La cessione - Prosegue la trattativa
Tra Pallotta e Friedkin resta il nodo dello stadio: decisivo il Campidoglio (Corriere dello Sport, 14 Dicembre 2019)
Il progetto di Tor di Valle potrebbe appianare la distanza economica
di Roberto Maida
ROMA
Un'altra giornata di voci, di colloqui e messaggi, di indiscrezioni e smentite. Ma il filo conduttore resta illuminato: Pallotta è al lavoro per vendere la Roma, con Dan Friedkin principale interlocutore. Dagli Stati Uniti filtrano interessamenti di altri soggetti, che però non hanno intavolato una trattativa in tempi recenti. Friedkin invece fa sul serio. E dopo la due diligence sui conti della Roma, aspramente criticati da Totti un paio di settimane fa, sta aspettando che si dipani la matassa dello stadio prima di presentare un'offerta concreta.
Attesa. Inutile sbilanciarsi con i tempi, ormai. Le volontà sembrano convergenti ma la distanza economica tra le parti rimane rilevante. Difficile a questo punto immaginare una svolta prima di Natale, a meno che le rassicurazioni del Comune sui tempi del progetto di Tor di Valle non chiariscano in maniera irreversibile la road map verso l'apertura dei cantieri. In quel caso, sarebbe più facile raggiungere un'intesa sul prezzo dell'intero business di Pallotta con la Roma.
Segnali. Dal Campidoglio continuano a giungere segnali di ottimismo. Qualcosa si muove, giurano dai corridoi della giunta Raggi. E il sindaco, in queste ultime ore impegnata con l'allerta meteo sulla città più che sulle questioni imprenditoriali e sportive, potrebbe presto rilasciare una dichiarazione (o scrivere un tweet) che fissi un piano di avvicinamento preciso. L'assessore Montuori ha ripetuto che i giorni buoni per discutere la convenzione urbanistica possano arrivare durante l'inverno, a 2020 inoltrato, ma la verità è che il contratto tra le parti non è stato firmato. E l'ingresso del ceco Vitek nella partita, pur rassicurando la Roma e il Comune sulla serietà dell'affare-stadio, allunga necessariamente i tempi per le valutazioni.
Addio? Ieri intanto Pallotta ha parlato quasi da presidente uscente a Repubblica: «Qualunque cosa accadrà, penserò al bene della Roma». Ma secondo quanto filtra dagli Stati Uniti, la negoziazione non è affatto vicina alla conclusione. Il miliardo di euro chiesto dal venditore, comprensivo dei 270 milioni di debiti e di una parte dell'aumento di capitale, non rispecchia quanto Friedkin e il suo staff valutino il gruppo delle società bostoniane che governano la Roma. Quando si definirà la vicenda-stadio, sarà tutto più semplice.
Indifferenza. In tutto questo la vita romanista, tra Trigoria e l'Eur, procede serenamente. Il management ha avuto ampie rassicurazioni sulla continuità del piano industriale. Almeno per i primi mesi anche un cambio di proprietà non provocherebbe grandi scossoni. Tanto che di Friedkin ormai si parla sempre meno: il riferimento dell'ala italiana del club, con o senza Pallotta, dovrebbe restare Guido Fienga.