Radio Radio, i politici e i giornalisti «in nero»
Dietro alla truffa i contrasti per il controllo sull'emittente. Dalle carte lo scontro sulle «spinte» per le elezioni L'inchiesta
Radio Radio, i politici e i giornalisti «in nero»
Dietro alla truffa i contrasti per il controllo sull'emittente. Dalle carte lo scontro sulle «spinte» per le elezioni
ROMA - La volontà dello speaker Ilario Di Giovambattista di utilizzare i microfoni di «Radio Radio» per sponsorizzare i politici destinati a rinforzare le file del centrodestra sarebbe all'origine dell'estromissione dalla proprietà del fondatore dell'emittente. Un allontanamento realizzato attraverso una truffa per la quale il conduttore rischia di finire sotto processo insieme alla moglie, nonché sorella del fondatore, Antonella Duranti e a due avvocati.
Ad aprire una crepa nei rapporti tra Fabio Duranti e lo speaker sono la candidature di Vladimiro Rinaldi e Francesco Maria Orsi. Entrambi vengono «spinti» da Di Giovambattista durante le trasmissioni come uomini «della radio» e, una volta eletti, si siedono nei banchi del centrodestra.
Rinaldi, votato alla Regione nel 2005, è uno dei membri della lista Storace fino al termine delle legislatura. La storia di Orsi è più recente: è stato eletto consigliere comunale nel 2008 nella lista «Amore per Roma» vicina al sindaco Gianni Alemanno. Orsi è finito sotto processo per una truffa immobiliare portata a termine proprio perché vantava conoscenze altolocate dopo essere stato eletto. Il dissenso di Duranti sulla linea politica emerge nel corso del consiglio di amministrazione di «Radio Roma Nord» del 28 aprile 2008, alla vigilia delle elezioni comunali. A far esplodere il conflitto la decisione di Di Giovambattista di scegliere Orsi come «candidato della Radio» senza consultare Duranti, allora amministratore dell'azienda.
Le trascrizioni della riunione mettono in luce i contrasti. Il fondatore esordisce dicendo di «non aver gradito l'esistenza di candidati di Radio Radio. Se devo farmi rappresentare da Orsi, lo dovrò almeno sapere?», urla. Di Giovambattista gli risponde che «la candidatura di Orsi è una questione di opportunità, io ho parlato di lui come candidato della radio, io ho parlato del rapporto istituzionale dove deve essere coinvolta la radio in primis».
A logorare i rapporti anche il fatto che alcuni giornalisti vengono pagati in nero per partecipare alla trasmissioni. Il problema lo solleva Duranti e il conduttore replica che è «necessario pagare 700 euro in nero. I nostri giornalisti cosi vanno a Canale 5, Rai 1, Rai 2 e tutti parlano di noi». Da quel giorno, attraverso passaggi societari considerati dalla Procura una truffa, il conduttore trasferisce il cuore dell'azienda da «Radio Roma Nord» a «I.D.G. Network» e fa fuori Duranti. Ed è questa società, come sottolineano i legali del fondatore (gli avvocati Benedetto e Mariano Buratti Marzocchi) nella richiesta alla Procura di sequestrare l'emittente, che da vita al nuovo soggetto politico chiamato «Movimento per la Gente», spalleggiato anche da Maurizio Zamparini, proprietario del Palermo calcio: il centralino del Movimento - sostengono i difensori di Duranti - ha il numero di telefono di «Radio Radio» e a rispondere alle chiamate sono i dipendenti dell'azienda.
2013.