Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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kelly slater

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* 27.227
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Citazione di: ES il 15 Giu 2017, 18:53
Sanvitto dovrebbe spiegare anche, anzi soprattutto, perchè è accaduto questo.
Lui certamente lo sa.

Cioè ?

Precisione

*
Lazionetter
* 3.882
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Stadio Roma:in Regione rebus iter, ancora mesi per poker sì. "Nuovo" piano verso vaglio enti, avvocatura studia procedura

Servirà ancora del tempo per decidere il futuro dello Stadio della Roma. Dopo che il Campidoglio ha dato l'ok alla delibera - la seconda - sul pubblico interesse del megaprogetto di Tor di Valle ora la palla passa nei palazzi della Regione Lazio, alle prese con il rebus delle procedure. I tecnici regionali, dopo aver inviato a tutti gli enti coinvolti nella Conferenza dei servizi (Comune, Città Metropolitana, Stato oltre alla Regione stessa) il nuovo progetto, dovrebbero far partire l'orologio di 45 giorni per ottenere i pareri alla luce delle modifiche del masterplan. Quelli che, se tutto andrà senza scossoni, consentiranno alle ruspe di partire con i lavori del nuovo 'Colosseo giallorosso'.

Al momento in Regione non è ancora arrivata la comunicazione ufficiale del Mibact sul no al vincolo per l'ippodromo di Tor di Valle, messa nero su bianco proprio ieri. E' arrivata invece la delibera capitolina, ma soprattutto il documento più rilevante per il prosieguo dei lavori, cioè il cosiddetto 'nuovo progetto'. Cosiddetto perché tecnicamente si tratterebbe delle controdeduzioni - stilate in forma appunto di progetto - richieste dagli enti della Conferenza dei Servizi che mesi fa con i loro pareri chiusero i lavori con esito negativo. Ma il procedimento, nei fatti, è ancora in piedi. Ecco perché non sarà necessario convocare una Conferenza dei servizi ex novo, con un primo tavolo aperto in Campidoglio e un iter necessariamente molto più lungo. Tutti gli enti ora saranno messi a parte del 'nuovo progetto' - la Regione dovrebbe inviarlo ufficialmente già nei prossimi giorni - ma non è prevista la convocazione di un tavolo comune.

Ognun per sè, i singoli enti prenderanno visione delle controdeduzioni-progetto e a quel punto dovrebbero scattare i 45 giorni. Entro i primi 15 giorni gli enti potranno chiedere al proponente, la società Eurnova, eventuali ulteriori integrazioni. Al termine del mese e mezzo dovranno poi esprimersi: il 'nuovo progetto' supera o no le criticità che avevano portato al precedente parere negativo? A quel punto, se tutto avrà un esito positivo, la giunta regionale potrà approvare la delibera finale che metterà in moto i bulldozer. In realtà però la procedura, nei suoi aspetti tecnico-burocratici, è parecchio complessa: in queste ore l'avvocatura regionale sta lavorando a pieno ritmo per chiarire quali sono i passaggi esatti per garantire un iter completamente legittimo e regolare. Per esempio, è un nodo al vaglio nelle stanze di via del Giorgione, è necessario attendere di ricevere l'ufficialità del no al vincolo del Mibact per far partire l'orologio dei 45 giorni o basta l'invio del 'nuovo progetto'?

Inoltre pare che nella 'manovrina' nazionale dovrebbe essere contenuta una misura, legata alla legge sugli stadi, che potrebbe essere dirimente per capire come portare avanti il procedimento. Ancora: secondo alcune interpretazioni della normativa, per quanto riguarda il parere dei Beni culturali i tempi di risposta non sarebbero 45 giorni ma il doppio, 90. Senza contare, ovviamente, le possibili osservazioni nel merito che potrebbero arrivare dai singoli enti. La partita, insomma, non è affatto finita: è entrata pienamente nei tempi supplementari.


ES

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Citazione di: kelly slater il 16 Giu 2017, 18:04
Cioè ?

Questa conversione ad U dei 5s, tra il no alle speculazioni preelettorali allo scodinzolamento isterico per farlo fare.

Chiaramente non può
essere una semplice questione di voti.

NEMICOn.1

*
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* 7.586
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No categorico durante la campagna elettorale non l'hanno mai detto , hanno sempre ripetuto la filastrocca rispettando le leggi , questo per dovere di cronaca .
L' inversione a U , ripeto e rifaccio notare è coincisa con l'intervista a Frongia , dove credendo di non essere registrato disse che lo stadio non era minimamente in considerazione , poi lo è diventato ; un altro punto è quando fu rilasciato il parere tecnico bocciandolo con Berdini che si lasciò andare la frase " se la so presa tra i denti " e da lì si è bruciato sempre con un intervista truffa .
Essendo una banda dei miracoli , come disse Berdini , è ovvio che coi poteri forti li hanno messi sotto .

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ES

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* 20.560
Registrato
Citazione di: NEMICOn.1 il 17 Giu 2017, 10:27
No categorico durante la campagna elettorale non l'hanno mai detto , hanno sempre ripetuto la filastrocca rispettando le leggi , questo per dovere di cronaca .
L' inversione a U , ripeto e rifaccio notare è coincisa con l'intervista a Frongia , dove credendo di non essere registrato disse che lo stadio non era minimamente in considerazione , poi lo è diventato ; un altro punto è quando fu rilasciato il parere tecnico bocciandolo con Berdini che si lasciò andare la frase " se la so presa tra i denti " e da lì si è bruciato sempre con un intervista truffa .
Essendo una banda dei miracoli , come disse Berdini , è ovvio che coi poteri forti li hanno messi sotto .

Bene.

Ora domandiamoci quali sono questi poteri forti, come sono collegati tra loro, le motivazioni per cui sono stati messi in moto e da chi.

Perché un potere forte può decidere di intervenire autonomamente, tanti poteri forti necessitano di qualcuno che li coordini.

Che la piccola fiammiferaia abbia tremato come una foglia è palese, ma quí il problema è che la conversione ad U è stata ordinata da Genova.

Il che cambia la prospettiva di valutazione.

Non so, sono domande che mi faccio.

È che lo stadio di pallotta ha visto tante e tali convergenze da non poter essere derubricato semplicemente con  un problema di voti , o con la non sopportabilità della pressione da parte della piccola fiammiferaia, o anche solo con le correlazioni parnasi unicredit.

Sbaglio se dico che lo stadio di pallotta è pian piano uscito dal piano locale diventando un problema nazionale, al pari di una finanziaria?

P.s. Mi correggo...del commendatore pallotta...no?

papalliano

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* 1.269
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Ben scritto ES
La oscena bestia di cemento che si paventa ha raggiunto dimensioni nazionali. Presidenziali, eh.
Non so davvero per quali dinamiche economico-politiche.
Forse le forze (grosse) apparentemente in contrasto sono solo una finta dialettica, pastura formale, che nasconde una volontà unica.
Dove guardare? A chi o cosa chiedere conto? Non credo abbia un indirizzo.
Altro che il Grande Cthulhu...

Palo

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* 15.890
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U N I C R E D I T


Non è difficile

WhiteBluesBrother

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Ma è possibile leggere il testo di questa delibera? Non vorrei che oltre al danno, le mazzette distribuite a gryllo & cacaleggio abbiano partorito altre porcate dopo quelle della delibera maryno, porcate magari nascoste ma uguali a quelle vecchie...

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Omar65

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* 7.064
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Ma siamo proprio sicuri che lo stadio (di Pallotta) sia la svolta che li proietta tra i top-club e non la pietra che li porta definitivamente a fondo?

papalliano

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Lazionetter
* 1.269
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Citazione di: Palo il 18 Giu 2017, 09:06
U N I C R E D I T

Non è difficile
Cioè unicredit tiene per le palle tordi, grilli, e la Repubblica italiana?
Forse ha il mano il debito dello stato?
Credevo si trattasse di una bestia più grossa, in azione.
Se è così, hanno un volto.
Si può anche bussare a casa loro.

Redazione Lazio.net

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Lazionetter
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Tor di Valle, la grillina Montella dalla "vacanza" al no allo stadio (La Repubblica - ed. romana)

LE CONSIGLIERE CONTRARIE SALITE A TRE


LORENZO D'ALBERGO
ERA ufficialmente «in vacanza», la consigliera grillina Monica Montella. Lontana dall'aula Giulio Cesare al momento del voto sul progetto bis dello stadio della Roma a causa di «un'assenza programmata». La versione ribadita a più riprese dal capogruppo M5S, Paolo Ferrara, in Consiglio comunale da sabato sera, però, non è più buona.

Segue

IL CASO/ LA CONSIGLIERA NON ERA "IN VACANZA"
«DALLA PRIMA DI CRONACA

LORENZO D'ALBERGO
GIÀ, perché l'eletta pentastellata poco prima delle 23 è entrata su Facebook e in un post ha messo nero su bianco la propria posizione. Coming out contro la nuova arena giallorossa e a favore della collega Cristina Grancio, sospesa dai probiviri 5 Stelle dopo aver chiesto chiarimenti in commissione urbanistica su Tor di Valle.
"Nella vita — si legge sul social network, croce e delizia della maggioranza grillina — a volte si sbaglia per amore, per passione, per onestà. Cristina, tu hai sbagliato per tutto ciò. Ma ti sosterrò pubblicamente". Quindi l'appello alla base: "Aiutatemi a raccogliere 500 firme di attivisti certificati iscritti al 31/12/2014 a sostegno di una consigliera capitolina doc". Così gli attestati di solidarietà inviati da Montella a Grancio in privato sono esplosi in rete, rimbalzando di profilo in profilo e raccogliendo più di 100 like. Tra i commenti a favore dell'iniziativa e i "mi piace" collezionati dall'intervento, tanto per chiudere il cerchio delle dissidenti M5S, anche quello dell'altra malpancista, Gemma Guerrini.
E adesso? Se la reazione dei garanti del Movimento sarà coerente con la sospensione comminata alla prima delle tre ortodosse, il gruppo pentastellato potrebbe iniziare seriamente a scricchiolare. Da 29 i consiglieri diventerebbero 26. Anche volendo tralasciare un possibile effetto valanga interno alla forza grillina, gli equilibri in Assemblea diventerebbero precari.
Per evitare il crollo, allora, i big a 5 Stelle potrebbero essere costretti a mettere da parte l'orgoglio. Cristina Grancio — che sarebbe già stata avvicinata dalle opposizioni, per sondare la sua disponibilità a un possibile cambio di casacca — sul punto è netta: «Voglio rimanere e siamo qua... ma non dipende solo da me. Il supporto di Monica Montella? Fa piacere, ovvio. Diciamo che nel regolamento una raccolta firme del genere è prevista solo per il recall (la richiesta di "processare" per inadempienza gli eletti del Movimento, ndr). Io tornerò in aula, non ho perso la mia carica da consigliera, e vedrò se al rientro sarà cambiata la situazione». Ossia se negli uffici della presidenza del consiglio comunale sarà stata depositata la richiesta con cui il gruppo chiede la sua espulsione. Per ora, però, tutto tace. E su Fb parla solo chi era «in vacanza».


happyeagle

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Rischio dissesto e vincoli fantasma Su Tor di Valle non c' è mai pace

fonte: Il Tempo

Più che «uno stadio fatto bene» quello di Tor di Valle sembra «uno stadio senza pace». Il fascicolo dell' Anticorruzione di Cantone è solo l' ultimo di una lunga serie di inciampi che hanno costellato l' avventura del duo James Pallotta, presidente della As Roma, e Luca Parnasi, il costruttore scelto dai giallorossi come partner societario. Ieri erano ipentastellati contro la delibera Marino e il progetto conseguente («regalo ai costruttori»), oggi è il Partito democratico che si schiera controla delibera Raggi e il progetto derivato («regalo ai costruttori») in una perfetta quanto ridicola inversione delle parti. Politica a parte che gioca con le sue regole, l' elenco dei tentativi di sgambetto è lunghissimo. Partiamo dalle associazioni ambientaliste (Legambiente e Italia Nostra) cui si sommano quelle dei consumatori (Codacons): tutti pronti, carte bollate alla mano, per presentare ricorsi al Tar. In mezzo, ci sono anche prese di posizione che giocano sul sottile filo della tragicommedia, come chi, interessandosi nel 2011 agli animali degli extraterrestri, oggi si interessa del problema delle rane di Tor di Valle e minaccia ricorsi. RISCHIO IDROGEOLOGICO I primi a tirar fuori la storia dell' area furono proprio i 5 Stelle. Durante l' era Marino, Daniele Frongia, oggi assessore allo Sport, si rese conto che l' area di Tor di Valle era stata riclassificata dall' Autorità di Bacino del Tevere che l' aveva inserita fra quelle a rischio 3 su 4. Mentre a rischio 4 su 4 era stata classificata l' area adiacente il Fosso del Vallerano, al di fuori del perimetro del futuro Stadio. L' Autorità di Bacino del Tevere aveva inserito una serie di prescrizioni, completate le quali, sarebbe stato rimosso il vincolo. Per Beppe Grillo, però, occorreva «un salvagente» da allegare al biglietto, e «accatastare qualche migliaio di canoe». Anche la deputata pentastellata, Roberta Lombardi, parlava di Tor di Valle come di un'«area a fortissimo rischio idrogeologico», in questo, con la compagnia delle varie associazioni ambientaliste. Ovviamente, con la nuova delibera, versione Raggi, il rischio idrogeologico agitato come uno spauracchio per mesi è magicamente sparito. Anche se le opere di contenimento inclusa l' idrovora che tanto agitava i sonni dell' ex assessore all' Urbanistica grillino, Paolo Berdini – sono esattamente le stesse nella versione Raggi e in quella Marino. VINCOLO ARCHITETTONICO Fu Margherita Eichberg, soprintendente alle Belle arti a Roma, a febbraio scorso a sganciare la bomba: chiediamo di mettere il vincolo architettonico sul «paraboloide iperbolico» delle tribune dell' ippodromo di Tor di Valle e sulla pista. Secondo la Soprintendente, l' ippodromo, progettato da Julio Lafuente e costruito nel 1959, è un esempio di architettura contemporanea che va salvaguardato come testimonianza di una memoria storica. Insieme a lei si schierano i«saggi» dei comitati tecnico -scientifici che appoggiano la richiesta. Panico in sala: se cala il vincolo, addio Stadio. Intanto scattano le «mi sure di salvaguardia»: fino a che non si decide se il vincolo c' è, nessuno può toccare nulla. Passano 120 giorni. La Roma presenta le sue obiezioni: il vincolo doveva essere dichiarato nel 2014, durante la Conferenza di Servizi preliminare, e non nel 2017. Anzi, nel 2014 sembrava che nemmeno esistesse l' ippodromo a giudicare dalle carte del Ministero. E poi: l' ippodromo ha meno di 70 anni, non è stato fatto per le Olimpiadi del 1960 ma prima e, infatti, lì non si è corsa nessuna gara dei Giochi di Roma. Alla fine, senza che vi fosse unanimità, la Direzione regionale del Lazio del Ministero comunica che «la Commissione regionale per la tutela del patrimonio culturale del Lazio ha deciso l' archiviazione del procedimento di vincolo». LA NUOVA DELIBERA RAGGI Dopo 11 mesi e 12 giorni dall' insediamento trascorsi in un' altalena di dichiarazioni contrastanti fra loro, l' amministrazione Raggi licenzia la nuova delibera di pubblico interesse con cui si modificano i paletti stabiliti in quella di Marino. Ora gli uffici regionali devono decidere cosa fare: in tre mesi di tempo circa possono approvare il nuovo progetto, respingerlo oppure aprire una nuova Conferenza di Servizi decisoria. Fra i funzionari che hanno seguito sin qui l' iter, fortissimi sono i dubbi sulla legittimità del percorso amministrativo scelto (niente conferenza di servizi preliminare e niente studio di fattibilità economica) ma, soprattutto, tanti interrogativi circa le nuove opere pubbliche. Saltato il ponte carrabile, legato lo stadio al rifacimento della Roma -Lido e al Ponte dei Congressi che presentano enormi incognite sui tempi di realizzazione, chi sarà chiamato a decidere se far passare o no la versione Raggi del progetto sa che dovrà assumersi una grande responsabilità di fronte alla città: costruire uno stadio condannando i tifosi e i romani a un inferno di lamiere. F. M. M.


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COLDILANA61

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* 17.368
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Lo dissi e lo ripeto .

Sullo stadio , sulla citta' di Roma si gioca per la Nazionale (Palazzo Chigi)

L'obiettivo sono i M5S .

Sicuri , Sicuri che la regione a guida pd non mettera' qualche bastone fra le ruote ? Cerchera' di allungare i tempi . Cerchera' di non farlo fare per poi presentarsi come salvatore della patria .

E' renzusconi il potere forte . Tira e molla finche' qualcuno si stanca .

Se faranno lo stadio sara' la loro (M5S) tomba .

Se non lo fanno sara' la loro (M5S) tomba .

Chi vivra' vedra' .



pandev66

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Segnalo il "simpatico" sito romafaschifo con i suoi arguti commenti sull'anno della Raggi, essenzialemnte per il punto 3


3. STADIO DELLA ROMA E PROGETTO TOR DI VALLE

Un progetto di riqualificazione urbana, ambientale, architettonica, urbanistica di grandissima qualità trasformato in una volgare speculazione edilizia alla romana. E' la scelta che mostra la vera faccia, raccapricciante, dei Cinque Stelle capitolini. A raccontarlo fuori da Roma la gente non ci crede. Ovviamente perdita economica netta, opere pubbliche smarrite, posti di lavoro decimati, miglioramenti architettonici zero (si edificheranno palazzine perché i palazzi alti - che erano torri firmate da un grandissimo architetto - secondo la Sindaca "disturbano il panorama", peccato che sia un panorama di favelas, discariche, steppe abbandonate e palazzine abusive), una valanga di soldi pubblici che pagheranno le opere che Marino faceva pagare ai privati e poi, in definitiva, un progetto che così com'è non potrà essere approvato dalla Conferenza dei Servizi. E dunque nulla si farà.


E' così falso e ributtante - e basta leggere le pagine e pagine di questo Thread per sbugiardarlo in TUTTI i suoi punti - che non posso fare a meno di condividere il messaggio di COLDILANA

Se faranno lo stadio sara' la loro (M5S) tomba .

Se non lo fanno sara' la loro (M5S) tomba .

il resto dei punti se vi diverte lo trovate qui

http://www.romafaschifo.com/2017/06/12-mesi-in-24-punti-il-disastro-raggi.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

ES

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* 20.560
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Quoto.

Ma rimane il punto.

Questo si sapeva, si poteva supporre,
Un po' tutti lo abbiamo immaginato.
Il voltagiro della piccola fiammiferaia, un voltagiro del genere, che ha superato per l'inganno nei confronti dell'elettorato i limiti dello scandalo, avrebbe scavato la tomba dei 5 s.

Ma quì non è questione di inesperienza, bisognerebbe essere idioti.
Per scavarsi la tomba da soli.
Ora io non posso ritenere idioti i vertici dei 5s, né la piccola fiammiferaia.

C'è dell'altro, ne sono convinto.
Questi sono stati costretti, e pure di corsa, a scavarsi la tomba, mentre pallotta veniva nominato commendatore, l'assessore si auto faceva fuori facendosi registrare come un pollo, i vincoli saltavano, il magliaro insultava, gli hastag proliferavano, il vettore mediatico puntava come mai nella storia,etc.etc.

Non è così semplice come sembra,  quattro polli idioti che si fanno spennare, c'è altro.

O almeno io voglio crederlo, perché non fosse così ne sarei devastato.

ernestocalisti

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Lazionetter
* 299
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non so se sia già stato postato:

http://www.arivista.org/?nr=415&pag=17.htm

Dietro lo stadio

di Adriano Paolella


Si è parlato soprattutto dello stadio di Roma, ma ben altri sono gli interessi toccati. Un caso emblematico di disinteresse per il bene pubblico e di carenza di cultura ambientale e sociale. Urge la sensibilizzazione.


Piccola premessa
La vicenda dello stadio romano ha evidenziato due condizioni indicatrici di una profonda crisi culturale.
In primo luogo coloro i quali sono stati contrari alla sua costruzione non sono riusciti né a mobilitare i cittadini, né a divulgare una interpretazione del processo di trasformazione che esulasse dalla scelta "stadio sì/stadio no". In secondo luogo gli effetti ambientali e sociali derivanti dalle scelte sono stati percepiti in maniera molto confusa per una incapacità di approfondire i temi e di palesarne le problematiche connesse. Queste due condizioni, strettamente collegate, mostrano un generale deperimento della cultura e nello specifico della cultura ambientale delle comunità.
Se infatti pochi si sono espressi correttamente sul tema, se ha avuto facile gioco la demagogia dei costruttori e dell'amministrazione, ciò dipende dalla scarsa penetrazione nella società dei ragionamenti relativi ai temi dei beni comuni, della qualità degli insediamenti, della partecipazione attiva, dell'ambiente.
Questo non è il primo segnale di quanto la distanza tra coloro i quali hanno consapevolezza di tali temi e la maggioranza della popolazione sia ampia e di quanto spesso sembra che si parli la stessa lingua, ma in realtà si adoperano solo le stesse parole.
Così quando si tratta di mutamenti climatici è raro incontrare qualcuno che non ne sia preoccupato anche quando è seduto su di un SUV, in un ufficio o in casa con temperature glaciali d'estate e torride d'inverno, in un aereo per fare un fine settimana in qualunque posto (basta che sia lontano) o quando sta facendo altre azioni inquinanti, dannose, evitabili.
Alla stessa maniera si parla di grattacieli indicandoli come soluzioni ecologiche quando sono edifici ad elevato consumo di energia, di rinnovamenti urbani che producono case per ricchi quando sono le periferie dei poveri che dovrebbero essere riqualificate, di nuove costruzioni quando parte degli insediamenti è inutilizzata. I termini riqualificazione ambientale e urbana, sostenibilità, partecipazione appaiono condivisi, ma in realtà nascondono al loro interno una distanza siderale tra soluzioni ecologiche e quelle coerenti con il modello economico e sociale imperante.
La vicenda dello stadio romano ha mostrato come la cultura ambientale e sociale sia troppo superficiale e labile per permettere alla comunità di esercitare il proprio diritto di conoscere e di essere attiva nelle decisioni. In presenza di una delle più grandi speculazioni edilizie che si sia concretizzata in Roma, di fronte all'inutilità della stessa, all'appiattimento mostrato dall'amministrazione nei confronti di poteri forti, alla demagogia che ha trovato veicoli appropriati nei media, alla scarsa incisività della ragionevolezza, la riduzione delle cubature appare una soluzione.
Poteva andare peggio, molto peggio, dei 600.000 metri cubi del progetto ridotto e concordato (orientativamente il volume di 85 palazzi di 5 piani con 20 appartamenti ciascuno). Ma questo non può essere sufficiente. Alla debolezza della comunità, alla sua impreparazione nel difendere e qualificare gli interessi comuni corrisponde il rafforzamento degli interessi privati ed è quindi imprescindibile tornare a sensibilizzare gli abitanti sui temi relativi alle modalità insediative da cui dipende una parte non marginale del benessere dei cittadini.

Com'è nata questa storia
Un costruttore romano, che propone edifici di qualità energetica e architettonica ed ha una capacità strategica superiore a quella degli altri "palazzinari", anni addietro acquista terreni nell'area di Tor di Valle in prossimità di un ippodromo costruito negli anni sessanta e da tempo dismesso.
L'area è a rischio idraulico e nel piano regolatore (prodotto delle giunte Rutelli e Veltroni in circa sette anni con centinaia di consulenti, un'infinità di analisi, una pletora di momenti di informazione e confronto con operatori e cittadini) è prevista la costruzione di poco più di 120.000 metri cubi di edifici.
Il costruttore, tifoso della Roma, inizia a fantasticare sulla possibilità di "regalare" alla sua squadra un nuovo stadio utilizzando parte dei profitti derivanti dall'edificazione dell'area di sua proprietà. Solo per memoria, le due squadre di calcio romane chiesero per i mondiali del Novanta uno stadio (coperto) con il maggior numero di posti possibile - e questo comportò l'abbattimento e la ricostruzione dell'Olimpico con i fondi pubblici - e oggi, dopo solo 20 anni, non lo ritengono più adeguato vista la riduzione degli spettatori causata, in primo luogo, dalla vendita, che esse stesse hanno fatto, dei diritti televisivi ad emittenti private.
Ma l'intervento è troppo oneroso per le grandi quantità di edificato necessarie a garantire, oltre ad un significativo utile per l'imprenditore, anche la costruzione dello stadio. Ed ecco che arriva una banca e un miliardario americano (che acquista la squadra di calcio) che si rendono disponibili a cofinanziare l'impresa avendo la certezza della redditività dell'investimento.
Si chiama un architetto internazionale, uno dei più popolari ed evocatori, quello della Torre di Manhattan a New York, già usato a Milano per l'area dell'ex-fiera, che progetta tre grattacieli circondati da altre centinaia di migliaia di metri cubi di costruito.
Il progetto viene sottoposto al più inetto sindaco che Roma abbia mai avuto, Marino, sostenuto dalla "sinistra" e già propositore (una delle poche proposte da lui fatte) della "città a luci rosse", che formalizza il progetto come di pubblica utilità e lo spedisce all'approvazione di altri (nel caso alla Regione).
Poi è storia nota. L'amministrazione cittadina così pronta a bollare come "colata di cemento" le opere connesse alla candidatura olimpica, consistenti principalmente in opere di restauro e adeguamento di strutture sportive esistenti, sottoutilizzate o abbandonate, e nella costruzione di un villaggio olimpico (che sarebbe divenuto residenza per studenti) per la quasi totalità all'interno del piano regolatore, non è altrettanto pronta a esprimere un parere negativo sui 900.000 metri cubi tutti nuovi, per 8/9 fuori piano regolatore, previsti dal progetto stadio (che costituisce solo il 14% del totale dei volumi).
A seguire l'enorme pressione esercitata dai proponenti, la "trappola" all'assessore che si opponeva all'impresa, la pressione della squadra (che utilizza le tifoserie per "stimolare" scelte favorevoli all'impresa) e infine la grande e minuziosa campagna di comunicazione (su google maps è già segnato il sito con tanto di foto) in cui si parla di stadio e mai si presenta l'azione per quello che è: una speculazione edilizia.
Alcune questioni
Riepilogando, vi è un interesse privato, legale, che vuole operare una trasformazione per ottenere un profitto economico (anch'esso legale).
L'interesse è quello di costruire edifici vendibili. Il mercato edilizio è da anni fermo e per ottenere un prodotto che riesca a interessare gli acquirenti è necessario fare un prodotto accattivante, costoso perché garantisce maggiori margini, rivolto quindi ai ricchi che si possono permettere di acquisire una casa non per necessità, e promuoverlo con forza.
Questa condizione apre alcune questioni.

Prima questione: lo sfruttamento di un bene comune.
Come mostrato dalle "rigenerazioni urbane" (ad esempio quelle londinesi, ma anche quelle milanesi) si ottiene un prodotto vendibile chiamando un architetto noto (e fin qui non c'è problema), facendo un progetto un po' fantastico tipo grattacieli ammosciati, ogive, boschi verticali (e qui qualche problema energetico-ambientale c'è) e costruendo edifici alti perché evocano la "città delle città", New York, (e qui un po' di epigonismo sottoculturale) ma principalmente perché vendono un bene comune quale è la vista del paesaggio.
E già perché dalle torri progettate per Roma si sarebbe percepito molto bene tutta la città, da San Pietro fino al mare. Una città bellissima e riconoscibilissima oggi più che mai proprio per non avere edifici alti e avere conservato quella conformazione adagiata sui colli.
Una vista tanto apprezzata nel progetto che esso consente di percepirla dalle torri per quello che era prima che la costruzione di queste ne alterasse il profilo.

Seconda questione: l'inutilità delle pianificazioni urbanistiche.
È giusto che un imprenditore proponga un'operazione, ma è altrettanto giusto che una amministrazione, il cui compito è tutelare il bene comune e attuare quanto da essa stessa definito nei propri strumenti urbanistici, possa rispondere negativamente alla proposta.
Se non sono stati previsti nel piano regolatore interventi di tale natura e dimensione si può ipotizzare che non siano necessari. La mancanza di una pressione da parte dei cittadini facilita il superamento delle strumentazioni urbanistiche e ne vanifica la già scarsa utilità (i piani nascono sempre dal compromesso con gli interessi fondiari).

Terza questione: il ruolo dei proponenti eccede la dialettica democratica a cui si riferisce l'attuale assetto della società.
L'imprenditore non si limita a proporre ma fa di tutto per realizzare i propri programmi e attiva tutte le strumentazioni in suo possesso: grande comunicazione, demagogia, mobilitazione di tifoserie.
Negli anni cinquanta e sessanta, quelli del cederniano "sacco di Roma", le speculazioni erano più rozze e violente. La trasformazione delle villette previste per il Tuscolano (Cinecittà) in palazzi alti undici piani e distanti 6 metri l'uno dall'altro, fu proposta dai costruttori in quanto "la bellezza dell'ingresso alla città era garantita dalla costruzione del quartiere INA-Casa" e quindi non vi era più necessità di mantenere bassa la cubatura prevista dal piano regolatore dell'epoca. Vi fu l'autorizzazione del Comune.
Ma come allora i grandi investimenti, come detto oggi più colti e attenti rispetto ai ritorni sociali, hanno dimostrato una grande capacità di indirizzare le decisioni, di sottomettere le strumentazioni urbanistiche, di mettere sotto pressione l'amministrazione, di annullare scelte pianificate la cui definizione ha impegnato tecnici, amministratori e cittadini per anni, forzando la dialettica democratica.

Quarta questione: la mancanza di partecipazione.
Il progetto è stato presentato come Stadio della Roma e non come speculazione edilizia la cui compensazione è lo stadio. Un'impostazione demagogica che tanto bene nasconde le matrici economiche e finanziarie dell'operazione da permettere all'imprenditore americano proprietario della squadra di calcio di minacciare la vendita dei migliori giocatori se lo stadio non fosse stato costruito.
Ad una proposta coerente con il modello economico vigente, ad una pressione decisa e ben orchestrata, alla debolezza congenita delle amministrazioni (esaltata dall'eterea sindaca) non si è opposta una capacità comune di evidenziare i suddetti limiti e di dibattere sui beni comuni e sulla configurazione della città.
I cittadini non hanno partecipato, hanno subito, nel caso si sono posizionati a favore o contro ma non vi è stata alcun interesse a rendere la scelta, che afferisce all'ambito individuale e collettivo, esito di una decisione partecipata.

Il problema culturale
Al "Famolostadio!" è mancata una diffusa risposta tesa ad evidenziare quanto questo atteggiamento fosse sbagliato, infantile, ignorante. Molti sono stati i partiti, i sindacati, i giornalisti, le persone di cultura che hanno visto nel "fare" la possibilità di migliorare, quando come ben noto a tutti il fare può essere anche sbagliato. A molti il progetto delle torri è piaciuto.
Una parte potranno essere conniventi, prezzolati, interessati, ma tanti altri danno a ciò che è grande, alto, lucido, nuovo un valore superiore a qualunque altra considerazione. Come se non vi fossero altre priorità, come se non vi fosse il problema del recupero di estese periferie invivibili, degradate, abbandonate o quello del riuso di edifici non utilizzati o quello di ridurre la mobilità con una configurazione dei servizi e delle attività produttive più prossime alle residenze.
Non solo, come se non vi fossero due impianti da recuperare: l'Olimpico che potrebbe essere modificato per contenere un numero minore di spettatori e per consentire l'avvicinamento del pubblico al campo e il Flaminio, una struttura che ha le dimensioni e le misure simili a quelle richieste e che da anni è inutilizzato.
Si ignora la questione ambientale, la cui corretta impostazione ci impone di ridurre quanto prima sprechi ed emissioni, si ignora la questione sociale, la cui priorità ci impone di riqualificare parti intere di città (non quelle, come l'area in questione, non costruite dove si scarica ogni anno qualche tonnellata di rifiuti, ma quelle dove vivono centinaia di migliaia di cittadini), si ignora la questione dei beni comuni la cui considerazione impone di fare scelte comuni.
Eppure a leggere i giornali nazionali, tra un tripudio di dichiarazioni dei tifosi e l'interpretazione "politica" dei pettegolezzi, l'attore Alessandro Gassmann intervistato da Repubblica il 25.2.17 (a soluzione trovata) come tifoso (sic) dichiara "quella zona è abbandonata nel degrado totale il piano presentato dalla Roma potrebbe essere l'occasione per farla rivivere. Analizzando il progetto, mi sono reso conto che non implica una cementificazione massiccia, ma che prevede una forte riqualificazione dell'area. Perciò sono favorevole", l'articolo di Paolo di Paolo recita relativamente all'eliminazione delle torri "sull'eternità del passato di Roma nessuno può avere dubbi; sulla sepoltura del suo futuro cominciamo ad averne troppi" e prosegue parlando dell'altezza degli edifici a New York "noi restiamo bassini, con i 120 metri del trattazione progettato da Franco Purini al Torrino. Non che la bellezza e la vivibilità di una città siano riducibili ad una gara di misure, ma questa Roma appesantita non riesce a slanciarsi" e, pochi giorni dopo, un ex-presidente di una delle maggiori associazioni ambientaliste nazionali sostiene che il grattacielo è ecologico e che le opere sono ecocompatibili, quando è palese e noto come ciò non sia vero.
Ci sono state anche significative voci che hanno tentato di ragionare sui fatti, ma una valanga di luoghi comuni (la città moderna è nuova, alta, lucente, illuminata; bisogna modernizzarsi; il termine più usato è fare, non riflettere, non fare la cosa giusta, ma fare) ha sommerso tutto.
Dalle reazioni riscontrate è evidente che questo progetto e le modalità con cui si è composto non è stato percepito come un elemento di degrado per la comunità, una fonte di alterazione per il paesaggio e l'identità culturale di Roma, come un epigonismo ritardatario rispetto ad un modello economico, produttivo, insediativo che fa acqua e danni da tutte le parti. E questo è un problema culturale perché evidentemente non si è riusciti a sensibilizzare adeguatamente i cittadini sull'importanza dei beni comuni, delle scelte condivise, sulla bellezza del paesaggio e sulla dimensione contemporanea della vita a Roma.
Non avendo risolto la questione culturale che ha permesso l'ideazione del progetto, ritenuto anche dalla Sindaca (forse neanche sapendo di che stesse parlando) "ecosostenibile", "ecocompatibile", anche l'altra squadra romana, sostenuta da un altro costruttore che ha acquisito altri terreni da un'altra parte, vuole il suo stadio e non vuole recuperare il Flaminio.
E perché no: se non c'è necessità di riusare quanto esistente, se non abbiamo problemi di mobilità e di emissioni, se possiamo investire non sulle priorità sociali e insediative della città, e se abbiamo un buon architetto e casomai un grattacielo storto perché non dovremmo farlo.

Cosa succederà
I recenti eventi spazzano via, se ce ne fosse bisogno, alcuni imbarazzanti incomprensioni: che le amministrazioni, l'urbanistica e i piani possano garantire interessi comuni e che chi ha i soldi sia sottoposto alle stesse regole degli altri cittadini.
Ma questa condizione ci impone di constatare che appena la consapevolezza comune si appanna le questioni ambientali e sociali, e quindi i beni comuni, tornano ad essere oggetto di indiscriminato sfruttamento. E ciò non può che essere stimolo ad una nuova stagione di sensibilizzazione ed a porre una maggiore attenzione a quanto succederà

Adriano Paolella


ES

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Bell'articolo.

Pur senza scottarsi troppo.

Non fa cenno del legame finanziario costruttore banca.

Soprattutto non si chiede come o se sia possibile che un costruttore, volendo eccedere la dialettica democratica, riesca a controllare il 90 % della comunicazione nazionale, di modo da ottenere tale pressione.
Tutto non può esaurirsi nella inettitudine di un sindaco e nell'aleatorietà dell'altro(a).

La più grande speculazione Roma abbia subito colpa dei sistemi sociali, della crisi culturale? E dell'arrivismo, della inettitudine?

Inizierei a domandarmi chi l'ha voluta,  progettata, messa in atto, sta crisi culturale, forse arriviamo anche a intuire perché un costruttore arrivista, indebitato fracico, riesca a farsi promuovere in tale maniera.

Comunque un articolo denuncia.
Piccola controinformazione, direi.


umanoide69

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Citazione di: ernestocalisti il 20 Giu 2017, 23:33
Solo per memoria, le due squadre di calcio romane chiesero per i mondiali del Novanta uno stadio (coperto) con il maggior numero di posti possibile - e questo comportò l'abbattimento e la ricostruzione dell'Olimpico con i fondi pubblici - e oggi, dopo solo 20 anni, non lo ritengono più adeguato vista la riduzione degli spettatori causata, in primo luogo, dalla vendita, che esse stesse hanno fatto, dei diritti televisivi ad emittenti private.

A Bakunin, te posso tocca'?
Ci sono più fregnacce in questo paragrafo che in un discorso di Di Maio ed è tutto dire.

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MisterFaro

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Citazione di: ES il 21 Giu 2017, 00:49
Bell'articolo.

Pur senza scottarsi troppo.

Non fa cenno del legame finanziario costruttore banca.

Soprattutto non si chiede come o se sia possibile che un costruttore, volendo eccedere la dialettica democratica, riesca a controllare il 90 % della comunicazione nazionale, di modo da ottenere tale pressione.
Tutto non può esaurirsi nella inettitudine di un sindaco e nell'aleatorietà dell'altro(a).

La più grande speculazione Roma abbia subito colpa dei sistemi sociali, della crisi culturale? E dell'arrivismo, della inettitudine?

Inizierei a domandarmi chi l'ha voluta,  progettata, messa in atto, sta crisi culturale, forse arriviamo anche a intuire perché un costruttore arrivista, indebitato fracico, riesca a farsi promuovere in tale maniera.

Comunque un articolo denuncia.
Piccola controinformazione, direi.


Condivido.

Mancano anche altre cose.
Penso ad esempio al sostegno per le spese elettorali pagato dalle diverse società del costruttore ai candidati alle elezioni. Candidati di entrambi gli schieramenti politici dell'epoca (sfida marino/alemanno) e che una volta eletti hanno votato a favore, coincidenza, dell'edificazione del nuovo quartiere di tor di valle.
Se non ricordo male si trattava di circa un milione di euro. Parlando di quelli documentati per legge, non parlo di eventuali altre mazzette sottobanco.

kelly slater

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Citazione di: MisterFaro il 21 Giu 2017, 10:58
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Mancano anche altre cose.
Penso ad esempio al sostegno per le spese elettorali pagato dalle diverse società del costruttore ai candidati alle elezioni. Candidati di entrambi gli schieramenti politici dell'epoca (sfida marino/alemanno) e che una volta eletti hanno votato a favore, coincidenza, dell'edificazione del nuovo quartiere di tor di valle.
Se non ricordo male si trattava di circa un milione di euro. Parlando di quelli documentati per legge, non parlo di eventuali altre mazzette sottobanco.

Bravo MF, repetita iuvant

http://limbeccata.it/retroscena/stadio-roma-nel-2013-parnasi-finanzio-mezzo-consiglio-comunale/

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