Sono laziale, non sono antisemita né razzista. Basta generalizzareQuanto è accaduto con gli adesivi di Anna Frank è una vergogna. Ma vorrei che allo stesso modo venissero colpiti i tifosi di altre squadre
globalist
30 ottobre 2017
di Cesare Gigli
La soddisfazione che in questo periodo la squadra per cui tifo, la Lazio, mi sta dando è qualcosa di bello: bello perché, al contrario di squadre ben più titolate del nord, non è mai stato frequente, e bello perché alle vittorie si sta abbinando un gioco divertente gestito da un giovane allenatore che con umiltà sta dando lezioni di calcio a tanti altri suoi colleghi ben più blasonati.
Dico questo per lasciarvi immaginare la delusione, ai limiti del dolore, nello scoprire la bravata compiuta in Sud da alcuni elementi dopo Lazio Cagliari di domenica 22 ottobre. Una bravata che poteva essere geniale, ossia quella di riempire la curva sud, sede attuale del tifo romanista, con adesivi di Lulic che segna nella Coppa Italia del 2013, l'ormai famosa a Roma "Coppa in Faccia", si è invece trasformata in vergogna (mia, non credo loro) per aver rimesso in mostra, dopo anni in cui non ne abbiamo certo sentito la mancanza, quegli orribili adesivi di Anna Frank con indosso la maglia della Roma.
Per quelli che, come me, danno ad Anna Frank e al suo Diario un preciso significato imparato alle elementari ed alle medie, vedere associare quell'immagine ad un insulto (perché in tal senso lo intendeva chi ha attaccato quegli adesivi) è stato brutto. Brutto tanto quanto, da bambino, un bulletto ti veniva a cacciare dall'unico tavolo di ping pong dell'oratorio facendosi forza solo del suo essere più grande e della sua aggressività. Il gioco ti continua a piacere, continui ad esserne innamorato, ma sai che c'è qualcuno che te lo può rovinare, e quando ci ritorni a giocare non hai più la stessa spensieratezza.
È ovvio che non è la prima volta, è ovvio che il mondo che fa queste fesserie non è solo quello della curva biancoceleste, ma questi sono ragionamenti fatti con la testa. Con lo stomaco, percepisci solo che qualcosa che ti stava dando felicità in quel momento non te la sta dando più.
Dico questo per far presente che i primi responsabili di questa situazione che vede tutti i laziali additati come antisemiti sono proprio i ragazzi e gli adulti che hanno compiuto questa bravata, per usare un eufemismo. E continuo ad esserne convinto anche adesso, che è passata oltre una settimana dove contro la Lazio ed i Laziali si è detto di tutto.
Di più: le motivazioni che hanno spinto quelle persone (tra cui un ragazzo di 13 anni: ma come si fa?) non sono importanti ai miei occhi: lo possono aver fatto per ribadire alcuni concetti egemonici, per goliardia, come è stato anche detto, o perché non si ha ben chiaro il significato di ciò che si sta compiendo. È irrilevante. Rilevante è invece ciò che io, e tanti altri come me, hanno provato in quel momento. Vedere abbinata cioè una cosa bella (l'essere laziali) ad una bruttura.
Però... già, però. Sembra strano, dirlo in casi del genere, dove sembra che trovare scusanti sia un voler giustificare l'ingiustificabile. Il benaltrismo di sicuro serve a poco: se infatti anche tutte le curve fanno, come fanno, cose squallide di questo tipo, questo non giustifica il fatto che lo possa fare anche la tua, il però inizio del periodo non è infatti rivolto a questo.
La reazione a cui abbiamo assistito, anzi, che come tifosi biancocelesti abbiamo subito, è stata così violenta, così fuori luogo, direi anche così in malafede da farmi pensare chi gli sconsiderati (come il mio amico Giancarlo Governi li chiama giustamente) siano molti di più che non i soli personaggi che hanno compiuto quel gesto in curva sud.
Si è cominciato con il "fuori gli antisemiti dagli stadi" scritto su twitter da Ruth Dureghello, presidente della comunità ebraica di Roma, come se il problema dell'antisemitismo fosse solo negli stadi, per poi arrivare ad una parossistica escalation che è arrivata fino al Presidente delle Repubblica Mattarella ed al ministro israeliano dello sport. Mai successo così tanto clamore attorno ad un episodio di antisemitismo, neanche quando il calciatore Rosenthal acquistato dall'Udinese fu costretto ad andarsene a causa di alcuni tifosi che riempirono di svastiche la città nel 1989, penso, ma forse è un bene: magari, una volta tanto l'indignazione popolare (non la rabbia, che è sentimento serio, ma l'indignazione che è di pancia e dura il solo il tempo necessario a indignarsi per qualcosa di altro) produrrà qualcosa di buono. Ed infatti si sono usate le telecamere per individuare i responsabili da parte del Ministero dell'Interno.
Ma poi si è passato il segno, si è ampiamente passato il segno. Il gesto della S.S. Lazio (Per gli ignoranti: S.S. sta per Società Sportiva, la Lazio è una polisportiva che ha quasi 118 anni di storia, e non per altro) di rendere omaggio alla comunità ebraica con una corona è stato snobbato dagli stessi interessati. Il Rabbino capo Di Segni, pensando ad un gesto propagandistico del presidente Lotito, ha espresso così il suo pensiero: "La comunità ebraica non è una lavatrice né un luogo dove si presenta un omaggio floreale e si risolve tutto. Non si può pensare di aggiustare le cose facendo un'apparizione davanti a una marea di giornalisti. Servono iniziative concrete, anche repressive. C'è stanchezza e insoddisfazione nella Comunità per queste apparizioni che potrebbero sembrare risolutorie"
Ora, se, come Di Segni, pensassi male delle azioni altrui, direi che il fatto che lui sia romanista dichiarato conti qualcosa in questa tirata. Ma io non sono Di Segni, e penso semplicemente che abbia detto una cosa gravissima e sbagliata. Non c'era nulla da aggiustare da parte di Lotito, visto che la Lazio non è di certo i suoi tifosi, e soprattutto non sta alle Società Sportive reprimere, ma allo stato. Era solo un gesto che voleva sottolineare come lo sconcerto della comunità ebraica fosse anche quello della S.S. Lazio, tanto che ha annunciato, cosa che è presto caduta nel silenzio generale, l'iniziativa di portare ogni anno 200 ragazzi ad Auschwitz per fare conoscere quel luogo della memoria al maggior numero di persone possibile. Ma la comunità ebraica non si è fatta vedere. Ha rifiutato quella che riteneva una sceneggiata (ed uso questa parola non a caso)
Quella corona, cui era abbinato un mazzo di fiori di un gruppo di tifosi con la scritta "We Love Lazio, we fight racism", fatto taciuto da gran parte dei media proprio perché quei tifosi non ritenevano per quel gesto opportune le telecamere, non era quindi un gesto pro forma né un tentativo di riparazione (da cosa?), ed a maggior ragione non lo era il mazzo di fiori.
Bene, gettare entrambi (entrambi, già) nel Tevere, dimostrando il disprezzo verso la società e verso ciò che essa rappresenta per centinaia di migliaia di persone è stato un gesto vile e scellerato, che a me – tifoso laziale – ha fatto male tanto quanto l'adesivo di Anna Frank. La sensazione è stata di un insulto a me, in quanto laziale. Ed a nulla valgono le motivazioni addotte, prima sul biglietto sgrammaticato fatto mettere li da un tassinaro a nome Claudio (non era Lotito, ovviamente), né il fatto che in una registrazione "rubata" al Presidente della Lazio questi abbia usato l'infelice parola "sceneggiata" per dire proprio la stessa cosa del rabbino capo Di Segni: è infatti uscita sui media ben dopo quel violento gesto effettuato contro la Lazio ed i suoi tifosi.
Da li, l'attacco è partito non più contro i tifosi beceri (oltretutto rapidamente individuati e daspati: quando vuole Minniti si muove egregiamente) ma contro la Lazio stessa: dalla Figc che con sprezzo del ridicolo parla di "violazione della lealtà sportiva" per la Lazio e Lotito per aver aperto la curva Sud al prezzo simbolico di un euro agli abbonati costretti a rinunciare alla partita al fine di aggirare la squalifica della nord (accusa risibile: la FIGC non è coinvolta in queste decisioni, e la Lazio ha preso quell'iniziativa CONTRO gli ululati razzisti che hanno causato la chiusura della curva), ai tanti giornalisti (giornalisti...) che twittano la loro indignazione a comando, all'identificare il laziale come razzista. Tutti i laziali, cosa che mi fa profondamente arrabbiare: ma come si permettono di giudicarmi, queste persone?
Cisono due casi però, per me, più gravi: il Tg1 che parla di urla fasciste da parte dei laziali durante quella ridicola pantomima del leggere il Diario di Anna Frank in campo (decisione ridicola e stupida: il libro va letto a scuola ed in famiglia, per evitare che in campo si facciano certe schifezze: l'educazione spetta ad insegnanti e genitori, non ai calciatori), che è una notizia completamente falsa, ed infatti è stata precisata in seguito, senza però dire che i tifosi laziali a Bologna sono stati zitti contrariamente a quanto detto prima, ma parlando solo genericamente di "tutta la tifoseria presente".
Ma soprattutto, ad ascoltare la denuncia di un genitore, un'insegnante dopo aver chiesto ai suoi alunni chi fosse laziale, ha chiosato un "vergognatevi" che qualifica, come parola, molto di più lei stessa.
Insomma, la propaganda in stile Goebbels perfetta: si prende un caso vero (verissimo e stupido, lo ribadisco per l'ennesima volta) tacendo di tutti gli altri presenti passati e futuri, come vedremo dopo, lo si erge a paradigma per una classe di persone senza distinzione che viene poi elevata a "nemico", a "razzista", a "nazista". E chi fa queste cose (i motivi, anche in questo caso, non li voglio sapere) è – lui si – "razzista", visto che insulta una classe di persone senza fare distinzioni. Il fatto che la comunità ebraica sia stata sodale di tutto ciò, dopo aver vissuto sulla propria pelle ed in modo molto più tragico cosa vuol dire essere marchiati d'[...]a per ciò che si è e non per le proprie azioni è tristissimo.Io mi sento insultato non come laziale, ma come persona, da tutto questo squallido can can pornografico: io voglio vivere il mio tifo e non essere additato come fascista o razzista per questo. Ma questi signori non si vergognano neanche un po'?
Ora mi attendo lo stesso atteggiamento di sdegno verso chi – nella notte fra sabato e domenica – ha aggredito delle persone (perché sono persone, non italiani o egiziani o bengalesi) con la scusa della "razza": l'unico dei cinque che è stato fermato indica sui suoi profili social chiaramente la sua appartenenza agli Ultras della Roma. I soloni sempre pronti all'indignazione che hanno identificato gli autori della fesseria in curva Sud prima come Laziali e poi come fascisti, dovrebbero – per coerenza – fare lo stesso adesso, o no? Capisco il silenzio della comunità ebraica visto che la loro indignazione è verso l'antisemitismo, ma caro Presidente Mattarella, qui, dove la violenza è anche fisica, oltre che psicologica ed a farne la spese è stato un signore che da un'aggressione fascista e razzista ne uscirà con una prognosi di 30 giorni ed un delicato intervento alla faccia, ce la sentiamo di parlare di atto disumano, come ha detto nell'occasione degli adesivi? In realtà, ovviamente, le squadre per cui questi cialtroni tifano è assolutamente indipendente dai gesti che compiono: però il laziale è "fascista", "si deve vergognare", "incita all'odio", etc. etc. Un perfetto caso di razzismo. Non al contrario, di razzismo proprio. Fortunatamente, il tempo è un gran galantuomo: sabato scorso, la Lazio primavera ha vinto 3-1 a Vinovo contro la Juve, con gol finale di Spizzichino. Spizzichino, come Settimia. Se non sapete chi è, invito ad informarvi. Anche chiedendo al rabbino capo Di Segni.
http://www.globalist.it/news/articolo/2014020/sono-laziale-non-sono-antisemita-na-razzista-basta-generalizzare.html