Sono del '67, ero un ragazzo.
Andai allo stadio da solo, al diavolo le liturgie, niente più scaramanzie, da solo senza la consueta compagnia dei miei 3 amici di sempre. Vissi quella giornata completamente da solo, dalla mattina fino al momento di entrare allo stadio, non ricordo quante ore prima. A casa rimasi tutto il tempo da solo, neanche una parola con mio padre, laziale di vecchissimo corso, solo sguardi di amore e paura, neanche una parola con mia madre, troppo preoccupata per la nostra salute. Le mie sorelle, più grandi di me, non capivano ma erano in silenzio anche loro. Feci il solito percorso da Via Ferrari allo stadio da solo, totalmente incurante di quello che poteva succedere intorno a me. Anche fuori dallo stadio, brulicante di potenziali infartuati, ero assolutamente da solo. Poi salii le scalette e... chi c'era non lo potrà mai dimenticare, chi non c'era non potrà mai capirlo... 80.000 persone in un'anima sola, un popolo che respirava con dignità ed orgoglio al ritmo di un unico battito, il cuore un metronomo che batteva tanto forte da fare male al petto... dopo un'attesa durata anni finalmente entrarono in campo, attraverso le lacrime vidi sfocate solo le maglie biancocelesti... la partita l'ho rimossa, la vissi in uno stato comatoso dal quale mi risvegliai soltanto a 6 minuti dalla morte sportiva... cross, rinvio sbilenco, apertura a sinistra, tiro disperato... 2, 3, 4 secondi durante i quali la palla sparì chissà dove, quell'unico immenso cuore si fermò, calò un silenzio improvviso ed assordante, il popolo rimase in apnea come se venisse strangolato... poi... la palla riapparì in fondo alla rete, gonfiò la rete e gonfiò quel povero vecchio cuore di un amore e di una felicità indelebili, gonfiò quell'unica immensa anima di un'emozione indescrivibile, gonfiò 160.000 occhi di lacrime di gioia che tornano calde a rigare i volti ogni volta che riaffiora il ricordo...lo stadio esplose come mai era esploso prima, come mai sarebbe esploso dopo, come mai potrà esplodere in futuro in qualsiasi posto del mondo... bandiere e sciarpe lo inghiottirono e lo mimetizzarono con i colori del cielo... mi ritrovai abbracciato ad una ragazza, bellissima, che mi stringeva come mai mi aveva stretto nessuno prima, che singhiozzava sul mio petto e sussurrava con un filo di voce "gooooooooooooooooool"... avrebbe voluto gridare, ma dovetti chinare la testa su di lei per sentire, sommesso, quel suono impercettibile: "gooooooooooooooooool"..., poi alzò la testa, mi sorrise tra le lacrime e con voce ancora più flebile sussurrò qualcosa... non l'ho più vista, non ho mai saputo quale fosse il suo nome, non ho mai saputo cosa avesse sussurrato... ripresi la strada di casa, dallo stadio a Via Ferrari completamente da solo, la gente impazzita intorno a me alzava al cielo bandiere e canti... mio padre, gli occhi umidi che tradivano le lacrime asciugate in fretta, mi accolse senza parole, con un abbraccio che non potrò mai più dimenticare... mia madre aveva il volto felice di chi è felice perchè sono felici le persone che ama... le mie sorelle non capirono ma sorrisero felici anche loro...
Solo la sera seppi che quando la palla sparì finì tra i piedi di Giuliano Fiorini e che fu lui a spingerla in fondo alla rete...