Smentite su un possibile spostamento a Tor Vergata
Stadio, avanti verso il voto (Corriere dello Sport, 29 Gennaio 2020)
di Marco Evangelisti
Roma
Beh, Friedkin ci ha provato. Su questa storia dello stadio ha perso la pazienza prima ancora di cominciare. Non gli si può dare torto. E, mentre mandava avanti le pratiche per acquistare la Roma, si è informato sulla possibilità di abbandonare la zona di Tor di Valle e trasferire tutto da qualche altra parte. Dal club gli hanno risposto: sarebbe un delirio. E per il momento la faccenda si chiude qui.
Per il momento e non per sempre. Lo stadio prima o poi si deve fare. Questione di strategia societaria e di introiti strutturali, inutile ripetere di continuo gli stessi concetti. Se la vicenda di Tor di Valle, che si avvia verso il delicato passaggio del voto in consiglio comunale, dovesse finire peggio di com'è andata avanti sinora, e ce ne vuole, allora l'esplorazione di strade alternative diventerebbe obbligatoria. Ma sarebbe un delirio, appunto, e di certo sarà l'ultima chance. Fiumicino è una possibilità. Affari Italiani ha parlato di un'altra: accordi già presi tra Friedkin e il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone per realizzare lo stadio a Tor Vergata, su terreni in concessione all'imprenditore romano. Quindi: addio Tor di Valle, cessione (in corso) dei terreni da Parnasi a Vitek svuotata di significato, virata secca su un'area meglio servita dal trasporto pubblico e nella quale già troneggia un'imponente opera a destinazione sportiva di Calatrava mai completata.
Secondo l'articolo del giornale online, i lavori potrebbero cominciare entro la fine dell'anno. In realtà un anno o giù di lì servirebbe a rifare daccapo il semplice progetto dello stadio. Si può anche scegliere di non usufruire della legge sugli impianti sportivi, nata peraltro per snellire le procedure e non certo per complicarle. Ma questo non scongiurerebbe la necessità di ripassare attraverso l'intero iter amministrativo, comprese le sfibranti riunioni con tutti gli enti interessati, dai gestori energetici all'Atac. Inoltre le opere pubbliche rese indispensabili dall'impatto dello stadio sul tessuto urbano circostante, ora legate agli accordi tra amministrazione e privato, dovrebbero essere prese in carico del Comune. Unico vero vantaggio: niente variante al piano regolatore. Ma anche questo dipende da ciò che nel nuovo progetto s'intende costruire accanto allo stadio e dalle cubature messe in preventivo.
Un lavoro infernale. A sconsigliare il cambio di rotta sono queste considerazioni, non certo le smentite che comunque ieri si sono accumulate. A cominciare da quella dello stesso Caltagirone: «Andare ogni tanto a vedere un derby Roma-Lazio è piacevole e divertente. Tutto il resto è pura fantasia». Nella premessa, si riferiva alla sua presenza all'Olimpico domenica scorsa. Daniele Frongia, assessore allo sport del Campidoglio, ha ribadito la posizione classica: «So solo che vanno avanti gli incontri tra Roma Capitale che se ne occupa e i proponenti. Di altre possibilità non so nulla».
In effetti slalomeggiando tra i ritardi, gli inciampi della giunta romana per le vicende dello smaltimento dei rifiuti, l'attesa per la cessione dei terreni di Tor di Valle, le vicende politiche nazionali che rendono sempre più debole l'amministrazione, la convenzione urbanistica tra proponenti e tecnici del Campidoglio è di fatto pronta e andrà al voto non appena la sindaca Virginia Raggi troverà il coraggio necessario. In teoria l'approvazione da parte dell'assemblea (della convenzione stessa e della variante su Tor di Valle) è un atto formale. In pratica il passaggio in aula è pericolosissimo a causa dei fluidi equilibri nel Movimento 5 Stelle, ormai affollato di dissidenti. A Tor di Valle sì che i lavori potrebbero cominciare entro la fine dell'anno, ma in queste condizioni qualsiasi piano alternativo non può essere ritenuto del tutto privo di fondamento. Anche se realizzarlo effettivamente sarebbe ciò che dice la Roma: un delirio.