Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Discussione precedente - Discussione successiva

COLDILANA61

*
Lazionetter
* 17.365
Registrato
Citazione di: tommasino il 25 Giu 2018, 10:47
ma oggi nessuna notizia in merito?
Questa storiaccia sta già andando nell'oblio?

Considerando la grancassa mediatica pro parte lesa e stadiononsitocca , questo silenzio mi pare cosa buona .

Imho .

NEMICOn.1

*
Lazionetter
* 7.586
Registrato
Citazione di: kelly slater il 25 Giu 2018, 13:53
Per capire, vale la pena di riportare un passaggio dell'ordinanza di misure cautelari della gip Maria Paola Tomaselli: «Le indagini hanno consentito di cogliere un flusso costante di relazioni fra esponenti del gruppo e agenti pubblici che, in una sorta di crescendo rossiniano, muove da condotte inopportune passa per condotte illegittime, attraversa territori contrassegnati da relazioni precorruttive e sfocia in gravi fatti corruttivi». In tutto ciò, il principio di imparzialità della pubblica amministrazione, osserva la gip, «viene ridotto a brandelli». Per la sindaca saranno giorni in salita. [/i]

Perfetto ...quindi come fanno a dire che l'iter non è in discussione ?

Flaminio

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 1.547
Registrato
IlFattoQuotidiano.it / BLOG di Riccardo Orioles
Stadio della Roma, Parnasi e i politici. Chi ha già vinto il campionato


di Giacomo Pautasso e Riccardo Orioles

Luca Parnasi, classe 1977, è l'uomo dello Stadio della Roma, che dovrebbe (doveva?) sorgere nell'area di Tor di Valle, a sud della Capitale. Di questo progetto si parla, in forme diverse, dal 2011, quando la società di calcio Roma passa – auspice Unicredit – dalle mani della famiglia Sensi a quelle di una cordata di imprenditori americani che nominano Di Benedetto presidente (negli anni successivi prenderà le redini della società Pallotta, uno dei partecipanti alla cordata).

La nuova proprietà dichiara subito di voler costruire un nuovo stadio. Nelle prime settimane, sulla stampa e sui forum dei tifosi, c'è qualche incertezza su dove potrà sorgere ma nel settembre del 2011, dopo un primo incontro col sindaco Alemanno, il neo presidente della Roma si reca, per un sopralluogo, a Tor di Valle. Da quel momento diviene chiaro che il nuovo stadio della Roma sorgerà lì, e diviene chiaro che a realizzare il progetto sarà Parnasi, che ha la disponibilità di quell'area e un primo progetto di massima.
L'iter, negli anni successivi, sarà molto travagliato. Si raggiunge una bozza di progetto definitivo all'epoca dell'amministrazione Marino, poi il progetto viene radicalmente modificato dalla giunta Raggi, fino alle inchieste di queste giorni e al punto interrogativo riguardante il futuro. Ma l'elemento chiave è che sin dai primi passi dei nuovi proprietari, il loro nome si lega a quello di Parnasi e al progetto Tor di Valle.

Luca Parnasi all'epoca era un imprenditore trentenne, erede di uno dei più grossi costruttori romani: Sandro Parnasi, uomo schivo, poche interviste e niente mondanità, scomparso a 86 anni nel 2016; aveva iniziato – si racconta – dopo la guerra come stagnaro, poi era entrato in edilizia e lì, a poco a poco, aveva costruito un impero. Sinistreggiante, dicono, come i colleghi Marchini. Il suo nome compare sulla stampa vero la metà degli anni 70, in occasione della ristrutturazione di Sogene. Era, questa, la società che sino a qualche anno prima era conosciuta come Immobiliare, una gigantesca società di costruzione, tra le principali autrici del boom (e del disastro) edilizio romano del dopoguerra. Caduta in crisi, lo Ior (la Banca del Vaticano) la vende a Sindona sulla fine degli anni 60. Il banchiere mafioso non la risolleva, anzi contribuisce ad affossarla ancor più e quando Sindona cade in disgrazia (e in fallimento) la Sogene (intanto l'Immobiliare vaticana aveva cambiato nome) torna alla Banca di Roma, creditrice di Sindona.

A quel punto – siamo nel 1974 – la Banca di Roma riunisce un gruppo di immobiliaristi ("palazzinaro" è una brutta parola) romani e chiede loro di acquistare la Sogene orfana di Sindona. In questo gruppetto compaiono nomi famosi alle cronache dell'epoca (Genghini, Belli, Marchini) insieme ad altri decisamente di secondo piano. Tra questi Sandro Parnasi.
La Sogene, diretta collegialmente, non va meglio di come andasse prima. Dura un decennio sino a quando, alla fine degli anni 80, viene messa in liquidazione. La procedura è piuttosto lunga ma nel 1991 spunta un acquirente per la parte più pregiata, la Sogene Casa, proprietaria di immobili e terreni, il nucleo dell'impero immobiliare di Sindona. Se l'aggiudica Sandro Parnasi versando, secondo le cronache, 205 miliardi di lire praticamente in contanti. E' ormai uno dei padroni di Roma, ma mantiene sempre un basso profilo. Non compare quasi mai sui giornali, lasciando ad altri interviste e copertine.

Passa una decina di anni e, nel 2003, arriva il secondo salto di qualità: Sandro Parnasi rileva il patrimonio immobiliare di Graci e Finocchiaro, due dei famosi quattro "cavalieri dell'Apocalisse" catanese degli anni 80. Non è un acquisto diretto, tiene a precisare in una rarissima intervista (Corriere della Sera, 1 maggio 2013). «Su questa vicenda – dice – sono state dette diverse cose inesatte e diffamatorie: non è piacevole per uno come me, dopo decenni di lavoro senza mai avere avuto un qualunque contestazione o problema giudiziario – al contrario di altri – sentirsi definire in malo modo». Non ha trattato direttamente, ribadisce, coi cavalieri. «Non abbiamo comperato i terreni dai "cavalieri catanesi", che non so neanche chi siano, ma dalla Sicilcassa in liquidazione sotto la vigilanza della Banca d'Italia, che a sua volta li aveva rilevati non dai "cavalieri catanesi", ma dalle procedure di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi il cui amministratore è di nomina governativa. E il prezzo di acquisto era congruo e molto superiore rispetto a quanto riportato».

Non sapremo mai se effettivamente non avesse mai sentito parlare dei quattro dell'Apocalisse o girasse attorno all'argomento. Ma è un fatto che, direttamente o meno, nel 2003 lo stagnaro degli anni 50 è diventato il padrone degli imperi mafiosi di Sindona e dei cavalieri.
Negli anni quegli immobili e terreni vengono messi a frutto. Parnasi ha un buon rapporto con le giunte che via via si sono succedute a Roma e, realizza un'iniziativa dietro l'altra. La più appariscente sorge sui terreni di Graci, non lontani dall'area di Tor di Valle. Si tratta di un enorme centro commerciale (Euroma 2) e di due imponenti grattacieli, uno dei quali venduto in extremis alla Provincia di Roma poco prima che questa, presieduta da Nicola Zingaretti, scomparisse dal novero delle istituzioni per essere sostituita dalla Città Metropolitana.

Questa è l'eredità di Luca Parnasi quando, nel 2011, accompagna il neopresidente della Roma Di Benedetto a compiere il sopralluogo a Tor di Valle.
Ma le cose non vanno troppo bene. La crisi edilizia colpisce anche i Parnasi che, indebitati fortemente con le banche, in primis con Unicredit, cedono le proprietà ancora in mano a Parsitalia (la società della famiglia Parnasi) in cambio di una riduzione dei debiti. Passano di mano, e Unicredit li colloca in una sua controllata, progetti e beni in gran parte a Roma, ma anche a Catania (Corso Martiri della Libertà – San Berillio). A questo punto Luca Parnasi è, probabilmente suo malgrado, costretto a occuparsi dell'ultimo grande progetto ancora rimasto in mano sua, quello dello Stadio quando, nel 2016, viene eletta sindaca Virginia Raggi.

La precedente giunta Marino, dopo interminabili studi, era arrivata a definire un progetto di massima che prevedeva per il privato (Parnasi) la possibilità di edificare ampie cubature, in cambio di opere pubbliche a vantaggio della città. I 5stelle erano, in campagna elettorale, molto contrari all'iniziativa (bollata, al solito, come colata di cemento) e, una volta in Campidoglio si trovano a dover decidere cosa fare. Viene adottata una soluzione di compromesso al ribasso. Vengono ridotte le cubature del privato il quale, in cambio, non sarà tenuto a costruire le opere pubbliche necessarie, in primis collegamenti stradali e ferroviari per permettere alle decine di migliaia di spettatori delle partite di defluire senza caos. Il risultato finale è del tutto insoddisfacente per la città, e nella società di Parnasi ne sono perfettamente a conoscenza, ma il progetto alla fine trova l'approvazione.

Ma a questo risultato si è giunti grazie all'intervento risolutivo di un certo avvocato Lanzalone, nome del tutto sconosciuto, sino a poche settimane prima, a Roma e ai romani. Si tratta di un professionista genovese, vicino ai 5stelle, che ha collaborato con la giunta livornese e, novello Mr Wolf, viene mandato a Roma per risolvere problemi. Primo quello dello Stadio: come riuscire a far approvare un progetto dopo che per mesi si era sostenuto il no senza se e ma?

Dalle intercettazioni risulta che tra i due, Parnasi e Lanzalone, si stabilisce immediatamente un'intesa. Parnasi ammette che era in difficoltà e isolato, perché assessore all'Urbanistica era Paolo Berdini, fiero oppositore del progetto. A quel punto arriva da Genova Lanzalone e subito le cose prendono un'altra piega. Berdini, poi, a causa di improvvide dichiarazioni captate da La Stampa, nelle quali definiva la Raggi un'incapace e faceva battute sui di lei morosi, offre su un piatto d'argento le motivazioni per la propria estromissione.
Lanzalone e Parnasi marciano spediti e, alla fine, il progetto viene realizzato, con grandi annunci a relativi hashtag, in particolare #unostadiofattobene. Mai hashtag portò più scalogna.
Lanzalone, grazie ai suoi buoni servigi, viene premiato con la presidenza di Acea, la società romana di elettricità e acqua, e comincia a prendere in mano le redini delle situazioni più spinose. Coltiva, però, l'amicizia con Parnasi e quando si arriva alle elezioni del 4 marzo tra i due l'intesa è cementata.
Anzi, tra i tre.

Entra infatti in scena Luigi Bisignani, piduista, faccendiere coinvolto in mille vicende; la voce che ama su di sé far circolare è "l'uomo più potente d'Italia"; esperto di cariche pubbliche, amicizie ovunque, di qua dal Tevere e anche oltre. Non sappiamo quando Bisignani e i Parnasi entrano in contatto, ma dev'essere stato tanto tempo fa, perché Luca Parnasi confessa che Bisignani l'ha preso in braccio quand'è nato e che lui, Luca, ha nei suoi confronti un rapporto quasi filiale. Dal che si potrebbe dedurre che i Parnasi conoscono Bisignani dagli anni 70 (Luca è del '77) proprio gli anni nei quali il quarantenne Sandro comincia ad espandere la sua attività entrando nella cordata che rileva l'impero dei Sindona e poi, anni dopo, a rilevarla del tutto.

Luca Parnasi dei suoi consigli si fida moltissimo, ha una particolare considerazione per Bisignani; parlando con un altro imputato: "Tu troverai una persona – dice – che è un giornalista di altissima qualità, con cui tu devi avere rapporti, perché se vuoi mediare posizioni importanti...". Bisignani non è proprio incline ai 5stelle; forse per lui l'ideale sarebbe un bel governo Renzi-Berlusconi, coi soliti centristi per tutte le stagioni. I risultati del 4 marzo, però, vanno in tutt'altra direzione e, da uomo navigato qual è, non perde tempo. Il rapporto stretto ormai instaurato tra Lanzalone e Parnasi torna utile alla bisogna. Lanzalone ha un problema di poco conto, è uscito un pettegolezzo che lo riguarda su Dagospia e vorrebbe che il sito lo cancellasse. Detto fatto, Bisignani si attiva.

In un pranzo a tre, Parnasi, Bisignani e Salini (altro costruttore), Luca Parnasi confida a Salini che oramai coi 5stelle i rapporti sono ottimi. "Se ti fa piacere organizzerei una colazione... C'è una persona che devi conoscere. Siamo diventati amici. L'avvocato Lanzalone, che ho conosciuto in una riunione...". Il 9 marzo, a urne appena chiuse, Lanzalone e Parnasi si incontrano a pranzo, parlano del futuro governo, ancora ufficialmente nelle mani di Dio. Lanzalone fa il nome di qualche possibile ministro pentastellato (previsione fondata); e si organizza una cena per il 12 marzo, una settimana dopo il voto. Parteciperà a questa cena (i cui contenuti sono al momento coperti da omissis) Giancarlo Giorgetti, attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, l'uomo messo da Salvini a palazzo Chigi per controllare tutto ciò che avviene da quella parti. Giorgetti e Lanzalone parlano, stabiliscono un ponte.

Su tutta questa vicenda è intervenuta la Magistratura. Si sa che quanto è finora emerso è solo la punta di un iceberg molto più profondo. Sino ad ora, comunque, il governo non sembra scalfito più di tanto. Lanzalone pagherà, con ogni probabilità, ma il suo ruolo nella vicenda è ormai concluso. E' stata la persona giusta al momento giusto, la persona che, mandata a risolvere i problemi di Virginia Raggi, è riuscita a farsi conoscere e a permettere il dialogo. Perché, in quei giorni di marzo, il primo problema da risolvere era mettere in comunicazione mondi lontani come quello della Lega e quello dei 5stelle. Vista la storia delle due formazioni politiche non c'erano molti contatti attivabili perché si potesse dialogare lontano dai riflettori. Parnasi (e, forse, quel Bisignani che frequenta la sua famiglia da quarant'anni) è stato il canale giusto al momento giusto.

Il 15 marzo le prime pagine dei giornali cominciano a titolare su un possibile dialogo tra 5 stelle e Lega. Quello stesso giorno, al telefono, Luca Parnasi si pavoneggia «Il governo lo sto a fa' io, eh! non so se ti è chiara questa situazione».


WhiteBluesBrother

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 22.320
Registrato
Alla fine dovremo benedire la cialtroneria gradassa di parnasy se la bolla di gas intestinali è scoppiata lasciando (dietro tanta puzza) il nulla più totale al posto de "ossssadio".

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Biafra

*
Lazionetter
* 10.706
Registrato
se qualcuno avesse voglia di leggersi con attenzione il vecchio topic "Il Sole 24 Ore: la roma è in stato di tensione finanziaria",
tra le migliaia di post scoprirebbe che tutte le notizie-scoop "scoperte" in questi giorni dalle inchieste d'assalto dalla indomita e liberissima stampa nazionale sulla mega speculazione di tor di valle e sui rapporti parnasi-unicredit-politica...

...sono state scritte anni fa nero su bianco con tanto di fonti su un forum di tifosi della Lazio.

SS-Lazio.1900

*
Lazionetter
* 1.176
Registrato
È incredibile come quella squadra non sia toccata minimamente. E pure è scritto chiaro e tondo.

Il nostro Giorgione

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 15.237
Registrato
Segnateve 'staltro fenomeno....

In un'intervista al quotidiano sportivo, il sottosegretario al ministero per i Rapporti con il Parlamento e responsabile Sport del M5S, Simone Valente, ha parlato anche dell'inchiesta sullo Stadio della Roma. Queste le sue parole:

«La magistratura ha già detto due volte che gli atti sono legittimi. L'amministrazione e i proponenti hanno fatto uno sforzo importante per tutelare l'utilità pubblica dell'opera e al tempo stesso ridurre le cubature. A meno che gli inquirenti non stabiliscano il contrario, penso che per il bene di Roma, del Paese e del nostro calcio, questo stadio debba realizzarsi così come è stato concepito».

RubinCarter

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 48.162
Registrato

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

fraplaya

*
Lazionetter
* 3.006
Registrato
Dal messaggero (boh, come si puo' pensare che l'iter sia stato corretto e' un mistero...)

«Il gip di Roma ribadisce con durezza gli arresti domiciliari a Lanzalone per il pericolo di inquinamento delle prove "dovuto alle relazioni con organi di vertice della politica e dell'amministrazione". Chi sono gli organi di vertice della politica cui si riferisce il giudice? Di certo aveva legami strettissimi col vicepremier Di Maio, di cui era consigliere, ed è stato scelto in Campidoglio su indicazione del ministro della Giustizia Bonafede». Lo scrive su Facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi.

«Insomma, Lanzalone - prosegue il deputato - resta ai domiciliari per i pericoli di inquinamento che derivano dal suo rapporto con i vertici del Movimento 5 stelle, quegli stessi vertici che l'hanno premiato con la nomina di presidente Acea, dove resta tuttora consigliere, e che oggi guidano il Governo. Sarà interessante leggere con attenzione le carte di questa indagine, comprese le intercettazioni telefoniche e ambientali». «Chissà - conclude Anzaldi - se il ministro Bonafede avrà ancora il coraggio di dire che questa inchiesta non lo riguarda per niente, come ha fatto in tv scappando dalle Aule parlamentari, e Di Maio la faccia tosta di scaricare ogni responsabilità sulla sola sindaca Raggi».

Redazione Lazio.net

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 72.740
Registrato
Il gip su Lanzalone "Un mentitore asservito ai privati resti ai domiciliari" (La Repubblica)

Le motivazioni per il no alla richiesta di libertà "Spregiudicato e al centro di relazioni politiche Da lui spiegazioni smentite da prove schiaccianti"

maria elena vincenzi

Luca Lanzalone ha dimostrato « spregiudicatezza e pervicacia nell'asservire la propria pubblica funzione agli interessi del privato » . E per questo « il concreto pericolo di recidiva e di inquinamento probatorio appaiono assai elevati e in nulla scemati dalle sue dimissioni quale presidente di Acea » . Sono perentorie le parole con le quali il gip Maria Paola Tomaselli ha detto no all'attenuazione della misura per Lanzalone, finito ai domiciliari il 13 giugno scorso per l'inchiesta sullo stadio della Roma dei carabinieri del nucleo investigativo coordinati dalla Procura.
Il giudice, citando anche le audizioni dei testimoni, prime fra tutte quella della sindaca Virginia Raggi e del dg del Campidoglio Franco Giampaoletti (ma anche quella del dg della Roma Mauro Baldissoni), stigmatizza il potere di cui l'ex presidente Acea godeva in Comune. «Lanzalone - scrive il magistrato - ha dimostrato di godere di una rete di relazioni assai ampia e di una notevole capacità di influenzare le decisioni di organi di vertice della politica e dell'amministrazione, nonché di una notevole disinvoltura nel ricorrere, per svolgere la sua attività di consulenza legale, anche a intestazioni fittizie ».
Per il magistrato, il quadro probatorio è solido. Anzi, si è addirittura rafforzato dopo gli arresti. « All'esito delle ulteriori acquisizioni operate dall'ufficio del pubblico ministero- si legge nell'ordinanza - è stata confermata la qualità di funzionario di fatto di Lanzalone e l'incarico di natura pubblicistica rivestito nell'amministrazione capitolina » . Insomma, a dispetto della sua linea difensiva, l'avvocato genovese per il gip (così come per il procuratore aggiunto Paolo Ielo e per il sostituto Barbara Zuin che ne hanno chiesto l'arresto) era a tutti gli effetti un pubblico ufficiale. Elemento che confermerebbe il motivo per il quale il costruttore Luca Parnasi lo " gratificava" con consulenze di ogni tipo.
Per di più, secondo il giudice, Lanzalone ha mentito nel corso del suo interrogatorio di garanzia, un'istruttoria fiume durata quasi sette ore durante la quale l'avvocato genovese ha negato ogni addebito. « Le giustificazioni addotte da Lanzalone in relazione alle utilità ricevute, tra l'altro, appaiono in taluni casi inverosimili e sempre contraddette dai dati probatori esistenti». Proprio per questo « il quadro indiziario sussistente non appare in nulla ridimensionato, ma semmai aggravato dalle più recenti acquisizioni». Insomma, di essere scarcerato non se ne parla. Nonostante le dimissioni dalla presidenza di Acea.
Tutti questi elementi, conclude il gip, « unitamente all'assenza di alcuna consapevolezza in ordine all'illiceità della condotta contestatagli, così come è emerso dalla negazione da parte del pervenuto delle proprie responsabilità anche a fronte di palesi evidenze probatorie, rendono inidonee a salvaguardare le rappresentato esigenze cautelari misure diverse da quelle degli arresti domiciliari che sola limita in maniera sostanziale la libertà di movimento e di contatto dell'indagato ».

Redazione Lazio.net

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 72.740
Registrato
Inchiesta sullo stadio, i giudici: «Lanzalone influenza la politica» (Corriere della Sera - ed. romana)

No alla revoca dei domiciliari per «pericolo di inquinamento prove»

Fulvio Fiano

A conferma di un ruolo che andava ben al di là della sua veste ufficiale, il giudice per le indagini preliminari rigetta l'istanza presentata da Luca Lanzalone per lasciare i domiciliari perché «il concreto pericolo di recidiva e di inquinamento probatorio appaiono assai elevati e in nulla scemati dalle sue dimissioni quale presidente di Acea». In sostanza, scrive il gip nelle motivare la sua ordinanza, «Lanzalone ha dimostrato di godere di una rete di relazioni assai ampia e di una notevole capacità di influenzare le decisioni di organi di vertice della politica e dell'amministrazione» che l'inchiesta non ha interrotto.

Coinvolto con un ruolo preponderante nell'associazione a delinquere che avrebbe messo in piedi l'immobiliarista Luca Parnasi, l'emissario dei vertici grillini per affiancare Virginia Raggi nel dossier Tor di Valle chiedeva misure cautelari attenuate. Dalle ulteriori prove raccolte e dagli interrogatori seguiti ai nove arresti del 12 giungo, si rafforza invece, secondo il giudice, «il contesto probatorio di estrema gravità, in ragione della spregiudicatezza e pervicacia dimostrata dal Lanzalone nell'asservire la propria pubblica funzione agli interessi del privato».

Nè ad alleggerire la posizione dell'avvocato genovese ha contribuito il suo interrogatorio. Lanzalone, scrive la gip Maria Paola Tomaselli, ha reso «dichiarazioni del tutto svincolate e contrastanti con i dati probatori acquisiti». Di più, «le giustificazioni addotte da Lanzalone in relazione tra l'altro alle utilità ricevute (le tangenti mascherate da consulenze fatte avere al suo studio legale da parte di Parnasi, ndr) appaiono in taluni casi inverosimili e sempre contraddette dai dati probatori esistenti».

Ma il dato che forse più rileva in questa fase dell'inchiesta è il ruolo di pubblico ufficiale rimarcato dal gip per il «Mr Wolf» grillino, un punto fondate nell'accusa di corruzione sostenuta dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Barbara Zuin. Il giudice cita le testimonianze rese dal dg della Roma, Mauro Baldissoni, da quello capitolino, Franco Giampaoletti, dalla sindaca Raggi (tutti ascoltati una seconda volta su questo punto) e del collaboratore di Parnasi, Luca Caporilli (arrestato) dalle quali emerge «il ruolo di funzionario di fatto del Lanzalone e l'incarico di natura pubblicistica rivestito dal medesimo nell'amministrazione capitolina».

È la debordante tendenza ad entrare in ambiti non dichiarati (nomine incluse) da parte dell'ex presidente Acea, già descritta nell'informativa dei carabinieri del Nucleo investigativo. Elementi, questi, che «unitamente all'assenza di alcuna consapevolezza della illiceità della sua condotta e dalla negazione della propria responsabilità anche di fronte all'evidenza, rendono inidonea ogni misura diversa dagli arresti domiciliari».

Redazione Lazio.net

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 72.740
Registrato
Appalti e mazzette per lo stadio della Roma "Confermati gli arresti per staff di Parnasi" (La Repubblica - ed. romana)

No del Riesame alla scarcerazione dei manager de gruppo Parnasi. Supera indenne il vaglio del tribunale del Riesame l'impianto accusatorio della Procura sulla vicenda del nuovo stadio della Roma. L'inchiesta, che ha portato all'arresto di nove persone, tra cui l'ex presidente di Acea, Luca Lanzalone e il costruttore Luca Parnasi, incassa il "no" del tribunale della Libertà sulle richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori di quattro manager della società Eurnova (Gruppo Parnasi). Restano, quindi, in carcere Gianluca Talone, Simone Contasta, Giulio Mangosi, Nabor Zaffiri, tutti collaboratori di Parnasi e accusati di associazione a delinquere.
Per tutti la procura aveva espresso parere negativo all'attenuazione della misura cautelare. In particolare i pm sostengono che siamo in presenza di una "struttura societaria criminale" alla cui realizzazione gli indagati hanno fornito, a seconda delle posizioni, "con consapevolezza, evidente spregiudicatezza e senza remora alcuna, ogni possibile apporto".
Per la Procura quindi restano immutate le esigenze cautelari «che hanno giustificato l'adozione della misura di massimo rigore».
Dei manager di Eurnova il solo ad ottenere la scarcerazione è stato Luca Caporilli, ora agli arresti domiciliari. Il gip, il 22 giugno scorso, gli ha dato l'ok a lasciare Regina Coeli dopo un interrogatorio-fiume in procura durante il quale il manager ha fatto ammissioni su dazioni di denaro ad un funzionario pubblico e avviando, così, un percorso di collaborazione con gli inquirenti. Nei prossimi giorni verrà fissata una nuova udienza per le istanze presentate dall'ex assessore del Pd, Michele Civita (attualmente sottoposto all'obbligo di firma) e del vicepresidente del consiglio regionale, Adriano Palozzi di Forza Italia.

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Redazione Lazio.net

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 72.740
Registrato
Restano in carcere i manager Eurnova (Corriere della Sera - ed. romana)

«No» del tribunale del Riesame alla scarcerazione di quattro manager del gruppo Parnasi arrestati nell' inchiesta sullo stadio della Roma. Restano così detenuti Gianluca Talone, Simone Contasta, Giulio Mangosi e Nabor Zaffiri: sono accusati di associazione a delinquere.

NEMICOn.1

*
Lazionetter
* 7.586
Registrato
Restano in carcere però gli atti sono legittimi (ottenuti corrompendo) ....spettacolari ... solo in Italia possono succedere queste cose  :)

Bonnerone

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 915
Registrato
C'è un avvocato nel forum che sappia dare spiegazione a tale situazione?

UnDodicesimo

Visitatore
Registrato
dal giorno dello scoppio del bubbone (semicit.) fino ad oggi cosa e' stato fatto a TdV?

PARISsn

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 22.514
Registrato
allora credo che  il problema sia questo dal punto di vista giuridico...e cioe'...riguardo lo stadio....chi doveva dare pareri li ha dati...le firme sono state messe...i tempi rispettati...ok??? quindi riguardo l'iter ( pare) tuttaposto....tuttaposto pero' fino a quando un tribunale non condannera' qualcuno degli inquisiti per aver preso mazzette e aver messo firme che non andavano messe....dato pareri falsi....accorciato i tempi scavalcando parte delle procedure....chiaro che con i tempi della giustizia  italiana questo potrebbe accadere tra qualche anno e di conseguenza lo stadio nel frattempo essere stato bello che  ultimato...una volta tirato su poi ce ne sbattiamo se condanneranno il sovrintendente o altri per aver preso mazzette....il discorso purtroppo è che appunto per onesta' intellettuale e materiale....il governo di Roma...sindaca  in testa...dovrebbero dire " stop!! qui se blocca tutto finche' non sappiamo se le cose sono state fatte per bene o solo perche qualcuno ha preso mazzette "....e quindi aspettare il corso della giustizia....ma  lo so magno tranquillo...tra 5 anni ce diranno che la tribuna di Lafuente ...progetto su cui hanno studiato gli architetti in tutte le  universita' del mondo... non andava abbattuta ....ma non se ne accorgera' nessuno.. 8)

Bonnerone

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 915
Registrato
Citazione di: PARISsn il 27 Giu 2018, 13:55
allora credo che  il problema sia questo dal punto di vista giuridico...e cioe'...riguardo lo stadio....chi doveva dare pareri li ha dati...le firme sono state messe...i tempi rispettati...ok??? quindi riguardo l'iter ( pare) tuttaposto....tuttaposto pero' fino a quando un tribunale non condannera' qualcuno degli inquisiti per aver preso mazzette e aver messo firme che non andavano messe....dato pareri falsi....accorciato i tempi scavalcando parte delle procedure....chiaro che con i tempi della giustizia  italiana questo potrebbe accadere tra qualche anno e di conseguenza lo stadio nel frattempo essere stato bello che  ultimato...una volta tirato su poi ce ne sbattiamo se condanneranno il sovrintendente o altri per aver preso mazzette....il discorso purtroppo è che appunto per onesta' intellettuale e materiale....il governo di Roma...sindaca  in testa...dovrebbero dire " stop!! qui se blocca tutto finche' non sappiamo se le cose sono state fatte per bene o solo perche qualcuno ha preso mazzette "....e quindi aspettare il corso della giustizia....ma  lo so magno tranquillo...tra 5 anni ce diranno che la tribuna di Lafuente ...progetto su cui hanno studiato gli architetti in tutte le  universita' del mondo... non andava abbattuta ....ma non se ne accorgera' nessuno.. 8)
Detta così è da far accapponare la pelle

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Il nostro Giorgione

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 15.237
Registrato
Stadio Roma, Parnasi cede e parla per cinque ore davanti ai pm

Un interrogatorio fiume durato cinque ore e che riprenderà domani mattina. In una saletta del carcere di Rebibbia, si è svolto il primo confronto tra il costruttore Luca Parnasi e i pm della Procura capitolina che hanno chiesto il suo arresto nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Un atto istruttorio voluto dallo stesso Parnasi e che potrebbe rappresentare un punto di svolta nella maxinchiesta dei pm di piazzale Clodio.

Parnasi ha parlato, rispondendo a domande e contestazioni che, due settimane fa, lo avevano portato in carcere con l'accusa di associazione a delinquere e corruzione. L'interrogatorio fiume è stato sollecitato proprio dall'indagato, patron del progetto stadio, che ha deciso di ammettere, come sia riuscito a superare gli ostacoli posti proprio dai Cinquestelle alla realizzazione dell'impianto sportivo della Roma.

Parnasi, il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Barbara Zuin si rivedranno domani mattina a Rebibbia per proseguire il faccia a faccia che potrebbe rappresentare una svolta importante nell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Il costruttore, assistito dagli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrino, avrebbe risposto in questa prima tranche di interrogatorio su quanto contestato nel capo di imputazione e, in particolare, sul suo ruolo nella società Eurnova. Il capitolo legato ai finanziamenti alla politica non sarebbe ancora stato affrontato in modo completo.

zorba

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 13.734
Registrato
Citazione di: Il nostro Giorgione il 27 Giu 2018, 23:30
Stadio Roma, Parnasi cede e parla per cinque ore davanti ai pm

Un interrogatorio fiume durato cinque ore e che riprenderà domani mattina. In una saletta del carcere di Rebibbia, si è svolto il primo confronto tra il costruttore Luca Parnasi e i pm della Procura capitolina che hanno chiesto il suo arresto nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Un atto istruttorio voluto dallo stesso Parnasi e che potrebbe rappresentare un punto di svolta nella maxinchiesta dei pm di piazzale Clodio.

Parnasi ha parlato, rispondendo a domande e contestazioni che, due settimane fa, lo avevano portato in carcere con l'accusa di associazione a delinquere e corruzione. L'interrogatorio fiume è stato sollecitato proprio dall'indagato, patron del progetto stadio, che ha deciso di ammettere, come sia riuscito a superare gli ostacoli posti proprio dai Cinquestelle alla realizzazione dell'impianto sportivo della Roma.

Parnasi, il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Barbara Zuin si rivedranno domani mattina a Rebibbia per proseguire il faccia a faccia che potrebbe rappresentare una svolta importante nell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Il costruttore, assistito dagli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrino, avrebbe risposto in questa prima tranche di interrogatorio su quanto contestato nel capo di imputazione e, in particolare, sul suo ruolo nella società Eurnova. Il capitolo legato ai finanziamenti alla politica non sarebbe ancora stato affrontato in modo completo.

Magari gli viene una crisi mistica (modello Claudia Koll  :=)) ) e vuota veramente il sacco su tutte le sue malefatte tirando in ballo un bel pò di gente che "conta"  8) 8) 8)

Discussione precedente - Discussione successiva