Divertente articolo scritto su di lui sul Corriere della Sera da parte di Stefano Agresti.
Spassosa l'ultima frase.
Luiz Felipe, il gioiello scoperto per caso (Corriere della Sera ed. Roma)
Il brasiliano, vent'anni, messo ai margini l'anno scorso a Salerno in B. Grazie a Tare e a Inzaghi, la Lazio ha trovato l'uomo giusto per la difesa
Stefano Agresti
Anche la Salernitana a volte giocava a tre in difesa, ma fra quei tre Luiz Felipe non c'era mai. E anche quando gli uomini là dietro diventavano quattro, per lui non c'era posto. Nemmeno una volta, nemmeno per sbaglio. Soprattutto con Alberto Bollini, allenatore scuola Lazio.
Arrivato in Campania al posto di Sannino tra novembre e dicembre, buttò subito dentro il brasiliano come terzino sinistro in quel di Bari: perse 2-0 e da allora non gli fece mai più vedere il campo, tranne che per un quarto d'ora alla vigilia di Natale ad Avellino (forse qualcuno degli altri difensori aveva esagerato con il panettone, chissà). Non era una riserva, Luiz Felipe: era la riserva delle riserve. I titolari? Bernardini, Schiavi, Tuia, Perico.
Quando si è presentato al raduno della Lazio, l'estate scorsa, Luiz Felipe non giocava appunto dal Natale del 2016: sei o sette mesi di inattività, insomma, e solo le ultime cinque o sei partite di campionato le aveva saltate per infortunio. «Guardalo un po', a me sembrava bravo però là si è perso», ha detto Tare a Inzaghi. Non si fidava troppo di quanto capitato a Salerno, però, perché già una volta avevano rischiato di bruciargli un talento: era successo con Strakosha, che nel secondo club di Lotito aveva giocato dieci partite in serie B, finendo in panchina da novembre in poi, e a Roma era diventato presto una delle rivelazioni del campionato. Se il presidente manda i giocatori nella sua società campana perché vengano valorizzati, sbaglia qualche calcolo: meglio tenerli alla Lazio.
Luiz Felipe ha ripensato a tutto questo la notte di mercoledì, quando ha conquistato San Siro: è stato il migliore della Lazio, contro un avversario di indiscutibile nobiltà e in uno stadio leggendario. Gli è tornato in mente quanto fossero fredde e scomode le panchine di Vicenza, Trapani, Chiavari, perciò si è gustato ancora di più la sua grande partita.
«Lo ha scoperto Juninho Paulista, il centrocampista che ha vinto il Mondiale nel 2002, manager dell'Ituano: lo vide giocare a 14 anni contro ragazzi di 20 e ne rimase folgorato», ha raccontato il padre in Brasile. «Lo ha portato a fare il provino al City, allo United, al Psg». Lo hanno bocciato tutti, un po' come la Salernitana. Per fortuna della Lazio.
Ammirato Luiz Felipe a San Siro, la Lazio vive con minore ansia anche il tormentone del contratto di De Vrij. Che è certamente di un'altra dimensione rispetto al brasiliano, ma forse si può provare a rimpiazzare con questo ragazzino che ancora non ha ventuno anni. La difesa per la Champions, insomma, potrebbe essere costruita sull'asse Strakosha-Luiz Felipe. Sempre che la Salernitana non abbia, ovviamente in panchina, qualcuno migliore di loro da spedire alla Lazio.