Corriere dello Sport
di Guido D'Ubaldo
ROMA
La Roma si allontana da Tor di Valle e corre verso il mare. Ieri c'è stato un nuovo incontro tra il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino e una delegazione della Roma guidata dal vicepresidente Mauro Baldissoni, accompagnato da alcuni tecnici. Il vertice si è svolto nella sede comunale di via Portuense, è durato poco più di un'ora e ha visto la presenza anche del vicesindaco con delega all'Urbanistica, Ezio di Genesio Pagliuca, e di tecnici comunali. Questo quarto incontro tra le parti era in agenda dopo aver messo in cantiere una serie di approfondimenti e di verifiche, fatte fare dalla Roma da tecnici specializzati sull'area interessata.
Nel pomeriggio abbiamo raggiunto telefonicamente Esterino Montino, che ha confermato la propria disponibilità a costruire lo stadio sui terreni della città dell'aeroporto.
Sindaco, ci sono stati passi avanti?
«Abbiamo fatto un'ulteriore verifica e approfondimento tecnico sulla fattibilità e soprattutto sui tempi necessari, una volta che la Roma dovesse decidere di abbandonare il progetto di Tor di Valle e puntare su Fiumicino. Una volta deciso questo saranno prese in considerazione le procedure che abbiamo esposto. Arrivati a questo punto la Roma vuole capire che tempi ci sono. Quindi abbiamo fatto una disamina nel dettaglio. Da parte della società giallorossa l'interesse c'è ed è concreto. E' chiaro che non vogliono più perdere tempo».
Ecco, i tempi. Quanto ci vuole per ricominciare da zero?
«Guardi, per noi, tenuto conto della Dia e altri passaggi burocratici, per partire con i cantieri ci vorranno sui 18 mesi e mi tengo largo. Dal momento che si parte e si sciolgono le riserve iniziali tutti i passaggi saranno snelli. Non ci sono da fare varianti sostanziali, la parte archeologica è già stata indagata. Sul piano idreologico è una delle aree fatte salve dai decreti, avere la convenzione edilizia già firmata facilita molto sotto l'aspetto urbanistico. Rimangono da fare 25.000 metri quadri di parcheggi o infrastrutture di quella natura. C'è poi la valutazione dell'impatto ambientale che spetta alla Regione, per questo mi tengo largo. Per quanto riguarda noi, potrebbe essere anche questione di mesi. Dal punto di vista della viabilità c'è il vantaggio di avere due autostrade, la Roma-Fiumicino e la Roma-Civitavecchia. Poi c'è la Portuense».
Di chi sono i terreni dove dovrebbe sorgere lo stadio?
«I terreni vanno tutti acquistati, solo una piccola parte è di nostra proprietà, il grosso è in mano a privati».
Il proprietario dovrebbe essere un certo Mariani. C'entra anche Caltagirone?
«No, lui ha proprietà sulla parte sinistra dell'autostrada, lo stadio dovrebbe sorgere sulla destra».
Lei pensa che la Roma voglia smarcarsi dal Campidoglio?
«No, non credo, ma hanno perso le speranze. Penso che abbiano capito che sia diventato difficile, considerato il livello del dibattito. Stanno preparando un piano B».
Il prossimo step?
«Siamo al quarto incontro, Baldissoni c'è sempre stato. Il prossimo sarà a settembre, ma non lo abbiamo fissato. Faremo ulteriori approfondimenti. Anche i costi sarebbero molto più bassi. Stiamo parlando di uno sviluppo pari a 100.000 metri di superficie rispetto a parecchie centinaia di migliaia su Roma».
Per Fiumicino lo stadio è un'opportunità.
«Io ho sempre creduto di sì. Per sviluppo e ricaduta positiva sull'economia del territorio. Sono sempre stato della teoria che 400 ettari destinati a un intero comprensorio di capannoni che rischiano di restare vuoti è meglio destinarli a un'altra attività di un certo pregio».
Lo stadio della Roma sorgerebbe dove c'era l'Interporto. Il progetto sarebbe da rifare, non ci sarà la parte destinata all'edilizia residenziale che è la compensazione per le opere pubbliche da fare a Tor di Valle. Ma un fatto è certo: la Roma si sposterà a Fiumicino (a sette chilometri in linea d'aria rispetto al progetto iniziale) solo se il Campidoglio dovesse bocciare il progetto e a quel punto Pallotta e i suoi collaboratori faranno causa al Comune di Roma, avendo speso già 90 milioni e avendo ottenuto il via libera dalla Conferenza dei Servizi.