Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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Ma i vertici cinquestelle isolano Virginia: quelle nomine responsabilità solo sua (Il Messaggero)
IL RETROSCENA

ROMA «Ora basta, non c'è stato alcun finanziamento per noi, quello che Lanzalone ha fatto là dentro, se lo ha fatto, non è competenza nostra e non dovevamo controllare noi». Nello sfogo di una fonte a metà tra il governo e il gruppo parlamentare M5S ci sono due elementi significativi: il rifiuto della responsabilità politica e amministrativa del caso Tor di Valle e la «prova regina», scandiscono che «Virginia tutto era tranne che commissariata».
I REFERENTI LOCALI
La tesi è questa: la semplice presentazione dell'avvocato Luca Lanzalone non può essere l'attribuzione automatica di presunte colpe o responsabilità.
«Noi non abbiamo referenti territoriali, regionali, o locali», ricordava domenica mattina sotto il tendone del Rousseau city lab il ras friulano Stefano Patuanelli, capogruppo M5S in Senato. D'altronde questi staff o mini direttori non hanno mai portato fortuna al Movimento, soprattutto a Roma. Ne sanno qualcosa Paola Taverna, Fabio Massimo Castaldo, Gianluca Perilli e Roberta Lombardi. Ma quello di Patuanelli era un modo per dire che lo staff che supportava gli enti locali non c'è più. Il tempo verbale al passato è d'obbligo perché il triumvirato stellato che se ne occupava non c'è più. Luigi Di Maio, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro hanno tutti assunto primari ruoli di governo e ora dovranno monitorare a livello istituzionale, e non politico, tutti gli enti locali, non solo quelli pentastellati. Così il Movimento nazionale (l'aggettivo è un copyright della sindaca) si affranca dall'ennesimo maremoto giudiziario che ha investito il Campidoglio. «I nostri deputati non possono passare il tempo a rincorrere e a spiegare vicende di cui non sanno nulla», ripete la stessa fonte parecchio infastidita. «Governiamo Roma, è giusto che ci prendiamo le nostre responsabilità ma qui il Movimento non ha responsabilità di alcun tipo, né penale, né civile, né amministrativo, né politico», continua sottolineando che le ultime due stanno altrove, ovvero nelle stanze in cui si decide e si sviluppa «autonomamente e legittimamente l'attività amministrativa di una giunta».
«Ok se è stata fatta una nomina al Comune che comunque era una persona brava, stimata, ma cosa c'entra la componente parlamentare?», si chiede. E poi c'è il tema dazioni di denaro e corruzione. E qui scende in campo a tutelare l'onore del M5S, il capo politico Di Maio: «Siamo gli unici che in questa vicenda non abbiamo preso una lira. Tutti gli altri partiti hanno preso soldi e hanno gente arrestata e sembra che lo scandalo sia del Movimento. Facciamo una legge che obblighi tutte le forze politiche e le fondazioni a rendere trasparenti i soldi che prendono». «Questo Parnasi ha dato soldi a tutti tranne che ai 5 Stelle», ha sottolineato il leader, ospite di Porta a Porta.
Serve tutta la sua autorevolezza politica per staccare quell'alone appicciccoso che l'inchiesta ha lasciato sul Movimento.
CAPITALE LONTANA
«Lanzalone non è una persona legata a M5S», scandisce Di Maio che negli ultimi tempi si era accorto di come l'avvocato non si accontentasse più di essere solo il numero uno di Acea. Ma puntasse ad altro. Anche Di Maio ha letto i brogliacci. E l'effetto è straniante e irritante al tempo stesso. «Lanzalone? Neanche mia madre mi sente tre volte al giorno...», ha detto il vicepremier commentando l'intercettazione che vede protagonista l'ex presidente Acea. Roma è di nuovo lontana. Il Campidoglio riappare come l'appendice storta e rampicante da cui ci si aspettavano germogli migliori, e non le ennesime spine.
Stefania Piras

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La versione del dg: «Ingaggiato in Campidoglio da Lanzalone» (Il Messaggero ed. Roma)

«A comunicarmi la volontà dell'amministrazione di Roma per conoscermi al fine della selezione come direttore generale è stato Lanzalone, la domenica per il lunedì». Franco Giampaoletti, dirigente apicale del Campidoglio, convocato in procura in merito all'inchiesta sullo stadio della Roma, ha risposto così agli inquirenti che gli domandavano quali fossero i suoi rapporti con l'ex presidente dell'Acea, Luca Lanzalone, ora agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione e traffico di influenze illecite, e chi avesse fatto il suo nome per la posizione all'interno dell'amministrazione comunale.
L'AMICIZIA
A legare Giampaoletti a Lanzalone è un rapporto d'amicizia e professionale nato ai tempi in cui entrambi vivevano e lavoravo nel capoluogo ligure. E che era proseguito anche con il trasferimento a palazzo Senatorio. «Dopo la nomina di Lanzalone in Acea risponde Giampaoletti quando lui veniva al Comune, c'incontravamo in ufficio per un saluto». Insieme a discutere di argomenti privati e di progetti urbanistici. «Con lui risponde Giampaoletti ho un buon rapporto di amicizia. Lo conosco dai tempi di Genova, dove abbiamo collaborato per delle vicende di specifico rilievo».
All'epoca Lanzalone «era consulente a titolo gratuito nominato dal sindaco Doria», ripercorre ancora il direttore generale del Campidoglio, che invece dal 2015 al 2016 ha rivestito per il Comune genovese lo stesso incarico affidatogli dall'amministrazione di Virginia Raggi. Un tandem in realtà se si guarda poi ai ruoli che entrambi hanno replicato a Roma. Anche Lanzalone ha esportato nella Capitale la sua precedente attività. Giampaoletti non ne fa mistero: «Era un consulente a titolo gratuito del Comune e della sindaca con specifico riguardo a profili giuridici, occupandosi in particolar modo del dossier stadio. Ha supportato l'amministrazione comunale anche in alcuni incontri con le parti private proponenti».Nel dettaglio, l'ex presidente dell'Acea ha preso parte a tutta una serie di riunioni con i rappresentanti del gruppo Parnasi e dell'As Roma a cui anche Giampaoletti non si è sottratto, mettendo a disposizione secondo quanto aggiunto in un altro colloquio da Mauro Baldissoni, direttore generale della As Roma il suo ufficio a palazzo Senatorio lo scorso maggio.
LE RIUNIONI
Da quello che emerge durante il colloquio con gli inquirenti, Giampaoletti mostrava interesse per la vicenda Tor di Valle e si adoperava per organizzare incontri ad hoc su volere delle parti. «C'è stata una riunione nel maggio scorso aggiunge Giampaoletti alla mia presenza, di Baldissoni e dei rappresentanti di Eurnova. È possibile mi sia stata trasmessa la preoccupazione di As Roma sui tempi dello stadio da parte di Lanzalone». Di quell'incontro Giampaoletti secondo quanto dichiarato ancora da Baldissoni avrebbe riferito i dettagli all'ex presidente della multiutility comunale. «Interloquivo con Lanzalone conclude il direttore generale del Campidoglio in ordine allo stadio e di altre questioni professionali e non anche nel contesto di una relazione amicale». Non erano poche le persone che Lanzalone salutava in Campidoglio, che sentiva al telefono, che incrociava per un caffè. Figure non marginali, al contrario: dal segretario generale del Campidoglio, Pier Paolo Mileti al responsabile del Bilancio, Gianni Lemmetti con cui ha lavorato a Livorno ai tempi del concordato per l'Aamps, l'azienda pubblica di rifiuti. «Quando io sono arrivato Lanzalone era già qui ha spiegato Lemmetti a Il Messaggero aveva un ruolo importante che era sotto gli occhi di tutti».
Michela Allegri
Camilla Mozzetti

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La faida M5s non si placa: capogruppo «affiancato» (Il Messaggero ed. Roma)

LA RIUNIONE

La retata sullo stadio, le intercettazioni che rimbalzano di giornale in chat, gli interrogatori di indagati e testimoni, la figuraccia su via Almirante, prima votata in Assemblea capitolina e poi, in qualche modo, ritirata per ordine della sindaca. Le questioni sono tante, quando, alle ore 18 di ieri, è cominciato il vertice di maggioranza in Campidoglio. Virginia Raggi, richiesta, si è presentata. Dopo quattro ore filate di discussione, tra asprezze e cali di tensione, si chiude con un accordo. Una tregua, nei fatti. La promessa, di tutti, è questa: ci sarà una gestione «collegiale» del gruppo. Significa che il nuovo capogruppo, Giuliano Pacetti, nominato dopo l'autosospensione di Paolo Ferrara ( il grillino indagato nell'inchiesta su Tor di Valle), sarà «affiancato» da altri consiglieri. Non un direttorio - «non chiamatelo così», dice un esponente pentastellato di peso - ma gruppi tematici che seguiranno i principali temi dell'amministrazione, dall'urbanistica ai trasporti.
La parola d'ordine è «coordinamento». Lo chiede anche la Raggi, infastidita, è un eufenismo, per avere appreso solo in tv, a Porta a Porta, che i suoi avevano approvato una mozione di Fdi per dedicare una via ad Almirante. Dopo le polemiche, è stata lei, la sindaca, a dover fare marcia indietro, annunciando - e se n'è parlato anche ieri - che verrà presentata una mozione per ritirare la precedente.
FERRARA E DE VITO ASSENTI
Alla riunione di ieri Ferrara non c'era (ma si è visto ugualmente in Campidoglio, insieme al meloniano De Priamo). Non c'era, al vertice, nemmeno Marcello De Vito, il presidente dell'Assemblea capitolina, capofila dei lombardiani. Un segnale alla sindaca? Si vedrà. «Stiamo lavorando su temi oggettivamente difficili, ma andare avanti non è mai stato in dubbio», ha detto Enrico Stefano, uno dei rappresentanti di spicco della maggioranza. «Piena fiducia nei giudici - dice la consigliera a 5 Stelle Teresa Zotta - . L'azione va avanti visto che ci sono tutte le condizioni per mandarla avanti». Dopo due anni di consiliatura «io più di così non credo di poter fare - le fa eco il collega Angelo Diario - Continuerò a impegnarmi al massimo. Da due anni è così».
C.R.

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Roma, sullo stadio tutti contro tutti Lanzalone: non me ne sono occupato (La Repubblica)
Il consulente nega l'evidenza, il dg della Roma Baldissoni e il braccio destro del costruttore Parnasi lo smentiscono. Il "premio" del M5S: "All'Acea guadagno 14 mila euro al mese"
FRANCESCO SALVATORE GIUSEPPE SCARPA,
ROMA
Tutti lo indicano come la longa manus all'interno della pubblica amministrazione per il dossier stadio. Richiesto da Virginia Raggi, per sua stessa ammissione, «a Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede», responsabili del M5s per gli enti locali, e incaricato ufficialmente da lei stessa, seppur non sia stata formalizzata la sua investitura dall'avvocatura.
Indicato dal direttore generale della Roma Mauro Baldissoni come interfaccia del Comune, «praticamente fino al momento in cui è stato arrestato».
Eppure Luca Lanzalone, «premiato al vertice dell'Acea», come riferito dal ministro Luigi Di Maio, smentisce ogni coinvolgimento nel progetto per il nuovo stadio della Roma. «Io alla vicenda stadio non ho mai partecipato», ha raccontato nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip Maria Paola Tomaselli. Zero ammissioni, dunque. L'avvocato genovese lo scorso 15 giugno si è limitato a specificare i suoi compensi, «guadagno 14 mila euro al mese, 144 mila euro li percepisco da presidente Acea e 20mila da cariche societarie», ma ha aggiunto di non aver fatto parte di quella partita. Non era un pubblico ufficiale, a suo dire, sebbene a lui il costruttore Luca Parnasi, arrestato per associazione per delinquere, si rivolgeva, offrendogli in cambio consulenze fino a 100mila euro.
Secondo gli inquirenti proprio per traghettare il progetto stadio in un porto sicuro.
È stata proprio la sindaca, sentita dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Barbara Zuin, all'indomani degli arresti, a specificare il compito di «consulenza giuridica di Lanzalone» nello stadio, dopo che la giunta a 5 stelle aveva deciso di portare avanti il progetto perché ci sarebbero stati «obblighi risarcitori se fosse stato fermato».
La sua testimonianza è fra le carte depositate ieri al tribunale del Riesame: «Chiamato per dare ausilio sotto un profilo giuridico al Campidoglio - ha spiegato l'inquilina del Campidoglio poiché la sua presenza era sempre più assidua, tra febbraio e marzo 2017, proposi di formalizzare l'accordo con un incarico di consulenza. Lanzalone mi inviò un documento, che conteneva un conferimento anche per le partecipate. Girai detto documento all'avvocatura che mi segnalò che non poteva essere conferito perché era ormai un fatto noto che Lanzalone collaborava con noi».
Problemi formali insuperabili in Comune, nemmeno con un incarico gratuito, a detta della sindaca. «Non avevo altre strade ma l'affiancamento è continuato, benché con minore intensità» ha aggiunto, «Lanzalone ha partecipato alle riunioni politiche con me e gli assessori ma non credo abbia partecipato alle riunioni tecniche».
Un punto, quello delle riunioni tecniche, su cui Baldissoni ha invece precisato a verbale ai pm: «Lanzalone ha partecipato a due tre riunioni con Eurnova e l'As Roma, nelle quali si discuteva del dossier stadio. Non molte», ha chiosato.
«Il mese scorso gli ho chiesto di organizzare una riunione, che si è tenuta nello studio del dg del Campidoglio Franco Giampaoletti, nella quale è venuto, è stato una mezzoretta, si è messo in un'altra stanza a telefonare e poi è andato via». Lo scorso maggio, quindi. Sebbene la conferenza dei servizi fosse finita da un pezzo e lui avrebbe dovuto occuparsi solamente di Acea.
«Guidava la delegazione del Comune per la ridefinizione delle cubature – ha spiegato il dirigente della Roma - una procedura durata fino al febbraio 2017.
Evidentemente sono rimaste una serie di questioni tecniche che sono state sviluppate e trattate ancora oggi».
La presenza dell'avvocato genovese, al tavolo con i funzionari del Comune e quelli di Eurnova per le riunioni tecniche, è stata invece smentita dal direttore generale del Campidoglio Giampaoletti: «A mia conoscenza no. Né i suoi collaboratori.
Altrimenti me lo avrebbero riferito». Il dirigente, ad ogni modo, sarà sentito nuovamente in procura. Oggi stesso sarà chiamato a puntualizzare le informazioni già rese.
Ieri, invece, è stato il turno di Luca Caporilli, consulente di Eurnova ed ex dipendente di Parsitalia. Il geometra, arrestato mercoledì scorso, è stato sentito per ore dai pubblici ministeri: «Al tavolo per la modifica del progetto dello stadio della Roma era l'avvocato Lanzalone a rappresentare il Campidoglio», ha raccontato al gip.

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La sindaca attacca i suoi: se mi tradite andiamo a casa tutti (La Repubblica)
Teso faccia a faccia di quattro ore con i 28 consiglieri: "Avete sbagliato su Almirante". "Virginia, basta affidarsi agli esterni"
lorenzo d'albergo,
roma
La sindaca Virginia Raggi sbatte il pugno sul tavolo. I fedelissimi la mettono in guardia. Le spiegano che alcuni dei suoi consiglieri sarebbero pronti a mollarla. Sono spaventati dall'inchiesta sullo stadio della Roma. Stanchi dopo due anni di tensioni, l'anniversario cadeva ieri, e pronti a lasciare la sindaca senza una maggioranza. La prima cittadina non ci sta: « Se cado io, qui vanno tutti a casa».
Con questo monito, ritornello ripetuto pure dai muri del Campidoglio, ieri pomeriggio è partito il confronto tra la prima cittadina grillina e i 28 pentastellati dell'Assemblea capitolina. Una riunione- fiume, più di quattro ore, per cercare di ricompattare il gruppo e trovare l'accordo per andare avanti.
Due le condizioni per non dirsi addio. I consiglieri, dopo i casi Marra e Lanzalone, chiedono all'inquilina del Campidoglio « di fidarsi di più del gruppo e meno dei consulenti esterni». Dall'altra parte della barricata, invece, c'è Virginia Raggi. Ieri si è presentata alla riunione con il dente ancora avvelenato per il caso Almirante e quella via da intitolare al leader missino. La mozione, portata in aula da Fratelli d'Italia e votata a sua insaputa — la sindaca era a registrare un'intervista a Porta a Porta — anche dalla maggioranza 5S, non è stata digerita dalla sindaca. La prima cittadina grillina ha ribadito più volte la sua posizione ( « Sono antifascista » ) e ieri sul punto è stata netta. «Serve più attenzione, non si possono più commettere scivoloni del genere » , ha ribadito a più riprese. A tutti tranne a Marcello De Vito: il presidente del consiglio comunale, di corrente lombardiana, ieri non era alla riunione. Ufficialmente «per impegni pregressi».
Saranno i colleghi dell'aula Giulio Cesare ad aggiornarlo sul discorso di Raggi. Prima di tutto, ieri la sindaca ha provato a spostare l'obiettivo sulle disgrazie altrui: « Basta restare nell'angolo, perché noi siamo puliti, non abbiamo preso un euro. Invece, leggo che Pd e Forza Italia avrebbero preso denaro e chiesto raccomandazioni per far assumere i figli. Ed hanno anche la faccia tosta di attaccarci » . Poi è tornata di gran carriera sul progetto dello stadio della Roma: « La magistratura farà il suo corso. Noi, e lo dice proprio la procura, abbiamo fatto tutto regolarmente su Tor di Valle. Ho deciso, in ogni caso, di fare un'altra verifica proprio per essere più sereni. Un sistema corrotto cerca sempre modi diversi per provare a infiltrarsi». Infine, il discorso motivazionale. Team building: «Dobbiamo rilanciare sul lavoro che stiamo facendo e andare all'attacco su cose concrete contro chi vuole tornare al sistema corrotto del passato. In realtà, noi siamo quelli che stanno seriamente provando a riportare le cose a posto». Applauso.
Nell'appello, però, si omette il nome di Paolo Ferrara. Già, perché anche il M5S è stato toccato dall'inchiesta: l'indagine sul sistema corruttivo allestito dal costruttore Luca Parnasi ha privato i grillini capitolini del capogruppo Paolo Ferrara. Si è autosospeso e fino a nuovo ordine sarà sostituito da Giuliano Pacetti. Ieri, però, era in Campidoglio. Ai suoi, che lo hanno già assolto, ha lasciato le proprie volontà: « Ora voglio parlare con i pm».

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Ferrarese, Invimit " Il Comune prenda i terreni allo stadio pensiamo noi" (La Repubblica ed. Roma)
SALVATORE GIUFFRIDA
Massimo Ferrarese è presidente di Invimit, il fondo immobiliare del ministero dell'Economia che potrebbe rilevare il progetto dello stadio della Roma. E anche opere incompiute come lo stadio Flaminio e la casa del Nuoto a Tor Vergata.
Come è nata l'idea?
«Stiamo valorizzando centinaia di immobili pubblici in Italia per metterli a reddito. La nostra mission è intervenire dove la pubblica amministrazione non riesce a farlo. Se si risolve il problema non ci sarà bisogno di noi: auspico che accada perche non è mai bello veder morire iniziative private cosi importanti. Se così non fosse, sono pronto a proporre al mio cda di intervenire direttamente con il fondo Valore Italia».
Come si può fare l'operazione? Rimane a Tor di Valle?
«Naturalmente mi aspetto di poterlo studiare con la sindaca, una possibilità è quella di acquistare un adeguato terreno dal Comune: l'interesse da parte nostra a valutare operazioni di questo tipo c'è. Ma noi acquisiamo solo immobili pubblici quindi il Comune dovrebbe avere il terreno: a quel punto potremmo sviluppare il progetto e stabilire le modalità di gestione che potrebbero essere affidate alla società sportiva».
E i tempi?
«Porterò la proposta al prossimo cda previsto per la settimana prossima e subito dopo la faremmo al Comune».
È difficile l'iter?
«No, anzi darebbe trasparenza: è una operazione tra enti pubblici, poi entrerebbe chi gestisce il bene. Non ci sono norme Ue che limitano queste operazioni e non è un aiuto di Stato. Non esagereremo con l'utile: è una mission anche se nel tempo dovrà fruttare. Parliamo di profitti i cui fondi rimarrebbero pubblici».
Si può replicare anche su altre incompiute come lo stadio Flaminio o la Città dello sport a Tor Vergata?
«Per le operazioni più grandi, come lo stadio o quelle citate, ci dobbiamo rapportare con il ministero: se il governo ci darà la possibilità, per noi va benissimo».
Si potrebbe partire proprio dallo stadio Flaminio?
«Sicuramente sì, se il governo ci affiancherà possiamo fare grandi investimenti soprattutto con i Comuni che non hanno possibilità economiche. Stiamo già facendo tanti progetti al Nord, meno al Centro e molto meno al Sud».
Quali reazioni si aspetta dal Campidoglio?
«Sarebbe solo una bella notizia per sbloccare nuovi investimenti e potrebbe essere la prima di tante soluzioni per la capitale: a seguire potremmo dedicare la nostra attenzione allo stadio Flaminio».

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Lanzalone e l'incarico scritto da solo Il no a Raggi dai legali del Comune (Corriere della Sera)
La sindaca ai pm: chiesi io a Bonafede e Fraccaro di parlare con il consulente

Ilaria Sacchettoni

ROMA In un primo colloquio con i magistrati romani la sindaca Virginia Raggi offre almeno due conferme. La prima è in ordine alla propria responsabilità (politica) nella scelta dell'avvocato Luca Lanzalone, oggi agli arresti per corruzione, come factotum del Campidoglio per lo stadio. La seconda sull' enorme discrezionalità di Lanzalone. «Sono stata io — spiega la Raggi ai magistrati Paolo Ielo e Barbara Zuin il 15 giugno — a chiedere a Fraccaro e Bonafede di poter parlare con il consulente del Comune di Livorno». Dunque la querelle politica su chi abbia proiettato Lanzalone ai vertici capitolini sembra archiviata. La sindaca se ne assume la responsabilità. Ma c'è poi la seconda circostanza che riguarda la natura del rapporto che si era stabilito con Lanzalone e il suo straordinario potere. Ed è il fatto che l'avvocato genovese elaborò da sé la bozza del proprio incarico. Incarico che tramontò per l'opposizione dell'avvocatura capitolina ma che comunque ricordava un incarico girato a sé stesso. «Lanzalone — dice la Raggi a verbale — mi inviò un documento che conteneva un conferimento di incarico di consulenza anche per le partecipate». Con una delega alle partecipate (Acea ma anche Atac) sarebbe stato più facile muoversi. La Raggi gira il documento agli avvocati capitolini che dicono no. Contrari a una consulenza retribuita perché l'avvocatura ha già il suo staff, ma contrari anche a una consulenza gratuita perché Lanzalone non era stato sottoposto ad alcuna selezione e un ente pubblico non può regalare a un professionista qualsiasi un simile «vantaggio competitivo». Al di là della mancata formalizzazione dell'incarico che non c'è stata, per i pm conta che Lanzalone «ha esercitato la sua attività di "supportare e coadiuvare" il sindaco nell'esercizio delle "sue prerogative"» secondo l'ordinanza di arresto. Il 13 giugno, intanto, viene ascoltata anche la segretaria di Parnasi, Elisa Melegari. Le erogazioni, dice, sono una vecchia abitudine di Parnasi: «Sin da quando lavoravo in Parsitalia». Bonifici all'ex sottosegretario Francesco Giro ma anche a Renata Polverini e a Luciano Ciocchetti sono stati effettuati nel corso dell'anno.

Ieri è stato ascoltato anche Luca Caporilli. Il tecnico di Eurnova, assistito dall'avvocato Pierpaolo Dell'Anno, ha risposto a tutte le domande e offerto conferme sul fronte di un bonifico effettuato per l'immobiliarista.

Caporilli è chiamato in causa per altro. Due collaboratori di Parnasi discutono di una sua ammissione circa un immobile che avrebbe necessitato una bonifica per l'amianto prima di essere ceduto al Comune: «Là dentro c'è l'amianto ma ha detto che la presenterà lo stesso al Municipio e a Roma Capitale e poi sarà un problema loro se è pericolante e qualcuno ci morirà». Un altro collaboratore di Parnasi, Gianluca Talone, assistito dall'avvocato Gianluca Tognozzi, ha già annunciato il ricorso ai giudici del Riesame. Mentre a breve potrebbe essere riascoltato Giulio Mangosi difeso dall'avvocato Stefano Valenza.

Quanto al direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni, sentito come persona informata dei fatti, ha offerto a sua volta conferme sul ruolo dell'avvocato Lanzalone: «Era il nostro interlocutore mi fu presentato da Raggi come il loro consulente sugli aspetti tecnico amministrativi del dossier stadio». Sentito anche il direttore generale capitolino Franco Giampaoletti. Lanzalone? «Ha supportato —dice — l'amministrazione comunale anche in alcuni incontri con le parti private proponenti».

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Grancio, la dissidente: «Raggi taceva e suonava la trombetta Lanzalone chi lo paga?» (Corriere della Sera ed. Roma)
La consigliera comunale ha conservato l'audio di un vertice con Bonafede in cui si è parlato di stadio

Maria Egizia Fiaschetti

«Sì allo stadio, ma nella piena legalità, no allo stadio usato per speculazioni». È il 18 gennaio 2017 quando Cristina Grancio — la consigliera dissidente espulsa dal gruppo M5S in Campidoglio per le critiche al progetto dell'arena a Tor di Valle — esprime le sue riserve in un lungo post su Facebook. Esternazioni delle quali, nel vertice di maggioranza del giorno successivo, le viene chiesto conto.

Consigliera Grancio, cosa avvenne durante quel vertice?
«Ricordo che vi prese parte anche Alfonso Bonafede (all'epoca l'attuale ministro della Giustizia era responsabile degli enti locali del M5S assieme a Riccardo Fraccaro). Mi disse che, una volta eletta, non rappresentavo più gli attivisti, ma tutti i cittadini romani, ai quali non interessava la mia opinione personale, ma quella del Movimento».

Che altro le disse Bonafede?
«Che la giunta stava valutando tutte le opzioni nella maniera più riservata possibile e che non avrei dovuto far trapelare nulla all'esterno. Volle chiarire che all'interno del gruppo ero libera di condividere idee e preoccupazioni con amici e colleghi, ma che non sempre era possibile arrivare all'unanimità. Tenne a precisare che nessuno voleva mettermi a tacere, ma che la responsabilità politica e istituzionale va oltre il dire "Io non lo faccio", ma comporta che o gli avremmo fatto fare lo stadio, oppure avremmo fatto spendere soldi al Comune che non avrebbe dovuto spendere».

All'incontro era presente anche la sindaca?
«Sì e quando la discussione saliva di tono, per evitare la sovrapposizione di voci suonava la trombetta».

La trombetta?
«Di gomma, tipo quelle da bicicletta».

E qual era la sua posizione rispetto alle accuse che le venivano mosse dagli altri consiglieri per quel post?
«Disse che le lettere arrivate a me (la richiesta di legittimità dei presupposti per la dichiarazione di pubblico interesse e la delibera di annullamento in autotutela presentate dal IX Municipio) le aveva ricevute anche a lei. Fece l'esempio di quando era stata denunciata sui canili (dal Partito animalista, ma la Procura ha chiesto l'archiviazione, ndr) sottolineando di essersi limitata a dire che si stava lavorando. Mi suggerì di rispondere al presidente della commissione Urbanistica del IX Municipio che anche sullo stadio stavamo lavorando e che, se voleva darci una mano, era il benvenuto».

Quando ha iniziato a sentirsi isolata dal resto del gruppo?
«Con le dimissioni di Berdini (Paolo, ex assessore capitolino all'Urbanistica) siamo stati sottoposti alla stretta supervisione dei due responsabili degli enti locali. Da allora ho avvertito una crescente pressione psicologica nella resistenza che incontravo a prendere in considerazione le mie richieste di approfondimento... Al punto che una volta sono arrivata a gridare a Bonafede: "Onestà, onestà, onestà"».

Che ruolo aveva la sindaca?
«Taceva e ascoltava. Quando era il mio turno di parlare spesso mi si diceva, non solo lei: "Lanzalone deve andare via", cercando di liquidarmi».

Ricorda a che titolo l'avvocato Lanzalone partecipasse alle riunioni in Campidoglio?
«Fin dall'inizio fui meravigliata della sua presenza. Chiesi nella chat interna da chi fosse pagato e per chi lavorasse».

E ottenne chiarimenti?
«No. Un assessore rispose che era un consulente, al che replicai: "Mi prendete per cretina?».

Ha mai condiviso i suoi dubbi con Virginia Raggi?
«In un colloquio a tu per tu le espressi le mie perplessità».

E quale fu la sua reazione?
«Fu come per dire: "Finora non è successo niente...". Mi sentii snobbata, come se stessi ingigantendo la cosa».

In un'intercettazione si sente Luca Parnasi dire: "Questi sono tutti figli di p......, pensano solo al loro culo politico". Che effetto le fa?
«La valutazione d'impatto ambientale non spetta ai politici, ma ai tecnici... È una frase della quale non comprendo il significato, ma la violenza verbale quella sì».

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E Palozzi (FI) lascia la poltrona da vicepresidente del Consiglio (Corriere della Sera ed. Roma)
Esce dalla commissione Lavori Pubblici ma rimane alla Pisana

M. E. F.

Adriano Palozzi, consigliere di Forza Italia ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta sullo stadio della Roma, rimette gli incarichi alla Regione Lazio: da vicepresidente del Consiglio, nonché vice presidente e membro della commissione Lavori pubblici. La richiesta di dimissioni è stata comunicata ieri dal presidente della commissione, Fabio Refrigeri. Nei prossimi giorni sarà invece il presidente del Consiglio regionale, Daniele Leodori, sentiti i capigruppo, a chiedere che sia indicato un nuovo componente, per poi procedere all'elezione del vice presidente. Palozzi manterrà comunque il ruolo di consigliere e lo stipendio.

Antonello Aurigemma, capogruppo di FI alla Pisana, non teme ripercussioni e anticipa quali saranno i prossimi passi: «Quando riceveremo la comunicazione ufficiale delle dimissioni, riuniremo il gruppo e nomineremo il nuovo membro. Vedremo chi vorrà farlo. In seguito, si eleggerà il vice presidente». Sull'indagine in corso, Aurigemma si limita a poche parole: «Abbiamo piena fiducia nel lavoro della magistratura, che speriamo possa concludersi in tempi celeri. Riguardo alle persone coinvolte, speriamo che possano dimostrare la loro estraneità».

Nel frattempo ieri, come ogni martedì, in Campidoglio si è svolta la riunione di maggioranza. I Cinque stelle, presente anche la sindaca Virginia Raggi, hanno preso atto della decisione di Paolo Ferrara, indagato nella vicenda dello stadio, di autosospendersi da capogruppo. In attesa che venga chiarita la sua posizione, a sostituirlo sarà il vice, Giuliano Pacetti, supportato da un mini direttorio di cinque, sei consiglieri, che si pensa di estendere a quanti vorranno contribuire a rendere più efficiente il lavoro di squadra. «È stata una riunione serena — racconta Pacetti — nella quale ci siamo confrontati su temi e progetti». La maggioranza ha fatto quadrato intorno alla sindaca? «Siamo al suo fianco dal primo giorno. Come è emerso dall'inchiesta né lei né gli atti amministrativi sono viziati». Pietro Calabrese, presidente M5S della commissione sui Piani di zona, conferma il «clima di compattezza». E rilancia: «Le vicende giudiziarie non ci hanno scalfiti, al contrario siamo sempre più determinati. È arrivato il momento in cui stanno maturando le trasformazioni: il 93% di raccolta differenziata all'Axa è un risultato straordinario, il segnale che basta fare le cose... Ci vuole tempo, ma i romani iniziano a vedere il cambiamento e ora devono schierarsi dalla parte della città».

MisterFaro

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 20 Giu 2018, 06:56
"MANDRAKATA DI JAMES"
"MEGLIO DI TOTÒ-TRUFFA" (Il Fatto Quotidiano)


Caro Antonio Padellaro, intanto chiamare, nel tuo articolo del 15 scorso, "Caro Pallotta" un presidente che non c'è mai e non si sa quanti soldi ci metta, mi sembra imbarazzante per un tifoso informato dei fatti. Lo avevi sconsigliato di costruire un nuovo Stadio a Tor di Valle perché si sarebbe trovato contro le Soprintendenze e poi, "superate quelle forche caudine (...), la miriade di enti e associazioni preposti alla giusta tutela di questo o quello". Tesi, via, un po'inadeguata al tuo livello, ripresa giorni fa anche da Paolo Conti sul Corriere della Sera evocando terroristicamente "il Signor NO" Adria - no La Regina al quale la città deve scavi fondamentali, il restauro dei Fori e quello strutturale del Colosseo, almeno tre Musei archeologici formidabili (Palazzo Altemps, ex Collegio Massimo, Crypta Balbi) e molto altro. Inoltre non puoi togliere alla "miriade di enti e associazioni" la bandiera dell'opposizione vincente al nuovo Stadio, non dell'AS Roma bensì di Mr. Pallotta, per attribuirla a Caltagirone e al suo Il Messaggero, avverso al nuovo Stadio perché fuori dall'affare-Par - nasi. Oltre tutto il giornale non è più quello dove scrivevano Gianfranco Amendola, Italo Insolera, Vezio De Lucia, Alfonso Testa, ed è pure meno radicato. "Tor di Valle allo stato attuale appare una operazione speculativa, ci troviamo di fronte a un progetto che prevede 1 milione di metri cubi di cemento di cui solo il 14 per cento è stadio". Parole della consigliera di opposizione Virginia Raggi. Parole sante. Ma perché in Italia non si può costruire uno stadio di calcio su terreni privati senza attaccarci dietro tanti mc residenziali e direzionali? All'estero si concede alla società sportiva di farsi lo stadio con zona commerciale. Punto. A Roma no, la sindaca Raggi cambia parere radicalmente e costringe a lasciare la Giunta l'asses - sore Paolo Berdini, urbanista, il quale ha detto e cantato che quella è una zona idrogeologica impraticabile (un'ansa del Tevere, con le idrovore già oggi in funzione), probabilmente archeologica, senza i collegamenti né i trasporti ai quali deve pensare, chissà perché, lo Stato, cioè noantri, a cominciare dal costoso ponte di raccordo. Vabbè, Lotito ha proposto a suo tempo un suo stadio a Formello in piena area alluvionale del Tevere. Ma anche qui non va molto meglio: a ll 'inaugurazione dell'i pp od ro mo di trotto stavano per sfidarsi Tornese e Crevalcore, cioè due assi (non il Soldatino della pur esilarante Man - drakata). Rimasero in scuderia perché il Tevere aveva inondato la pista. Poco è cambiato da allora. Anzi il Fosso Vallerano invade sovente tutta la vasta area circostante di Decima. CARO ANTONIO,tu dici che a Roma è complicato pure aprire un chiosco di bibite. Magari fosse vero. Si apre di tutto e dovunque. L'arredo urbano è angoscioso. Il carico di passato e di bellezza (un bel po' redditizia peraltro, no?) sarebbe tale da rendere più complesse le cose che a Berlino o a Stoccolma. Tuttavia il più grande investimento culturale italiano dal 1945, il nuovo Auditorium è stato realizzato da Francesco Rutelli, con un forte finanziamento statale, in 6-7 anni, e il complesso continua ad avere pieno successo. All'Olimpico, infine, l'AS Roma paga 2,5 milioni di affitto registrando, in anni di "sciopero" del tifo, il secondo incasso italiano, dopo la Juve, con 31,6 milioni di euro, staccando Inter e Milan. Ma perché dobbiamo farci noi dei problemi ? Per ripianare i debiti di Parnasi e di lor signori? VITTORIO EMILIANI

Carissimo Vittorio Emiliani (superlativo d'obbligo per evitare che mi accusi, anche, di metterti sullo stesso piano del "caro"Pallotta). Intanto, lasciami essere un po' sorpre - so dal tono inutilmente astioso di questa tua risposta a una lettera che, peraltro, non ti vedeva come destinatario. Intanto, da parte mia nessun "i mb ar a zz o" per quel che riguarda un "presidente che non c'è mai e non si sa quanti soldi ci metta". Intanto, da una vita verso annualmente, e volentieri, il mio (sostanzioso) obolo di abbonato alle casse della AS Roma. Intanto, non ho mai chiesto un biglietto omaggio (ci mancherebbe altro) e quindi, mi ritengo pienamente in diritto di considerare James Pallotta il "caro" presidente della Roma, a cui nulla personalmente devo. Non penso affatto che Pallotta sia un benefattore (neppure lui lo pensa). È sotto gli occhi di tutti che è arrivato da Boston nella nostra bella città per fare il suo business (di presidenti francescani purtroppo v'è carenza). Se tu però conosci qualcosa di più sull'origine dei soldi che "ci mette", ti prego, rendi edotti anche noi. Tante volte l'ho (ri)mandato a quel paese per certe sue uscite del piffero. Deploro il fatto che, dopo sei anni al vertice della Roma, non abbia imparato una sola parola d'italiano (perfino il turco Ünder, dopo sei mesi, è più avanti di lui). Come tutti m'incazzo per le cessioni dei campioni (ieri Salah, domani probabilmente Alisson e Nainggolan). Ma nessuno può togliermi il diritto di pensare che senza il presidente amerikano la Roma, tecnicamente fallita, era destinata a ripartire dalla C2, come accaduto a Napoli e Fiorentina. C'è chi si leccava i baffi pensando a partite di cartello come Roma- Puteolana. Io no. Lasciami anche dire che gli american straccions (così gentilmente appellati da qualche romanissima radio) hanno permesso a questa disgraziata squadra di restare stabilmente ai vertici del calcio italiano. E quest'anno anche del calcio europeo. Certo, nel frattempo nulla abbiamo vinto e la cosa (come a tutti) mi rode molto. Sicuramente avremmo alzato prestigiosi trofei se al posto del James brutto, sporco e cattivo ci fosse stato uno di quegli strepitosi personaggi modello Totòtruffa. L'indimenticabile cordata Fioranelli (poi finita in procura). O l'offerta dell'unico miliardario arabo conosciuto costretto a vivere in due camere e cucina. In attesa che munifiche carovane colme di dobloni giungano dall'Oriente a salvare i colori giallorossi dal loro ingrato destino, ti saluto. PS. Anche sul resto della tua "ri - sposta " avrei qualcosa da eccepire. Ma a che scopo? Benché goda di ottima salute (così spero di te) la mia (più ottimistica) aspettativa di vita non supera i vent'anni, o giù di lì. E dunque, come sempre, godrò (speriamo) della mia Roma comodamente seduto al posto 10, fila 33 della Tribuna Tevere. Mentre a Tor di Valle la splendida struttura dell'ar c hi t e tt o Lafuente resterà lì nei secoli indisturbata, tra cumuli di rifiuti e copertoni bruciati, a imperituro ricordo di una mandrakata finita male.
ANTONIO PADELLARO

Articolo da una parte vergognoso, il direttore di uno dei più influenti quotidiani nazionali che parla come se stesse scrivendo su "il romanista".
Rivendica la sua "fede" è giustifica il suo appoggio al nuovo quartiere con il fatto che Pallotta ha salvato la asroma dal fallire e poi ripartire con altro nome dalla C2.

Però, dall'altro lato, c'è la certificazione, da parte di un romanista dentro le cose, che senza tutti questi impicci la asroma sarebbe fallita o ci sarebbe comunque andata molto vicino.

Davy_Jones

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Citazione di: MisterFaro il 20 Giu 2018, 07:52
Articolo da una parte vergognoso, il direttore di uno dei più influenti quotidiani nazionali che parla come se stesse scrivendo su "il romanista".
Rivendica la sua "fede" è giustifica il suo appoggio al nuovo quartiere con il fatto che Pallotta ha salvato la asroma dal fallire e poi ripartire con altro nome dalla C2.

Però, dall'altro lato, c'è la certificazione, da parte di un romanista dentro le cose, che senza tutti questi impicci la asroma sarebbe fallita o ci sarebbe comunque andata molto vicino.

padellaro non e' ne' professionale ne' lucido su questa faccenda. ha scritto montagne di cazzate per giustificare cose che, le avessero fatte da altre parti, avrebbe (giustamente) scudisciato senza pieta'.

UnDodicesimo

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dimostra quanto importante sia lo stadio per le loro speranze di non ritrovarsi con un mano davanti ed una di dietro qualora Pallotta decida di mollare.

e no stadio no Pallotta.

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MisterFaro

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Citazione di: UnDodicesimo il 20 Giu 2018, 08:20
dimostra quanto importante sia lo stadio per le loro speranze di non ritrovarsi con un mano davanti ed una di dietro qualora Pallotta decida di mollare.

e no stadio no Pallotta.

:up:

galafro

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Citazione di: MisterFaro il 20 Giu 2018, 07:52
Articolo da una parte vergognoso, il direttore di uno dei più influenti quotidiani nazionali che parla come se stesse scrivendo su "il romanista".
Rivendica la sua "fede" è giustifica il suo appoggio al nuovo quartiere con il fatto che Pallotta ha salvato la asroma dal fallire e poi ripartire con altro nome dalla C2.

Però, dall'altro lato, c'è la certificazione, da parte di un romanista dentro le cose, che senza tutti questi impicci la asroma sarebbe fallita o ci sarebbe comunque andata molto vicino.
Prima romanista poi grillino comunista è una regola alla quale non non scappa nessuna fede a Roma né professione. Unica eccezione è stato Berdini a cui bisognerebbe dare una medaglia al valor civile

Alex_k

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Io dico solo che abbiamo un'intera città piegata agli interessi degli scatarri, cosa certificata anche dalle ultime 3 campagne elettorali incentrate quasi esclusivamente sulla romanistità dei candidati.

È questo è solo il logico epilogo

James M. McGill

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Occhio a Ferrarese e all'Invimit.
Capaci che glie lo fanno a gratis.

MTL

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Citazione di: MisterFaro il 20 Giu 2018, 07:52
Articolo da una parte vergognoso, il direttore di uno dei più influenti quotidiani nazionali che parla come se stesse scrivendo su "il romanista".
Rivendica la sua "fede" è giustifica il suo appoggio al nuovo quartiere con il fatto che Pallotta ha salvato la asroma dal fallire e poi ripartire con altro nome dalla C2.

Però, dall'altro lato, c'è la certificazione, da parte di un romanista dentro le cose, che senza tutti questi impicci la asroma sarebbe fallita o ci sarebbe comunque andata molto vicino.

Padellaro dimentica che non Pallotta ha salvato il Trigoria, bensì Unicredit. E non dimenticasse nemmeno l'attuale situazione finanziaria delle merde, proprio con Pallotta presidente

NandoViola

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Citazione di: James M. McGill il 20 Giu 2018, 09:13
Occhio a Ferrarese e all'Invimit.
Capaci che glie lo fanno a gratis.
Invimit deve passare per il Comune.
Un Comune con le pezze al culo che acquisterebbe terreni, che dire problematici è dire poco, di proprietà (in parte) di uno al gabbio, per poi donarli di fatto all'asromammerda?!
interessante.

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Il nostro Giorgione

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Citazione di: James M. McGill il 20 Giu 2018, 09:13
Occhio a Ferrarese e all'Invimit.
Capaci che glie lo fanno a gratis.

Si però poi se lo tengono, mica possono regalarglielo !!🤔🤔🤔

WhiteBluesBrother

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La mossa dell'Invimit è chiara: lo stadio lo facciamo noi e ce magnamo noi, il terreno è indifferente, basta che sia pubblico.
Fatto lo stadio, ce spostamo Lazio e merde e ce pagano l'affitto.
Ammazza che genio, eh? Stavano tutti ad aspetta' lui...

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