Citazione di: FatDanny il 14 Ott 2020, 20:45
Citazione di: Fiammetta il 14 Ott 2020, 22:26
Topic interessante, che ammetto però di non aver letto da principio; spero che la mia risposta non sia condizionata da ciò, dal momento che credo di aver compreso i termini della questione.
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I punti di vista di Fiammetta e FatDanny - all'apparenza contrapposti - a me sembrano in realtà non solo dialetticamente complementari, ma anche la base da cui partire per immaginare un (comunque difficile) cambiamento della "Condizione Femminile" nella cosiddetta "Società Occidentale"; perchè la "Questione della Prostituzione", questo è: un "corollario" della più generale condizione della donna, alle nostre latitudini (il discorso in realtà andrebbe ampliato, contemporaneamente, alle altre "Civiltà"; ma per semplificare evitiamo).
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Dunque.
La questione sollevata da Fiammetta è una vera e propria
"Questione Morale", dunque per sua natura una questione posta in "termini astratti" (che non ha alcun senso dispregiativo, come poi si capirà): fare tutto il necessario affinchè nessuna donna sia più "costretta" a prostituirsi; per coloro che lo fanno per "piacere", poi, il discorso è un altro ancora; ma non c'interessa.
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La questione sollevata da FatDanny, invece, cala l'interrogativo di Fiammetta nel "contesto storico" in cui viviamo; dunque, pone la "Questione della Prostituzione" non in termini morali, ma "
Etici": visto che la prostituzione esiste, cosa si può fare per rendere questa "sozza pratica" la meno degradante possibile per chi - volenti o nolenti - la compie?
È meglio che una prostituta - in disperata ricerca di denaro - batta sulla squallida via di Trigoria al soldo di un pappone?; oppure sarebbe preferibile stroncare questo "mercimonio privato", ponendo delle strutture pubbliche (che però costerebbero molto; quanto meno, una "regolamentazione del settore" di diritto pubblico, che favorisca anche l'impresa collettiva delle "lavoratrici" stesse, liberate quantomeno dal caporalato) per far sì che queste donne, generalmente povere e raramente solo lussuriose, possano svolgere la loro "attività" nel modo più dignitoso (?) e sicuro (sanità e reddito) possibile?
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Il punto è questo.
La "Questione della Prostituzione" si perde quasi nella notte dei tempi; perchè nella notte dei tempi si perde la "Questione Femminile".(La cui coscienza di "gruppo", quello delle donne, è emerso solo negli ultimi 50 anni, seppur nell'ambiguità del contesto in cui si è dispiegata, il modo di produzione iper-capitalistico degli ultimi 50 anni, che ha "rotto" sì la cosiddetta "famiglia borghese", ma per nulla cambiato i rapporti di forza profondi tra uomini e donne).
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La "Questione Femminile" si perde nella notte dei tempi, perchè nella notte dei tempi può essere rintracciata l'ultima grande esperienza collettiva di
"società matriarcale" alle nostre latitudini.
Esperienza interrotta - semplificando - circa nel 2600 A.C., quando i popoli indoeuropei migrarono nella cosiddetta "Europa", portando con sè un modello di società patriarcale.
Il Mediterraneo è rimasto stretto tra due "Culture" patriarcali: quella indoeuropea, appunto (Zeus era un uomo); e quella semitico-giudaica (Dio è un uomo). Le due "Culture", poi, si sono mescolate assieme nel Cristianesimo (mondo greco-romano + mondo giudaico).
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Perchè questa premessa?
Questa premesse aiuta a capire come il "
Patriarcato" (condizione necessaria del "Maschilismo" e della
"subordinazione materiale e simbolica" della donna: da Aristotele a Sant'Agostino sino a Nietzsche) sia profondissimamente alla base della cosiddetta "
Civiltà Occidentale"; ne ha informato millenni di storia; ed è ancora in mezzo a noi, come la triste vicenda della prostituzione femminile ci ricorda.
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Se la donna fosse "sacra" (il culto mariano è "esploso" solo nell'800; ma Dio resta con la barba...) la prostituzione non solo sarebbe deprecabile, ma persino inconcepibile! Probabilmente, sarebbero gli uomini a prostituirsi...Questo cosa significa?
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Questo significa che, per risolvere la piaga della prostituzione femminile, bisognerebbe
scuotere alle fondamenta l'intera nostra civiltà; favorendo il
cambiamento (simbolico, ancor prima che socio-economico) che rivoluzioni millenni di patriarcato e maschilismo trionfante.
Gisele Bock - una nota "storica delle donne" - sintetizza l'attuale "progresso della condizione femminile" più o meno in questo modo; parafrasando: l'
indubbia crescita delle possibilità e dei modelli di vita delle donne in occidente finisce per restare, tuttavia, solo una vittoria di Pirro; perchè millenni di storia patriarcale insistono ancora pesantemente nelle nostre menti; e perchè gli uomini, forti di ciò, con una mano mollano e con l'altra si riprendono, creandosi delle "nuove riserve di caccia = potere", in cui l'accesso femminile è proibito (ad esempio, in termini professionali e di reddito).
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Concludo, da dove sono partito.
"
Morale Astratta" ed "Etica Concreta" sono entrambi due movimenti dialettici indispensabili, parte di un
Movimento Storico più ampio che - in terza battuta - dovrebbe condurre ad
una sintesi migliore e più degna delle sue premesse:
"Questione Morale dei Princìpi" ---> "Azione Etica" nei limiti della concretezza storica ---> Progressivo avvicinamento alla Questione Morale dei Princìpi: "Progresso" ---> Da capo...
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Il problema è che servirebbe anche una
"Idea di Società", tanto alternativa quanto realizzabile progressivamente (perchè la rivoluzione è solo la leva d'emergenza), dunque non ingenua.
Dove (l'università?) e da quali soggetti collettivi (il partito dei professori universitari?) questa "Visione del Mondo" (come fu quella di Zeus, di Aristotele e Platone, di Dio, della "Libertà", del "Comunismo", etc) -
"Visione del Mondo": una "
idea storica, non de-socializzata, che fugga alle pastoie ideologiche necessarie alla sua attuazione, soprattutto che tenga conto della "Totalità storico-sociale simbolica e materiale", di cui la prostituzione è solo un frammento - dove (proposte collettive su piattaforma web?) e da quali soggetti (dal basso? dal popolo?) questa "Idea" possa venire elaborata coscientemente e come possa reincarnarsi nella società e nelle istituzioni collettive del nostro tempo (le sole in grado di produrre cambiamento); tutto questo mi risulta, disperatamente, incomprensibile.
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Il problema non riguarda nemmeno il cosiddetto "modo di produzione", oggi il Capitalismo: per la riproduzione sociale ed economica, prostitute o gigolò sarebbero la stessa cosa; l'importante è che ci sia una qualche forma di ordine sociale;
le donne si prostituivano anche nella Grecia Antica, nella Roma Imperiale, nello Stato della Chiesa...----
Piuttosto, il Capitalismo - a cui è rimasta giusto la foglia di fico dei "Diritti Umani", che sono regolarmente subordinati alla "Ragion di stato" all'"Utilità capitalistica", che a sua volta non fa rima con la "Libertà" - ha contribuito in maniera decisiva alla "
acquiescenza" di tutte quelle cosiddette e disprezzate "Grandi Narrazioni" (religiose o laiche che fossero; società borghese compresa) che, con i loro pro e i loro contro, hanno contribuito a rendere il capitalismo e la sua società un posto migliore (dai diritti civili a quelli sociali, elemosina compresa, oggi incarnata dai residui sussidi neoliberali e dal volenteroso operato delle Ong).
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La "Prostituzione Femminile" è un frammento della Totalità storico-sociale, simobolica e materiale, che la produce e/o la legittima. Com'è possibile "abolirla" se quella generale
"Totalità storica e sociale" sfugge ("Questione Universitaria")
, la fine delle "
Grandi Narrazioni" "astratte" è percepita come una conquista e, dunque, i provvedimenti che alla prostituzione si rivolgono sono nella migliore delle ipotesi degli
"etici" palliativi; nella peggiore, solo degli "
artifici retorici"?