Citazione di: carib il 26 Ago 2020, 14:12
Se posso dire, di giornalisti bravi ce ne sono ancora tanti in Italia fortunatamente. E difendono egregiamente la dignità della professione. In che modo? Facendo il loro mestiere nel rispetto delle norme deontologiche. Il che implica però tutta una serie di cose: 1) molto poco in voga presso gli editori; 2) alle quali il grande pubblico è ormai purtroppo disabituato; 3) spesso incompatibili con le "regole" di comunicazione dei social.
Penso però che da soli questi giornalisti non possano difendere quello che è un diritto di tutti perché é un diritto umano - essendo un pilastro della democrazia - e cioè il diritto dei cittadini a essere informati in maniera corretta. Per questo è fondamentale anche la critica feroce dei Tarallo di turno e la "battaglia" contro la sciatteria e la superficialità. Non sono affatto "accuse" campate in aria ma critiche costruttive.
Dice ma che c'entra l'informazione su uno sport come il calcio con la democrazia e i diritti? Io penso che c'entri. Le regole a cui si devono attenere i giornalisti sono uguali per tutti. Le critiche o gli elogi valgono per tutti.
...prima vennero a prendere quelli che scrivevano di calciomercato... (semicit.)
Penso anche però che il giornalista sciatto - pur essendo responsabile di quello che firma, ci mancherebbe - sia solo il "sintomo" evidente di una patologia un po' più nascosta e piuttosto estesa che da circa 30 anni ha aggredito l'editoria italiana (diciamo da burlesconi* in poi).
C'è chi dice che se un giornalista viene pagato poco è perché ce ne sono troppi e quindi dovrebbe fare un altro mestiere. Così evita di dover volare basso. Sono troppi i giornalisti o è sempre meno la gente a cui vengono forniti gli strumenti necessari per pretendere di essere informati in maniera corretta e solo da fonti affidabili? Mi riferisco a quelle cose che quelli bravi chiamano "senso critico" e "senso civico" e che noi vdm negli anni 70 sviluppavamo" alle medie ascoltando il professore di educazione civica (e "vedendo" quello di religione per quel che era, ma questa è un'altra storia).
Di sicuro c'è che oggi gran parte degli editori e dei direttori "chiedono" ai loro giornalisti di volare basso perché si vende di più.
Cosa che io ritengo palesemente falsa perché la qualità altro che se paga (specie quando in giro ce n'è poca), ma la qualità, cioè la competenza, costa. Purtroppo però viviamo nel pieno di un'epoca in cui regna la vulgata molto capitalista, fascista e qualunquista secondo cui chi esercita professioni intellettuali è un parassita della società.
Chiedo venia per il pippone OT
*non è un refuso
Mi permetto di partecipare all'ot con una riflessione, chiedo venia ai moderatori.
Nella fotografia c'è una crisi incredibile che sta completamente uccidendo il mercato, in ogni dove ad ogni livello.
L'accessibilità del digitale ha iniziato il declino, ma ciò che l'ha finita di uccidere sono gli smartphone e le foto sui social. Siamo tutti talmente abituati a vedere foto di merda, tecnicamente ridicole, con zero pensiero e zero tecnica dietro, al punto che ormai quello è lo standard e quello piace.
Tale è il degrado ormai, che ad oggi la bravura tecnica ed artistica contano grosso modo zero nell'avere successo o meno in questo campo. E' una situazione dove praticamente nessuno viene pagato ed anzi, quasi tutti pagano per lavorare (lasciamo perdere l'idea di esporre... pagano anche quelli famosi sostanzialmente).
I compensi per i fotografi sportivi, ad esempio, sono sempre più bassi, mentre il 99% dei quotidiani ha licenziato completamente i fotografi. Oggi fare il fotografo di professione, iniziando da zero, come si faceva 20 anni fa, è praticamente impossibile.
Il mondo va avanti e chi non se ne accorge è perduto, che piaccio o no, che sia bello o no. Chi fa il giornalista ad un euro al pezzo scrivendo roba inutile con titoli clickbait su sitarelli dovrebbe cercarsi un altro lavoro.