Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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ordnung und disziplin

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È un momento in cui l'economia della Capitale deve ripartire perciò lo ssadio va fatto. Statece.

angeloadamo

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Citazione di: Torakiki il 26 Mag 2020, 10:34
Stamattina un tweet mi ha ricordato che Palamara è lo stesso magistrato si occupò del caso fidejussioni false.
Certo che il calcio, e le vicende di una squadra in particolare, lo hanno sempre interessato parecchio.
Invece io ho trovato questo su un post odierno di FB:

ROMA – La moglie del pm Luca Palamara, Giovanna Remigi, è stata per quasi tre anni dirigente esterna della Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti.
Un ruolo ricoperto dal 2015 al 2017 nell'ufficio staff del direttore Coordinamento del contenzioso nella Direzione Salute e Politiche Sociali alla cifra di 78.000 euro l'anno più retribuzione di risultato.
Prima di ottenere un contratto triennale all'Agenzia Italiana del Farmaco nel 2017, quando ministro della Salute del governo Renzi era Beatrice Lorenzin.

L'incarico è arrivato nel febbraio 2015, periodo in cui – secondo quanto riportato da-L 'Espresso – stando alle dichiarazioni dell'avvocato Giuseppe Calafiore sarebbero stati forti i legami fra il lobbista Fabrizio Centofanti e diversi esponenti della Regione Lazio, fra cui l'ex capo di Gabinetto di Zingaretti, Maurizio Venafro, dimessosi nel marzo 2015 in seguito all'inchiesta "Mondo di Mezzo" e condannato in Appello a 1 anno di carcere per turbativa d'asta.

Centofanti, secondo i magistrati della Procura di Perugia, fra il 2015 e il 2017 avrebbe pagato a Palamara e a una sua amica alcuni soggiorni-vacanza, oltre a benefit di vario genere. Giovanna Remigi, avvocato classe 1966, entra nell'universo regionale il 1° luglio 2006, quando dopo 9 anni di libera professione, firma il suo primo contratto con Laziosanità, l'Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio, società esterna per il controllo e indirizzo della spesa sanitaria, occupandosi soprattutto di contratti d'appalto. NEL 2013, la Giunta Zingaretti chiude diverse aziende regionali, fra cui l'Agenzia di Sanità Pubblica. Tutti i suoi dipendenti, Remigi compresa, vengono assorbiti nella Direzione Salute fino a scadenza di contratto.

Il salto di qualità il 24 febbraio 2015. La manager partecipa con altre 24 persone esterne all'amministrazione (la pre-consultazione interna era andata a vuoto) a un bando pubblico per 4 posti a tempo determinato nella Direzione regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria, e lo vince. Il 24 febbraio 2015 ottiene il ruolo di dirigente dell'ufficio Analisi del contenzioso, alla cifra di 78.310,80 euro.


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Csm, l'intercettazione di Palamara: "Lotti mi ha detto che Renzi è in Qatar per far comprare la Roma calcio all'Emiro"

Matteo Renzi in Qatar per far comprare la Roma calcio all'emiro. C'è anche questa suggestione tra le intercettazioni di Luca Lotti e Luca Palamara. Non c'è solo il dopocena dell'8 maggio 2019: l'ex sottosegretario è stato intercettato dal trojan inoculato nel cellulare del pm anche intorno alla mezzanotte tra il 15 e il 16 maggio. Quella sera Palamara lo raggiunge a tarda serata in un ristorante. A raccontarlo è il quotidiano La Verità,  pubblicando stralci delle intercettazioni di quella serata durante le quali si parla della partita delle nomine delle procure, proprio nel giorno in cui lo stesso Palamara fu informato dell'arrivo al Csm di un plico riservato sul suo conto proveniente dalla Procura di Perugia, ma non solo. Nel corso della conversazione spunta anche un viaggio in Qatar dell'ex premier Matteo Renzi sulla vendita del club giallorosso all'Emiro.

Sulla questione dello stadio, Palamara aveva anticipato già parlando con la moglie: "Lo sai che mi ha detto Luca Lotti che sta facendo da intermediario per far comprare al Qatar la Roma". Il magistrato affronta poi la vicenda del nuovo stadio della squadra giallorossa citando Renzi e un suo recente viaggio in Qatar: "Matteo era a Doha – diceLotti – ha detto 'oh io la compro la Roma' c'era scritto 'io la compro davvero la Roma, ma lo stadio si fa o no? E Matteo gli ha risposto: 'Guardi vediamoci a Parigi con Luca la settimana prossima...' oh Luca lo stadio non gli si può garantire! Non siamo in grado di garantire lo stadio....il problema dello stadio si chiama Franco Caltagirone che è contro questa operazione...". Il Luca da incontrare in Francia, secondo la Verità, potrebbe essere Parnasi, l'imprenditore arrestato per corruzione nel 2018 proprio per il progetto dello stadio della Roma che dovrebbe sorgere sui terreni di proprietà di una sua società.
La vicenda, però, non si ferma al mondo giudiziario. Nel giorno in cui riapre il calciomercato, le intercettazioni pubblicate da La Verità scatenano i tifosi della Roma calcio. "Magari... sarebbe stata una cosa positiva per la città e la squadra, senza imbarcarsi nel progetto dello stadio, folle dal punto di vista ambientale e urbanistico...", dice Loredana De Petris senatrice di Leu e tifosa giallorossa. Tifa per la "magica" anche Paola Binetti dell'Udc che però è "contro Pallotta (attuale presidente del club giallorosso ndr) e contro l'Emiro. Penso che la Roma debba tornare ad essere patrimonio di chi la ama". "Da tifoso credo che un passaggio di proprietà potrebbe essere una svolta, un emiro si tornerebbe finalmente sognare. Anche perché se non decolla la questione del nuovo stadio Pallotta sarà il primo a cedere, l'ha già fatto capire più volte", dice Maurizio Rosi, 46enne dirigente del Roma club Testaccio.

Anche gli ambienti dell'emirato del Qatar hanno fatto filtrare una reazione che però è più di "fastidio. Che vi sia stato – e possibilmente vi sia ancora – un interessamento del Qatar per la Roma è innegabile. Che in questa vicenda vi sia stato un ruolo dell'ex premier Renzi, non è possibile al momento saperlo. Certo è che il livello di interlocuzione nell'emirato, vista la caratura del personaggio, sarebbe molto alto. Fonti qatariote ricordano all'agenzia Andkronos i viaggi nell'emirato effettuati da Renzi, in "almeno un'occasione" accompagnato da amici imprenditori. Impossibile avere conferme ufficiali se queste visite abbiano avuto un possibile legame con la vicenda Roma.

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Slasher89

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Perennemente protetti e sospinti dalla politica, fanno veramente vomitare.

A sto punto il sospetto è che Palamara li abbia estromessi sistematicamente da tutti gli scandali, se non sbaglio fu lui ad occuparsi anche di Calciopoli nel 2006

Davy_Jones

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Si ma la bottomline e' sempre la stessa: zero titoli

FeverDog

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Ma come cazzo fanno a non portasse a casa nemmeno na coppetta co tutto sto carrozzone che c'hanno dietro?
Bisogna esse bravi eh, talentuosi!

crazysmile

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Citazione di: FeverDog il 26 Mag 2020, 12:40
Ma come cazzo fanno a non portasse a casa nemmeno na coppetta co tutto sto carrozzone che c'hanno dietro?
Bisogna esse bravi eh, talentuosi!

Perchè loro so' p'er carcio pulito

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Torakiki

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Citazione di: Slasher89 il 26 Mag 2020, 12:15
A sto punto il sospetto è che Palamara li abbia estromessi sistematicamente da tutti gli scandali, se non sbaglio fu lui ad occuparsi anche di Calciopoli nel 2006

Si è occupato di fidejussioni false, Sensi-Bergamo e Calciopoli. Ora esce fuori che si è visto con Baldissoni il giorno prima che Ielo dichiarasse la roma fuori dall'inchiesta del suo stesso stadio.

adiutrix

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Non sarei sorpreso se per lo sponsor Qatar airways non ci sia la manina di qualche politico.

amor_marde

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Ranxerox

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Citazione di: Torakiki il 26 Mag 2020, 13:00
Si è occupato di fidejussioni false, Sensi-Bergamo e Calciopoli. Ora esce fuori che si è visto con Baldissoni il giorno prima che Ielo dichiarasse la roma fuori dall'inchiesta del suo stesso stadio.

Certo che è una singolare coincidenza...

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Nesta idolo

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Citazione di: Torakiki il 25 Mag 2020, 20:30
Posto qui un estratto da un articolo di Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian per l'Espresso a proposito di Luca Palamara. Mi limito a citare la parte relativa ai rapporti con Baldissoni e ad alcune intercettazioni sull'inchiesta stadio. Nulla di rilevante penalmente forse, ma ci spiega come mai i magistrati si fossero affrettati a dichiarare l'estraneità delle parti lese per antonomasia.

Per inciso, anche se da cittadino non mi fa piacere, ricordando calciopoli non si può non trovare un che di karmico nella sbrodolata di intercettazioni che ora gli si rivoltano contro.
Rido quando leggo che Lotito è il padrone del calcio :lol: :lol:
La Roma da sempre è parte integrante del potere mediatico, politico. È una lobby in tutto e per tutto ma da tantissimi anni questo eh, non nell'ultimo periodo.

Nesta idolo

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 25 Mag 2020, 23:51
Capisco anche come mai un'altra carica istituzionale, che aveva chiesto a Parnasi, di assumere il fidanzato delle figlia mentre doveva dare un parere vincolante fu prosciolto in istruttoria.


https://m.dagospia.com/c-e-molto-calcio-e-molto-sport-nelle-chat-di-palamara-l-amicizia-con-malago-e-spalletti-237285


https://www.google.it/amp/s/www.repubblica.it/cronaca/2018/06/15/news/stadio_della_roma_tra_gli_indagati_anche_malago_chiese_lavoro_per_il_compagno_della_figlia-199072302/amp/
Mi scuso ma credo interverrò parecchio in questo topic con diversi messaggi uno dietro l'altro. È un po' da maleducati lo so, scusate, ma m'infervoro e ci tengo molto.

Cominciamo a postare tutto senza link, è meglio:

IL CSM NEL PALLONE – C'È MOLTO CALCIO E MOLTO SPORT NELLE CHAT WHATSAPP DI LUCA PALAMARA: IN PARTICOLARE EMERGE UN RAPPORTO DI AMICIZIA CON GIOVANNI MALAGÒ – IL MAGISTRATO APPOGGIAVA IL CONI CONTRO GIORGETTI E SCRIVEVA MESSAGGINI ANCHE A LUCIANO SPALLETTI, CHE GLI RISPONDEVA "TU SEI IL CAPO"

Luca Palamara per il pallone che rotola ha sempre avuto una passione smisurata, e non solo: da giovane e semisconosciuto pm di Roma, dieci anni fa, condusse il filone romano dell' inchiesta su «Calciopoli», quello legato al ruolo della Gea, la società di procuratori sportivi di cui erano titolari l' ex dg della Juve, Luciano Moggi, e suo figlio Alessandro. Ma non c' è solo tanto, tanto calcio, nelle chat Whatsapp di Palamara, che, a quanto si legge dalle conversazioni, ha un rapporto di amicizia con il capo dello sport italiano, il presidente del Coni, Giovanni Malagò. I due si incrociano non di rado, in particolare al circolo canottieri Aniene, di cui Malagò è presidente onorario, e allo stadio Olimpico, dove il pm è un habitué della tribuna autorità. Il 9 ottobre 2018, Malagò viene eletto membro del Comitato olimpico internazionale a titolo individuale.

La votazione avviene a Buenos Aires, Malagò ottiene 66 voti su 74. Alle 17.35, Palamara invia a Malagò un messaggio di congratulazioni: «Complimenti per la nomina!!! Un abbraccio a presto per festeggiare», scrive il magistrato; «Grazie Lucaaa», risponde Malagò. In quelle stesse settimane, l' allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti, sta facendo inserire nella legge di bilancio una profonda riforma dello sport italiano.

Giorgetti crea una nuova società governativa, la Sport e salute Spa, che ha il compito di gestire le attività legate al sociale e alla scuola, nonché il 90% dei contributi pubblici al settore, compresi i finanziamenti alle Federazioni. Un provvedimento che svuota la cassaforte del Coni, la Coni servizi. Malagò è una furia, tenta in ogni modo di ostacolare la riforma, senza successo. Il 15 novembre 2018, mentre infuria la bufera, Palamara scrive a Malagò: «Sono con te!!! Un abbraccio forte»; «Grazie Luca», risponde Malagò, «ps siamo alla follia»; «Purtroppo è proprio così», concorda Palamara, «una situazione surreale». La resistenza di Malagò alla riforma è strenua: il ras dello sport italiano tenta di coinvolgere addirittura il Cio, ma Giorgetti va avanti per la sua strada.

L' 8 dicembre 2018 la Camera approva la legge di bilancio 2019, che contiene la riforma dello sport voluta da Giorgetti. Palamara scrive a Malagò, il tono del messaggio è indignato: «Una vergogna assoluta che supera ogni limite», sentenzia il magistrato, «sono senza parole», risponde Malagò. «Che vergogna però» insiste Palamara. «Pazzesco», commenta Malagò. Il 29 maggio 2029, quando Palamara viene indagato per corruzione, Malagò fa sentire all' amico la sua vicinanza: «Un pensiero... un abbraccio sportivo più che mai», scrive il presidente del Coni al magistrato, che risponde: «Ti avevo detto che era una guerra... così è, ma io la combatto un abbraccio forte».

«Ne sono sicuro», commenta Malagò. La passione di Palamara per il calcio è dimostrata anche dalla sua agenda, e dall' amicizia con la quale si scambia messaggi, ad esempio, con Luciano Spalletti. Il 25 agosto 2017 è la vigilia di un Roma-Inter molto particolare: Spalletti torna all' Olimpico da allenatore dell' Inter, dopo aver lasciato la panchina dei giallorossi al termine della stagione precedente, dopo un estenuante braccio di ferro con Francesco Totti. «Io appartengo a quelli», scrive Palamara all' allenatore toscano, «che saranno felici di riaverti qui a Roma dove hai dimostrato di essere il più forte. Un caro saluto a presto». «Grazie Luca, vi voglio bene», risponde Spalletti.

Il 21 novembre 2018, Palamara scrive di nuovo a Spalletti: «Grande Luciano come stai? I miei colleghi neroazzurri di Milano vorrebbero invitarti a un convivio che stanno organizzando, come possono mettersi in contatto con te? Un abbraccio e spero di vederti presto. Con affetto Luca». «Tu sei il capo», risponde Spalletti, «quando il capo chiama noi siamo a disposizione. Dagli pure il mio numero e dicono di te poi si trova il modo di incastrare tutto. Con altrettanto affetto e stima. Forza Inter».

Dagospia

LaFonte

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Pensa te che io avevo letto che era un interista sfegatato tanto che cercava di organizzare una cena di Spalletti in non so quale inter club...
Ecco era dagospia, proprio l'ultimo post.

Nesta idolo

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Stadio della Roma, anche Malagò indagato: chiese lavoro per il compagno della figlia

L'incontro con Parnasi al circolo Aniene l'11 marzo scorso. Pochi mesi prima, il Coni aveva cambiato parere (da "non conforme" a "conforme") sui parcheggi del nuovo impianto di Tor di Valle. Il numero 1 dello sport italiano chiede alla procura di essere interrogato

15 Giugno 2018

ROMA - La Parnasi connection travolge anche il numero uno dello sport italiano, Giovanni Malagò che, in un decreto di intercettazione vistato dal pm in via d'urgenza lo scorso 25 maggio, risulta iscritto al registro degli indagati della procura di Roma. L'indagine della pm Barbara Zuin e dell'aggiunto Paolo Ielo ipotizza che Malagò avrebbe ottenuto "utilità" da Parnasi in cambio di un atteggiamento favorevole riguardo al progetto del nuovo stadio della Roma.

Queste "utilità", secondo l'accusa, sono consistite nell'aver procurato un'occasione di migliorare la propria situazione professionale al compagno della figlia Ludovica, tale Gregorio. Agli atti c'è un incontro tra Parnasi, Malagò e Gregorio avvenuto al circolo Aniene l'11 marzo scorso. I due si incontrano all'Aniene e Malagò annuncia subito: "Dopo arriva Gregorio (il fidanzato della figlia, ndr), te lo volevo presentare. Se giù si fa qualcosa sono contento! Se non si fa, problemi per me non esistono!".

Alla fine "qualcosa" si fa: il 23 marzo alla sede di Eurnova si presenta Gregorio. Parnasi gli chiede se sia intenzionato a trasferirsi a Roma a parità di stipendio (4,5 mila euro al mese) e quello gli risponde di sì. Negli atti è ricostruito come pochi mesi prima, nel novembre 2017, il Coni abbia improvvisamente cambiato opinione - da "non conforme" a "conforme" - circa il progetto dello stadio della Roma in merito a una questione di parcheggio dello stadio.

Malagò, interpellato da Repubblica, smentisce tutto: "Questa cosa qui non esiste, non è mai esistita". Lo stesso presidente Coni, stamattina, "ha subito dato incarico al suo legale, avvocato Carlo Longari, di chiedere alla Procura di Roma di essere interrogato quanto prima per chiarire la sua posizione". Lo fa sapere il Coni in una nota, aggiungendo che il n. 1 del Comitato olimpico ha appreso di essere indagato "dalla lettura di alcuni quotidiani".

repubblica.it

Nesta idolo

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Articolo completo pubblicato ieri sull'Espresso:

Da Zingaretti a Bova fino alla AS Roma: tutti alla corte di Palamara, Mr Wolf della Capitale

Le chat su WhatsApp del pm romano descrivono il sistema di potere del magistrato. Basate su prebende e piaceri. Oltre ai giudici che chiamano per favori e promozioni, tra i referenti ci sono anche vip, politici e ministri. Palamara ottiene una nomina da Zingaretti, fa pressioni per la scorta all'ex titolare del Viminale, intesse rapporti con il dg della Roma Mauro Baldissoni

EMILIANO FITTIPALDI E GIOVANNI TIZIAN
25 maggio 2020

Scorrendo le centinaia di chat del magistrato Luca Palamara, indagato per una presunta corruzione, l'impressione finale è che la Capitale sia afflitta da una malattia. Definita cent'anni fa da Sigmund Freud "coazione a ripetere", quella tendenza incoercibile e «del tutto inconscia a porsi» dice la Treccani «in situazioni penose o dolorose, senza rendersi conto di averle attivamente determinate, né del fatto che si tratta della ripetizione di vecchie esperienze».

Palamara e il mondo di sopra e di sotto che lo cerca su WhatsApp è, in effetti, l'ennesima incarnazione del facilitatore nostrano. L'ennesimo Mr Wolf, stavolta vestito con la toga, che risolve problemi a colleghi, ministri, politici, attori e potenti assortiti. La riproposizione millenial dell'immortale "A Fra' che te serve", frase con cui il costruttore Gaetano Caltagirone negli anni '70 rispondeva al telefono all'andreottiano Franco Evangelisti, sempre a caccia di piaceri e finanziamenti per la sua corrente.

Intrappolata nel Giorno della marmotta, dove tutto ricomincia daccapo tra P2, P3 P4 e la novella P5, Roma osserva con preoccupazione crescente il nuovo scandalo scoppiato un anno fa.

Se a maggio 2019 le conversazioni tra il pm di Unicost e due deputati del Pd (Luca Lotti e Cosimo Ferri) in merito alle nomine dei capi delle procure più importanti d'Italia aveva terremotato il Csm, stavolta i messaggini rischiano di travolgere altri esponenti della magistratura, e imbarazzare importanti esponenti politici.

Al netto della rilevanza penale delle vicende che è tutta ancora da dimostrare (nessuno tranne Palamara risulta indagato), la vicenda mostra relazioni opache tra magistrati di correnti di destra e sinistra. È condita da incontri segreti e riservati, più richieste di prebende di ogni tipo, biglietti per lo Stadio compresi.

Un fiume di conversazioni che disegnano – come hanno scritto ieri tre giudici napoletane annunciando sdegnate la candidatura per le elezioni del Consiglio giudiziario - la degenerazione «sviluppatasi nella magistratura negli ultimi dieci anni, dove un sistema di potere, messe da parte idealità e impegno culturale, offre ai magistrati la sola miserabile prospettiva di costruire per sé e per gli amici una carriera fondata sullo scambio reciproco di favori, sul privilegio e la rendita di posizione, attraverso la creazione di un reticolo oscuro di rapporti interpersonali».

Una Suburra mefitica, insomma. Ora, è noto che le chat (depositate qualche settimana fa dai giudici di Perugia) tra Palamara e i suoi interlocutori hanno già portato alle dimissioni del capo di gabinetto del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, e che ieri i vertici dell'Associazione nazionale magistrati abbiano deciso di fare un passo indietro dopo le ultime rivelazioni su inauditi e violenti scontri correntizi.

Meno conosciute, invece, sono altre relazioni pericolose del pm in forza alla procura di Roma, boss di Unicost e re indiscusso delle nomine, che ripropongono non solo il tema della riforma del Csm, ma anche quello dei rapporti tra politica e giudici, e tra giudici e imprenditori.

GLI AMICI DEL PD

Andiamo con ordine, partendo dalla politica. Nelle chat Palamara – oltre ad affermare che Matteo Salvini va «attaccato anche se (sui migranti, ndr) ha ragione» - sembra legato soprattutto ad esponenti del Partito democratico. Il segretario Nicola Zingaretti, per esempio, riceve a marzo 2018, dopo la vittoria alle Regionali, un sms di congratulazioni: «Grande Nicola grande vittoria!! Ripartiamo da qui tutti insieme!», risponde con un «Grazie!!!». Il 23 maggio 2019, alla vigilia delle Europee, al leader che dice «se perdo avrò molto tempo libero», Palamara replica invece con un poco bipartisan: «E noi ti vogliamo molto occupato».

Le chat tra i due - depositate dai giudici umbri e dunque consegnate agli avvocati difensori - partono dal marzo 2019 e si interrompono il 29 maggio 2019, giorno in cui Repubblica dà per la prima volta conto delle indagini di Perugia sui rapporti tra Palamara e l'imprenditore Fabrizio Centofanti (Zingaretti, quel giorno, propone comunque al giudice di incontrarsi la settimana successiva).

In quei 14 mesi, il pm e il politico si vedono per caffè, cene e appuntamenti ai bar romani dell'Auditorium o di Montemartini. Non sappiamo i temi di discussione. Grazie ai messaggi sappiamo, però, che Zingaretti organizza a ottobre 2018 un incontro tra Palamara e il commissario straordinario Nicola Tasco, capo di un Istituto regionale di studi giuridici controllato dalla Regione Lazio, l' "Arturo Carlo Jemolo". Spulciando le chat tra Palamara e Tasco, si scopre pure che il pm è stato nominato a fine novembre 2018 membro del Consiglio scientifico dell'organismo, specializzato in formazione e nell'organizzazione di convegni e seminari.

I maligni ipotizzano oggi che Zingaretti, indagato a luglio 2018 dalla procura di Roma insieme a Centofanti per un presunto finanziamento illecito, volesse così ingraziarsi un importante pm della procura romana chiamandolo dall'Istituto. Se è un fatto che la notizia dell'indagine, poi archiviata, è stata data pubblicamente da questo settimanale nel marzo del 2019, dalla Regione spiegano che Palamara fu cooptato nell'organismo regionale non perché amico di Zingaretti, ma perché considerato da tutti un autorevole ex membro del Csm, già in passato presidente dell'Anm. L'Espresso ha verificato, comunque, che i membri del Comitato scientifico dello Jemolo non prendono né stipendi né gettoni di presenza.

Palamara con i dem ha un rapporto speciale. Un anno fa agli occhi dei cronisti apparsero scandalose – tra le tante intercettazioni pubblicate dell'inchiesta di Perugia – soprattutto quelle con Luca Lotti. L'ex renziano era stato registrato dalla Guardia di Finanza a discettare impropriamente di nomine apicali delle procure nazionali, compresa quella di Roma. E a brigare per danneggiare la reputazione del pm Paolo Ielo, giudice anticorruzione che ha dato il via all'inchiesta su Palamara (inviata poi a Perugia per competenza) e che tempo prima aveva mandato proprio Lotti a processo per favoreggiamento nel filone della fuga di notizie del caso Consip. «Inaccettabile interferenza», commentarono opinionisti e politici, tanto che l'ex sottosegretario a Palazzo Chigi di Renzi da allora si è autosospeso dal Partito democratico.

Altrettanto discutibili, oggi, appaiono pure le chat tra Palamara e Marco Minniti. Tra luglio 2017 e novembre 2018, Luca Palamara, membro del Csm, e Marco Minniti, allora influente ministro dell'Interno, si sentono infatti più volte. Lo fanno in occasione delle nomine importanti della magistratura. In particolare, discutono durante le elezioni al Csm del nuovo procuratore di Napoli.

A luglio del 2017 c'è una sfida a due, tra Giovanni Melillo e Federico Cafiero De Raho. La spunterà il primo, che dal ministero della Giustizia (Melillo era stato capo di gabinetto di Andrea Orlando) tornerà in trincea contro la camorra. De Raho invece, all'epoca procuratore capo di Reggio Calabria, forte dell'esperienza sullo Stretto durante la quale ha fatto emergere i tentacoli della masso'ndrangheta, finirà qualche mese dopo alla procura nazionale antimafia.

Minniti, da politico e rappresentante dell'esecutivo, dovrebbe stare lontano dalle nomine giudiziarie come Superman dalla Kryptonite. Invece nelle conversazioni sul cellulare sembra imbastire precise strategie con Palamara, pm e capocorrente di Unicost. Che, se ha in chiara antipatia Salvini, con il suo predecessore sembra andare d'amore e d'accordo.

Palamara: «Situazione su Cafiero ancora in evoluzione ma faticosissima spero trovare ultima mediazione a dopo»

Minniti: «Perfetto. Grazie»

Palamara: «Fallito anche ultimo tentativo. Oramai si vota a breve»

Minniti: «Ok. Grazie»

Palamara: «Melillo 14. Cafiero 9. Votato ora»

Minniti: «Perfetto. Cerchiamo adesso di salvare il soldato de Raho. Il risultato in qualche modo lo consente».

Palamara: «Sì il mio intervento in plenum è stato in questo senso»

Minniti: «Perfetto. Lavoriamoci»

Non sappiamo come abbiano "lavorato" i due, ma è certo che il 7 novembre 2017 , alla vigilia della nomina di De Raho alla procura nazionale antimafia, Minniti e Palamara si riscrivono.

Palamara: «Domani Cafiero andrà all'unanimità. Un caro saluto»

Minniti: «Eccellente. Un forte abbraccio».

Detto delle chat sulle nomine, di cui aveva già accennato il Fatto Quotidiano, c'è un dialogo dell'aprile 2018 utile a comprendere i rapporti di assoluta fiducia tra il magistrato delle nomine e l'allora ministro Minniti. In realtà, ministro "uscente": le elezioni del 4 marzo erano passate da un mese, ma il governo giallo-verde non è al tempo ancora in carica. Palamara si rivolge dunque a lui quando la prefettura gli sospende il servizio di protezione. Da qual giorno non avrebbe più avuto più la scorta: per Palamara rinunciarci non è fatto contemplabile.

Palamara: «Buongiorno Marco ci tenevo ad informarti che da questa mattina mi è stato sospeso il servizio di protezione non essendo stata concessa al momento ulteriore proroga».

Minniti: «Ok Adesso vedo»

Il Viminale è il dicastero da cui dipendono di servizi di protezione delle persone a rischio. Palamara, due minuti dopo aver chiesto a Minniti di attivarsi per riottenere la scorta, vuole essere sicuro, e scrive con un copia e incolla pure a Giorgio Toschi, ex comandante generale della Finanza.

Palamara: «Buongiorno Marco ci tenevo ad informarti che da questa mattina mi è stato sospeso il servizio di protezione non essendo stata concessa al momento ulteriore proroga»

Toschi: «Purtroppo sono stato informato, anche se mi dicono che sono in attesa di ulteriori (e favorevoli) decisioni. Un abbraccio».

L'Espresso ha contattato Palamara, che ha spiegato che – nonostante le richieste – alla fine non è riuscito a riottenere l'agognata scorta.


CUORE ROMANISTA

Il telefono di Palamara squilla a tutte le ore. E le chat su Facebook e WhatsApp sparano notifiche senza sosta. Si tratta soprattutto di colleghi che chiedono raccomandazioni, che implorano favori, che disegnano strategie per nomine e poltrone. Il Mr Wolf in toga promette a tutti, smista sollecitazioni, ammansisce chi protesta, vezzeggia coloro che possono essergli utili.

Ma ogni tanto, oltre a quelli politici, balzano fuori a sorpresa rapporti extragiudiziali. Con vip e imprenditori. C'è la chat con l'attore Raul Bova, che nel 2017 – dopo essere stato condannato in primo grado a un anno e sei mesi per una presunta dichiarazione fraudolenta in materia fiscale – chiede a Palamara di «indagare su questa sentenza, un'ingiustizia senza precedenti. Tutti assolti tranne me...ti chiedo di verificare se ho meritato una condanna così dura. Così mirata. È stata considerata una manovra premeditata? Sono sotto choc» (Palamara s'affretta a dirgli che gli «farà sapere, ma devi reagire: non è perso nulla»).

C'è, soprattutto, il rapporto finora inedito con Mauro Baldissoni, direttore generale dell'AS Roma. Palamara è un tifoso sfegatato: conosce Claudio Ranieri e Luciano Spalletti, ma per vedere i campioni della sua Roma è a Baldissoni che chiede biglietti per l'Olimpico. Non solo per le partite casalinghe, ma anche per quelle in trasferta. Il do ut des è però sempre dietro l'angolo: quando la procura di Roma e il procuratore aggiunto Ielo aprono l'inchiesta su Luca Lanzalone e il costruttore Luca Parnasi e sulle presunte mazzette intorno al progetto del nuovo Stadio della Roma, Baldissoni (che sarà poi sentito come testimone) sa che può contare sull'amico.

Palamara, a marzo 2018, pensa però solo ad andare in tribuna.

Palamara: «Buongiorno Mauro scusami la seccatura ma ho promesso a mio figlio di portarlo a Barcellona e sto trovando difficoltà a reperire due biglietti. Attendo tue un caro saluto».

Qualche giorno dopo, si capisce dal tono del messaggio che il desiderio è stato probabilmente esaudito.

Palamara: «Grazie Mauro è stato qualcosa di epico e di indimenticabile ed il fatto di esserci stati a Barcellona ha reso tutto ancora più bello un abbraccio a presto».

Baldissoni: «Grazie Luca».

Due giorni dopo, però, Palamara chiede un altro favore. Vuole andare pure in Inghilterra.

Palamara: «Buongiorno Mauro la seccatura te la chiedo nei limiti del possibile anche per Liverpool sempre con mio figlio grazie come sempre»

Baldissoni: «Non sarà facile Luca. Vediamo.

Una settimana dopo, Palamara insiste: «Mauro scusami avevo provato a cercarti perché mi ha chiamato Luca (di chi si tratta? forse Lanzalone, ndr?) che mi ha detto che viene a vedere la partita a Liverpool e ci teneva ci fossi anche io. Non voglio metterti in difficoltà se c'è ancora possibilità aspetto un tuo riscontro io sono con mio figlio».

Non sappiamo se alla fine il pm sia riuscito a partire per godersi il "Never walk alone" e le sciarpate dell'Anfield, ma di sicuro due mesi dopo, il 13 giugno 2018 (giorno degli arresti di Parnasi e Lanzalone) è lui a chiedere informazioni al magistrato. Che lavora a pochi metri di distanza dagli inquirenti che hanno condotto l'inchiesta. Invece di dichiararsi indisponibile, il magistrato propone subito un incontro privato.

Baldissoni: «Luca, ma cosa è successo su Parnasi? C'è davvero sostanza?»

Palamara: «Buongiorno Mauro in giornata o anche domani ci vediamo per un caffè?»

Baldissoni: «Sono a Roma. Dimmi tu».

Palamara: «Alle 11 caffè palazzo Montemartini saletta interna?»

Baldissoni: «Ok. Un po' prima»

Il giorno dopo il dg della Roma manda un articolo di giornale che riporta le parole di Ielo, che sottolineano come l'AS Roma «è fuori da questa storia». Baldissoni, però, deve essere sentito come testimone.

Baldissoni: «Solo per ricordarti le parole di Ielo ieri. Noi non consideriamo viziato nessun atto».

Palamara: «Mauro lo vedo domani e ti dico».

Baldissoni: «Ok. Spero di parlarci il prima possibile. Vorrei capire che dire a tutti gli investitori americani tra l'altro...

Forse Baldissoni vuol parlare con Ielo, o con i vertici della procura? Il giorno dopo, Baldissoni viene certamente ascoltato dagli uffici guidati al tempo da Giuseppe Pignatone. Solo come testimone.

Palamara: «È rimasto molto soddisfatto per oggi e di te».

Baldissoni: «Sono contento. Gli ho detto che resto a loro disposizione se gli serve qualche chiarimento. Con piacere. Anche informalmente».

Palamara: «Ok. Ci prendiamo caffè nei prossimi giorni».

Nelle settimane e nei mesi successivi, i due amici si incontrano più volte. Probabile che Baldissoni sia preoccupato dagli sviluppo dell'inchiesta, e che il pm che gli chiede i biglietti possa essere un buon aggancio per avere informazioni di prima mano. È un fatto che Ielo, sentito dall'Espresso, neghi di aver mai dato a Palamara qualsiasi dettaglio sull'inchiesta, su Baldissoni o chiunque altro. «Palamara non lo sentivo né incontravo da mesi», ha detto.

Lo scandalo del Mr Wolf, che il suo collega Massimo Forciniti chiama amichevolmente "er cazzaro", a un anno dalla pubblicazione delle prime carte della procura di Perugia non accenna a spegnersi. «Qui rischia di venire giù tutto, è davvero una Suburra», ripetono i magistrati che allibiti leggono chat e intercettazioni. Sarà. Ma in molti contano sulla coazione a ripetere che affligge tutto il Paese. Perché è statisticamente assai probabile che presto anche questo tsunami verrà dimenticato, che nulla cambierà, e che ricominceremo a indignarci di nuovo al prossimo scandalo

Nesta idolo

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17 luglio 2019

As Roma, AdnKronos: "Nei mesi scorsi offerto il ruolo di direttore generale a Luca Lotti". Che dice: "No comment"

La proposta all'ex ministro dello Sport venne fatta nei giorni in cui il club di Pallotta, a gennaio di quest'anno, era intento nel mettere a punto un riassetto organizzativo, con Mauro Baldissoni nel ruolo di vice presidente esecutivo e Guido Fienga nuovo amministratore delegato. E il direttore generale, nei piani della società giallorossa, doveva essere proprio l'esponente del Pd renziano.

Da ministro dello Sport a direttore generale di una delle squadre più importanti del calcio italiano: l'As Roma. Secondo quanto pubblicato dall'AdnKronos, è il ruolo che la società di James Pallotta ha proposto nei mesi scorsi a Luca Lotti, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Renzi premier nonché ex titolare dello sport durante il governo di Paolo Gentiloni. L'offerta a Lotti venne fatta nei giorni in cui l'AS Roma, a gennaio di quest'anno, era intenta nel mettere a punto un riassetto organizzativo, con Mauro Baldissoni nel ruolo di vice presidente esecutivo e Guido Fienga nuovo amministratore delegato. E il direttore generale, nei piani della società giallorossa, doveva essere proprio Lotti. Che all'agenzia di stampa romana ha preferito "non commentare queste indiscrezioni". Non ha confermato, ma non ha neanche smentito. In questi giorni l'ex sottosegretario è al centro delle polemiche per la vicenda Palamara-Csm, con i consiglieri dell'autogoverno della magistatura che lo incontravano in un hotel di Roma per parlare e cercare di organizzare l'elezione dei procuratori negli uffici più importanti d'Italia, primo fra tutti Roma, dove lo stesso Lotti è imputato per favoreggiamento nell'ambito dell'inchiesta Consip. La società di James Pallotta, da parte sua, non ha commentato direttamente la notizia, ma ha sottolineato l'attenzione con la quale, in questi anni di proprietà americana, sono stati gestiti i rapporti con il mondo della politica, improntati unicamente al rispetto dei ruoli istituzionali.

Che Lotti abbia un rapporto diretto con il mondo del calcio (al netto della sua passione per il Milan), poi, è un fatto consolidato nelle carte delle varie inchieste. Nelle ultime settimane, infatti, sono state pubblicate intercettazioni in cui lo stesso esponente del Pd ha riferito all'ex presidente dell'Anm Luca Palamara di un inedito ruolo dell'ex premier Matteo Renzi quale mediatore di un'ipotetica vendita della Roma al Qatar. Non solo. Sempre intercettato, Lotti ha raccontato di un suo ruolo relativo ai diritti tv della Premier League e va sottolineato che già in passato il suo nome era già stato accostato a quello del club di Pallotta. Da ministro dello Sport, del resto, spese parole importanti a favore della costruzione dello stadio di Tor di Valle. E ancora: le cronache del novembre del 2017 attribuiscono all'allora ministro dello Sport un ruolo decisivo nell'impegnare il governo guidato da Paolo Gentiloni, con Graziano Del Rio ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ad inserire in Finanziaria il contributo necessario alla costruzione del Ponte di Traiano, fondamentale per la viabilità dell'area nella quale dovrebbe sorgere il nuovo impianto.

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Nesta idolo

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 25 Mag 2020, 23:23
Per non dimenticare:


Roma: Il Caso Bergamo-Sensi

10 Ottobre 2006
Pagina 1 di 2

SensiIl 4 luglio 2005 il quotidiano Il Tirreno esce con un articolo esplosivo su un presunto accordo tra il presidente della Roma Franco Sensi e il designatore arbitrale Paolo Bergamo: il primo avrebbe promesso contratti con la Ina-Assitalia (società assicurativa sponsor della Roma, nella quale lavorava Bergamo) in cambio di una lista di cinque arbitri graditi. Lo diciamo subito, è una vicenda spinosa che ha portato con sé minacce di querele. Al fine di restare fuori da ogni questione, ci limitiamo a riprodurre solo alcuni articoli tratti da quotidiani e riviste, lasciando al lettore ogni eventuale considerazione. Cominciamo con l'articolo originario, quello de Il Tirreno:

ROMA. Parlavano di un'altra bufera, Mario Saporito, imprenditore edile, e l'assicuratore Paolo Bergamo, designatore degli arbitri di serie A e B, amici e livornesi, in quel novembre del 2002. Non si spiegavano perché Igor Protti, artefice di quella squadra appena uscita dall'inferno, dopo una lite con gli ultrà, se ne stesse chiuso nella sua villa di Cecina a pensare se lasciare o meno il calcio giocato. Dal pallone di provincia, si sa, a quello nobile, il salto è breve. Anche perché quel giorno del 2002 Saporito - che qualche giorno fa è stato ascoltato come persona informata sui fatti dalla polizia giudiziaria - si trova a tu per tu con un personaggio, Bergamo, che nel mondo del calcio vive da sempre e ne conosce tutti i meandri.
Così l'ex designatore si mette a raccontare di una visita fatta un mese prima a villa Pacelli, residenza romana della famiglia Sensi. E mentre nella conversazione l'affaire Protti passava in secondo piano, facevano la loro apparizione ben altri argomenti che sarebbero tornati d'attualità due anni dopo, oggi. Scatenando una bufera.
Bergamo, dunque, racconta all'amico quella visita a Villa Pacelli a casa Sensi: «Ha dei quadri fantastici alle pareti», dice. «Sono dell'Ottocento, varranno 150 milioni l'uno. Mi ha fatto vedere anche quello che vuol regalare al Papa».
Saporito ascolta e Bergamo si sfoga. Non si è ancora scrollato di dosso l'affare degli orologi, i Rolex che proprio Sensi due anni prima aveva regalato per Natale ai 35 arbitri professionisti e che li avevano portati di nuovo in prima pagina. «Uno degli orologi era d'oro, quello regalato al direttore di un importante quotidiano sportivo. E gli altri arbitri, i miei colleghi, a lamentarsi perché ci era toccato solo uno Swatch (così si legge ndr) d'acciaio». Di Sensi e della Roma i due amici parlano e riparlano, anche perché sono i giorni in cui il presidente si lamenta degli arbitraggi che ricorrono più volte nella discussione, anche perché è l'anno in cui la Roma si sente vittima delle terne.
«Quella volta», rivela Bergamo, «Sensi mi parlò di una polizza. Mi disse: lei è assicuratore, vero? Perché io dovrei fare una polizza da due miliardi per una piattaforma petrolifera».
Vai a pensare che sotto il tavolino dell'ufficio di Saporito, in via Marradi 4, a Livorno, i finanzieri avevano piazzato una microspia cercando tutt'altre cose, rivelazioni e conferme riguardo all'inchiesta che si stava conducendo in città sugli intrecci tra politica e appalti.
E invece s'erano trovati nei nastri parole che avrebbero scatenato una tempesta nel mondo del calcio. Tanto da portare il sostituto procuratore del tribunale della capitale, Luca Palamara, ad aprire un fascicolo dove compaiono i nomi di Bergamo e di Franco Sensi, patron della Roma. L'ex arbitro,, sollecitato dal Tirreno, non lo ricorda proprio quell'episodio. «Io conosco Sensi come una persona perbene», ha detto al giornale e al suo legale di fiducia, Sergio Russo. «Come agente generale dell'Ina Assitalia per la provincia di Livorno non ho mai avuto a che fare col presidente della Roma. Contratti con una delle sue società con la mia agenzia? Mai stati fatti». Smentisce amareggiato.
E amareggiato, pochi giorni dopo quelle dichiarazioni, nel luglio scorso, lascia il mondo arbitrale e il suo ruolo di designatore. «Troppi veleni», dirà ai giornalisti che gli telefonano.
Eppure oggi è proprio quello il particolare illuminante che il magistrato romano cerca: la polizza che, secondo l'intercettazione, Sensi avrebbe promesso a Bergamo.
L'arbitro livornese vi accenna mentre parla con Saporito: «Un contratto da due miliardi», specifica. Seicento milioni la provvigione che l'assicuratore ne avrebbe tratto. «Un mese e mezzo dopo mi chiama un amico dell'Ina, uno che conosco da anni e lavora al settore della responsabilità civile. Se mi mette seicento milioni lì non posso mica rifiutarli».
Il registratore va avanti, macina minuti, e quelle parole oggi sono oggetto di un'indagine. Il rapporto della Guardia di Finanza è preciso, ma il magistrato vuole vederci chiaro e verificare se si tratti solo di parole ambigue e di sospetti oppure di episodi più concreti.
Capire, per esempio, perché Bergamo non informò la giustizia sportiva, e soprattutto se e come quel contratto sia stato compilato. In maniera diretta o, come Sensi avrebbe suggerito (lo dice sempre Bergamo nella conversazione intercettata) attraverso un'altra agenzia dell'Ina a Roma e poi fatta arrivare nel pacchetto clienti a Livorno.
Il pm Palamara ha già disposto l'acquisizione agli atti di quella polizza e quindi molte domande avranno presto una risposta. Tutti i protagonisti smentiscono con fermezza. Bergamo, soprattutto, ma anche la Roma, attraverso il suo direttore generale che annuncia querele e azioni giudiziarie contro i giornali che dovessero parlare ancora della vicenda: «Non c'è nessuna indagine, Sensi non è indagato». Un'indagine, invece, esiste, come il "Tirreno" documenta. E va avanti almeno da due anni. Prima è stata la polizia giudiziaria della Finanza a fare accertamenti. Addirittura gli inquirenti hanno fotografato dall'elicottero la piattaforma petrolifera al largo di Civitavecchia di proprietà della Italpetroli, società del gruppo Sensi. E sono anche andati alla ricerca degli eventuali favori che Bergamo avrebbe potuto fare a Sensi. In campo arbitrale, naturalmente, attraverso nomi di giacchette nere gradite ai giallorossi.
Così sono stati passati al setaccio risultati di tutte le partite di quello che fu per la Roma un "annus horribilis" contrappuntato da continui arbitraggi sfavorevoli da prima ancora di quel novembre 2002 e almeno fino alla fine del campionato. Ma anche questo è un nodo che solo il magistrato, una volta completato il lavoro, potrà sciogliere.

La vicenda era stata menzionata due giorni prima da alcuni giornali, ma il tutto si era limitato ad un pour parler. Vediamo cosa scrisse Repubblica il 2 luglio 2005:

Una chiacchierata lunga mezz' ora durante la quale un autorevole personaggio del mondo del calcio parla a ruota libera, fa il nome di cinque arbitri disposti ad accettare regali o somme di denaro, sostiene anche ipotesi di "pilotaggio" di designazioni: è in questa intercettazione ambientale, riassunta in due pagine dalla Guardia di Finanza di Livorno, il nuovo scandalo che scuote il mondo del calcio.
La cimice era stata messa in un ufficio all' inizio del 2002: gli inquirenti livornesi stavano indagando su una storia di tangenti (che ha portato al rinvio a giudizio di quattro persone) e soltanto casualmente si erano imbattuti nella chiacchierata "calcistica". Nella telefonata, oltre a quello degli arbitri, pare sia stato fatto anche il nome di Franco Sensi, presidente della Roma, che in quel periodo era particolarmente infuriato con Franco Carraro, numero 1 della Figc, e con i due designatori, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto. Il patron giallorosso si lamentava infatti per una serie di arbitraggi estremamente infelici nei confronti della sua squadra. È certo comunque che i cinque arbitri citati, e finiti nell' intercettazione, siano della Can di serie A-B.
Arbitri che, stando a chi parlava, erano particolarmente malleabili. L' ipotesi potrebbe quindi essere quella della frode sportiva, ma nel caso venissero fuori anche sospetti di scommesse si potrebbe aggiungere la truffa. Livorno ormai ha chiuso il suo lavoro: strano, comunque, che pur di fronte ad una "notizia criminis", ci sia soltanto un' intercettazione su questo personaggio calcistico (che probabilmente mai ha saputo di essere stato ascoltato e che non è stato sentito sinora dai magistrati). La pratica adesso è passata a Roma. Il pm Luca Palamara, che ha aperto un fascicolo, non ha allo stato iscritto alcun nome nel registro degli indagati: nei prossimi giorni il magistrato procederà alla identificazione certa della persona intercettata.
Per il momento nel fascicolo della procura capitolina vi sono soltanto le trascrizioni della conversazione telefonica (due pagine, appunto). Circostanze, nomi e atti che hanno ancora necessità di riscontri: se ne sta occupando la Guardia di Finanza di Roma. Ma anche l' Ufficio indagini della Federcalcio si è attivato, pur non avendo aperto alcun fascicolo in questo momento. Il generale Italo Pappa si è già incontrato, nei giorni scorsi, con i magistrati romani Torri e Palamara e ora attende i riscontri della Procura prima di decidere come (e se) muoversi. Tutto ruota, appunto, su quell' unica intercettazione.
Ora dovrà essere chiarita, nei dettagli. Da parte della Figc c' è la volontà di accertare la verità, per non lasciare alcuna ombra su questa vicenda. Pappa martedì chiuderà personalmente gli interrogatori sul caso Genoa con Preziosi e Dal Cin (più avanti dal capoluogo ligure gli arriverà il secondo filone, quello relativo alle scommesse). Poi il capo dell' Ufficio Indagini, scritta la relazione su Piacenza-Genoa e Genoa-Venezia, si concentrerà su "fischietti" e dintorni. Già lo scorso anno due arbitri, Marco Gabriele e Luca Palanca, erano finiti nel mirino di un' inchiesta giudiziaria, quella legata alle scommesse: la Dia di Napoli li aveva indagati per associazione a delinquere, ma, dopo un periodo di sospensione cautelare, erano potuti tornare ad arbitrare (Gabriele 6 partite in A, Palanca 3 nell' annata appena chiusa). L' indagine giudiziaria da tempo è ferma.
Calciopoli, intercettazioni Pradè-Mazzini

di Gioia Bò 
16 Aprile 2010

In principio era la Juventus, solo e soltanto lei accusata di ladrocinio e di scarsa sportività e costretta a pagare in termini di punti, di credibilità e di soldi. Altre squadre in quel periodo vennero penalizzate, ma se chiedete all'italiano medio chi sia l'Arsenio Lupin del campionato, vi sentirete rispondere che è solo e soltanto la Vecchia Signora. Sono trascorsi quattro anni dai fattacci che hanno sconvolto il calcio nostrano, ma i nodi cominciano a venire al pettine e con il materiale apparso in queste settimane sui quotidiani si potrebbero riaprire discussioni e processi fino alla fine dei tempi.

L'Inter sembra essere la maggiore indiziata, ma a quanto pare neanche il Milan è esente da colpe, né tantomeno la Roma, un'altra società che si vantava di essere pulita e di aver sempre subito i torti altrui. Basta ascoltare la telefonata tra Daniele Pradè, direttore sportivo giallorosso, e Innocenzo Mazzini, vicepresidente della Figc:


Mazzini: Non rispondi più al telefono, ti sei montato il capo anche te per una vittoria?
Pradè: Ma chi è?
Mazzini: Sono Innocenzo Mazzini, il tuo presidente
Pradè: Come è possibile che non rispondo a te, ma scherzi? Con quello che stai facendo per noi... Non l'avevo sentito Innocenzo, ce l'ho...
Mazzini: Raccontami come tu vai?
Pradè: Te ce devi dà... Lo sai che punto molto su di te...
Mazzini: Ma cazzo, icchè devo fare di più?
Pradè: Niente... Dobbiamo passare domani e poi ci aspetta un grande futuro
Mazzini: Certo
Pradè: E anzi se passiamo domani mi piacerebbe molto incontrarti e parlarti
Mazzini: Sì tesoro mio
Pradé: Anche magari la dottoressa Sensi, incontrarti. Io gli ho parlato già di tutto.
(...)
Mazzini: Tu troverai un ambientino... Menomale che tu sei tutelato molto, perchè c'è un grande arbitro...
Pradè: Quanto grande?
Mazzini: Grandissimo.

La gara era Roma-Atalanta del 22 maggio 2005, quando i giallorossi rischiavano di finire in B e si giocavano le ultime cartucce contro gli orobici fanalino di coda. L'arbitro assegnato alla partita fu Bertini e il risultato finale fu di 1-0 per la Roma, che proprio grazie a quella vittoria riuscì a salvare la stagione. A voi le considerazioni.

Nesta idolo

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