L'iter del progetto
La partita del nuovo stadio fra veti 5S e l'apertura del Pd (la Repubblica ed. Roma, 9 Luglio 2020)
di Lorenzo d'Albergo
L'opera di persuasione sui 5S contrari. L'apertura del Pd e della Lega. I prossimi step di un iter avviato ormai 8 anni fa e andato avanti a strappi, tra annunci, inchieste e rinvii. La partita di Tor di Valle, sede scelta ormai nel 2012 dalla Roma per il suo nuovo stadio, pare avviarsi alla chiusura. E ora si gioca su tre tavoli: il fronte interno grillino, gli abboccamenti con le opposizioni e il lavoro dei tecnici. Dopo il nullaosta degli uffici sugli atti dell'impianto giallorosso arrivato martedì sera, l'obiettivo della sindaca Virginia Raggi è mettere a segno una tripletta e arrivare alla posa della prima pietra entro giugno 2021. Prima delle Comunali, in piena campagna elettorale.
L'impresa, seppur difficile, è ancora possibile. Come dice il consigliere grillino Angelo Diario, fedelissimo della prima cittadina, bisogna «portare la convenzione urbanistica in aula per settembre » . Se si procederà in tempi record, accelerando per compensare i ritardi accumulati fin qui, i cantieri potrebbero ottimisticamente partire ad aprile. Prima, però, vanno sciolti i dubbi dei 5S.
Nella riunione di martedì con dirigenti e assessori — tre ore di confronto, il bis lunedì — a esprimere tutte le loro perplessità sono state le pentastellate Simona Ficcardi e Gemma Guerrini. La prima preme per ulteriori modifiche al progetto, già ritoccato, per renderlo ancora più sostenibile. La seconda, assente già al voto sulla dichiarazione di pubblico interesse, invece ha chiesto copia della due diligence. Sul finale, poi, si è ritirata dalla videoconferenza Alessandra Agnello: l'opera ricadrebbe nel IX Municipio, quello in cui vive. Infine va pesata la probabile astensione del presidente del consiglio comunale, Marcello De Vito, e dell'ex capogruppo Paolo Ferrara. Sono stati toccati, chi più e chi meno direttamente, dall'indagine su Tor di Valle. Sottratti malpancisti e defezioni forzate, Raggi può contare su 23 voti.
Da soli potrebbero essere sufficienti — per non perdere altri 15 giorni e avere l'immediata eseguibilità ne servirebbero 25 — ma non è detto che a sorpresa un aiuto non arrivi da Pd e Lega. Forze che ieri, sentendo aria di urne, hanno trasformato il loro «no» in qualcosa di molto vicino a un «sì». «Non vogliamo bloccare lo stadio», dice il capogruppo dem Giulio Pelonzi. «Lo stadio va fatto», aggiunge il leghista Maurizio Politi.
Quindi i tecnici. L'obiettivo sarebbe quello di avviare i cantieri già a gennaio 2021. Più facile — anche se di facile con lo stadio non c'è stato niente finora — partire in primavera. Ecco la road map. La prima mossa sarà l'approdo in giunta entro il 10 agosto degli accordi con la Regione (190 milioni per la Roma- Lido) e con la Città Metropolitana ( per unire via del Mare e Ostiense). Poi, al rientro dalle ferie, via con la delibera decisiva: la convenzione urbanistica e una relazione che ne attesterà la bontà. Documenti su cui dovranno esprimersi il IX Municipio e le commissioni Mobilità, Ambiente, Urbanistica, Lavori pubblici e Commercio. Quindi il voto in aula per la fine di settembre e la stretta di mano con Roma ed Eurnova (destinata a essere sostituita dalla Cpi del ceco Vitek) prima di Natale. Carte a Trigoria, poi in Regione e di nuovo in Comune. Caso chiuso? Solo con una tripletta di Raggi.