Roma: resta la tensione finanziaria - Il Sole 24 Ore

Aperto da Redazione Lazio.net, 22 Mag 2018, 07:12

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Citazione di: CodyAnderson il 29 Giu 2020, 22:16

Io una domanda per i nostri esperti ce l'ho su Pallotta. Perché dovrebbe preferire il fallimento a continuare a tenere in piedi la merda? Anche vendendo tutto.

Ciao Cody, ti dico come la vedo io.

Nessun imprenditore preferisce il fallimento rispetto a tenere in piedi la sua impresa. Però, purtroppo, per una serie di motivi diversi, le imprese possono fallire... e infatti falliscono.

Le decisioni che impattano sul futuro del trigoria sono due, e pertengono a due soggetti diversi: Jim e il magnate a cui è offerta la cloaca.

1) Jim decide in che modo risanare la cloaca, che nel frattempo è in vendita
2) Il magnate :pp a cui è offerta la cloaca decide se comprare o meno


La decisione di Jim
Supponiamo, per semplicità, che i soci di minoranza di Jim si siano sfilati e non verseranno più un euro :s. Per risanare la cloaca, Jim ha a disposizione due diverse strategie: (a) effettua una massiccia ricapitalizzazione, operando solo un ridimensionamento minimo dei costi; (b) vende tutti i calciatori che hanno mercato e attua un ridimensionamento massiccio dei costi, senza versare un euro di capitale.

Entrambe le scelte sono valutate in base a quella che, per Jim, è la ragionevole possibilità del verificarsi di eventi futuri che impattano sul valore della cloaca, e quindi sul prezzo di vendita, e quindi su quello che sarà il ritorno finale di Jim da questa operazione.

Ad esempio, se oggi Jim fosse certo che entro un anno venisse avviato lo stadio, molto probabilmente opterebbe per la strategia (a). Ma sullo stadio, e non solo, incombono incertezze. Lo spettro di una seconda ondata della pandemia e la forte recessione economica sono forti deterrenti ad un massiccio investimento. Nello scenario peggiore, Jim si vedrebbe di nuovo mangiato tutto il capitale versato nel giro di pochi mesi. :s

La strategia (b), quella massiccio ridimensionamento, darebbe il via a un circolo vizioso, alimentato dal calo dei ricavi. Tutto ciò contribuirebbe ad aumentare il rischio che il debito obbligazionario in scadenza nel 2024 non possa essere rifinanziato, cosa che li condurrebbe al botto. :s

Sarebbe inutilmente tedioso mettersi a confrontare equazioni e probabilità, però alcuni concetti sono pacifici. In particolare:

  • una ricapitalizzazione aumenta moltissimo la probabilità di sopravvivenza della cloaca rispetto al ridimensionamento drastico.
  • Ma, allo stesso modo, una ricapitalizzazione riduce il margine di Jim dalla vendita della cloaca.
  • Inoltre, non è escluso che anche in presenza di ricapitalizzazione il botto possa verificarsi lo stesso:
  • in tal caso, Jim perderebbe, oltre ai capitali già versati finora, anche quelli della ricapitalizzazione.
Potremmo andare avanti per molto, definendo vettori di probabilità degli eventi futuri e valori della cloaca in corrispondenza di ciascuno di essi, funzione di utilità e grado di avversione al rischio di Jim eccetera eccetera... ma mi sembra decisamente fuori luogo proseguire oltre  :=))


La decisione del magnate
Il fatto che Jim abbia messo in vendita la cloaca, non significa che trovi qualcuno disposto a comprarla. :pp

Per il magnate cui è sottoposta la brochure del trigoria, valgono in larga parte tutte le considerazioni fatte per Jim circa l'opportunità di investire dei capitali.

Rispetto a quelle considerazioni, però, se ne aggiungono almeno altre due. La prima riguarda la congruità del prezzo di acquisto della cloaca chiesto finora da Jim. A marzo 2020 il patrimonio netto consolidato del gruppo as trigoria era negativo per 180 milioni di euro. Ovvero, i debiti (finanziari e commerciali) superavano le attività (marchio e calciatori) per un ammontare di 180 milioni di euro. La cloaca è in crisi finanziaria, i soci di minoranza sono scappati, i ricavi sono in calo, il bond incombe. Evidentemente, al prezzo chiesto finora da Jim nessuno, giustamente, abbocca.

La seconda considerazione riguarda quello che chiameremo "il Dilemma di Aurelio" :pp. Oggi un imprenditore che rileva la cloaca, oltre all'investimento effettuato per rilevare le quote di Jim, deve intervenire massicciamente per ristrutturare la società, che è in dissesto finanziario e ogni giorno che passa vede aumentare il fardello dei debiti. E risanare una società così inguaiata non è un affare che si fa in poco tempo.

Questo imprenditore quindi, probabilmente, si fa due calcoletti, confrontando l'ammontare dell'investimento e il tempo necessario per raggiungere l'obiettivo di ricavi nel caso in cui si prende la cloaca dalle mani di Jim, oppure se la prende tra qualche tempo dalle mani di qualcun altro, a un prezzo più basso e senza debiti ma dalla Lega pro... :pp


m.m.

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 29 Giu 2020, 22:38
Pallotta non fallirà mai, perderebbe tutto. Piuttosto, venderà tutti i giocatori, sistemerà i debiti e proverà a passare la cloaca a qualcun altro. Lui, a mio modesto avviso, sta giocando la sua ultima fiche. Bleffa alla grande, perché il suo investimento ha bruciato quasi tutto il valore, inclusa la parte "merdodromo".

Se davvero bluffa con la sua ultima fiche, il fallimento è una possibilità da non escludere a priori.
Se è in crisi di liquidità, basterebbe un imprevisto qualsiasi per far crollare il castelletto.

Fallendo perderebbe tutto, o quasi, ma mica falliscono solo le cartiere, fallisce anche chi ha messo la propria vita e tutti i suoi beni in un'impresa finita a rotoli per le più disparate ragioni.

Ma a quanto ammonta il suo tutto?
Investimento iniziale + acquisto azioni e quote varie da Unicredit + aumenti di capitale + finanziamenti soci.
In giro si legge circa 300M.

Per converso, anzichè generare ricchezza, ha indebitato la catena societaria per circa 500M, tra bond, perdite portate a nuovo, prestiti con se stesso, con le banche e spalmatura stipendi.
E ogni anno è peggiore del precedente.

Senza il denaro dell'UEFA e con il contenzioso per i diritti tv, il prossimo bilancio appare assai complicato. Le plusvalenze non basteranno e gli servirà non una, ma una montagna di fiches per garantire la continuità aziendale.

È davvero disposto a bruciare in quella fornace qualche altro centinaio di milioni di chi gli ha dato fiducia e risparmi, in attesa di un pollo che prenda il suo posto in quel lavacro di sangue?
Qualche dubbio sorge.
Lo sapremo presto, a dicembre, quando si capirà quanta voglia abbia di coprire l'intero aumento di capitale entro la fine dell'anno.
Sono tempi duri questi, specie in USA.

Ma allora, perchè non vende oggi stesso a Fricchin, alle condizioni di Fricchin?
Ammesso che esista, secondo me, l'offerta reale è irrisoria, tanto da indurlo ad accettare il rischio di far saltare il banco. Tra un piatto di lenticchie e digiunare, in fondo, non c'è gran differenza.
Gli conviene aspettare e vedere se rimedia almeno un panino col salame, intanto venderà tutto ció che ancora respira e ha uno straccio di mercato.

PARISsn

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non falliranno mai,  io sono convinto che di fronte al baratro e con un piede gia' oltre " gli amici degli amici " troverebbero 10 palizzinari o cmq del generone ricco romano che mettono 30 milioni per uno e  li salvano...è chiaro che la sparizione di questo cancro sportivo sarebbe  una  gioia ma stare certi che non accadra', per cui una decina d'anni in mano a degli squali dell'imprenditoria romana che ci si fanno pubblicita' mettono un fantoccio tipo er pupone a fare il presidente e nel frattempo la tengono a livello di rometta di anzalone a me non dispiacerebbe :)

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La sconfitta di Milano ha fatto scivolare Fonseca a -9 dal quarto posto: il progetto di rilancio immediato non ha funzionato

ROMA, ANNO SOTTOZERO (Corriere dello Sport, 30 Giugno 2020)

Si profila un'altra stagione fuori dalla Champions: il quadro finanziario e tecnico è allarmante

di Roberto Maida 
ROMA 


L'unica buona notizia è che stavolta il 30 giugno non è una sentenza: la Roma ha ancora la possibilità di salvare la stagione, con dieci giornate di campionato e l'Europa League di agosto, e di alleggerire il bilancio grazie alla sospensione del fair play finanziario decisa dall'Uefa. Per il resto è impressionante il circuito di autolesionismo in cui la società e la squadra si sono avvitate, specialmente in questo sciagurato 2020. Prima di Natale, a Firenze, la Roma giocava una delle sue migliori partite e sembrava avviata a un sereno cammino verso la Champions. Dal ritorno in campo, a gennaio, ne sono capitate di tutti i generi: subito due partite perse all'Olimpico, con tanto di infortunio drammatico di Zaniolo; la rincorsa dell'Atalanta, con scontro diretto perso a Bergamo; l'inizio della pandemia che ha fatto saltare, o almeno congelare, il passaggio di proprietà, con Friedkin pronto a subentrare e a sistemare i conti, ora assestati su perdite record (il bilancio si chiuderà intorno ai -130 milioni); la sospensione di Petrachi, un direttore sportivo ormai inviso al presidente Pallotta, alla dirigenza e alla squadra, tra faide e gelosie interne. 

DISASTRO. In questo contesto, la brutta sconfitta di domenica a San Siro rientra incredibilmente nell'ordinario di una squadra abituata all'ascensore dei risultati. Quando lo stesso Petrachi, lo scorso 4 luglio, aveva parlato di «anno zero», forse era stato ottimista. Perché oggi non sembra essere stata posta alcuna base per il futuro. Anzi. Con il nuovo allenatore, Fonseca, la Roma ha fatto solo un punto in più dell'anno scorso e senza giocare la Champions League. Nel 2019 Di Francesco venne esonerato, con successive dimissioni di Monchi, dopo aver perso 6 partite in campionato. Fonseca è arrivato già a quota 8. Può essere sempre colpa degli allenatori, che pure sbagliano come ogni essere umano? Dal 2011, la proprietà americana ne ha avuti 8. E tutti, chi prima chi dopo, sono stati messi in discussione dal management. O meglio da Franco Baldini, l'unico dirigente italiano che ha la completa fiducia di Pallotta. Baldini è tornato operativo quando il patron ha rotto con Friedkin. Da quel momento, guarda caso, Petrachi ha perso autorevolezza fino alla rottura. Il solito equivoco, le solite sovrapposizioni.

RIDIMENSIONAMENTO. Stavolta almeno non sono previsti cambiamenti traumatici. Sia perché la Roma ormai è a 9 punti (e mezzo) dall'Atalanta con possibilità quasi nulle di centrare il quarto posto, sia perché la società ha fiducia nel lavoro di Fonseca, apprezzato anche dai giocatori. Ma lo scenario, salvo la conquista dell'Europa League che renderebbe memorabile una stagione gelida, appare inquietante: senza i soldi della Champions per il secondo anno consecutivo, senza lo stadio di proprietà che era uno spot promozionale della nuova gestione, senza un compratore che decida di investire su un club che ha i conti lacerati, la Roma continuerà il ridimensionamento che già Ranieri, nella primavera 2019, aveva svelato con chiarezza. Non si tratta solo del futuro di Zaniolo e Pellegrini ma di una speranza di grandezza e di un'idea di ambizione che rischiano di svanire. Più che un anno zero, è stato l'anno sottozero.

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IN STALLO LA CESSIONE DEL CLUB

Roma, giostra impazzita. Il quarto posto è sfumato e ora i conti fanno paura (La Repubblica, 30 Giugno 2020)

Otto allenatori e cinque direttori sportivi cambiati in nove anni della gestione Pallotta

di Matteo Pinci


Il prossimo 18 agosto saranno 9 anni. Tanti ne sono passati da quando James Pallotta ha rilevato la Roma: era il 2011 e sembrava l'inizio di qualcosa di nuovo, un percorso in ascesa, un'Opa lanciata sul calcio italiano. Era invece un gigantesco gioco dell'oca, in cui alla fine di ogni stagione si riparte dal via. La sconfitta di San Siro contro il Milan ha fatto scivolare Dzeko e compagnia a 9 punti dall'Atalanta quarta, 13 dall'Inter terza, certificando forse in via definitiva che anche quest'anno l'obiettivo è sfumato. Oggi è la qualificazione in Champions, perseguibile solo vincendo l'Europa League. Ieri era lo scudetto, utopia rimasta tale come ogni rivoluzione che si è alternata all'ombra dei lecci di Trigoria.
Otto allenatori in 9 stagioni, ma anche tre presidenti, cinque amministratori delegati, due direttori generali, quattro direttori sportivi, e diventeranno cinque appena verrà comunicato l'esonero di Petrachi per avvicendarlo con l'ex portiere De Sanctis. Soprattutto 152 giocatori alternati per 832 milioni di euro spesi. Una Penelope sempre pronta a disfare il proprio capolavoro, proprio quando basterebbe poco per completarlo. Se Atalanta e Lazio hanno costruito la propria fortuna sulla stabilità di un albero motore in cui innestare ogni anno una novità, la Roma s'è affidata alla frenetica ricerca di migliorarsi cambiando, dettata però dalla necessità di far quadrare i conti: per anni l'equilibrismo del ds Sabatini ha prodotto cessioni milionarie per compensare la crescita parallela di costi e ambizioni. Migliorandosi sempre: via Marquinhos per Benatia, Benatia per Manolas. Un gioco rischioso che ha smesso di funzionare quando, col ds Monchi che per questo s'è guadagnato l'odio imperituro di Pallotta, chi arrivava non era più all'altezza di chi andava via: Schick per Salah, Olsen per Alisson, Pastore per Nainggolan, Nzonzi per Strootman. Quei nomi erano la cravatta con cui la Roma voleva presentarsi al ballo delle grandi, sono diventati invece un nodo scorsoio. Un anno fa il club chiudeva il bilancio con un rosso di 24 milioni, oggi complici pandemia e assenza dalla Champions - è già di 126 a tre mesi dalla chiusura dei conti. Il capitale sociale è sceso sotto il limite legale, si viaggia a vista: la dirigenza sta strizzando le possibilità offerte dal decreto Liquidità rinviando le scadenze a dicembre, pagando gli stipendi col ricorso a un prestito garantito dallo Stato, si è fatta scontare crediti futuri dalla società di Pallotta. Che di finanziare il giocattolo ha sempre meno voglia: la via di uscita era cedere il club a Dan Friedkin, che con un forte sconto l'acquisterebbe ancora. Il presidente però parla anche con altri soggetti interessati, sempre d'origine statunitense. L'ultima spiaggia si chiama Europa League: finisse male - il prossimo avversario è il Siviglia del nemico Monchi - chi ostacolerebbe un nuovo rimpasto? Se non altro, ieri è tornato ad allenarsi Zaniolo: con Pellegrini, l'unico volto che lascia ai tifosi il bagliore della speranza. In Europa giocherà, come anche Smalling e Mkhitaryan: trattenuti per non ricadere nella tentazione della rivoluzione.

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LA ROMA AMERICANA HA TOCCATO IL FONDO (Il Messaggero, 30 Giugno 2020)

la stagione peggiore della gestione Usa: mai i giallorossi sono stati così lontani dalla zona Champions. Pallotta cerca l'erede negli States, Fienga supporta Fonseca

IL FOCUS

ROMA Profondo giallorosso. A San Siro evapora definitivamente l'ambizione. E in classifica viene a galla solo il ridimensionamento. Mai la Roma, da quando nell'agosto del 2011 sono sbarcati a Trigoria gli americani, era stata così lontana dal 4° posto, obiettivo principale e vitale per il club, ingolosito dalla vetrina internazionale del più prestigioso torneo continentale e ancora di più dall'introito garantito, circa 50 milioni a stagione, dalla partecipazione alla Champions. La squadra di Fonseca alla giornata numero 28 del torneo ha 9 punti dall'Atalanta (10, contando il vantaggio di Gasperini negli scontri diretti). Abituata a piazzarsi sul podio, ha fallito il piazzamento solo con Luis Enrique nel 2012, con Zeman sostituito in corsa con Andreazzoli nel 2013 e con Di Francesco che poi lasciò a Ranieri l'anno scorso. Ma in queste 3 stagioni il ritardo, a questo punto del campionato, è sempre stato accettabile: rispettivamente il distacco è stato di 4, 3 e 4 punti, meno della metà di quelli accumulati con la flessione del 2020. Sempre competitiva, dunque, e in corsa. L'asticella abbassata conferma quanto la proprietà Usa abbia perseverato nella cattiva gestione spesso sopravvalutata dall'inspiegabile propaganda mediatica.
SVOLTA BUONA
Pallotta ha intanto deciso di chiamarsi fuori. Lo ha chiarito nella auto-intervista al sito del club. In prima persona si sta dedicando alla cessione della Roma. Ha provocato Friedkin, con l'intenzione di ottenere il rilancio del possibile erede al trono, vicinissimo a chiudere a febbraio. L'attuale presidente ha rallentato l'operazione, senza cogliere al volo la chance, e ha detto no ultimamente all'offerta al ribasso di Friedkin. Che resta interessato alla società e che rimane in vantaggio avendo ultimato la due diligence. Pallotta, però, parla anche con altri investitori. Ancora americani. Almeno un paio di soggetti. Vuole occuparsi in proprio della vendita, pure se a Londra c'è chi lo aiuta. Guardando, non si mai, verso Oriente. La situazione debitoria spaventa: superiore ai 300 milioni. In più è stato sfruttato il Decreto Liquidità, 6 milioni di prestito a tasso vantaggioso, per pagare gli stipendi dei dipendenti. L'obiettivo del presidente è di lasciare entro l'inizio della nuova stagione. Eppure, proprio per non abbassare il valore, fa sapere di non aver fretta. Senza la qualificazione in Champions (si può conquistare anche vincendo l'Europa League), andranno via anche i giocatori più quotati. Sarebbe problematico confermare Dzeko e tenersi stretto Zaniolo. Anche perché la quotazione di mercato dei partenti annunciati, Under e Kluivert, cala di partita in partita.
VUOTO DI POTERE
Oggi la Roma è Fonseca. Anche perché il presidente qui non c'è e, sospeso il ds Petrachi, lascia che a comandare sia il ceo Fienga, più volte a colloquio con il tecnico nelle ultime ore. Il consulente Baldini detta la linea da Londra, il vicepresidente Baldissoni si limita ad occuparsi del nuovo stadio. Non c'è unità, ma dispersione. L'allenatore, alla prima stagione in Italia, non ha la forza di gestire da solo la crisi del gruppo. L'anno scorxo il portoghese è stato la quarta scelta, battuto De Zerbi nel ballottaggio, dopo i no di Sarri, Conte, Gasperini e Mihajlovic. Ma vive in apnea pure la società che nessuno tratta da big. Nè in Italia, basta vedere il Cagliari che non ha rispettato l'impegno sul bonus da 900 mila euro per Olsen, nè all'estero. Lo United, al momento, ha solo concesso di trattenere Smalling fino alla conclusione del campionato. Non c'è accordo nè per utilizzarlo in Europa League nè per il riscatto.
Ugo Trani

tommasino

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Certo che sti giornalisti só proprio tifosi, eh!
La settimana scorsa, dopo una vittoria ma sopratutto dopo una nostra sconfitta, erano tutti possibilisti; adesso, dopo una sconfitta ma sopratutto dopo una nostra ennesima vittoria, sono depressi e vedono tutto nero. Speriamo che questo nero diventi sempre più scuro, che ci devo dire.

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Ugo Trani che parla di "inspiegabile propaganda mediatica"...
No, dico, Ugo Trani...

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Pallotta guarda al di là della classifica
Oltre a Friedkin altri due gruppi Usa (Gazzetta dello Sport, 30 Giugno 2020)


di ma. cec. -ROMA


Per chi segue il calcio del Terzo Millennio, oggi non è un giorno come un altro. Il 30 giugno si chiudono i bilanci e quindi, per certi versi, si orienta il futuro della squadra che verrà. Certo, fra i tanti sconquassi portati dal coronavirus, almeno la sospensione per un anno del «fair play» finanziario da parte della Uefa e il Decreto Liquidità del governo – oltre alla spalmatura dell'ultimo trimestre degli stipendi dei calciatori nei prossimi esercizi – hanno dato un po' di ossigeno alla Roma, che comunque avrà un fatturato di circa 200 milioni e accuserà perdite per circa 130. Niente di davvero nuovo, perché già il trend evidenziato nell'assemblea societaria del 26 giugno era chiaro.
Friedkin insiste
Certo, a Trigoria si sperava che il sogno della rimonta Champions potesse rimanere vivo più a lungo, ma i 9 punti di distacco dall'Atalanta (10 virtuali per gli scontri diretti) non autorizzano sogni, almeno fino a quando non si giocherà in Europa League. Ovvio che il club in questo modo perda di «appeal» o, se vogliamo, non spinga gli investitori a soddisfare le richieste di James Pallotta, che pure spera nel mese di luglio per incassare il via libera sullo stadio. In ogni caso, il rapporto con Friedkin non si è affatto interrotto, anche se ambienti vicini alla trattiva smentiscono colloqui fra legali nell'ultimo settimana. Impressioni? Che ci siano stati o meno, conta poco. Si tratta anche in modi diversi, e i due magnati lo stanno facendo, anche se il feeling personale tra i due resta modesto. Nel mondo degli affari, però, questo in genere è solo un dettaglio, anche perché Friedkin, rispetto ad altri, ha il vantaggio di aver già fatto la «due diligence» e perciò è quello che potrebbe chiudere in tempi più brevi.
Due gruppi bussano
Ma il texan-californiano non è il solo attratto dalla Roma, perché ci sono anche due altri gruppi statunitensi interessati. Di sicuro costoro stanno esaminando i dati che è possibile condividere nella cosiddetta «dataroom». È ancora presto per gli invii dei documenti dall'Italia – o addirittura per i blitz nella Capitale – ma almeno questo primo esame «virtuale» serve per fare una sorta di scrematura utile ad allontanare i semplici speculatori. Forse è ancora troppo presto per sperare che intorno alla Roma si scateni un'asta fra magnati, ma abbastanza per credere che Pallotta possa continuare a sperare di spuntare un prezzo migliore dei 575 milioni proposti da Friedkin. Che in realtà erano 490, visto che 85 milioni sarebbero andati nelle casse della società. La sensazione, perciò, è che presto per il presidente arriverà il tempo delle scelte, visto che da qui a fine dicembre dovrà completare la ricapitalizzazione, versando altri 42 milioni. Ciò che conta, però, è non perdere troppo tempo. Alla Roma serve chiarezza. E presto.

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È immenso dispiacere vedere certe cose.

Tarallo

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Forse è ancora troppo presto per sperare che intorno alla Roma si scateni un'asta fra magnati,

Dici? Riflettici un attimo, magari preso dalla foga hai esagerato nel pessimismo.

Vincelor

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L'articolo di Pinci riflette la sfera di menzogne in cui i tifosi dell'as trigoria hanno vissuto in questi anni. SSi sono potuti permettere giocatori di alto livello (Allison, Manolas, Salah ad esempio) accumulando debiti su debiti. La loro vendita per giocatori meno validi non riflette solo l'incapacità dei DS che si sono succeduti (che pure c'è stata) ma soprattutto la necessità ogni anno di fare cassa.

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mazzok

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questo primo esame «virtuale» serve per una sorta di scrematura utile ad allontanare i semplici speculatori

pure questo passaggio non è male, sempre che il cecchini riporti la realtà, sotto esame non è la roma ma il compratore

AquiladiMare

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Citazione di: PARISsn il 30 Giu 2020, 01:17
non falliranno mai,  io sono convinto che di fronte al baratro e con un piede gia' oltre " gli amici degli amici " troverebbero 10 palizzinari o cmq del generone ricco romano che mettono 30 milioni per uno e  li salvano...è chiaro che la sparizione di questo cancro sportivo sarebbe  una  gioia ma stare certi che non accadra', per cui una decina d'anni in mano a degli squali dell'imprenditoria romana che ci si fanno pubblicita' mettono un fantoccio tipo er pupone a fare il presidente e nel frattempo la tengono a livello di rometta di anzalone a me non dispiacerebbe :)

I soldi, purtroppo per loro, non guardano in faccia nessuno. Vanno restituiti. Noi lo stiamo facendo dal 2004. Loro dovranno farlo..

Gli imprenditori potranno anche tirarli fuori ma vorranno avere dei ritorni.. nessuno butta i soldi a fondo perduto...

Più passa il tempo e più il loro debito diventa sempre più grande... Qualcosa dovranno fare per invertire il trend. Non basta semplicemente fare aumenti di capitale

Slasher89

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Però intanto trattano Cavani.

Che prende 10 milioni a stagione.

Tutti a Fiumicino co le mascherine daaariomma

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 30 Giu 2020, 07:30
LA ROMA AMERICANA HA TOCCATO IL FONDO (Il Messaggero, 30 Giugno 2020)
....L'asticella abbassata conferma quanto la proprietà Usa abbia perseverato nella cattiva gestione spesso sopravvalutata dall'inspiegabile propaganda mediatica....
Ugo Trani
Orgasmi mattutini......

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La Raggi tiene fermo lo stadio

IL TEMPO (F. M. MAGLIARO) - «No, non lo so, stiamo aspettando tutti». Fra i 5Stelle capitolini questa è la risposta alla domanda: cosa aspetta il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ad iniziare le procedure per portare in votazione al Consiglio comunale lo Stadio della Roma? Già da due-tre settimane sul tavolo della Raggi c'è una relazione firmata da Roberto Botta, l'ingegnere vice direttore generale del Campidoglio cui è stato demandato dal Sindaco il coordinamento effettivo di tutti gli uffici tecnici che stanno lavorando al dossier Tor di Valle. Da allora, però, nuovamente silenzio.

All'urbanistica, complice il caos dell'Ufficio Condoni legato all'ultima inchiesta della Procura, non hanno ancora terminato le rivisitazione di tutte le carte tecniche anche perché gli uffici aspettano un cenno di assenso dalla Raggi per chiudere tutto. Ma pure se non tutte le carte tecniche sono perfezionate, la «ciccia» politica è tutta nella relazione Botta. E con quella la Raggi dovrebbe iniziare il complesso iter che porterà al voto finale, l'ultimo passaggio politico che dà il via libera definitivo ai cantieri, iniziando dagli incontri con i consiglieri di maggioranza per evitare sorprese e mal di pancia il giorno del voto.

Fra l'altro, nel cerchio ristretto dei «Raggi boys», circola un'altra considerazione: la Giunta è entrata nell'ultimo anno di attività. A giugno 2021 scade il mandato ma, considerando che gli ultimi quattro-sei mesi sono di campagna elettorale, ne restano più o meno fra i 6 e gli 8 per arrivare alla posa della prima pietra dello Stadio in tempo utile perché la Raggi possa giocarselo come carta per l'eventuale corsa per il bis. Facendo la tara con i tempi tecnici post voto per arrivare all'apertura dei cantieri, siamo già molto vicini al tempo limite. Insomma, serpeggia sorpresa e preoccupazione: Virginia deve fare in fretta se vuole usare la foto sul cantiere dello Stadio per la campagna elettorale e il tempo per arrivarci è ormai ridotto al lumicino.

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Citazione di: Vincelor il 30 Giu 2020, 08:34
L'articolo di Pinci riflette la sfera di menzogne in cui i tifosi dell'as trigoria hanno vissuto in questi anni. SSi sono potuti permettere giocatori di alto livello (Allison, Manolas, Salah ad esempio) accumulando debiti su debiti. La loro vendita per giocatori meno validi non riflette solo l'incapacità dei DS che si sono succeduti (che pure c'è stata) ma soprattutto la necessità ogni anno di fare cassa.

Secondo me, loro settore sportivo è molto abile ed ha raccolto risultati buoni (anche senza vincere un cazzo, ma questo è normalita per loro) per una società allo sbando totale e practicamente fallita per dieci anni.

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genesis

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Citazione di: Vincelor il 30 Giu 2020, 08:34
L'articolo di Pinci riflette la sfera di menzogne in cui i tifosi dell'as trigoria hanno vissuto in questi anni. SSi sono potuti permettere giocatori di alto livello (Allison, Manolas, Salah ad esempio) accumulando debiti su debiti. La loro vendita per giocatori meno validi non riflette solo l'incapacità dei DS che si sono succeduti (che pure c'è stata) ma soprattutto la necessità ogni anno di fare cassa.

Non vale scriverlo adesso, dovevano scriverlo quando accadeva.

Citazione di: The Referee il 30 Giu 2020, 08:20
Ugo Trani che parla di "inspiegabile propaganda mediatica"...
No, dico, Ugo Trani...

8)

Drake

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Citazione di: mazzok il 30 Giu 2020, 08:36
questo primo esame «virtuale» serve per una sorta di scrematura utile ad allontanare i semplici speculatori

pure questo passaggio non è male, sempre che il cecchini riporti la realtà, sotto esame non è la roma ma il compratore
Semplici speculatori tipo pallotta presumo.

Citazione di: eagle s supporters il 30 Giu 2020, 09:14
Virginia deve fare in fretta
(F. M. MAGLIARO)
:sisisi:

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