Detto che la parte ben nota a tutti della nostra tifoseria mi disgusta, ho immediatamente pensato che la campagna mediatica seguita all'apposizione dei famigerati adesivi sarebbe stata fonte di grandi motivazioni per la squadra in vista della partita di Bologna, partita in cui, secondo me, senza questo stimolo il rischio di una prestazione sotto tono sarebbe stato concretissimo.
La lazialità è un sentimento poco spiegabile, ma, in un calcio degenerato a 360°, so che torna viva e possente come è sempre stata in tutti i momenti in cui il nostro popolo si è sentito attaccato.
La lazialità non c'entra un fico secco con la parte di tifoseria che continua a propagandare idee bocciate dalla storia e, fortunatamente, superate da decenni. Non c'entra con gli ululati, e con tutti i gesti in.degni che queste persone indegne pretendono di fare nel nome della Lazio.
La lazialità è sentirsi scozzesi in terra inglese, è saper esibire con orgoglio la propria originalità di pensiero, saper leggere tra le righe di una comunicazione, quella sì, fascista nel vero senso della parola.
La squadra vista ieri, con due soli italiani e nessun romano in campo, sembra avere compreso e acquisito perfettamente quello che io intendo per lazialità.