Giornalisti che parlano di Lazio....

Aperto da gentlemen, 30 Apr 2014, 19:04

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syrinx

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Citazione di: gentlemen il 17 Feb 2020, 17:57
Guido è un Laziale al 100000%, lui però è un melanconico, un ansioso, talvolta vede il bicchiere mezzo vuoto, per una questione d'età forse non riesce a mettere da pèarte vecchie polemiche e battaglie, e come un pò voler difendere quella parte di loro che, visti i fatti oggettivi, ha avuto palesemente torto.
Io gli voglio bene e basta.

Quello che te pare. Ha rotto er cazzo lui e gli altri che promuovono ed esportano questa immagine del Laziale. Ha fatto una figura da provinciale imbarazzante. Basta.

purple zack

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Citazione di: arkham il 18 Feb 2020, 00:14
Sono 26 ore che guardo, ascolto, leggo qualsiasi cosa: radio, TV, forum, chat, social, laziali e romanisti.
Godo come un riccio, ma vi prego, venitemi a prendere!

Per restare in topic:
Gol di notte, due romanisti si attaccano fra loro, visibilmente nervosi.
Uno è tal Micci, che dice al suo sodale:"stai dicendo un gran numero di minchiate"
L'altro, un uomo di una certa età con i baffetti tinti e l'aria di uno che ha preso la strada di casa, gli risponde: "sei tu che spari minchiate ed è mani anche un cattivo odore".

Ora, trattandosi di due me.rde romaniste, immagino abbiano ragione entrambi.

come si vede sta perla?

olympia

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Citazione di: arkham il 18 Feb 2020, 00:14
Sono 26 ore che guardo, ascolto, leggo qualsiasi cosa: radio, TV, forum, chat, social, laziali e romanisti.
Godo come un riccio, ma vi prego, venitemi a prendere!

Per restare in topic:
Gol di notte, due romanisti si attaccano fra loro, visibilmente nervosi.
Uno è tal Micci, che dice al suo sodale:"stai dicendo un gran numero di minchiate"
L'altro, un uomo di una certa età con i baffetti tinti e l'aria di uno che ha preso la strada di casa, gli risponde: "sei tu che spari minchiate ed è mani anche un cattivo odore".

Ora, trattandosi di due me.rde romaniste, immagino abbiano ragione entrambi.
Quello con i baffetti vorrei tanto sapere chi è, il più rosicone e odioso di tutti. Ogni volta che sono di passaggio a gol di notte, che evito di guardare perché mi fa venire l' orticaria, c' è lui che ogni partita della Lazio dice che i rigori non c' erano, nei gol fatti c' è qualche scorrettezza ed erano da annullare, oppure che siamo fortunati.  Lo dice con un livore mai visto, è il peggio dei peggio. Almeno Micci qualche volta è obiettivo o fa finta di esserlo, ma è insopportabile pure lui.

olympia

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eagle s supporters

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Citazione di: olympia il 18 Feb 2020, 07:47
Non capisco che cavolo vuole Focolari, è diventato insopportabile, anche lui è un disamorato ?
Ma se ne annasse affanculo!!!!

Precisione

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Antonio Padellaro su "Il Fatto Quotidiano" di martedì 18 febbraio 2020

BruceGrobbelaar

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Citazione di: Precisione il 18 Feb 2020, 08:06

Eh io godo, sto ancora a picchio dritto  :D

Antonio Padellaro su "Il Fatto Quotidiano" di martedì 18 febbraio 2020

Cesio

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Segnalo un Cruciani in grande spolvero ieri sera a tiki taka. Ricapitolando: juve e inter sono mostruose per cui la Lazio non può aspirare allo scudetto non ci montiamo la testa. Su De vrij "io non capisco cosa ci sia da fischiare de vrij, mah, mah" Gli ha risposto per le rime Pantano sottolineando il suo comportamento di melma (di de vrij) nei confronti della società che lo ha aspettato durante il suo imfortunio e che gli aveva proposto un rinnovo di contratto.

A me il personaggio che interpera cruciani sta cominciando a rompere le palle, basta. Lui tende sempre a smorzare l'entusiamo e ad inventarsi qualche critica strampalata perché magari pensa che se sei Laziale (ma lo sarà davvero?) e vai sempre contro la tua squadra appari più obiettivo, che ne so che je passa per la mente a questo. Un consiglio però glielo voglio dare: a crucià fatte no shampoo ogni tanto...

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Pergianluca

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Cruciani è stato abbonato (o comunque era sempre presente) parecchi anni nel mio settore.
Ora, credo che, più o meno scientemente, debba recitare il personaggio che si è creato e che è diventato

richard

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Sirius

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Padellaro si sbaglia: non e' quello l'atroce dilemma di un romanista  :) :) :)

sololanebbia

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Articolo di Maurizio Crippa sul Foglio di oggi

REVENGE LOTITO
Tutti ora fanno chapeau alla sua Lazio fatta in casa. La vendetta all'italiana sul calcio-finanza

L'uomo è simpatico come un cencio bagnato in faccia (almeno visto dai media che lo detestano, ricambiati di pari antipatia). Di persona invece sarà un cioccolatino, ça va sans dire. Certi incorreggibili vezzi da lucky man who made the grade, le citazioni da latinista, la villa sull'Appia, le pose filosofali lo collocano sul palcoscenico della commedia eterna all'italiana: non proprio nel ruolo del Bell'Amoroso, ma neppure in quello del malvagio. Un italiano senza tempo, un po' il pallino degli affari e un po' il fiuto delle vie giuste. Adesso però Claudio Lotito, romano, imprenditore, presidente della Lazio dal 2004 e dal 2011 proprietario, ce l'ha fatta a diventare the man in the spotlight del calcio italiano, il presidente della società di media stazza ma quasi in ordine (il bilancio consolidato 2019 si è chiuso in rosso di 13,2 milioni, c'è chi sta peggio) e della squadra più in palla. La sua vittoria. Non quella calcistica, anche se neppure quel prudente piacentino di Simone Inzaghi tace più la parola, e del resto sono gli unici ad avere menato la Signora 3-1 e 3-1 due volte di fila. Quello si vedrà. Ma l'obiettivo di Lotito nel pianeta calcio era un altro. La sua revenge inseguita per una vita: il riconoscimento del successo contro quei big che ha sempre guardato da sotto in su. Invece adesso è a capo di un club che sta in cima, assieme alle tanto invidiate multinazionali del calcio. E devono farlo entrare dalla porta d'onore, e rispettare l'uomo d'azienda e il genio del calciomercato. Nel club dei super ricchi (Torino e le due Milano, quando erano due) in cui non sono mai stati accettati davvero altri padri-padroni pure di miglior portafoglio. Né De Laurentiis né Cecchi Gori e neppure i Della Valle. Perché non sono stati bravi come lui. E invece a lui, entrato dalla porta di servizio, ora tocca dire di sì.
Una sorta di Conte di Montecristo della serie A, l'unico in grado di salvare la Lazio dal disastro del calcio-finanza di Cragnotti. Con i soldini suoi, con lo zelo dell'imprenditore sparagnino. E con quel talento politico che non si impara nelle business school col quale gli riuscì un gioco che è riuscito poi solo a Salvini: farsi spalmare i debiti della Lazio col fisco in 23 anni. Pagando 5,65 milioni all'anno. Poteva diventare un presidente minore, pronto ad accucciarsi all'ombra, come tanti altri patròn che ogni tanto la sparano grossa per far vedere ai tifosi di esistere. Lui le spara anche grossissime, e spesso incartate nella carta vetrata. Ma intanto – di riffa e di raffa – in Lega, sui diritti televisivi, sugli arbitri si fa valere. Non è che sia Robin Hood che ruba ai ricchi per dare a quelli poveri: è uno che sa usare le cordate meglio di Tarzan le liane. Che non sia simpatico a tutti è chiaro. Come è chiaro che debba gestire la curva più estremista d'Italia, il che lo rende sospetto al paese sportivamente corretto. Però intanto ha annunciato che porterà ogni anno 200 giovani tifosi ad Auschwitz, e non tutti lo hanno fatto. L'uomo è questo, con la sua visione da populista antisistema del calcio. Con lo sfottò pronto per chi compra bidoni multimilionari, con la lacrima umida per i torti reali o fantastici, e con quell'arroganza naturale figlia del non essere figlio di nessuno. Ha molti amici, ma un piano sotto il salotto buono. Astuto, immaginifico fino allo strafalcione, bravo. 
E oggi Claudio Lotito sta vivendo la sua rivincita. Ha costruito un gioiellino, meglio di Percassi. E lo ha fatto a Roma, non a Bergamo. Ed è una rivincita su quell'Italia delle inchieste infinite che l'ha sempre messo sotto schiaffo (la sua resilienza ai giudici lo rende assai simpatico).
Uomo di rivincite, ma più discrete, è del resto anche il suo totemico allenatore. Suo fratello Super Pippo in campo era d'altra statura. Ma poi decise di tuffarsi in panchina dal trampolino più alto e ha sbattuto in una piscina vuota. Simone invece s'è fatto la gavetta con calma e adesso guarda negli occhi chi non ci credeva. Il lotitismo, come sistema di pensiero, è tutto qua. Molto lavoro, tigna e cordoni della borsa stretti, essere furbi come al bazar. Una bravura particolare è scegliere i collaboratori. Igli Tare, suo ex calciatore pescato per un pugno di soldi, è oggi venerato come un genio del mercato. Ha portato a Formello Luis Alberto per 7 milioni, e ora è uno dei migliori assistman d'Europa, e Lucas Leiva per 6,5. E Milinkovic-Savicć per 10. Pure Immobile è un recupero dalla discarica spagnola e ora è il capocannoniere. Scostante, presuntuoso, ma che sa il fatto suo, Lotito è la risposta italiana (non diremo sovranista) al calcio della riccanza globale. Ora gli fanno posto in salotto, e non hanno più niente da ridere manco quando vedono l'aquila che vola sull'Olimpico.

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Citazione di: sololanebbia il 18 Feb 2020, 09:33
Articolo di Maurizio Crippa sul Foglio di oggi

REVENGE LOTITO
Tutti ora fanno chapeau alla sua Lazio fatta in casa. La vendetta all'italiana sul calcio-finanza

L'uomo è simpatico come un cencio bagnato in faccia (almeno visto dai media che lo detestano, ricambiati di pari antipatia). Di persona invece sarà un cioccolatino, ça va sans dire. Certi incorreggibili vezzi da lucky man who made the grade, le citazioni da latinista, la villa sull'Appia, le pose filosofali lo collocano sul palcoscenico della commedia eterna all'italiana: non proprio nel ruolo del Bell'Amoroso, ma neppure in quello del malvagio. Un italiano senza tempo, un po' il pallino degli affari e un po' il fiuto delle vie giuste. Adesso però Claudio Lotito, romano, imprenditore, presidente della Lazio dal 2004 e dal 2011 proprietario, ce l'ha fatta a diventare the man in the spotlight del calcio italiano, il presidente della società di media stazza ma quasi in ordine (il bilancio consolidato 2019 si è chiuso in rosso di 13,2 milioni, c'è chi sta peggio) e della squadra più in palla. La sua vittoria. Non quella calcistica, anche se neppure quel prudente piacentino di Simone Inzaghi tace più la parola, e del resto sono gli unici ad avere menato la Signora 3-1 e 3-1 due volte di fila. Quello si vedrà. Ma l'obiettivo di Lotito nel pianeta calcio era un altro. La sua revenge inseguita per una vita: il riconoscimento del successo contro quei big che ha sempre guardato da sotto in su. Invece adesso è a capo di un club che sta in cima, assieme alle tanto invidiate multinazionali del calcio. E devono farlo entrare dalla porta d'onore, e rispettare l'uomo d'azienda e il genio del calciomercato. Nel club dei super ricchi (Torino e le due Milano, quando erano due) in cui non sono mai stati accettati davvero altri padri-padroni pure di miglior portafoglio. Né De Laurentiis né Cecchi Gori e neppure i Della Valle. Perché non sono stati bravi come lui. E invece a lui, entrato dalla porta di servizio, ora tocca dire di sì.
Una sorta di Conte di Montecristo della serie A, l'unico in grado di salvare la Lazio dal disastro del calcio-finanza di Cragnotti. Con i soldini suoi, con lo zelo dell'imprenditore sparagnino. E con quel talento politico che non si impara nelle business school col quale gli riuscì un gioco che è riuscito poi solo a Salvini: farsi spalmare i debiti della Lazio col fisco in 23 anni. Pagando 5,65 milioni all'anno. Poteva diventare un presidente minore, pronto ad accucciarsi all'ombra, come tanti altri patròn che ogni tanto la sparano grossa per far vedere ai tifosi di esistere. Lui le spara anche grossissime, e spesso incartate nella carta vetrata. Ma intanto – di riffa e di raffa – in Lega, sui diritti televisivi, sugli arbitri si fa valere. Non è che sia Robin Hood che ruba ai ricchi per dare a quelli poveri: è uno che sa usare le cordate meglio di Tarzan le liane. Che non sia simpatico a tutti è chiaro. Come è chiaro che debba gestire la curva più estremista d'Italia, il che lo rende sospetto al paese sportivamente corretto. Però intanto ha annunciato che porterà ogni anno 200 giovani tifosi ad Auschwitz, e non tutti lo hanno fatto. L'uomo è questo, con la sua visione da populista antisistema del calcio. Con lo sfottò pronto per chi compra bidoni multimilionari, con la lacrima umida per i torti reali o fantastici, e con quell'arroganza naturale figlia del non essere figlio di nessuno. Ha molti amici, ma un piano sotto il salotto buono. Astuto, immaginifico fino allo strafalcione, bravo.
E oggi Claudio Lotito sta vivendo la sua rivincita. Ha costruito un gioiellino, meglio di Percassi. E lo ha fatto a Roma, non a Bergamo. Ed è una rivincita su quell'Italia delle inchieste infinite che l'ha sempre messo sotto schiaffo (la sua resilienza ai giudici lo rende assai simpatico).
Uomo di rivincite, ma più discrete, è del resto anche il suo totemico allenatore. Suo fratello Super Pippo in campo era d'altra statura. Ma poi decise di tuffarsi in panchina dal trampolino più alto e ha sbattuto in una piscina vuota. Simone invece s'è fatto la gavetta con calma e adesso guarda negli occhi chi non ci credeva. Il lotitismo, come sistema di pensiero, è tutto qua. Molto lavoro, tigna e cordoni della borsa stretti, essere furbi come al bazar. Una bravura particolare è scegliere i collaboratori. Igli Tare, suo ex calciatore pescato per un pugno di soldi, è oggi venerato come un genio del mercato. Ha portato a Formello Luis Alberto per 7 milioni, e ora è uno dei migliori assistman d'Europa, e Lucas Leiva per 6,5. E Milinkovic-Savicć per 10. Pure Immobile è un recupero dalla discarica spagnola e ora è il capocannoniere. Scostante, presuntuoso, ma che sa il fatto suo, Lotito è la risposta italiana (non diremo sovranista) al calcio della riccanza globale. Ora gli fanno posto in salotto, e non hanno più niente da ridere manco quando vedono l'aquila che vola sull'Olimpico.

Traduzione= non posso contraddire le leggende che finora la stampa ha sparso su Lazio e Lotito, però bravo Lot.irchi.o, Lotito, Lotitus, bravi fasci.

Buckley

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Citazione di: sololanebbia il 18 Feb 2020, 09:33
Articolo di Maurizio Crippa sul Foglio di oggi

REVENGE LOTITO
Tutti ora fanno chapeau alla sua Lazio fatta in casa. La vendetta all'italiana sul calcio-finanza

L'uomo è simpatico come un cencio bagnato in faccia (almeno visto dai media che lo detestano, ricambiati di pari antipatia). Di persona invece sarà un cioccolatino, ça va sans dire. Certi incorreggibili vezzi da lucky man who made the grade, le citazioni da latinista, la villa sull'Appia, le pose filosofali lo collocano sul palcoscenico della commedia eterna all'italiana: non proprio nel ruolo del Bell'Amoroso, ma neppure in quello del malvagio. Un italiano senza tempo, un po' il pallino degli affari e un po' il fiuto delle vie giuste. Adesso però Claudio Lotito, romano, imprenditore, presidente della Lazio dal 2004 e dal 2011 proprietario, ce l'ha fatta a diventare the man in the spotlight del calcio italiano, il presidente della società di media stazza ma quasi in ordine (il bilancio consolidato 2019 si è chiuso in rosso di 13,2 milioni, c'è chi sta peggio) e della squadra più in palla. La sua vittoria. Non quella calcistica, anche se neppure quel prudente piacentino di Simone Inzaghi tace più la parola, e del resto sono gli unici ad avere menato la Signora 3-1 e 3-1 due volte di fila. Quello si vedrà. Ma l'obiettivo di Lotito nel pianeta calcio era un altro. La sua revenge inseguita per una vita: il riconoscimento del successo contro quei big che ha sempre guardato da sotto in su. Invece adesso è a capo di un club che sta in cima, assieme alle tanto invidiate multinazionali del calcio. E devono farlo entrare dalla porta d'onore, e rispettare l'uomo d'azienda e il genio del calciomercato. Nel club dei super ricchi (Torino e le due Milano, quando erano due) in cui non sono mai stati accettati davvero altri padri-padroni pure di miglior portafoglio. Né De Laurentiis né Cecchi Gori e neppure i Della Valle. Perché non sono stati bravi come lui. E invece a lui, entrato dalla porta di servizio, ora tocca dire di sì.
Una sorta di Conte di Montecristo della serie A, l'unico in grado di salvare la Lazio dal disastro del calcio-finanza di Cragnotti. Con i soldini suoi, con lo zelo dell'imprenditore sparagnino. E con quel talento politico che non si impara nelle business school col quale gli riuscì un gioco che è riuscito poi solo a Salvini: farsi spalmare i debiti della Lazio col fisco in 23 anni. Pagando 5,65 milioni all'anno. Poteva diventare un presidente minore, pronto ad accucciarsi all'ombra, come tanti altri patròn che ogni tanto la sparano grossa per far vedere ai tifosi di esistere. Lui le spara anche grossissime, e spesso incartate nella carta vetrata. Ma intanto – di riffa e di raffa – in Lega, sui diritti televisivi, sugli arbitri si fa valere. Non è che sia Robin Hood che ruba ai ricchi per dare a quelli poveri: è uno che sa usare le cordate meglio di Tarzan le liane. Che non sia simpatico a tutti è chiaro. Come è chiaro che debba gestire la curva più estremista d'Italia, il che lo rende sospetto al paese sportivamente corretto. Però intanto ha annunciato che porterà ogni anno 200 giovani tifosi ad Auschwitz, e non tutti lo hanno fatto. L'uomo è questo, con la sua visione da populista antisistema del calcio. Con lo sfottò pronto per chi compra bidoni multimilionari, con la lacrima umida per i torti reali o fantastici, e con quell'arroganza naturale figlia del non essere figlio di nessuno. Ha molti amici, ma un piano sotto il salotto buono. Astuto, immaginifico fino allo strafalcione, bravo.
E oggi Claudio Lotito sta vivendo la sua rivincita. Ha costruito un gioiellino, meglio di Percassi. E lo ha fatto a Roma, non a Bergamo. Ed è una rivincita su quell'Italia delle inchieste infinite che l'ha sempre messo sotto schiaffo (la sua resilienza ai giudici lo rende assai simpatico).
Uomo di rivincite, ma più discrete, è del resto anche il suo totemico allenatore. Suo fratello Super Pippo in campo era d'altra statura. Ma poi decise di tuffarsi in panchina dal trampolino più alto e ha sbattuto in una piscina vuota. Simone invece s'è fatto la gavetta con calma e adesso guarda negli occhi chi non ci credeva. Il lotitismo, come sistema di pensiero, è tutto qua. Molto lavoro, tigna e cordoni della borsa stretti, essere furbi come al bazar. Una bravura particolare è scegliere i collaboratori. Igli Tare, suo ex calciatore pescato per un pugno di soldi, è oggi venerato come un genio del mercato. Ha portato a Formello Luis Alberto per 7 milioni, e ora è uno dei migliori assistman d'Europa, e Lucas Leiva per 6,5. E Milinkovic-Savicć per 10. Pure Immobile è un recupero dalla discarica spagnola e ora è il capocannoniere. Scostante, presuntuoso, ma che sa il fatto suo, Lotito è la risposta italiana (non diremo sovranista) al calcio della riccanza globale. Ora gli fanno posto in salotto, e non hanno più niente da ridere manco quando vedono l'aquila che vola sull'Olimpico.
credo sia oggettivamente difficile mettere insieme cosi' tanta merda e luoghi comuni

Lativm88

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Poi, oh, continua sta storia del debito come un favore personale che AdE ha fatto a noi e Lotito.


sololanebbia

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s'è dimenticato solo di menzionare Inzaghi ripiego post Bielsa poi più o meno ce l'ha messi tutti 

Sirius

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Lo posso dire?
Articolo di MERDA!!!

Lo potevo dire?

genesis

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italicbold

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Invece, secondo me, miglior complimento non poteva farlo alla Lazio.
Quello che scrive é tutto vero. Lotito non é diventato un gentleman oggi, é sempre stato quello che é oggi. E' solo cambiato lo sguardo di chi lo prendeva per il culo dieci anni fa.
Ma lui sempre quello é rimasto.
Come qui dentro.

Pergianluca

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Ogni tanto il riflesso interista del giornalista prende il sopravvento e su qualcosa, chiaramente non è informato.
Però anche per me l'articolo non è così male ed i luoghi comuni vengono per lo più reiterati in chiave ironica, per ridere di chi li ha agitati senza capire bene il fenomeno e non di chi ne è bersaglio

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