LE INTERCETTAZIONI DELL'AVVOCATO GENOVESE
Dopo aver scalato l'M5S Lanzalone voleva incassare con arbitrati e consulenze (La Stampa)
I soci di studio: "Tutti si fanno i fatti loro, ora anche noi". Il legale puntava all'arbitrato Atac da un miliardo di euro
Ora che lo scandalo è esploso, l'avvocato Luca Lanzalone sembra diventato un oggetto radioattivo con cui nessuno nel M5S vuole più avere a che fare. Eppure fino a qualche giorno fa era il loro uomo di riferimento nei meandri del potere. Quattro giorni dopo che il governo si è insediato, per dire, Lanzalone parla con Luciano Costantini, un socio dello studio, destinato ad affiancare il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e dice lapidario: «Sono alle prime armi». Parlano tra loro di scadenze nelle designazioni. «Fanno commenti sull'opportunità di interessarsi di certe cose per le quali un interessamento potrebbe essere malcompreso ». Eccome se potevano essere malcompresi. C'è un'importantissima società immobiliare, ad esempio, la Dea Capital, azionisti il gruppo De Agostini e l'Inps, che li vuole come consulenti legali. Luca s'informa sul perché non sia stato ancora firmato il preventivo. Luciano: «Probabilmente volevano capire cosa succedeva prima di decidere, in particolare se partiva il governo». Con un governo giallo-verde, insomma, ne andava delle fortune dello studio. Perciò la Dea Capital voleva prima capire. Il 5 giugno, parlando a un terzo socio, Stefano Sonzogni, Costantini ammette che le loro richieste sono fuori mercato. Luciano: «Oggettivamente una roba... quasi... non lo so, similestorsiva... perché qui interessa tutto meno che la nostra attività... ». Pausa di sospensione. «Extraprofessionale». La vicinanza al potere. Commenta Sonzogni: «Sai, il discorso è posto che ciascuno fa un po' i cazzi suoi. A 'sto punto li facciamo anche noi». A metà maggio, Lanzalone era persino andato a un incontro a palazzo Chigi, con gli uomini di Gentiloni, per discutere di nomine in scadenza. Si era presentato in quanto esponente del Comitato nomine. Lanzalone a Di Maio sembrava l'uomo giusto per responsabilità sempre maggiori. Gli parlano di andare alla guida di Cassa depositi e prestiti. Lui nicchia. Mira al sodo: arbitrati e incarichi di commissario straordinario. Ne parla lungamente a Costantini. Annotano i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma: «Parlano della nomina di Conte (il presidente del Consiglio, ndr). Luca riferisce che ieri ha visto Alfonso (Bonafede, il ministro della Giustizia, ndr) e che gli hanno parlato della nomina. Luciano riferisce che Alfonso gli disse del professor Conte, che doveva prendere mandato con loro, per la questione del simbolo». Si riferiscono alla guerra legale in corso a Genova sulla prima e seconda associazione M5S. E ancora: «Luca dice che gli hanno presentato Conte[...] Discutono dell'attività relazionale che ha portato vantaggi sia professionali che personali. Luca dice che l'attività relazionale gli è servita con Guido Bortoni (presidente dell'autorità di regolazione per energia reti eambiente, ndr) e nel momento in cui ha discusso gli oneri di sistema di Gala ed è riuscito a ottenere una delibera dell'autorità favorevole». Una vicenda che ha fatto arrabbiare tanta gente, quella delibera che spalma sulle bollette degli italiani le morosità della società elettrica Gala. Dopo tanta fatica, per Lanzalone e i suoi soci era giunto il tempo di monetizzare. Lanzalone puntava a gestire il concordato da 1 miliardo di euro dell'Atac, ad esempio. Il 25 maggio, Lanzalone spiegava sempre a Costantini che «con Pasquale Salzano (ambasciatore e amico di Di Maio, ndr) si incontra e mangia insieme e gli va bene se andrà all'Estero perché se c'è da fare qualcosa...». Il vertice M5S, adesso, prova a prenderne le distanze. Se la sera prima dell'arresto, era a una cena esclusiva organizzata dalla Casaleggio srl, il giovane imprenditore ha voluto precisare: «Certo... sono andato a una cena l'altro giorno, e ho trovato anche Lanzalone ad un altro tavolo e l'ho salutato». Non poteva mancare, l'avvocato, perché gli si erano affidati ciecamente. Sogghignava al telefono: «I Cinquestelle non hanno idea di dove stanno andando e non sanno che bisogna stare attenti anche a chi sarà il capo di gabinetto, che non ci vuole niente a firmare qualcosa per cui poi ci sarà la procura fuori dalla porta.—