Difficile andare oltre dopo questa fantastica genialata condivisa, però volevo sottoporvi questo post che credo sia di Vincenzo Cerracchio (è sull'account di "Controstoria della Lazio" che credo sia suo). Io mi trovo molto d'accordo con lui sul momento che stiamo vivendo. Oltretutto allo stadio, a parte il penoso show di fine partita della curva tra braccia tese e inni alle SS, noto un clima di rabbia, contrapposizione e frustrazione diffusa che mi mette molto a disagio.
"La lazialità è semplicemente un'altra cosa. Come scriveva Nostini.
Come, del resto, qualsiasi squadra di calcio è prima di tutto patrimonio dei suoi tifosi. Non esisterebbe senza di loro, sarebbe svuotata di qualsiasi contenuto.
(...)
Nessuno, d'altra parte, è più individualista del tifoso laziale. Più disaggregato. Ciascuno ha un punto di vista particolare, unico. Siamo così: bastian contrari per DNA. Ma in fondo generosi di cuore. Altrimenti non avremmo potuto sopportare tanto.
E se la passione può avere alti e bassi, l'amore per fortuna segue strade tutte sue.
Non finisce mai.
Non dimentica.
Non si lascia incantare.
Non si lascia tradire.
Non si lascia vincere...
Questo lo scrivevo su Controstoria qualche anno fa.
Sono concetti semplici e inoppugnabili eppure oggi sui social (credo solo lì, quasi nulla nei bar o allo stadio) noto sempre più una guerra senza quartiere tra fazioni che fatico a individuare. Che non seguo. Quell'orgoglioso individualismo tutto laziale si è trasformato ormai in squallido partitismo dove vige la regola degli Insulti a ondate o del sarcasmo esagerato contro chiunque la pensi diversamente.
Vi va di fermarvi un attimo a ragionare? Lo chiedo a chi ha ancora capacità critica...
A chi pensa ancora che la squadra del cuore, come dice la parola stessa, vada amata prima di tutto. Ma senza per questo negarne i limiti, quando essi emergono, per puro puntiglio di fazione. Che sia una tornata di mercato sbagliata o un approccio molle a una competizione che richiederebbe invece la dedizione e la professionalità di chi ci rappresenta.
Viceversa, continuando su questa strada che rasenta incredibilmente l'odio, avremo perso per sempre quell'unità d'intenti che al dunque ha caratterizzato i grandi successi e resistito alle grandi sofferenze, i 110 (quasi) anni di un'Idea di cui dobbiamo essere sportivamente fieri. Pensateci..."