as rioma merda

Aperto da PicchioMontesacro, 24 Mag 2015, 17:26

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bak

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New entry, Valverde.

arturo

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Valverde è bbono.
Passare dai  4-0 ai 7-1 è un attimo.  8)


Brixton

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Citazione di: StylishKid il 29 Mag 2019, 12:52
Strano che non sia ancora uscito il nome del più libero di tutti.

Josè da Setubal.

Timidamente è uscito anche quello ad aprile, ma credo che ai giornalari non gli abbia retto la pompa fino in fondo. C'era il rischio che persino i figli stupidi di Roma capissero che li stavano prendendo per il culo.

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Ranxerox

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Citazione di: Brixton il 29 Mag 2019, 17:24
Timidamente è uscito anche quello ad aprile, ma credo che ai giornalari non gli abbia retto la pompa fino in fondo. C'era il rischio che persino i figli stupidi di Roma capissero che li stavano prendendo per il culo.

Direi di no.
L'altro giorno hanno scritto che Gasperini stava già dando indicazioni per le cessioni e gli acquisti delle merde.
Cioè aveva già firmato e importava la stagione.
In realtà, molto probabilmente, manco l'ha cacati di striscio e non si so' mai visti.
Quindi stamo proprio alle prese per il culo che i figli stupidi si bevono senza battere ciglio.

COLDILANA61

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Dovessimo dimenticarci . mi porto avanti :

35 anni di matrimonio, le Nozze di corallo
35 anni di vita insieme, un sogno d'amore che si corona: in questa occasione festeggeremo le nozze di corallo.

Il colore di questa ricorrenza è un bel tono di rosso che dovremo tenere in considerazione per confetti, bomboniere, accessori e addobbi floreali. Per le nozze di corallo oltre al classico pranzo in famiglia con tanto di wedding cake in toni di rosso, potremo concederci un piccolo remake del viaggio di nozze, magari più breve ma ricalcando le tappe salienti del nostro primo vero viaggio d'amore.

Per domani propongo una bel dvd in omaggio al corsporc.

Titolo :

la coppadeefiereforsenonebbonacomediconoquellichesidevonocurare , consoliamoci con laquasicoppadeicampioniovverocoppamoraledellapartelesa .


Omar65

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Sto godendo come un riccio...
Sti boriosi aspettavano Conte, Sarri, gente così, perché loro so'
a maggica  rrioma.

Stanno a prende pesci in faccia pure da Gasperini...

:bann: :bann: :bann: :bann:

seagull

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Paulo Fonseca, nuovo nome.

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StylishKid

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Però pare che hanno sbagliato numero e ha risposto Daniel Fonseca, che si è detto disponibile.

Omar65

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Le squadre de Fonseca sono senza grinta,  giocano in ciavatte...


seagull

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Se io fossi Sarri stasera, un pensierino alle merde lo farei...

arturo

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Citazione di: Omar65 il 29 Mag 2019, 22:14
Le squadre de Fonseca sono senza grinta,  giocano in ciavatte...
Sciapo'.
:pp

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Precisione

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Così De Rossi e altri 3 senatori volevano Totti via dalla Roma

Una inchiesta di Carlo Bonini e Marco Mensurati su Repubblica, che hanno avuto accesso a mail interne alla società, svela come De Rossi, Manolas, Dzeko e Kolarov volessero far cadere l'ex tecnico Di Francesco, l'ex ds Monchi e il simbolo più rappresentativo della storia del club. Un grumo di ricatti e trame di spogliatoio che dice molto di Roma e della Roma

L'inchiesta di Repubblica pubblica, tra l'altro, i contenuti di una mail interna alla società che può aiutare a capire bene il contesto e i retroscena del turbolento tra addio Daniele De Rossi e l'As Roma.

Nel documento, datato 16 dicembre 2018, un uomo di fiducia di James Pallotta racconta al suo presidente di come lo spogliatoio o almeno parte di esso chieda alla proprietà di far cadere tre teste: quella dell'allenatore Eusebio Di Francesco, quella del direttore sportivo Monchi, e quella dell'ottavo Re di Roma, Francesco Totti.

Nel documento si citano, come fonti, i senatori Edin Dzeko, Kostas Manolas, Alexander Kolarov e Daniele De Rossi. Dall'inchiesta - Repubblica ha avuto accesso a fonti dirette e carteggi interni alla società - emerge uno spaccato inquietante che getta una nuova luce sui rapporti tra i due capitani e, soprattutto, documenta un grumo di ricatti e trame di spogliatoio che dice molto non solo della Roma e di Roma, ma anche del doppiofondo del calcio professionistico. Del peso politico dei club, degli appetiti che suscita, degli strumenti non ortodossi per conquistarlo. Del ruolo dei campioni e delle bandiere.

Acquistando la Roma, Pallotta disse - chiedendo pazienza al suo nuovo pubblico - che Roma non è stata costruita in un giorno. Nessuno gli aveva spiegato che avrebbe ciclicamente dovuto erigerla ripartendo ogni volta dalle sue stesse macerie. Da americano ha reagito con pragmatismo. Lo spogliatoio sarà purgato dai congiurati. Arriverà un nuovo allenatore, un nuovo ds, nuovi medici e nuovi fisioterapisti. La domanda è se la città riuscirà a liberarsi dei suoi pifferai e dal suo eterno istinto cannibale.

genesis

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https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/roma/2019/05/30/news/totti_de_rossi_retroscena-227516156/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T1

L'inchiesta è firmata da Mensurati e Bonini, quindi no comment.
Ma è indiscutibilmente un favore alla società americana e anche il tono con la quale presentata.
Articolo da tifosi, non da giornalisti.

SIVIGLIA - Una inchiesta di Repubblica - sul numero in edicola oggi - pubblica, tra l'altro, i contenuti di una mail interna alla società che può aiutare a capire bene il contesto e i retroscena del turbolento tra addio Daniele De Rossi e l'As Roma. Nel documento, datato 16 dicembre 2018, un uomo di fiducia di James Pallotta racconta al suo presidente di come lo spogliatoio o almeno parte di esso chieda alla proprietà di far cadere tre teste: quella dell'allenatore Eusebio Di Francesco, quella del direttore sportivo Monchi, e quella dell'ottavo Re di Roma, Francesco Totti.

Nel documento si citano, come fonti, i senatori Edin Dzeko, Kostas Manolas, Alexander Kolarov e Daniele De Rossi. Dall'inchiesta - Repubblica ha avuto accesso a fonti dirette e carteggi interni alla società - emerge uno spaccato inquietante che getta una nuova luce sui rapporti tra i due capitani e, soprattutto, documenta un grumo di ricatti e trame di spogliatoio che dice molto non solo della Roma e di Roma, ma anche del doppiofondo del calcio professionistico. Del peso politico dei club, degli appetiti che suscita, degli strumenti non ortodossi per conquistarlo. Del ruolo dei campioni e delle bandiere.

Acquistando la Roma, Pallotta disse - chiedendo pazienza al suo nuovo pubblico - che Roma non è stata costruita in un giorno. Nessuno gli aveva spiegato che avrebbe ciclicamente dovuto erigerla ripartendo ogni volta dalle sue stesse macerie. Da americano ha reagito con pragmatismo. Lo spogliatoio sarà purgato dai congiurati. Arriverà un nuovo allenatore, un nuovo ds, nuovi medici e nuovi fisioterapisti. La domanda è se la città riuscirà a liberarsi dei suoi pifferai e dal suo eterno istinto cannibale.


BomberMax

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Citazione di: Precisione il 30 Mag 2019, 06:24
Così De Rossi e altri 3 senatori volevano Totti via dalla Roma

Una inchiesta di Carlo Bonini e Marco Mensurati su Repubblica, che hanno avuto accesso a mail interne alla società, svela come De Rossi, Manolas, Dzeko e Kolarov volessero far cadere l'ex tecnico Di Francesco, l'ex ds Monchi e il simbolo più rappresentativo della storia del club. Un grumo di ricatti e trame di spogliatoio che dice molto di Roma e della Roma

........

......mi piace l'odore del napalm  al mattino

MTL

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Citazione di: genesis il 30 Mag 2019, 06:32
https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/roma/2019/05/30/news/totti_de_rossi_retroscena-227516156/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T1

L'inchiesta è firmata da Mensurati e Bonini, quindi no comment.
Ma è indiscutibilmente un favore alla società americana e anche il tono con la quale presentata.
Articolo da tifosi, non da giornalisti.

SIVIGLIA - Una inchiesta di Repubblica - sul numero in edicola oggi - pubblica, tra l'altro, i contenuti di una mail interna alla società che può aiutare a capire bene il contesto e i retroscena del turbolento tra addio Daniele De Rossi e l'As Roma. Nel documento, datato 16 dicembre 2018, un uomo di fiducia di James Pallotta racconta al suo presidente di come lo spogliatoio o almeno parte di esso chieda alla proprietà di far cadere tre teste: quella dell'allenatore Eusebio Di Francesco, quella del direttore sportivo Monchi, e quella dell'ottavo Re di Roma, Francesco Totti.

Nel documento si citano, come fonti, i senatori Edin Dzeko, Kostas Manolas, Alexander Kolarov e Daniele De Rossi. Dall'inchiesta - Repubblica ha avuto accesso a fonti dirette e carteggi interni alla società - emerge uno spaccato inquietante che getta una nuova luce sui rapporti tra i due capitani e, soprattutto, documenta un grumo di ricatti e trame di spogliatoio che dice molto non solo della Roma e di Roma, ma anche del doppiofondo del calcio professionistico. Del peso politico dei club, degli appetiti che suscita, degli strumenti non ortodossi per conquistarlo. Del ruolo dei campioni e delle bandiere.

Acquistando la Roma, Pallotta disse - chiedendo pazienza al suo nuovo pubblico - che Roma non è stata costruita in un giorno. Nessuno gli aveva spiegato che avrebbe ciclicamente dovuto erigerla ripartendo ogni volta dalle sue stesse macerie. Da americano ha reagito con pragmatismo. Lo spogliatoio sarà purgato dai congiurati. Arriverà un nuovo allenatore, un nuovo ds, nuovi medici e nuovi fisioterapisti. La domanda è se la città riuscirà a liberarsi dei suoi pifferai e dal suo eterno istinto cannibale.


Quod erat demostrandum. Qui dentro avevamo previsto tutto con largo anticipo

Redazione Lazio.net

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DIETRO IL CAOS DELLA ROMA

La rivolta di De Rossi e tre senatori contro Totti (La Repubblica 30 Maggio 2019)

dai nostri inviati Carlo Bonini e Marco Mensurati

SIVIGLIA — Se si deve stare alle immagini di Francesco Totti che, livido, si congeda da Daniele De Rossi, allora si deve concludere che alle 22.30 di domenica 26 maggio una città ha definitivamente perso l'innocenza e divorziato dal suo oggetto d'amore, l'As Roma. Messa per intero in carico alla proprietà americana, la bancarotta sportiva di un annus horribilis, di cui quell'ultimo fotogramma sembra l'epitaffio, si porta via tutto.
Tutto, tranne un dettaglio. Sotto il diluvio dell'Olimpico, nell'abbraccio tra i due si sente un misterioso "non volevo", ma non si sa chi lo pronunci. Chi non voleva? Che cosa non voleva? Un'inchiesta di Repubblica - che ha avuto accesso a fonti dirette e carteggi interni, compresa una mail che getta una nuova luce sul rapporto tra i due capitani - può oggi documentare un grumo di ricatti e trame di spogliatoio che dice molto non solo della Roma e di Roma, ma anche del doppiofondo del calcio professionistico. Del peso politico dei club, degli appetiti che suscita, degli strumenti non ortodossi per conquistarlo. Del ruolo dei campioni e delle bandiere.
È una storia che comincia a metà agosto del 2018.
"Vi faccio arrivare decimi"
L'estate della Roma è gonfia di attese. I conti della società sono a posto. Il fatturato ha toccato i 250 milioni di euro, il patrimonio dei calciatori a libro supera i 200 milioni che di fatto si raddoppiano a valore di mercato. Sono stati rispettati i paletti del fair play finanziario, la squadra è dodicesima nel ranking Uefa, è reduce da una semifinale di Champions e le statistiche la danno nona tra i club europei per investimenti in calciatori negli ultimi dieci anni. Sono state fatte cessioni dolorose, Alisson e Nainggolan, ma l'ultimo campione del mondo preso Nzonzi, è accolto come un gran colpo. Tiene mucho futbol , assicura il ds spagnolo Monchi. Non la pensa così DDR, Daniele De Rossi. Ritiene quell'acquisto un avviso di sfratto, considerando il francese un suo doppione. E - come raccontano tre diverse fonti - chiede, anche attraverso il suo agente, la rescissione del contratto. Affronta personalmente la dirigenza e in un momento di collera avvisa: «Se non risolviamo la cosa, vi faccio arrivare decimi». Non è un grande inizio. Lo strappo viene ricucito. Ma quello scricchiolio è il prologo di quanto accadrà nell'arco di soli quattro mesi.
Le idi di dicembre
La prima parte della stagione è ricca di altri pessimi presagi. La Roma cade in casa del Bologna, subisce le rimonte inspiegabili del Chievo all'Olimpico e del Cagliari alla Sardegna Arena. La tengono a galla la vittoria nel derby e la qualificazione agli ottavi di Champions. Ma qualcosa si è rotto. Tra l'allenatore e la squadra, tra la squadra e la società. Rappresentato all'esterno come un «gruppo stupendo e coeso», lo spogliatoio è in realtà una polveriera. Di cui Monchi non sembra avere il sentore. La mattina del 16 dicembre Ed Lippie, preparatore atletico e uomo di massima fiducia di Jim Pallotta, che ha appena lasciato dopo tre anni la Roma per tornare a Boston, si sistema di fronte al suo pc. Ha delle cose importanti da scrivere, che il suo presidente deve sapere. Una fronda, e che fronda, chiede tre teste: l'allenatore, il direttore sportivo, e Francesco Totti. Quattro giorni prima la Roma ha perso con il Viktoria Plzen in Champions e si prepara alla partita in casa con il Genoa. Ed Lippie sente che non c'è più un minuto da perdere. In una lunga mail spalanca l'abisso in cui stanno sprofondando squadra e allenatore.
I senatori
Con prosa anglosassone, asciutta, spiega a Pallotta di avere ancora occhi e orecchie dentro Trigoria. Le sue fonti — scrive — lo informano regolarmente con messaggi e telefonate. E quello che raccontano è sorprendente. Spiega che i quattro "senatori", che cita — De Rossi, Kolarov, Dzeko e Manolas — ritengono il gioco di Di Francesco dissennato, dispendioso sul piano della corsa ma misero su quello della tattica. Lamentano l'indebolimento della squadra. Il tecnico - dicono da Roma - è in preda alla nevrosi dovuta al rammarico di aver accettato da Monchi un mercato inadatto al suo 4-3-3. Circondato da uno staff non all'altezza, vittima della sua stessa presunzione di riuscire ad "adattare" calciatori non compatibili col suo gioco.
Il narcisista spagnolo
Già, Monchi. Lippie scrive che a Trigoria è visto come il fumo negli occhi. Lo vivono come un narcisista che ha riempito la squadra di giocatori per i quali vincere o perdere è la stessa cosa. Gli rimproverano doppiezza nei rapporti, insofferenza nei confronti dei giocatori di seconda fascia, capacità manipolatorie nelle informazioni in uscita da Trigo ria e un mercato che non è passato attraverso una corretta
due diligence .
Scacco all'ottavo Re
E tuttavia è l'ultima delle informazioni che Lippie scrive al presidente quella che prefigura la catastrofe. Se le fonti dell'ex preparatore dicono il vero la squadra soffre la presenza di Totti nel suo nuovo ruolo di dirigente. Le percezioni negative che trasmette allo spogliatoio. L'ottavo re di Roma, il suo figlio prediletto, è mal tollerato — così scrive Lippie — da coloro a cui ha consegnato il testimone e che pubblicamente non smettono di celebrarlo. Le fonti di Lippie chiedono che l'ex "Capitano" venga allontanato da Trigoria se necessario cacciando Di Francesco cui Totti è legatissimo. E sostituendolo con qualcuno che lo tenga lontano.
Gli uomini dei pizzini
Ed Lippie svela quindi l'identità delle sue fonti. Sono il medico sociale Riccardo Del Vescovo e il fisioterapista Damiano Stefanini. Indica in particolare Del Vescovo come il più convinto che la Roma debba essere "detottizzata". Pallotta trasecola. E con lui, i suoi soci, facoltosi signori che non amano mettere i loro soldi in un circo senza domatori. Monchi, Totti e l'intera struttura societaria, a partire dall'allora dg Mauro Baldissoni e dal media strategist Guido Fienga, vengono informati della mail. Monchi rassegna le dimissioni (che vengono respinte). Per Totti quel racconto è una ferita profonda. Occorre mettere mano dentro lo spogliatoio - dice alla società - e bisogna cominciare proprio dal medico e dal fisioterapista; le cose non potranno che andare peggio. Ha ragione, Totti. In quel momento, però, la Roma si deve ancora giocare tutti i traguardi di stagione e Monchi e Di Francesco sconsigliano di aprire una crisi che terremoterebbe la squadra.
Venire o meno a patti con i senatori: è l'antico dilemma del calcio, a maggior ragione a Roma dove lo spogliatoio ha un filo diretto con la curva. Si sceglie la via di sempre: metterci una pezza. E rimandare il redde rationem con senatori e whistleblowers .
La società chiede a Monchi un piano b. La possibilità, se la situazione sportiva dovesse precipitare, di immaginare un nuovo allenatore.
Monchi il piano b non lo ha. Anzi, rilancia: «Se va via Di Francesco vado via anch'io». Pallotta e i suoi soci fanno la sola cosa nella loro disponibilità. Ridistribuiscono le deleghe e nominano ceo Guido Fienga un uomo con una lunga esperienza in finanza. A Baldissoni va la vice presidenza, per portare a casa il progetto vitale per la crescita del club: il nuovo stadio. La squadra intanto entra in un tunnel da cui non uscirà più. Subisce una rimonta con l'Atalanta, l'umiliazione dell'ennesimo 7-1, in Coppa Italia a Firenze, e perde male il derby. Di Francesco chiede alla società di essere mandato via se questo può risolvere quel conflitto sordo con lo spogliatoio che ormai è un segreto di Pulcinella. Ma gli ottavi di Champions sono vicini: la doppia sfida col Porto è l'ultima chiamata.
Redde rationem
Dopo il ko di Champions vengono accompagnati alla porta, insieme a Di Francesco e Monchi anche Del Vescovo e Stefanini. Nessuno fuori da Trigoria si chiede il perché, ci si accontenta della versione ufficiale, quella che li vuole responsabili dei troppi infortuni. Lo spogliatoio il perché lo conosce. E prende le difese di Stefanini, cui De Rossi è legatissimo (è una delle tre persone che il capitano citerà nella sua lettera di addio). I senatori si convincono che la pulizia abbia un mandante, Francesco Totti. E tra lui e De Rossi scende un gelo che durerà fino alla fine. Fino a quell'ultimo fotogramma di domenica 26, con Totti sotto l'ombrello, le mani in tasca e una faccia che è una maschera di amarezza per quella festa triste di cui conosce il non detto.
L'ultima curva
I modi e i tempi dell'infelice addio tra De Rossi e la Roma si comprendono ora meglio. E si comprende ora meglio anche per quale motivo ci siano versioni opposte su chi abbia mancato di rispetto a chi. De Rossi lamenta che la società non abbia nemmeno voluto discutere di un rinnovo "a gettone"; la società sostiene che sia stato Daniele ad aver cambiato idea all'ultima curva. Quel che conta, ed è più interessante, è come quell'addio turbolento diventi narrazione, senso comune, utile a chi vede in questo psicodramma l'occasione decisiva per sottrarre agli americani il giocattolo. Mentre il senatore Maurizio Gasparri monta una canea addirittura in Senato, come se i destini di una società per azioni fossero affar suo, la curva e le radio soffiano sulla piazza. Una città che non manifesta per le buche in cui sprofonda assedia la sede della Roma. Striscioni di vergogna affacciano nelle capitali del mondo e come in un capitolo di Suburra due figuri «con accento romano » terrorizzano per una rapina da quattro soldi (la seconda in poco tempo) la madre di Nicolò Zaniolo, l'ambito gioiello della rosa, il ragazzo su cui ricostruire o, nel caso di una cessione, abdicare. Per non dire di singolari striscioni "No Stadio" che improvvisamente appaiono in curva come a voler ulteriormente fare impazzire la maionese.
Er viperetta
A Roma, e intorno alla Roma, non succede mai nulla per caso. Gli americani, al netto di qualunque considerazione sportiva, hanno oggettivamente rotto l'immarcescibile sistema di relazioni che vuole il proprietario del club più importante di un primo ministro. Lo stadio, poi, ha mosso appetiti formidabili, e aperto scenari impensabili. Un certo generone romano, quello che fa gridare alla curva "la Roma ai romanisti" in realtà nella Roma vede solo una straordinaria opportunità. Era già così ai tempi della Rometta di Anzalone e Ciarrapico figurarsi oggi nel mondo dei balocchi di Nike, Qatar Airways, Hyundai. Non sorprende dunque che, in questa temperie, mentre l'AdnKronos di Pippo Marra (storicamente legato alla famiglia Sensi, della cui Roma sedeva nel Cda) accredita una fantomatica offerta dagli emiri del Qatar, torni ad affacciarsi un vecchio appassionato dell'oggetto: il presidente della Samp Massimo Ferrero.
Er Viperetta fa recapitare, informalmente, l'ennesima offerta alla dirigenza della Roma dicendosi disposto ad acquistarla (per un piatto di lenticchie). Ferrero non è il primo e non sarà l'ultimo pretendente. Del resto già tre anni fa Aurelio De Laurentiis aveva confidato alla stessa dirigenza romanista di averci fatto un pensierino. Aveva un'offerta per vendere il Napoli, sarebbe stato pronto a prendersi la squadra della Capitale.
Rifondazioni
Acquistando il club, Pallotta disse che Roma non è stata costruita in un giorno. Nessuno gli aveva spiegato che avrebbe ciclicamente dovuto erigerla ripartendo ogni volta dalle sue stesse macerie. Da americano ha reagito con pragmatismo. Lo spogliatoio sarà purgato dai congiurati. Arriverà un nuovo allenatore, un nuovo ds, nuovi medici e nuovi fisioterapisti. La domanda è se la città riuscirà a liberarsi dei suoi pifferai e dal suo eterno istinto cannibale.

Palo

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Citazione di: BomberMax il 30 Mag 2019, 06:36
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Smell of a shitstorm.

trax_2400

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E nonostante tutto ciò sono arrivati prima di noi.  :x :x

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