LO SCENARIO - LA SOCIETÀ RESTA IN VENDITA
Un rapido passaggio di proprietà sarebbe il primo step del rilancio (Corriere dello Sport, 11 Giugno 2020)
Caccia al nuovo acquirente, sempre che non torni in ballo Friedkin
di Roberto Maida
ROMA
Se il presente è freddo e nuvoloso, in tinta con lo strano giugno che stiamo vivendo, il futuro può garantire un sensibile miglioramento delle condizioni meteo della Roma. Bisogna tornare al punto 5 del report presentato agli azionisti dal Cda in vista dell'assemblea di fine mese: «L'apporto di risorse da nuovi investitori» è un presupposto fondamentale per «coprire il proprio fabbisogno finanziario e poter disporre di sufficienti risorse patrimoniali». In pratica, Guido Fienga aspetta il passaggio di proprietà per evitare di depauperare la squadra del proprio patrimonio tecnico.
IL QUADRO. Insomma, serve un Friedkin il prima possibile. Magari proprio Friedkin, che spinto dal figlio Ryan potrebbe tornare a confrontarsi con Pallotta per riaprire una trattativa al momento saltata. In ogni caso un compratore solido e determinato, che possa risultare credibile nei programmi oltre che nelle promesse finanziarie. Non è il profilo di Joseph DaGrosa, ex presidente del Bordeaux, che ha alimentato ad arte le voci sul suo interessamento per la Roma ma in realtà potrebbe essere interpellato solo per una quota di minoranza delle azioni. Un partner come tanti, dunque. Quello che Fienga vuole invece è un investitore qualificato che possa sostenere una società che perde quasi 15 milioni al mese (-126 dopo i primi tre trimestri d'esercizio) e ha scavallato quota 280 con l'indebitamento complessivo.
RESISTENZE. In questo c'è convergenza d'interessi e di vedute con Pallotta, che da parte sua ha fissato a 600 milioni lordi (incluso il debito) la base minima di una nuova negoziazione, dopo aver rifiutato i 575 di Friedkin. Aspettando novità positive sullo stadio, che ancora non ha sciolto i nodi. La banca Goldman Sachs ha riattivato i radar per promuovere nel mondo l'asset As Roma. Ma finora non ha raggiunto un obiettivo appetitoso. Da qui lo scollamento interno: Pallotta ha preferito acquistare un pacchetto di crediti futuri della società prestandole denaro (26 erogati, 30 ne riavrà indietro) per garantire liquidità nel breve periodo, mentre l'amministratore delegato avrebbe preferito andare avanti con l'aumento di capitale, che comunque andrà completato il 31 dicembre. Ma la scarsa stabilità finanziaria si avverte anche nelle conclusioni, sempre firmate da Fienga: «Gli amministratori hanno valutato che gli eventi (...) possono far sorgere dubbi significativi sulla capacità della società di continuare ad operare come un'entità in funzionamento». La Champions League, qualora fosse riconquistata, permetterebbe di sfruttare l'anno di break deciso dall'Uefa sul fair play finanziario per tornare a galla, difendendo magari i calciatori più importanti come Zaniolo e Pellegrini. Ma nel medio-lungo periodo non è la soluzione di una società che costa troppo rispetto a quanto fattura. Sul taglio dei costi qualcosa verrà fatto, così come sulle plusvalenze che accresceranno i ricavi. Sul potenziamento strutturale dell'azienda però potrà incidere solo un nuovo padrone: in serata si è sparsa la voce di un interessamento di una nuova cordata, che farebbe capo a uno dei soci più fedeli di Pallotta, cioè Richard D'Amore, presenza fissa durante le tournée estive della Roma. Il gruppo americano si chiama North Bridge Venture Partners e si occupa di telecomunicazioni. L'ipotesi per ora non trova conferme.