capire e poi praticamente l'ha ammesso: il primo parere degli specialisti del ministero, positivo e incurante della tribuna disegnata da Julio Lafuente, è determinante e pone a rischio vizio di forma tutti quelli successivi. Probabilmente la questione si risolverà così: tribuna abbattuta, una sua porzione ricostruita in una zona predisposta appositamente del nuovo complesso, corredata forse da un'esposizione permanente sull'impiantistica sportiva degli anni cinquanta e sessanta.
Lo sapremo con certezza oggi, quando arriverà il testo del parere definitivo. Nel frattempo la votazione positiva sulla delibera capitolina torna a sbloccare la marcia politica dello stadio. Il sindaco Virginia Raggi ha assistito a parte della seduta del consiglio e poi si è espressa via social: «Roma avrà uno stadio fatto bene. Abbiamo mantenuto il nostro impegno: un impianto sportivo che rispetta la legge, che porterà opere e infrastrutture per migliorare un quadrante della città. Oggi è un giorno importante, hanno vinto i cittadini». Pallotta le dà atto di essersi spesa: «Grazie a Virginia Raggi e a Roma. Lo stadio darà una nuova casa ai nostri tifosi e porterà grandi benefici alla città».
Il vicesindaco Luca Bergamo ha portato la palla sulla trequarti dell'avversario politico: «Perché mai la Regione Lazio dovrebbe fare ostruzionismo su questo progetto? Si è sempre dichiarata a favore». Corretto. E anche di recente, in un tweet piuttosto esplicito del presidente Nicola Zingaretti. Al momento c'è solo il termine di oggi per una decisione che invece slitterà. Aspettano documenti concreti, alla Regione. Ma se anche loro si sbrigheranno, allora la Roma nel 2018 potrà davvero cominciare a costruire uno stadio e un futuro diverso.
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Roma - E va bene, non ci saranno le tre torri. Il che è un peccato. Le aveva progettate l'architetto Daniel Libeskind, erano forse l'elemento artistico più rilevante di tutto il complesso di Tor di Valle e avrebbero portato una delicata nota dissonante all'orizzonte della città. Il Movimento 5 Stelle ha voluto toglierle e farne lo scalpo più prestigioso di questo confronto sul progetto dello stadio della Roma.
Risparmi. Il complesso è stato decisamente sfrondato negli accordi di febbraio tra il Campidoglio e il club, ma il totale dei metri cubi da costruire resta rilevante: circa 700.000, sottolinea l'ex assessore Giovanni Caudo. Tanto per dire che se si trattava di uno sgorbio urbanistico - e non lo era - nella prima fase, è rimasto tale. Adesso ci saranno solo palazzine di altezza usuale per il panorama romano, la zona commerciale e lo stadio da 55.000 posti vero e proprio.
Hanno tagliato qui, limato là ed eroso dall'altra parte. Il risultato è che James Pallotta e i suoi soci ci guadagnano. O meglio, ci risparmiano. Praticamente dimezzate le spese per le opere pubbliche: eravamo partiti intorno ai 300 milioni, siamo arrivati sotto i 90. «E avrebbero dovuto essere almeno 110, a fare i calcoli giusti». Così dice Caudo,sottolineando quello che resta ancora, comunque, una questione da affrontare nella prossima conferenza dei servizi, cioè la creazione di una rete di trasporto pubblico e di arterie stradali adeguata.
Tuttavia l'investimento globale e l'impatto sull'economia cittadina non diminuiranno poi di molto. Saremmo dovuti arrivare a 1,6 miliardi, ci si fermerà un po' sopra il miliardo. E ci saranno 2.000 posti di lavoro nuovi di zecca. Questo almeno dicono i calcoli dei proponenti dell'iniziativa. Senza contare coloro che saranno direttamente coinvolti nella costruzione dello stadio, del business park residuo e delle opere pubbliche collegate (ci sono ancora, anche se decisamente ridotte): altre 2.000 persone. E senza contare l'indotto di cui beneficeranno le industrie locali nella fase di costruzione delle strutture, della durata complessiva di cinque anni circa. Verranno impiegate oltre 3 milioni di tonnellate di materiali.
Introiti. Non sarà facile arrivare all'inaugurazione dello stadio, che nei progetti di James Pallotta dovrebbe aprire in tempo per la stagione 2020-21. Ma una volta che ci si sarà arrivati, la vita della Roma e dei suoi tifosi dovrebbe cambiare radicalmente. La Juventus, per fare un esempio, in cinque anni di uso dello Stadium ha quintuplicato i ricavi legati all'impianto. Gli esperti calcolano in 50-60 milioni il potenziale introito supplementare di uno stadio di proprietà per una società delle dimensioni e del bacino d'utenza della Roma. Anche se lo stadio non sarà direttamente di proprietà del club, ma sarà controllato direttamente da Pallotta, gli accordi prevedono che non si possa rompere l'abbinamento prima di trent'anni. E comunque il senso di uno stadio di calcio è stare insieme a una squadra che ci giochi.
m.e.