Forza degli avversari e preparazione ritardata rispetto alle altre squadre a parte, ritengo che fondamentalmente la Lazio sia ancora dentro quel cono d'ombra negativo di tristezza post 20 maggio 2018, data in cui squadra, Mister e società hanno visto sfumare un traguardo che credevano cosa fatta, ma soprattutto ritenevano di meritare ampiamente.
Molti tifosi hanno voluto addolcire la delusione bollando la stagione come cmq esaltante e positiva, per assurdo i ruoli si sono invertiti, ma la verità è che giocatori, staff e società hanno avuto, oltre ai tifosi, una delusione tremenda; d'accordo che non era un trofeo, ma per molti di essi, conquistare l'accesso alla Champions era il riconoscimento di un anno di lavoro, di un gioco ammirato, era un traguardo che, dopo aver superato la delusione di Salisburgo ed il trittico tremendo derby viola e Samp, ma soprattutto dopo la sconfitta interna con il Sassuolo da parte dei competitors neroazzurri, sembrava cosa oramai raggiunta, solo da ratificare con la matematica...qualche giornalista ha raccontato che in albergo a Crotone più di un giocatore aveva festeggiato con i compagni, sorrisi ed esultanze...sappiamo cosa è accaduto dopo...e queste sconfitte, che nel calcio e nello sport ci sono, volenti o no, lasciano marchi e ferite profonde: ci si chiede perché si abbia fallito, si cerca di capire dove si è sbagliato, si cercano responsabilità e si danno le proprie risposte, ma dopo si fanno i conti con la realtà amara che ti rinfaccia a muso duro che...HAI FALLITO...e questo rimpianto, questa delusione non ti lascia, ti accompagna....i giocatori pensano alla stagione che sta per cominciare, all'obiettivo da perseguire...e mentre pensano a questo ritorna il pensiero che il traguardo ce l'hai avuto ad un centimetro...prima contro una squadra che stava per retrocedere, e poi...a 13 minuti dalla fine, dal sogno, dal decollo meritato verso una dimensione superiore, quando agli avversari non bastava neanche segnare un solo goal, il tutto svanisce...e rimane quell'amaro in bocca...
Superare queste delusioni è tanto più difficile quanto meno si è abituati a giocare per alti traguardi, il calcio insegna che solo rinnovandosi e rinnovando qualcosa si può tentare di resettare, ma se il gruppo è lo stesso, volente o nolente quel gruppo sa che il marchio della sconfitta è ancora parte di loro....perché i compagni sono gli stessi, le voci, gli sguardi, tutto riporta a parole dette e ridette, a incoraggiamenti e consigli che però non ti hanno evitato una delusione ed un fallimento...e subentra la tristezza, o meglio...scompare l'allegria e la leggerezza che erano il marchio principale della Lazio di Mister Inzaghi...
La Lazio vista a Torino, ma anche a Napoli, è una Lazio piatta, magari volenterosa e attenta, ma tremendamente piatta, spenta...ci voleva una sterzata, o una ventata di rinnovamento o di novità, poteva arrivare dal mercato, ma la squadra è la stessa, allora forse potrebbe arrivare dal modo di giocare, magari cambiare modulo potrebbe servire da stimolo ai giocatori per rinnovarsi e ripartire con motivazioni rinnovate, una nuova sfida, quello di intraprendere una nuova via tattica, che metterebbe da parte quel modo e quel tipo di gioco che alla fine (soprattutto nelle menti dei giocatori) non ti ha permesso di tagliare il traguardo.
L'organico è di buonissimo livello, il centrocampo è stato rinforzato tanto, ed io punterei sul centrocampo, lasciando il 3-5-2, che di affatto ti fa giocare con un difensore in più rispetto alla difesa a 4, e passare ad un 4-3-2-1, abbiamo tanti centrocampisti e soprattutto Immobile sarebbe assistito meglio, una mediana con Leiva Badelj e Parolo, con Lulic Berisha Murgia e Cataldi pronti a subentrare, ed una trequarti con Milinkovic Luis Alberto e Correa a ruotarsi per 2 posti dietro al bomber Immobile.
Non penso che il male di questa Lazio sia il modulo attuale, ma avere e abbracciare un'alternativa darebbe forse una scossa, sarebbe un rinnovare per ripartire da una nuova sfida.
E' essenziale ripartire e vincere, ma soprattutto è FONDAMENTALE ritornare a sorridere.