Non è vero che nel calcio non c'è giustizia, che è uno sport ingrato e tutto ciò che di qualunquistico viene detto in questo senso.
Il calcio è fatto di due squadre di undici giocatori che fanno a gara a chi segna più gol.
Punto.
Per raggiungere tale obiettivo, i sistemi sono tanti e i fattori in gioco che determinano il successo di una squadra o dell'altra ancora di più.
Non esiste la vittoria del bel giuoco o del dominio sull'avversario, concetti aleatori, relativi, non misurabili e perciò ingiudicabili.
Esiste solo la vittoria ai gol, l'attacco e la difesa.
Oggi non abbiamo perso perché abbiamo sbagliato un pallone.
Non abbiamo perso per l'arbitro o per la sfortuna.
Non abbiamo perso perché abbiamo spento il cervello per cinque minuti.
Abbiamo perso perché meritavamo di perdere, per tutto ciò che abbiamo messo in campo non solo oggi, ma in tutta la stagione.
Il sogno della vittoria e il bel calcio lasciamolo ad altri, e cerchiamo di guardare in faccia la realtà in maniera più oggettiva.
Abbiamo perso perché la nostra annata dice tre gol subiti a partita.
Abbiamo perso perché non abbiamo mai la tenuta mentale per approfittare degli errori altrui.
Perché è tutto l'anno che subiamo rimonte inverosimili contro avversari che a malapena ci provano, e che escono dal campo più sorpresi di noi, chiedendosi "come cazzo abbiamo fatto?".
Perché abbiamo una squadra che, pur con tutti gli sforzi, non riesce a fare quel dannato salto di qualità che aspettiamo da anni.
Quindi basta dire che abbiamo perso per una palla persa, per un errore di piazzamento o per una distrazione. Abbiamo perso perché abbiamo reiterato i nostri errori per tutto l'anno senza mai metterci una pezza, senza mai capire davvero i nostri limiti, dando la colpa a sfortuna, arbitri ed errori individuali, laddove erano errori di reparto e mancanza di carattere generale.
Brucia, brucia tantissimo. Ma stasera sembrava una partita già scritta, come purtroppo ci succede spesso, per non dire sempre, nei momenti decisivi.