Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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kelly slater

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Citazione di: StylishKid il 19 Giu 2018, 09:27
Si dimettesse.
Farebbe più bella figura.

Si dimettesse e iniziasse a cantare le canzoni e a raccontarci tanti bei retroscena.

StylishKid

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Citazione di: kelly slater il 19 Giu 2018, 09:32
Si dimettesse e iniziasse a cantare le canzoni e a raccontarci tanti bei retroscena.

Figurati, non li metterà mai in mezzo.
Si negozierà coi suoi un ritiro tranquillo, magari da presidente di qualche ente per la protezione del sarcazzo decerebrato, in cambio del silenzio.

kelly slater

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Citazione di: laziAle82 il 19 Giu 2018, 09:31
@Kelly: d'accordo col tuo primo post. Virgy sarà l'agnello sacrificale, a meno che le costanti provocazioni di Salvini, fatte apposta per, non facciamo cadere prima governo nazionale..

Bravissima Ale: anche secondo me è così.
Il cinghiale sta cercando apertamente lo scontro coi grillini: è evidente.
Però la giunta capitolina sembra essere arrivata al capolinea ATAC definitivo a prescindere.

JoeStrummer

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Tristissima la risposta di Travaglio a Berdini, IMHO.

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JoeStrummer

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Citazione di: kelly slater il 19 Giu 2018, 09:34
Bravissima Ale: anche secondo me è così.
Il cinghiale sta cercando apertamente lo scontro coi grillini: è evidente.

O/T

Facesse bene i suoi conti...

IMHO un conto è governare( di fatto) con questi scappati di casa incapaci, un conto è farlo col Berlusca.

E/OT

arturo

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Come mai mancano gli articoli del Messaggero?

laziAle82

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Credo si debba dire che questa giunta non sia mai partita. È rimasta in piedi per esclusive ragioni di opportunità.
Alle brutte si farà un election day, politiche e comune di Roma.. :(

Davy_Jones

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che personaggi... questo e' il piu' classico giro di corruzione all'italiana, orchestrato da un costruttore sull'orlo del fallimento e da uno spicciafaccende del partito al governo della citta'. ci hanno fatto decine di (grandi) film su questo canovaccio negli anni 70. la domanda chiave alla fine dei giri di walzer e' sempre la stessa: chi trae vantaggio dalla corruzione? e la risposta, in questo caso, e': 1) la banca (che rientra dei soldi che il costruttore le deve); 2) il costruttore (che si salva e anzi da accordo prende possesso di un pezzo delle merde); 3) i politici (che si fanno belli); 4) il proprietario delle merde (che si ritrova proprietario di uno stadio che vale piu' delle merde stesse). e chi ne e' vittima? al momento si direbbe: 1) il proprietario dei terreni "acquistati" dal costruttore; 2) la collettivita'; 3) quelli che non si sono messi a pecora davanti ai piani di chi ha orchestrato il giro.
c'e' poco da scrivere lenzuoli e rilasciare interviste fiume. e' un film visto e rivisto. e la proprieta' delle merde ci e' dentro fino al collo, secondo me.

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kelly slater

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Citazione di: arturo il 19 Giu 2018, 09:36
Come mai mancano gli articoli del Messaggero?

Se può essere utile l'ho letto di sfuggita stamattina al bar: c'era un articolo interessante
su tre grillini della giunta che starebbero per dare le dimissioni.

arturo

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Citazione di: kelly slater il 19 Giu 2018, 09:44
Se può essere utile l'ho letto di sfuggita stamattina al bar: c'era un articolo interessante
su tre grillini della giunta che starebbero per dare le dimissioni.

Hai detto cotica!

Moses E. Herzog

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Che finaccia che ha fatto Travaglio

galafro

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Onore a Berdini unico a Roma che è stato prima professionista poi romanista

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Davy_Jones

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Citazione di: JoeStrummer il 19 Giu 2018, 09:34
Tristissima la risposta di Travaglio a Berdini, IMHO.

a mio avviso, sapendo quello che sappiamo oggi (e che berdini gia' sapeva), non si possono tessere troppo le sue lodi.

kelly slater

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Il Messaggero 19/06/2018

Parnasi e i fondi per lo stadio: «Usati per i lavori nel suo attico»

di Valentina Errante

Tra i tanti guai giudiziari di Luca Parnasi, che economicamente non navigava in buone acque, c'è anche quello della distrazione dei fondi. Perché, nonostante i debiti - fuori fido per 13 milioni di euro - e mentre aveva fretta di chiudere la procedura stadio, cercando anche altri finanziatori, il suo tenore di vita rimaneva inalterato. A parlare del milione di euro prelevato dalla società che avrebbe dovuto costruire lo stadio per ristrutturare lo splendido attico e superattico di piazza don Giovanni Minzoni, opera d'arte realizzata da Clemente Busiri Vici per il gerarca Adelchi Serena, sono gli stessi dipendenti di Parnasi. Mentre è il gip a sottolineare il ruolo degli impiegati degli istituti di credito.

L'ATTICO
Sono i carabinieri del nucleo investigativo ad annotare come Parnasi cercasse di individuare partner per il progetto stadio. Si legge in un'informativa: «Nell'ambito della ricerca dì finanziatori per la progettazione e la costruzione dello Stadio della Roma, Parnasi intrattiene numerosi contatti telefonici con svariati personaggi del mondo finanziario, bancario ed imprenditoriale italiano ed internazionale. La continua ricerca di denaro da immettere nelle casse del gruppo e, in particolare, della società Eurnova, che sta realizzando l'opera, sono oggetto di dialoghi telefonici anche tra i diretti collaboratori».

È luglio scorso quando Simone Contasta, Luca Caporilli (entrambi in carcere) e Mariangela Masi «disquisiscono del denaro che Parnasi è riuscito a ottenere dalla Banca Igea mediante un modello di finanziamento abbinato ad alcune società. Annotano ancora i militari: «Gli interlocutori fanno più volte riferimento al fatto che Parnasi preleverà la maggior parte del denaro per fini personali. Nello specifico chiariscono è intenzionato a prendere circa l milione di euro, utilizzandone una quota per uso personale, una per pagare la ditta che sta eseguendo la ristrutturazione della sua abitazione e una parte ancora per retribuire il consulente, Valerio Gravio. Tutti i colloquianti sono concordi nel sostenere che l'operazione di prelievo dalla società Eurnova probabilmente giustificata con la dicitura "restituzione finanziamento soci", non sia legittima e sperano che non si venga a sapere, perché potrebbe essere dannosa per l'intero gruppo societario ed i finanziatori.

Ma non c'è solo il finanziamento di Banca Igea. È una conversazione telefonica tra il dipendente Stefano Torrani e una collega di nome Cristina «che fa comprendere - scrivono i carabinieri - che una Banca, probabile Banca Intesa Sanpaolo, delibererà il finanziamento in favore delle società del gruppo di un'elevata somma di denaro, destinata ad essere spostata su vari conti «Li fa girare lì, dove ci siamo capiti e poi li mette qua, dove avevamo detto».

I FUNZIONARI
Per il gip il pericolo di inquinamento è legato anche ai rapporti tra Parnasi e i funzionari delle banche: «La concretezza del rischio di inquinamento probatorio - scrive - è evidente alla luce della scaltrezza assunta dagli indagati nell'attuare il complesso e seriale piano criminoso e nel far discendere dai patti corruttivi e per il tramite di soggetti compiacenti, la predisposizione di documentazione falsa atta a fornire una formale giustificazione alle condotte accertate. Assume un indiscutibile peso, in questo quadro, la capacità dei componenti del sodalizio di intrattenere rapporti quasi quotidiani con persone ai vertici degli istituti bancari o degli altri enti presso i quali deve essere acquisita la documentazione necessaria ad un pieno approfondimento delle vicende oggetto delle investigazioni».

LA FRETTA
«Concludere a qualsiasi costo». Dalle carte emerge anche il pressing indiretto di Luca Parnasi per la chiusura della Conferenza dei servizi, sulla dirigente regionale, Manuela Manetti, che presiedeva la Conferenza. Il 24 novembre 2017, sono state registrate conversazioni che, scrivono i carabinieri, «denotano la posizione di favore dell'assessore (regionale ndr) Michele Civita nei confronti della società Eurnova e quindi del progetto stadio». Proprio in quel giorno Luca Caporilli, collaboratore di Parnasi, invoca l'aiuto di Mauro Baldissoni, dg della Roma, per sollecitare Manuela Manetti, a capo della direzione regionale Urbanistica e Mobilità. Caporilli sostiene che, benché Manetti «avesse ricevuto indicazioni dall'assere regionale Michele Civita di chiudere la questione, è tornata su e ha continuato a leggere le prescrizioni e adesso addirittura sta sentendo anche gli ambientalisti». Tra le prescrizioni la più temuta è quella del ponte sul Tevere e sulla viabilità in generale, infrastrutture che, se fossero state giudicate necessarie, avrebbero ritardato il progetto. Il 5 dicembre, durante una seduta della Conferenza, un manager di Eurnova evidenzia la possibilità che la Conferenza dei servizi possa essere rinviata, ma Baldissoni lo tranquillizza, ha «appreso da Civita che questi avrebbe intimato alla Manetti di concludere a qualsiasi costo la Conferenza».

Il nostro Giorgione

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 19 Giu 2018, 08:24
Un palazzinaro in curva (L'Espresso)
di Gianfrancesco Turano

Il palazzinaro è trasversale per mestiere. Luca Parnasi aveva buoni rapporti con tutto lo spettro della politica, dal Pd a Forza Italia alla nuova giunta grillina che gli avrebbe dovuto far costruire il nuovo stadio dell'As Roma, dopo innumerevoli varianti. Se si parla di cuore, però, quello di Parnasi stava a destra quanto quello del suo amico Alessandro Dafina, numero uno di Rothschild Italia, advisor di Parnasi e di James Pallotta, a sua volta ultrà di Donald Trump. In mancanza di un equivalente di The Donald, oggi in Italia c'è la Lega del milanista Matteo Salvini, inanziata da Parnasi senza interferenze di passione calcistica. Parnasi è un romanista a oltranza, oltre che proprietario della holding Eurnova, ereditata dal padre Sandro che aveva incominciato come manovale e, semmai, simpatizzava con i partiti dei lavoratori. È talmente romanista, Luca Parnasi, da supplicare gli ex mister giallorossi Zdenek Zeman e Rudi Garcia di giocare almeno un minuto di un match di serie A accanto al suo idolo, Francesco Totti. Non per scherzo: un minuto solo, alla ine di una partita di ine campionato. Parnasi si è dovuto rassegnare ai tornei di calciotto fra i circoli sul Tevere. Nello stesso modo, si è dovuto rassegnare ad avere buoni rapporti con tutti, salvo uno. È Francesco Gaetano Caltagirone, cementiere, editore, inanziere, immobiliarista, imprenditore edile che avrebbe voluto costruire lo stadio al posto di un'Eurnova carica di debiti passati pari pari dalla Capitalia di Cesare Geronzi all'incorporante Unicredit. Il disgelo non è mai riuscito e non per mancanza di tentativi. In fondo, sia Parnasi sia Caltagirone sono soci del circolo Canottieri Aniene insieme al presidente del Coni Giovanni Malagò, al numero uno del Comitato Roma 2024 Luca di Montezemolo e al direttore generale della Roma Mauro Baldissoni, compagno di stanza allo studio Tonucci di Pieremilio Sammarco, il mentore di Virginia Raggi. Ma Caltagirone frequenta poco. Delle reti relazionali dell'Aniene non ha bisogno e, se pen sa di avere subito un torto, non basta chiedergli scusa. Il Messaggero, principale quotidiano romano (Caltagirone editore), da anni spara ad alzo zero sullo stadio della Roma e non perché sia più sensibile della media a eventuali, del tutto ipotetici, input della proprietà quanto perché, obiettivamente, il progetto dello stadio giallorosso è un pasticcio atroce. In modo più eufemistico: «È un processo di una complessità incredibile ma ci sono le premesse per fare qualcosa di buono per la città», come aveva dichiarato lo stesso Parnasi. Il progetto originale approvato dal sindaco Ignazio Marino e dal suo assessore Giovanni Caudo, impegnato al ballottaggio come minisindaco della circoscrizione Roma III, è stato gradualmente stravolto. Il primo assessore all'urbanistica della giunta Raggi, Paolo Berdini, ci si è giocato una buona quota di impopolarità nel breve intervallo dalla nomina alle dimissioni. Anche dopo la corsa al risparmio che ha ridotto di pari passo le cubature e le opere pubbliche di collegamento, i capitali non sono venuti fuori. Solo l'impresa Pizzarotti ha fatto sapere di essere interessata a una frazione dell'investimento. Quando L'Espresso ha scritto che gli investitori latitavano, già nel 2016, Parnasi aveva protestato informalmente, con cortesia. Aveva promesso di spiegare tutto, che i cantieri sarebbero partiti e che Pallotta sarebbe rimasto perché si era innamorato della Roma. Un amore interessato. Lo stadio nuovo sarebbe inito sotto il personale controllo del inanziere di Boston e non sotto l'ombrello del club, uno dei tre italiani quotati in Borsa. Il presidente giallorosso Pallotta non ha preso bene la notizia dell'arresto di Parnasi. La notizia gli è arrivata mentre era in Italia. Una vacanza con qualche impegno di lavoro, una gita a Bologna, un pranzo con Franco Baldini, suo consulente, e con Claudio Fenucci, ex manager giallorosso passato ai rossoblù della famiglia italo-canadese Caputo. Lo hedge-funder statunitense non si mostra preoccupato all'idea che il nuovo stadio possa ricevere uno stop a tempo indeterminato dall'inchiesta. L'aggiunto Paolo Ielo ha dichiarato che il club non c'entra. Ma Pallotta ha anche detto che potrebbe vendere in caso di ritardi. Molti negoziati, e non di calciomercato, potrebbero saltare. Dopo l'accordo sulla sponsorizzazione della maglia, con gli emiri del Qatar erano in discussione i naming rights, i redditizi diritti di battezzare un impianto. Per ora l'unica certezza è che l'intervento della Procura è stato un fulmine a ciel sereno. Martedì 12 giugno, poche ore prima del blitz della Procura di Roma, il sindaco Raggi aveva twittato: «Lo stadio a Tor di Valle è sempre più vicino». E su Facebook: «Vogliamo che il sogno dello stadio Tor di Valle diventi presto realtà». Considerando che di stadio nuovo si parla dall'arrivo della cordata americana (2011), l'avverbio presto andrebbe usato con prudenza.

kelly slater

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Stadio, tutti gli atti al setaccio: «Ora registriamo le riunioni»

IL MESSAGGERO (A. BASSI - L. DE CICCO) -

Lo stadio a Tor di Valle «è uno schifo, ma si fa», diceva al telefono il dirigente di Palazzo Chigi responsabile del progetto. E per un'involontaria - e comica - coincidenza temporale, proprio nel giorno in cui l'intercettazione è venuta fuori dalle carte della maxi-inchiesta, l'assessore all'Urbanistica della giunta Raggi ha detto a microfoni aperti che «lo stadio ci sarà». Di più, «se la procedura - ha aggiunto Luca Montuori - come crediamo, risulta corretta, potrà andare avanti». Suona strano, perché la due diligence annunciata da Raggi su tutti gli atti della conferenza dei servizi non è nemmeno partita, come confermano fonti del dipartimento Urbanistica. La task force che dovrà setacciare i pareri firmati dal funzionario finito sotto inchiesta, i flussi di traffico falsati dai privati («sarà il caos», dicevano al telefono), gli atti sul vincolo rimosso dal soprintendente Prosperetti, anche lui indagato, non si è neanche insediata. «Nel futuro di questa città ci sarà lo stadio della Roma», diceva però ieri Montuori. Salvo poi frenare in serata: «Dobbiamo tutelare l'amministrazione, guarderemo le carte, faremo le nostre valutazioni e quando avremo una risposta andremo avanti».

LO SCONTRO Dopo la retata di mercoledì scorso, la tensione attorno a questa controversa operazione immobiliare è alle stelle. Il M5S è spaccato e in queste ore nelle chat interne turbinano messaggi di ogni tipo, tra il fronte «stadista» e chi dopo gli arresti per mazzette vuole fermare tutto. Ci sono poi i tecnici, che dicono «non firmiamo niente» fino a quando non sarà tutto chiarito, anche perché, ammettono ai vertici del dipartimento, «le carte stanno svelando tante ombre anche sugli atti pubblici». Per dire, tra i dirigenti dell'Urbanistica ora circola l'idea di registrare tutte le riunioni della due diligence.
Ieri intanto il Codacons e il Tavolo della Libera Urbanistica, guidato dall'architetto Francesco Sanvitto - grillino epurato - hanno fatto sapere che oggi sarà depositato un esposto alla Procura di Roma per accertare eventuali responsabilità di Comune e Regione, «esposto in cui si ripercorrono le tante denunce e diffide presentate dall'associazione in sede di Conferenza dei servizi e le gravi irregolarità del progetto Tor di Valle che ora, a seguito delle indagini della magistratura, acquisiscono enorme valore amministrativo e penale», dicono i promotori. Il Codacons ha anche diffidato Raggi per sottoporre con urgenza il progetto stadio al Consiglio comunale «al fine di decretarne l'annullamento definitivo. Se la Raggi non accoglierà la richiesta, sarà inevitabile chiedere al Tar la nomina di un commissario».

L'ENTE STATALE In questa girandola impazzita di accuse, polemiche e dissidi, la sindaca e il suo staff ragionano su come sia possibile, eventualmente, portare avanti l'operazione. E lo stesso si chiede la Roma. Se il progetto sopravvivesse mai alle accuse di corruzione, toccherebbe trovare un privato disposto a rilevarlo e a comprare i terreni. Ma chi? Ieri si è fatta viva l'Invimit, società controllata interamente dal Tesoro, che ha proposto di prendere il posto di Parnasi nella costruzione dello stadio. La mossa è del presidente della società, Massimo Ferrarese. Invimit, ha spiegato, «detiene un fondo creato appositamente per questo tipo di investimenti che intendiamo utilizzare per la costruzione di impianti sportivi in altre realtà italiane con le cui amministrazioni locali sono tuttora in corso trattative». In realtà, raggiunto telefonicamente dal Messaggero, Ferrarese ha chiarito che Invimit non potrebbe comunque agire su terreni privati, ma soltanto riqualificare e valorizzare beni pubblici. Insomma, lo stadio Invimit non potrebbe sorgere a Tor di Valle, ma dovrebbe essere trovata un'area pubblica sulla quale elaborare un nuovo progetto. L'idea del presidente, il cui mandato peraltro è in scadenza, sembra di difficile realizzabilità.

pan

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(ah ecco, tempo fa avevo chiesto sul forum il presidente del consiglio Conte da dove venisse, come mai fosse stato scelto lui. l'ha scelto bonafede quindi.  e bonafede presenta pure lanzalone. oh, convincente sto bonafede, anche se munito di faccina innocua.)

FatDanny

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Citazione di: kelly slater il 19 Giu 2018, 09:34
Bravissima Ale: anche secondo me è così.
Il cinghiale sta cercando apertamente lo scontro coi grillini: è evidente.
Però la giunta capitolina sembra essere arrivata al capolinea ATAC definitivo a prescindere.

È un gioco wintowin.
Se non rompono lui caratterizza il governo a tutta destra e incassa.
Se rompono se l'accollano loro e lui sempre incassa.
Questo succede a giocarsela sulla politica invece di basarsi solo sul rapporto numerico.
Soprattutto quando l alleato è il 5s, ossia un soggetto privo di valori fondanti solidi.

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Citazione di: pan il 19 Giu 2018, 10:09
(ah ecco, tempo fa avevo chiesto sul forum il presidente del consiglio Conte da dove venisse, come mai fosse stato scelto lui. l'ha scelto bonafede quindi.  e bonafede presenta pure lanzalone. oh, convincente sto bonafede, anche se munito di faccina innocua.)

bonafede = di maio

kelly slater

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Citazione di: pan il 19 Giu 2018, 10:09
(ah ecco, tempo fa avevo chiesto sul forum il presidente del consiglio Conte da dove venisse, come mai fosse stato scelto lui. l'ha scelto bonafede quindi.  e bonafede presenta pure lanzalone. oh, convincente sto bonafede, anche se munito di faccina innocua.)

Conte era il prof di Bonafede alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Firenze.

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