Però a Pallotta e soci andrebbero "solo" 220 milioni
ROMA, ORA FRIEDKIN PREPARA 90 MILIONI (Corriere dello Sport, 23 Maggio 2020)
Oltre al prezzo d'acquisto, il texano ha in mente una nuova ricapitalizzazione nel 2021: ecco come potrebbe evitare le cessioni di Zaniolo e Pellegrini
di Roberto Maida
ROMA
Non sottovalutate Pallotta perché lui non sottostima la Roma. La venderà a un prezzo che riterrà congruo all'indomani della crisi finanziaria più temibile del secolo. Ma è bene trattare con garbo anche Friedkin, che negli ultimi giorni è tornato un interlocutore molto credibile per il futuro della Roma. La trattativa non ha ancora ripreso i ritmi invernali ma ha almeno riavviato il proprio sistema operativo. Spegni e riaccendi. E ora, con il computer della negoziazione formattato, i due imprenditori americani sono pronti a impostare ex novo l'affare.
IL PIANO F. Daccapo per modo di dire perché stavolta, rispetto al primo contatto dell'autunno 2019, Friedkin ha esaminato con grande attenzione i conti della Roma, conosce luoghi e persone, si è reso conto del genere di investimento da effettuare sul bene un volta completata la scalata al vertice. Se prima aveva stanziato 710 milioni virtuali, comprensivi dei debiti del club ora saliti a 278 milioni e di una quota di aumento di capitale, adesso è pronto a pagarne circa 220 liquidi, assumendosi ancora gli oneri debitori, più 90 milioni da calare sul tavolo per una ricapitalizzazione da effettuarsi probabilmente già nel 2021, quando sarà scaduta quella deliberata dal Cda di Pallotta.
IL PRINCIPIO. Sono tanti soldi, che rimuoverebbero lo scomodo dubbio del revisore contabile Deloitte sulla continuità aziendale. Perché la Roma oggi non ha solo bisogno di chiudere il bilancio a cifre ragionevoli - possibilità ammessa solo se la Figc consentirà di contabilizzare le plusvalenze del mercato slittato a settembre nell'esercizio finanziario precedente - ma ha anche urgente bisogno di liquidità per la gestione ordinaria. I calciatori hanno accettato di non prendere gli stipendi fino al 30 giugno ma quando la stagione riprenderà, in piena estate, ricominceranno a guadagnare. Tra l'altro i 90 milioni di Friedkin, pur non consentendo nell'immediato investimenti stile «Paperon de' Paperoni» (cit. Petrachi), potrebbero consentire di affrontare con meno paura la conferma di Zaniolo e Pellegrini, i capisaldi del futuro tecnico della squadra.
DISTANZA. Tra il dire e il fare però c'è di mezzo il diritto di proprietà, in questo momento a uso e consumo di Pallotta e soci. La cifra che nelle ultime settimane è stata ventilata non è soddisfacente per il padrone della Roma, che nella vita di tutti i giorni fa lo speculatore e non può accettare la prospettiva di chiudere in perdita il dossier italiano. Tanto più perché Pallotta, una specie di fenomeno nel valorizzare società disastrate, è convinto che la Roma possa ritrovare in tempi sufficientemente rapidi un prezzo di mercato congruo. Se vendesse oggi, subito dopo l'invasione del Covid, incasserebbe molto meno di quanto potrebbe fare tra 18-24 mesi, magari con sviluppi virtuosi sullo stadio di Tor di Valle (cfr. altro articolo di questa pagina). Il decreto liquidità intanto lo lascia respirare fino al 31 dicembre, senza imporgli di immettere grandi quantità di denaro nell'azienda per rispettare i parametri del codice civile. E questo, in un contesto economico preoccupante per tutto il mondo, è un motivo in più per tergivesare. «Stiamo comprando tempo» sussurrano da una parte e dall'altra le persone che stanno seguendo la questione. Lo snodo del 30 giugno, giorno della chiusura del bilancio, può essere molto interessante per capire le intenzioni dei soggetti coinvolti e prevederne le successive mosse. La cautela è obbligata, dopo tanta attesa, anche da parte del Ceo Guido Fienga che ha faticosamente tenuto aperto un canale che sembrava non erogare più acqua. La sua speranza di mediatore, restando alla metafora idrica, è che presto torni la stagione delle piogge.