"MANDRAKATA DI JAMES"
"MEGLIO DI TOTÒ-TRUFFA" (Il Fatto Quotidiano)
Caro Antonio Padellaro, intanto chiamare, nel tuo articolo del 15 scorso, "Caro Pallotta" un presidente che non c'è mai e non si sa quanti soldi ci metta, mi sembra imbarazzante per un tifoso informato dei fatti. Lo avevi sconsigliato di costruire un nuovo Stadio a Tor di Valle perché si sarebbe trovato contro le Soprintendenze e poi, "superate quelle forche caudine (...), la miriade di enti e associazioni preposti alla giusta tutela di questo o quello". Tesi, via, un po'inadeguata al tuo livello, ripresa giorni fa anche da Paolo Conti sul Corriere della Sera evocando terroristicamente "il Signor NO" Adria - no La Regina al quale la città deve scavi fondamentali, il restauro dei Fori e quello strutturale del Colosseo, almeno tre Musei archeologici formidabili (Palazzo Altemps, ex Collegio Massimo, Crypta Balbi) e molto altro. Inoltre non puoi togliere alla "miriade di enti e associazioni" la bandiera dell'opposizione vincente al nuovo Stadio, non dell'AS Roma bensì di Mr. Pallotta, per attribuirla a Caltagirone e al suo Il Messaggero, avverso al nuovo Stadio perché fuori dall'affare-Par - nasi. Oltre tutto il giornale non è più quello dove scrivevano Gianfranco Amendola, Italo Insolera, Vezio De Lucia, Alfonso Testa, ed è pure meno radicato. "Tor di Valle allo stato attuale appare una operazione speculativa, ci troviamo di fronte a un progetto che prevede 1 milione di metri cubi di cemento di cui solo il 14 per cento è stadio". Parole della consigliera di opposizione Virginia Raggi. Parole sante. Ma perché in Italia non si può costruire uno stadio di calcio su terreni privati senza attaccarci dietro tanti mc residenziali e direzionali? All'estero si concede alla società sportiva di farsi lo stadio con zona commerciale. Punto. A Roma no, la sindaca Raggi cambia parere radicalmente e costringe a lasciare la Giunta l'asses - sore Paolo Berdini, urbanista, il quale ha detto e cantato che quella è una zona idrogeologica impraticabile (un'ansa del Tevere, con le idrovore già oggi in funzione), probabilmente archeologica, senza i collegamenti né i trasporti ai quali deve pensare, chissà perché, lo Stato, cioè noantri, a cominciare dal costoso ponte di raccordo. Vabbè, Lotito ha proposto a suo tempo un suo stadio a Formello in piena area alluvionale del Tevere. Ma anche qui non va molto meglio: a ll 'inaugurazione dell'i pp od ro mo di trotto stavano per sfidarsi Tornese e Crevalcore, cioè due assi (non il Soldatino della pur esilarante Man - drakata). Rimasero in scuderia perché il Tevere aveva inondato la pista. Poco è cambiato da allora. Anzi il Fosso Vallerano invade sovente tutta la vasta area circostante di Decima. CARO ANTONIO,tu dici che a Roma è complicato pure aprire un chiosco di bibite. Magari fosse vero. Si apre di tutto e dovunque. L'arredo urbano è angoscioso. Il carico di passato e di bellezza (un bel po' redditizia peraltro, no?) sarebbe tale da rendere più complesse le cose che a Berlino o a Stoccolma. Tuttavia il più grande investimento culturale italiano dal 1945, il nuovo Auditorium è stato realizzato da Francesco Rutelli, con un forte finanziamento statale, in 6-7 anni, e il complesso continua ad avere pieno successo. All'Olimpico, infine, l'AS Roma paga 2,5 milioni di affitto registrando, in anni di "sciopero" del tifo, il secondo incasso italiano, dopo la Juve, con 31,6 milioni di euro, staccando Inter e Milan. Ma perché dobbiamo farci noi dei problemi ? Per ripianare i debiti di Parnasi e di lor signori? VITTORIO EMILIANI
Carissimo Vittorio Emiliani (superlativo d'obbligo per evitare che mi accusi, anche, di metterti sullo stesso piano del "caro"Pallotta). Intanto, lasciami essere un po' sorpre - so dal tono inutilmente astioso di questa tua risposta a una lettera che, peraltro, non ti vedeva come destinatario. Intanto, da parte mia nessun "i mb ar a zz o" per quel che riguarda un "presidente che non c'è mai e non si sa quanti soldi ci metta". Intanto, da una vita verso annualmente, e volentieri, il mio (sostanzioso) obolo di abbonato alle casse della AS Roma. Intanto, non ho mai chiesto un biglietto omaggio (ci mancherebbe altro) e quindi, mi ritengo pienamente in diritto di considerare James Pallotta il "caro" presidente della Roma, a cui nulla personalmente devo. Non penso affatto che Pallotta sia un benefattore (neppure lui lo pensa). È sotto gli occhi di tutti che è arrivato da Boston nella nostra bella città per fare il suo business (di presidenti francescani purtroppo v'è carenza). Se tu però conosci qualcosa di più sull'origine dei soldi che "ci mette", ti prego, rendi edotti anche noi. Tante volte l'ho (ri)mandato a quel paese per certe sue uscite del piffero. Deploro il fatto che, dopo sei anni al vertice della Roma, non abbia imparato una sola parola d'italiano (perfino il turco Ünder, dopo sei mesi, è più avanti di lui). Come tutti m'incazzo per le cessioni dei campioni (ieri Salah, domani probabilmente Alisson e Nainggolan). Ma nessuno può togliermi il diritto di pensare che senza il presidente amerikano la Roma, tecnicamente fallita, era destinata a ripartire dalla C2, come accaduto a Napoli e Fiorentina. C'è chi si leccava i baffi pensando a partite di cartello come Roma- Puteolana. Io no. Lasciami anche dire che gli american straccions (così gentilmente appellati da qualche romanissima radio) hanno permesso a questa disgraziata squadra di restare stabilmente ai vertici del calcio italiano. E quest'anno anche del calcio europeo. Certo, nel frattempo nulla abbiamo vinto e la cosa (come a tutti) mi rode molto. Sicuramente avremmo alzato prestigiosi trofei se al posto del James brutto, sporco e cattivo ci fosse stato uno di quegli strepitosi personaggi modello Totòtruffa. L'indimenticabile cordata Fioranelli (poi finita in procura). O l'offerta dell'unico miliardario arabo conosciuto costretto a vivere in due camere e cucina. In attesa che munifiche carovane colme di dobloni giungano dall'Oriente a salvare i colori giallorossi dal loro ingrato destino, ti saluto. PS. Anche sul resto della tua "ri - sposta " avrei qualcosa da eccepire. Ma a che scopo? Benché goda di ottima salute (così spero di te) la mia (più ottimistica) aspettativa di vita non supera i vent'anni, o giù di lì. E dunque, come sempre, godrò (speriamo) della mia Roma comodamente seduto al posto 10, fila 33 della Tribuna Tevere. Mentre a Tor di Valle la splendida struttura dell'ar c hi t e tt o Lafuente resterà lì nei secoli indisturbata, tra cumuli di rifiuti e copertoni bruciati, a imperituro ricordo di una mandrakata finita male.
ANTONIO PADELLARO