Citazione di: novantatreesimo il 31 Dic 2019, 09:53
Cioè?
Il commento
L'orgoglio di essere tifosi (Corriere dello Sport) di Alberto Dalla Palma
In diecimila sono andati a Formello, pieni di amore e di sogni senza limiti, in mille hanno già il biglietto per la partita di Brescia e almeno altri mille si stanno organizzando per occupare un settore diverso dello stadio Rigamonti, naturalmente autorizzati: a pochi giorni dal centoventesimo compleanno della Lazio, il popolo biancoceleste è pazzo di gioia, capisce che c'è qualcosa di diverso rispetto al passato e non vuol perdersi un solo attimo di un volo infinito. Otto vittorie consecutive, una Supercoppa strappata alla Juve, battuta anche in campionato solo quindici giorni prima dell'impresa di Riyad: Inzaghi, come ci ha confessato il padre in una splendida intervista, sta costruendo un castello di speranze intorno ai suoi quattro moschettieri, talenti di livello internazionale. Ci riferiamo, naturalmente a Immobile, Luis Alberto, Correa e Milinkovic, a cui noi aggiungiamo anche Senad Lulic, l'uomo-immagine degli ultimi trofei: sembra quasi di essere tornati indietro nel tempo, quando i laziali potevano coccolare Mancini, Nesta, Mihajlovic, Nedved, Simeone, Stankovic, Crespo, tutti fuoriclasse che hanno scritto e raccontato la storia del club. Cragnotti comprava quasi sempre campioni già affermati, Lotito e Tare, compatibilmente con il fatturato della società e un bilancio sempre in regola, preferiscono scovare giovani talenti e trasformarli, spesso con successi imprevedibili.
C'è un'atmosfera suggestiva, quasi fatata, intorno alla squadra che ieri ha fatto un pieno d'amore. Nessuno parla di scudetto, Juve e Inter sono due colossi, ma il trionfo di Riyad e il terzo posto certificano la nuova realtà biancoceleste: a tavola con le big, ci può stare anche la Lazio. Che non ha i soldi degli Agnelli e nemmeno dei cinesi, ma spesso ha idee che spiazzano e sorprendono la concorrenza. Basti pensare che nelle ultime dieci stagioni, dal 2009 in poi, la società biancoceleste è quella che ha vinto di più, naturalmente escludendo la Juve: addirittura dieci finali e sei trofei, contro i tre dell'Inter, i tre del Napoli e i due del Milan. Durante la gestione americana della Roma,
i biancocelesti hanno conquistato anche il primato cittadino: 16 a 15 nella classifica dei titoli. Ecco perché diciamo che c'è qualcosa di diverso, in questi giorni: è il momento i cui i tifosi possono (anzi, devono) tornare allo stadio con l'orgoglio della loro fede e diventare ancora il dodicesimo uomo in campo, come canta la Nord. E' una grande occasione, meglio che nessuno, alla fine, abbia dei rimpianti.
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A forza di ripetere la menzogna la faranno diventare vera, per molti già lo è diventata.
A me innervosisce perché molte persone che frequento non sono tifose ma quando esce fuori il discorso sul calcio si sentono in diritto di dire la loro. Che se quando un romanista dice bugie (la Coppa delle Città delle fiere è un trofeo ufficiale, la asroma è la squadra della città e la parte sane del calcio, Anne Frank l'avete infangata solo voi, la legge spalmadebiti è stata fatta per Lotito e quindi per la Lazio, e altre catazze) gli dimostri come stanno veramente le cose la risposta di queste persone, che ricordo non sono tifose ma hanno sentito per decenni migliaia di volte il falso, è che tu dici quelle cose perché
"sei della Lazio, ve'? Si vede" Dei riommici che seguono il calcio invece non mi interessa il giudizio, loro sanno come stanno le cose e si prendono una pisciata in faccia e basta