Citazione di: Gordon il 09 Ago 2019, 11:00
PUBBLICATO IL 9 AGOSTO 2019 9:56 DA LAZIALITA
AURONZO + MARIENFELD, UN BILANCIO. GRUPPO COMPATTO, INFORTUNI, SCOPERTE E INCOGNITE: ECCO COSA VA E COSA ANCORA NON CONVINCE DELLA NUOVA LAZIO
di Niccolò Faccini
Un allenatore in bilico, un direttore sportivo corteggiatissimo, un senatore lasciato ai margini, il potenziale top player destinato a lasciare Roma, alcuni calciatori dati per scontenti di continuare
a portare in alto i colori del cielo e del mare. Poteva essere burrasca, è stato sole. Dopo i tentennamenti di Inzaghi e Tare e nonostante diversi calciatori a rischio cessione, tra Auronzo e Marienfeld
la Lazio ha sempre respirato un clima sereno e positivo. Parolo, Inzaghi e Immobile lo hanno confermato in modo chiaro e tondo nelle recenti interviste: mai un ritiro era andato così bene negli ultimi anni,
mai il gruppo era stato così unito e compatto. Una sensazione, una percezione nitida, un fattore da non prendere sottogamba, perché il countdown è stato avviato e a breve si farà sul serio.
CI SIAMO – Poco più di due settimane e sarà di nuovo campionato, nemmeno quindici giorni e si riparte, ricomincia la volata, l'ennesima full immersion in una stagione che vedrà impegnata la Lazio in tre tanto prestigiose quanto
dispendiose competizioni. Quattro, se si considera anche quella che mette a disposizione un trofeo col "minimo sforzo": una gara secca deciderà la vincitrice della Supercoppa Italiana. Ai nastri di partenza i biancocelesti si
presenteranno ancora una volta con velleità di piazzamento europeo, questo il diktat della società, che ha più volte ribadito – anche per il tramite del Presidente Claudio Lotito – di voler riportare il club nell'Olimpo
internazionale. Sarà nuovamente scalata alla Champions League, il direttore d'orchestra sarà Simone Simone Inzaghi e la formazione capitolina non partirà nemmeno questa volta coi favori del pronostico. Questione di impatto del
calciomercato sulle rose delle sempre più agguerrite competitor.
Ad oggi sono molte le note liete in casa Lazio, molte anche le incognite e svariati i punti interrogativi. Gli infortuni di Milinkovic e Lulic, oltre a quello che ha costretto Leiva a saltare la seconda metà del ritiro di Auronzo,
tutti tra l'altro di natura muscolare, rappresentano ostacoli che non ci volevano e rischiano di far piombare la squadra in situazione di piena emergenza a stagione non ancora aperta. Per motivi diversi anche
Lukaku, Marusic e Bastos non hanno svolto la preparazione con la squadra, con l'angolano che è stato risparmiato per il ritiro di Auronzo, beneficiando di meritate vacanze dopo la Coppa d'Africa.
Luiz Felipe Ramos ha confermato la tendenza ad incappare in problematiche di natura fisica che ne stanno man mano rallentando la crescita, e anche Thomas Strakosha si è messo a disposizione solo per l'ultima fase di amichevoli.
Silvio Proto sta ancora recuperando da un intervento chirurgico di routine ed è stato preservato sia nelle amichevoli della preseason sotto le Tre Cime di Lavaredo che nel ritiro di Marienfeld, con Guerrieri e
Alia protagonisti tra i pali tra Auronzo e Germania. Il pacchetto offensivo sembra ancora tutto da costruire, giacché oltre al confermato Caicedo il nuovo arrivato Adekanye ha dimostrato tanta voglia di fare e
predisposizione al sacrificio mostrandosi però ancora acerbo e bisognoso di una maturazione che dovrebbe far rima con una continuità di prestazioni che difficilmente potrà trovare nella Capitale. Le buone notizie
arrivano dalla "sicurezza" Lazzari e dalla nota lieta Andre Anderson: l'ex SPAL sta confermando la abilità atletiche sulla destra e sembra già un veterano, mentre il brasiliano proveniente da Salerno si è mosso da esterno,
da mezzala e da seconda punta con esiti insperati ed è la piacevole sorpresa per Inzaghi, che si augura di poter avere a disposizione un ragazzo che intraprenda lo stesso percorso di Strakosha e Luiz Felipe.
Infine il protagonista assoluto, Joaquin Correa, capocannoniere delle sfide non ufficiali disputate dalla squadra con 13 reti complessive e trascinatore assoluto sul prato verde.
Se chi ben comincia è a metà dell'opera, la Lazio potrebbe essere a cavallo.
PROMOSSI – Diffidate di dicerie, spifferi, voci fuori dal coro: l'atmosfera che si è respirata dal 10 di luglio ad oggi ha rasentato la perfezione. Il gruppo è riuscito a lavorare con unione di intenti ed entusiasmo contagioso,
manifestato puntualmente anche sulle piattaforme social dei calciatori. L'aria che si è respirata sin da subito è stata quella di una rosa concentrata e focalizzata nei minimi dettagli sul raggiungimento di una condizione fisica
consona all'importanza dei primi impegni della stagione ormai alle porte. Le noie di Strakosha e Proto (il belga deve evitare contrasti di gioco) verranno superate definitivamente nei prossimi giorni, l'albanese e l'ex Anderlecht
saranno i custodi della porta anche il prossimo anno. Il primo ha ritrovato il campo nelle due amichevoli internazionali. "Mi è servito per prendere il ritmo partita, non è facile star fuori tre mesi, ma ora mi sento sempre meglio",
ha spiegato Thomas alla radio ufficiale del club.
In difesa il pilastro della squadra Acerbi ha bissato le convincenti prestazioni dello scorso campionato ed è ormai un leader dello spogliatoio. Provato anche sul centro-sinistra, sove stazionerà all'occorrenza,
mira a non saltare un minuto nemmeno nella stagione 2019/2020. Stefan Radu ha vissuto una seconda giovinezza, risultando tra i più acclamati dai tifosi dall'arrivo ad Auronzo fino alla serata tenutasi nella
Sala Consiliare del Comune, dal primo allenamento all'ultima amichevole. Con Bastos impegnato con la nazionale e Wallace fuori dal progetto tecnico e in attesa di sistemazione, gli straordinari sono aspettati a Patric,
che è stato schierato da Inzaghi prima come terzo di destra della retroguardia e poi anche come quinto della stessa fascia per dare il cambio a Lazzari. Lo spagnolo è apparso tra i più brillanti e potrebbe far parte della rosa
biancoceleste come jolly, pur avendo in questi anni vissuto più d'ombre che di luci. L'esterno della SPAL è la sorpresa che aspetti, ed ha affrontato ogni seduta come fosse l'ultima, risultando efficace in ogni amichevole
e ripiegando con costanza in fase difensiva: per certi versi appare integrato nello scacchiere tattico di Inzaghi come fosse stato acquistato da anni. A centrocampo Luis Alberto è ripartito forte, entrando subito in condizione
e ribadendo vigorosamente nei test non ufficiali contro le avversarie di turno di rappresentare una pedina preziosissima per il tecnico. Il Mago (5 reti nelle amichevoli) ha dimostrato tra il ruolo di mezzala e il ritorno
alle origini alle spalle di Immobile: inizierà dalla posizione dello scorso anno, con licenza di divertirsi e divertire con incursioni più offensive. A coprire, del resto, c'è il monumento Leiva, che dopo un soddisfacente
inizio di preparazione ha smaltito l'infortunio e sarà prontissimo per l'esordio in campionato. È stato anche il ritiro di Danilo Cataldi, che con la partenza di Badelj è ad oggi la prima alternativa al brasiliano in regia
(ruolo in cui ha confessato di sentirsi meno a suo agio se paragonato alla mediana). Il croato era stato tra i più positivi ed aveva impressionato nella gara col Bournemouth, verticalizzando in maniera memorabile per le punte
biancocelesti e cucendo il gioco dei capitolini con nobile maestria. Apparso tra i più sorridenti e convinti ad Auronzo, ha realizzato il sogno del ritorno a Firenze, e senza di lui il centrocampo della Lazio è ad oggi
indubbiamente più povero. Ciro Immobile – che a breve sarà di nuovo papà – ha alternato gol a ripetizione a prestazioni più opache sottoporta, fornendo tuttavia il solito gladiatorio contributo in termini di corsa, grinta
e determinazione, assistito da un Correa in forma straripante. Destro, sinistro, finte, controfinte, doppi passi, tunnel agli avversari, piroette, tanto fumo e tanto, tantissimo arrosto: il Tucu è la più riducente stella
dell'estate laziale, avendo anche mostrato una vena realizzativa che solitamente ha rappresentato uno dei pochi nei dell'ampio bagaglio di un calciatore sul quale ruoteranno le fortune della Lazio. Chi non ha mai staccato
la spina è Felipe Caicedo (8 reti nella preseason): al momento delle visite di idoneità in Paideia aveva rassicurato i tifosi sulla permanenza, le cose dallo scorso anno non sembrano essere cambiate: Inzaghi lo ritiene quasi
imprescindibile, un regista offensivo dalle caratteristiche molto particolari, che può essere arma a partita in corso, titolare da seconda punta in coppia con Immobile o prima punta con Correa alle spalle. Il numero 20 dovrebbe
rimanere a Roma, la società sta lavorando al rinnovo di un contratto in scadenza il prossimo giugno. Resta una buona distanza da limare, altrimenti il Panterone andrà a scadenza. Non è escluso comunque che nel reparto avanzato
venga inserita una nuova figurina.
<segue>
DA RIVEDERE – Legittima era la curiosità dei sostenitori capitolini relativamente all'ambientamento in Italia di Denis Vavro, centrale slovacco proveniente dal Copenhagen e difensore più pagato dell'era Lotito. Il calciatore è
stato perennemente impiegato sul centro destra, sollecitato da Acerbi e compagni e coccolato dai primi istanti dal mister. Deve imparare la lingua e non potrà essere immediatamente una saracinesca, ma alcune delle sue peculiarità
sono state subito rimarcate: ruvido in marcatura e fortemente propenso al tackle, non velocissimo ma abile ad impostare l'azione e ad effettuare cambi di gioco molto lunghi e precisi. Colpevole (per la verità quasi sempre in
concorso di colpa) in molti dei gol subiti nelle amichevoli, ha mostrato qualche pecca in velocità e qualche errore di posizionamento che derivano dalla necessità di rodaggio. Del resto Vavro aveva giocato a 3 solamente in qualche
circostanza col vecchio club, lo Zilina, a livelli decisamente diversi da quelli del calcio italiano. "Vavro mi piace, non molla mai e a livello mentale è incredibile, ci darà una grande mano", il commento di Strakosha.
Queste altre due settimane saranno utili a migliorare l'intesa con i colleghi di reparto. Che sono stati più o meno sempre gli stessi. Bastos infatti è stato fatto catapultare a Marienfeld ma è inevitabilmente ancora in ritardo
di condizione, mentre Luis Felipe non è stato quasi mai proposto nelle sfide amichevoli. Quella ventura sarà la stagione della svolta in un senso o nell'altro per il brasiliano, che continua a trascinarsi problemi fisici che gli
impediscono di entrare in pianta stabile tra i titolari. L'altro brasiliano Wallace – provato o a destra o da centrale della linea – è stata una soluzione in più ad Auronzo per poi fermarsi e tornare in anticipo a Roma per problemi
fisici. È in uscita, lo sfoltimento della rosa passa anche per la sua cessione, ma il mercato inglese è chiuso e la pista Wolverhampton è tramontata. Mendes tenterà di piazzarlo tra Spagna, Portogallo e Francia, dove il club che ben
conosce, il Monaco, potrebbe rappresentare un'ipotesi percorribile.
Jony Rodriguez è stato al centro dell'ennesimo caso diplomatico dell'ultimo decennio, con lo sceicco del Malaga Al Thani che ancora non si è rassegnato ad averlo perso. La Lazio ha depositato il contratto dell'esterno iberico e
con l'arrivo del transfer l'ex Alavès potrà regolarmente scendere in campo e difendere i colori del nuovo club. Potrebbe doverlo fare da prima del previsto, a causa dello stop di Lulic, che come affermato dal medico sociale
biancoceleste Morelli ha dolore all'adduttore sinistro e rischia di saltare la prima giornata con la Sampdoria. Jony è abituato a giocare da trequartista, seconda punta e soprattutto esterno nei tre di attacco, ma la società è
convinta che possa giocare da quinto di sinistra e darsi il cambio col bosniaco. Ad Auronzo è sembrato con qualche chilogrammo di troppo e spesso impacciato nelle giocate, ma ha messo in mostra cross avvolgenti e sfornato assist
in serie. Pecca di continuità di rendimento e in fase difensiva dovrà essere sperimentato in test più probanti, parliamo soltanto dei primi minuti da calciatore della Lazio e dare giudizi sarebbe prematuro. È solo l'inizio
ed Inzaghi lo ha spesso richiamato a tenere la posizione e rientrare ad aiutare la squadra; purtroppo però i tempi di adattamento potrebbero essere dimezzati dallo stato di necessità. Infatti con Lulic fermo, Durmisi in uscita
(su di lui Besiktas, Fenerbahce e Betis) e Lukaku che ha iniziato a correre in campo svolgendo un lavoro differenziato soltanto nel giorno dello sbarco del fratello Romelu a Milano Malpensa e non sarà pronto prima di un mese,
Jony sarà con tutta probabilità chiamato agli straordinari e dovrà imparare in fretta. Assente dal ritiro di Auronzo Adam Marusic, che ancora non ha sulle gambe nemmeno una sessione di allenamento con la squadra ed ha per adesso
lasciato a Lazzari ogni incombenza sulla corsia destra. Da valutare le tempistiche per il rientro in forma del montenegrino, che sfrutterà questi giorni per un ricondizionamento atletico e per recuperare il terreno perduto.
Un discorso a parte merita Adekanye. Il ragazzo proveniente da Liverpool si è integrato in men che non si dica nel gruppo, che lo ha accolto alla grande e ne ha subito potuto apprezzare la simpatia. Una battuta dopo l'altra,
pacche sulle spalle dei compagni, la presa in giro a Lazzari associato al personaggio dei fumetti Tintin e mille risate. Lo staff lo adora e Inzaghi ed Immobile gli hanno attribuito in coro la paternità di una dubbia rete siglata
in occasione dell'ultima amichevole contro l'Al Shabab. Il discorso di natura tecnica è il seguente: da seconda punta del 3-5-2 il ragazzo – che, giovanissimo, non ha mai giocato una partita ufficiale in prima squadra
in carriera – sembra faticare ed essere imbrigliato tra le gambe degli avversari, mentre quando schierato a tutta fascia nel ruolo di Lazzari ha mostrato tutte le sue qualità nel puntare l'uomo, accentuarsi o andare sul
fondo e mettere palloni interessanti per i compagni, ma chiaramente il suo sacrificio in fase difensiva non è stato sollecitato dalle modeste formazioni rivali nel Cadore. Autore di vari assist dalla destra per Immobile e Caicedo,
"Bobby" pare aver bisogno di spazio per dare il meglio e la valutazione del club dovrà essere oculata e attenta: il classe 1999 potrebbe rimanere a Roma ed ritagliarsi un ruolo simile a quello di Pedro Neto, ma avrebbe bisogno
di giocare e non di racimolare saltuariamente manciate di minuti. È chiaro che qualora dovesse essere preso in considerazione solo come ultima scelta dell'attacco, la società dovrebbe a quel punto cercare un profilo affidabile
per arricchire un reparto che nella stagione 2018/2019 ha conquistato il poco entusiasmante record tra i primi cinque campionato europei consistente nel maggior numero di partite concluse con un solo gol all'attivo.
TRA CONFERME, SORPRESE E VOGLIA DI RISCATTO – Quasi inutile ma doveroso spendere qualche riga per Marco Parolo, che col passare degli anni migliora a vista d'occhio e risulta sempre più abile a rintracciare spazi per c
hirurgici inserimenti: quando il centrocampista di Gallarate entra in area di rigore c'è sempre da preoccuparsi, lo sa bene la difesa del Bournemouth che ha dovuto registrare una delle tre marcature dell'ex Parma.
Che, dopo Felipe, farà da chioccia ad Andre Anderson. Tecnica invidiabile, fiuto del gol e visione di gioco, così il diciannovenne ha stregato Inzaghi che potrebbe tenerlo con la prima squadra. Dopo la parentesi a Salerno
il gioiellino venuto dal Brasile ha rispettato le aspettative, ostentando personalità da vendere e intelligenza tattica sia come mezzala che come trequartista, senza disprezzare nemmeno la posizione di esterno.
Ancora inesperto e da verificare in gare di altro rango, assieme a Berisha potrebbe comunque far comodo. Il kosovaro si è lasciato alle spalle un lungo calvario ed è tornato in gruppo a Marienfeld. Gli ultimi poco
convincenti minuti col Paderborn (due stop sbagliati ed altrettanti palloni persi) non sono attendibili, Valon vuole dimostrare alla Lazio di non essersi sbagliata sul suo conto e ogni giorno posta su Instagram immagini
dei suoi progressi. Al Corriere dello Sport ha confessato: "Sognavo una stagione da protagonista a Roma, ho una mentalità vincente, ma gli infortuni mi hanno frenato. A Salisburgo giocavo dove volevo, avevo ampio raggio di
azione e così riuscivo ad essere creativo e imprevedibile. Alla Lazio gioco da mezzala. Spero nella stagione della rinascita, vorrei fare come Felipe Anderson e Luis Alberto, esplodendo al secondo anno". In attesa di nuovi
eventuali arrivi c'è da augurarsi che il guerriero non subisca nuove ricadute. Perché la variabile infortuni si è affacciata sull'universo laziale in maniera impietosa, e a farne le spese è stato anche Sergej Milinkovic.
Il serbo, che lo scorso anno non aveva svolto la preparazione a causa del Mondiale, stava carburando ed aumentando i carichi di lavoro rispondeva come sempre, fino al fattaccio. Al minuto ventiquattro dell'amichevole di
martedì mattina il Sergente ha abbandonato il campo visibilmente dolorante e contrariato, toccandosi l'adduttore della coscia destra. Potrebbe essere un problema al tendine, che verrà valutato con esami strumentali nelle
prossime ore, ma il rischio concreto che il 21 possa star fermo qualche settimana c'è e mette i brividi ai tifosi, che hanno segnato sul calendario a lettere cubitali il giorno del primo settembre. Filtra comunque cauto
ottimismo per la stracittadina. Da una (in realtà ancora) possibile partenza direzione Real Madrid o PSG (e non più Manchester, ma Inter e Juventus non sono fuori dalla corsa) ad un possibile lungo stop, non c'è pace per
i sostenitori biancocelesti: se l'appresione per le condizioni del serbo potrebbe essere placata da un prossimo responso favorevole dei medici, la snervante attesa per l'evoluzione della vicenda sul mercato durerà fino al 2
del prossimo mese. Per quella data l'organico della Lazio potrebbe contare anche un nuovo innesto per reparto, molto dipenderà anche dalle uscite. La Lazio ha perso Caceres, Basta, Romulo, Murgia, Badelj, Jordao e Neto,
deve risolvere le incognite sulla fascia sinistra e potrebbe optare per un nuovo difensore mancino, oltre che per una rapida rivoluzione in mezzo al campo in caso di frettoloso addio a Milinkovic-Savic. Piazzare gli esuberi
(Wallace e Durmisi su tutti) sarà fondamentale, e in un mercato che non aspetta nessuno vivere di scommesse potrebbe essere delittuoso e probabilmente farebbe perdere alla squadra l'ultimo treno buono per coltivare sogni bellicosi.
Ecco perché ad ogni modo quella della Lazio che sabato affronterà il Celta Vigo e probabilmente il 17 agosto sarà impegnata nell'ultimo match del precampionato sarà una rosa ancora non del tutto adeguata a fronteggiare un tour de
force che si preannuncia calsissimo gia da inizio settembre. "Siamo una famiglia anche con lo staff, ci stiamo preparando bene, ma non vogliamo ripetere il brutto inizio dello scorso anno (due sconfitte contro Napoli e Juventus, ndr).
Tra l'altro inizierà subito anche l'Europa League e partire col piede giusto è un'iniezione di fiducia che dà morale", così Ciro Immobile ha suonato la carica nell'ultima intervista.
"Rimanere quelli dello scorso anno e abbracciare nuovi arrivi", questo il consiglio di capitan Lulic nella conferenza della scorsa settimana. L'ambizione o striscia o vola, diceva Edmund Burke. Sarà bene che prenda
esempio da Olympia e sia pronta a spiegare le ali per far volare la Lazio verso cieli sempre più limpidi e sereni.