Condoglianze alla mamma e al papà di quel povero ragazzo assassinato, alla povera moglie, ai parenti e amici tutti. Condoglianze all'Arma, ancora una volta chiamata a onorare la patria con sangue dei suoi militari.
Sul resto, io la vedo,così.
Non è una questione di confessione: abbiamo il coltello, il sangue, i filmati, le registrazioni con le voci, abbiamo tutto.
L'assassino sarà condannato, il complice pure (si vedrà se per concorso o favoreggiamento).
La questione è che la foto di quell'assassino, troppo balordo e troppo giovane, ridotto in quello stato di soggezione, continuerà a alimentare, in un modo diverso, una assurda spirale di odio e di disprezzo. Una bella parte del mondo, a torto o a ragione, disprezzerà l'Italia, le sue istituzioni, l'Arma.
A me pare una cosa gravissima. Ma è gravissimo anche il diffuso convincimento che un arrestato abbia meno diritti di un qualsiasi altro cittadino.
Non è così, neppure se reo confesso.
Un arrestato, anche se ti fa incazzare, anche si ti irride, anche se si fa beffe della legge, lo si custodisce e lo si affida al giudizio del suo giudice naturale precostituito. Poi, se ritenuto colpevole, lo si pone il regime di restrizione. Punto. Senza enfasi, senza teatro, senza retorica.
E' profondamente fuorviante e terribilmente pericolosa l'eccitazione per la condanna, così come la rabbia per il colpevole, la bramosia della punizione.
La giustizia in un sistema civile si amministra con temperatura del sangue a zero gradi, non con la bava alla bocca e gridando "Ba.star.do." all'indirizzo del colpevole.