Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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STADIO ROMA. RAGGI: ACCORDO CON REGIONE SU ROMA-LIDO, OK PER NATALE

"Sullo stadio della Roma a Tor di Valle siamo pronti. In questi giorni sono state fatte altre riunioni con la Regione Lazio e abbiamo trovato una soluzione condivisa, soprattutto sulla Roma-Lido. Mi auguro quindi che entro Natale saremo in grado fare un bel regalo ai tifosi della squadra". Lo ha detto la sindaca di Roma, Virginia Raggi, durante la conferenza stampa in Campidoglio per la presentazione del calendario contro la violenza sulle donne realizzato con Roma Cares.

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Questione stadio

Raggi promette un regalo di Natale ma restano i dubbi (Corriere della Sera ed. Roma, 20 Novembre 2020)


«Credo e mi auguro che entro Natale saremo in grado di fare un bel regalo ai tifosi della Roma». A margine dell'iniziativa «Amami e basta» contro la violenza sulle donne, presentata ieri in Campidoglio e realizzata dal Comune insieme a Roma Cares e Manpowergroup, la sindaca Virginia Raggi è tornata a parlare del progetto stadio, ancora in attesa dell'approvazione definitiva. «Sullo stadio siamo pronti - le parole della Raggi - in questi giorni abbiamo fatto ulteriori riunioni con la Regione Lazio e trovato una soluzione condivisa sulla Roma-Lido». Di conferme, però, non ne sono arrivate dalla Regione, da cui si lascia intendere come siano ricominciati i tavoli di lavoro ma che un accordo definitivo ancora non c'è. I tempi sono stretti e difficilmente la promessa della Raggi potrà essere mantenuta: servirebbe un miracolo per far arrivare entro quella data in Aula Giulio Cesare la delibera con la variante e la convenzione urbanistica.
G.P.

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(Il Messaggero, Cronaca di Roma, 20 Novembre 2020)



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Dissi

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Raggi fa tenerezza, porella.

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STADIO A TOR DI VALLE

La Raggi si sbilancia ma l'accordo è lontano (Il Tempo, 20 Novembre 2020)

La sindaca: «A Natale un regalo per i tifosi giallorossi». La Regione frena

FERNANDO M. MAGLIARO


«Sullo Stadio siamo pronti, in questi giorni abbiamo fatto ulteriori riunioni con la Regione Lazio e abbiamo trovato una soluzione condivisa sulla Roma-Lido. Per cui io credo e mi auguro che entro Natale saremo in grado di fare un bel regalo ai tifosi della Roma ». Virginia Raggi, per la seconda volta in pochi giorni, si profonde in annunci. Lo ha fatto ieri, a margine della presentazione del calendario contro la violenza sulle donne realizzato con Roma Cares. E, come già avvenuto a fine ottobre, dalla Regione arriva la doccia fredda: un solo incontro, preliminare, durante il quale erano presenti di due capi di gabinetto Albino Ruberti per la Regione e Stefano Castiglione per il Comune accompagnati dai due dirigenti apicali impegnati nella questione Stadio, Stefano Fermante per via Colombo e Roberto Botta per Palazzo Senatorio. Incontro utile solo a dirsi «vediamoci e risolviamo il problema». Niente di più. Sul tavolo c'è la questione dell'Accordo di Collaborazione fra Comune e Regione necessario a disciplinare l'utilizzo dei fondi (45 milioni di euro) derivanti dal progetto Stadio e destinati a migliorare la Roma-Lido di Ostia. Fondi che la Roma verserà al Comune e che il Comune si è impegnato a usare per la ferrovia di proprietà della Regione. La storia si dipana in pochi giorni di inizio agosto: il 5 c'è uno scambio di email Comune-Regione-Comune. Botta, per il Comune, manda una copia del testo dell'accordo alla Regione sottolineando come si accingono ad «andare in Giunta » per l'adozione. La Regione risponde con due pagine di questioni ancora aperte. Il Comune replica dicendo che non c'è più tempo per «ulteriori affinamenti» del testo e che «se dovessero sorgere questioni insormontabili deliberemo di nuovo». Due giorni dopo, 7 agosto, la Giunta Raggi adotta unilateralmente il testo dell'accordo. Il giorno dopo lo annuncia alla stampa. E il 10 agosto è la Raggi a comunicare al mondo la propria candidatura bis al Campidoglio. Quasi inutile sottolineare come per essere valido, l'accordo deve essere adottato con lo stesso testo da entrambe le Giunte. Dal 5 agosto è tutto fermo: Il Tempo, a fine ottobre, aveva denunciato questa discrepanza nei testi. La Raggi aveva tentato di rispondere parlando di «modifiche interamente concordate» con la Regione ricevendo in meno di un'ora una secca smentita. In ogni modo, anche con una risoluzione lampo di questo problema, i tempi per arrivare al voto per Natale oramai non ci sono più se non nella autoprodotta narrazione del Campidoglio.

Sonni Boi

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Ma figuratevi se dalla Regione (PD) consentiranno mai alla Raggi di fare questo bel regalone in campagna elettorale al bobolo. Fino all'insediamento della prossima giunta cittadina non si muoverà mezza foglia.

Blueline

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Si é passati per lo stadio dalle peste e corna al regalo di natale. Che coerenza...

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FeverDog

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La raggi parla di regalo generico ai tifosi, potrebbe pure esse un maglione, con la renna natalizia magari.

WhiteBluesBrother

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Il regalo sarà un panettone Maina (gioia) scaduto. Così farà pendant con il poro stadio de Tordivalle 😑

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La Raggi spinge, Friedkin resta in attesa. Ancora non c'è accordo con la Regione

TOR DI VALLE STORIA INFINITA (Corriere dello Sport, 21 Novembre 2020)

Vitek incontra troppe difficoltà, potrebbe mollare tutto e investire altrove i due miliardi previsti

di Guido D'Ubaldo
ROMA


Lo stadio della Roma continua a far discutere. La sindaca Raggi rassicura sempre i tifosi, affermando che manca poco al passaggio in Aula Giulio Cesare della convenzione urbanistica: «Siamo pronti, sono state fatte proprio in questi giorni altre riunioni con la Regione Lazio, con cui abbiamo trovato una soluzione condivisa sulla Roma Lido. Credo e mi auguro che entro Natale possiamo fare un bel regalo ai tifosi della Roma», ha detto giovedì. Ma ancora una volta la Regione ha smentito la versione della sindaca. Non c'è accordo su come potenziare la Roma Lido.   

MAXIMO. Intanto Vitek è scomparso, dopo le accese polemiche sull'apertura del mega centro commerciale Maximo, il principale asset rilevato da Unicredit e che era di Parnasi. Ora, se non ci saranno altri intoppi, il centro commerciale aprirà venerdì prossimo. Questo è un passaggio fondamentale nell'interlocuzione tra l'immobiliarista ceco e il Comune e può avere riflessi sullo stadio. Vitek ha rilevato anche i terreni di Tor di Valle da Eurnova e sarebbe pronto a entrare in società con Friedkin per il business. Ma ci sono troppi ostacoli sulla realizzazione del progetto che i nuovi proprietari vorrebbero modificare. Inoltre ci sono anche perplessità sull'area, uno dei nuovi dirigenti scelti dal presidente sarebbe addirittura contrario. Non è un mistero che Friedkin abbia incontrato Caltagirone e che il progetto potrebbe spostarsi a Tor Vergata o addirittura virare nel recupero dello stadio Flaminio. In ogni caso sia Friedkin che Vitek con questo scenario sarebbero poco propensi a investire 150 milioni ciascuno per i collegamenti da e per il nuovo stadio. Cambiare oggi, quando Tor di Valle è a un passo dal via libera per la posa della prima pietra, significherebbe aver buttato decine di milioni e perso almeno otto anni. 

L'APERTURA VENERDÌ. L'intrigo Maximo può diventare dirimente. Perché se non si inaugurasse venerdì c'è il rischio che Vitek molli tutto e i due miliardi di euro che era pronto a investire su Roma li veicolerà in un altro Paese. Da fine novembre salterebbero tutti i contratti tra Vitek e i negozi che verranno aperti nella struttura, che darebbe lavoro a 1500 persone. Il via libera definitivo all'apertura di venerdì dovrebbe arrivare due giorni prima. Dopo il no delle commissioni urbanistiche espresso dalle forze di opposizione, con in testa il capogruppo Pd, Giulio Pelonzi, l'ufficio di urbanistica ha scritto dando parere negativo all'agibilità perché non sono sicure le opere pubbliche. La Parsec6, la società proprietaria del Maximo, ha fatto ricorso al Tar. Il tribunale ha invitato le parti a trovare un accordo, in mancanza del quale il 14 dicembre entrerebbe nel merito con un pronunciamento. La commissione martedì porterà in aula una mozione con la quale si chiede al proponente di rispettare l'impegno preso sulle opere. In sostanza si chiede di venire incontro alle istanze del territorio: tre milioni di euro in più a quanto stabilito in convenzione con opere aggiuntive da dare ai cittadini, che comprendono un ponte pedonale e una piazza con i giochi per i bambini. Se viene accettato questo impegno già mercoledì può essere convocata la conferenza dei servizi per il via libera definitivo.

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Il nuovo stadio

La Roma dice addio al progetto Tor di Valle "I terreni pignorati" (la Repubblica ed. Roma, 21 Novembre 2020)

Il Comune scrive alla società: " Nessuno ci ha mai informati dei vincoli" I Friedkin " disorientati": valutano Flaminio o Tor Vergata come alternative

di Lorenzo d'Albergo


La pietra tombale sul progetto del nuovo stadio della Roma ha le sembianze di una lettera. Due pagine scarse, datate 13 ottobre, rimescolano ancora una volta le carte su Tor di Valle e riservano l'ennesimo colpo di scena di un iter infinito: i terreni sui quali il club giallorosso vorrebbe realizzare la sua nuova casa sono pignorati. «Il complesso immobiliare — scrive il Comune — non è nella libera disponibilità dell'attuale proprietaria Eurnova Spa».
La società di Luca Parnasi, il costruttore arrestato per corruzione nell'inchiesta sullo stadio romanista, non naviga in buone acque. Il vecchio ippodromo di Julio Lafuente, quello di Febbre da cavallo, potrebbe finire all'asta per ripianare i debiti. Sull'area gravano ipoteche per 42 milioni di euro da eliminare prima di cedere tutto all'immobiliarista ceco Radovan Vitek.
Un guaio. Non tanto per la cifra, esigua a fronte di un masterplan da un miliardo di euro, ma piuttosto per il nodo che rappresenta. Un gomitolo sempre più difficile da dipanare. In questo senso, la missiva di palazzo Senatorio è illuminante: « Questa amministrazione non è mai stata portata a conoscenza di quanto sopra ( del pignoramento, ndr) negli innumerevoli tavoli e incontri via via succedutisi ai più vari e alti livelli». La procedura giudiziaria « sinora sottaciuta » risale al 18 gennaio 2019. Una (brutta) sorpresa per tutti. Per i tecnici del Comune. E soprattutto per la Roma: la lettera del Campidoglio è rimasta senza risposta.
Già, perché i Friedkin sono pesantemente disorientati su Tor di Valle. Dan e Ryan, padre e figlio, hanno acquistato un club zeppo di debiti ( l'ex patron James Pallotta ha venduto lasciando un bilancio in perdita di 204 milioni) e non hanno intenzione di contrarne di nuovi. Vogliono un nuovo stadio per la Roma, ma senza avventurarsi in una mission impossible. Per mettere le mani sulla porzione dei terreni a ridosso del Grande raccordo anulare che interesserebbe lo stadio, si sono visti chiedere 45 milioni di euro da Vitek che acquisterebbe l'intera area a 50. Un prezzo giudicato non equo. In più c'è il percorso autorizzativo: il Comune pretende che nei documenti ufficiali continui a figurare Eurnova, mentre i due tycoon texani non vedono perché si debbano legare a un intermediario fallito. Così hanno preso a guardarsi attorno.
Cene, riunioni, videoconferenze: le opzioni sul tavolo sono la riqualificazione del Flaminio o il trasloco a Tor Vergata. Tor di Valle, il « regalo di Natale» su cui la sindaca Virginia Raggi punta forte per a sua campagna elettorale, resterà ben impacchettato. E poco importa che il progetto fin qui sia costato 93 milioni.
Quando ha letto il report con costi e planimetrie, la nuova proprietà è impallidita. Uno stadio da 52.500 spettatori rischia di essere sovradimensionato, ipertrofico e disegnato senza pensare a cosa ne sarà degli spettacoli dal vivo dopo il Covid. Lo stesso vale per il business park che dovrebbe finanziare l'opera e coprire circa 300 milioni di euro tra opere pubbliche e oneri di urbanizzazione: cosa fare di sette palazzine di uffici all'era dello smart working? Una domanda che non ha trovato risposta nei dossier della Stadio Tdv spa. Rovistando nei cassetti della società ( un dipendente e un amministratore) sono saltate fuori consulenze e progetti stimati in 60 milioni di euro. Ecco gli studi sulle trivellazioni, ipotesi ( oggi fuori dal tempo) di concerti e festival per tenere acceso lo stadio anche quando non gioca la Roma. Documenti che strappano sorrisi soltanto a chi non li ha appena pagati decine di milioni di euro. E magari ora pensa che sull'impresa abbia avuto sempre ragione il totem romanista: « Lo stadio? O cambiano location... a Tor di Valle la vedo molto complicata». Così, su Instagram e in pieno lockdown, diceva Francesco Totti all'amico Paolo Bonolis. Un assist dell'ex capitano ai Friedkin.

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Le fasi

Progetti, scandali e arresti un pasticcio lungo nove anni (La Repubblica ed. Roma, 21 Novembre 2020)


Nove anni di rinvii, rimpalli, dubbi, trattative, vertici a porte chiuse e strette di mano a favore di telecamere e taccuini. Tutto per arrivare a un gigantesco nulla di fatto. Quella su Tor di Valle è una telenovela apparentemente senza fine. Un' estenuante maratona amministrativa. Non senza colpi di scena: manette e arresti, inchieste e dossier secretati.
Per raccontarli tutti, bisogna riavvolgere il nastro e tornare al primo annuncio della Roma: « La nuova casa dei nostri tifosi sarà inaugurata da Francesco Totti». È il 2012 e, nelle idee dei giallorossi, lo stadio sarà pronto per la stagione 2016/ 17. Mai previsione si rivelerà più errata. Nefasta, perché alla celerità dell'ex sindaco Ignazio Marino sono destinati a sovrapporsi le continue contorsioni di Virginia Raggi.
Per i 5S, l'impianto è stato prima «un regalo ai privati». Poi un progetto da sistemare e «fare bene», tanto per evitare contenziosi milionari che per provare a carezzare la pancia del popolo romanista. Come? La versione 2.0 del progetto si ottiene sottraendo al masterplan le torri disegnate da Libeskind e sostituendole con sette palazzine più basse. Un taglio di cubature da cui è partita la lunghissima trattativa sulle opere pubbliche: via il ponte di Traiano, contrattazione serratissima su tutto il resto. Fino a trovare l'accordo e far diventare la tanto ripudiata Tor di Valle uno dei punti del programma per la ricandidatura di Raggi.
Siamo già arrivati ai giorni nostri. Ma non c'è motivo di correre. Vanno ancora raccontati il braccio di ferro andato in scena nella conferenza dei servizi in Regione, le dimissioni dell'assessore all'Urbanistica, Paolo Berdini, e l'arrivo a Roma di Luca Lanzalone. A inizio 2017, il Movimento invia l'avvocato di Crema nella capitale per seguire il dossier stadio.
La trattativa prosegue e, come detto, si arriva al taglio delle cubature. Ma i consiglieri grillini non si fidano: chiedono alla sindaca di far esaminare il progetto e l'assetto trasportistico del quadrante di Tor di Valle dal Politecnico di Torino. Chi è sempre stato contro il progetto sente già puzza di bruciato. Ha ragione: il 13 giugno 2018 è il giorno degli arresti per l'inchiesta Rinascimento: finiscono in manette Luca Parnasi, costruttore proprietario dei terreni e partner dell'As Roma nell'impresa stadio, e Lanzalone. L'accusa, una batosta per i 5S arrivati in Campidoglio ritmando « onestà e trasparenza », è di corruzione. Il conto finale è di 9 arrestati e 35 indagati.
Virginia Raggi trema, ma va avati. Ordina una due diligence ai tecnici capitolini, una revisione di tutti gli atti della procedura che si conclude positivamente. Tanto che il 5 febbraio 2019 la sindaca annuncia in conferenza stampa che «lo stadio si farà».
Poco importa del Politecnico e del suo giudizio sulla mobilità a Tor di Valle, destinata a diventare «catastrofica » con l'impianto sportivo e il business park. Si va avanti, si butta giù la convenzione. Poi lo stop: pandemia e vecchi pignoramenti impongono l'ennesimo stop. E la Roma ora parla una lingua diversa. Non c'è più James Pallotta. Nemmeno Mauro Baldissoni, vicepresidente con la delega alo stadio. Adesso ci sono i Friedkin: investire un miliardo di euro su terreni che devono sembrare ormai maledetti non sembra più una grande idea. Specie in tempo di Covid. — l.d'a.

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Il commento

Sfuma "il regalo di Natale" L'ennesima falsa promessa della sindaca indecisa a tutto (La Repubblica ed. Roma, 21 Novembre 2020)

di Sergio Rizzo


Giusto giovedì scorso, a sei mesi dalle elezioni comunali, la sindaca Virginia Raggi ha promesso ai tifosi della Roma "un bel regalo" per il Natale più improbabile del dopoguerra: lo stadio di Tor di Valle. "Siamo pronti", ha detto. Se guardiamo le statistiche, non c'è nulla di strano. In questo Paese terremotato dalla burocrazia passano mediamente nove anni dal momento in cui si concepisce il progetto di un'opera pubblica del valore di almeno 50 milioni all'apertura del cantiere. Tanti quanti ne sono già trascorsi dall'inizio della tormentata vicenda dello stadio della Roma calcio. Ma in questo caso, con quello che è già successo, ogni statistica lascia il tempo che trova. Anche perché, se nove anni dopo il Campidoglio è finalmente pronto, non lo è più la società. Tutto quel tempo ha lasciato segni profondi. E ciò che forse nove anni fa poteva avere un senso, con una logica che apparteneva allo sport soltanto per una quota oggi può non averlo più.
l continua a pagina 3
di Sergio Rizzo ? segue dalla prima di cronaca N ove anni fa la città aveva già i suoi problemi, ma nove anni dopo non sono meno gravi. La qualità della vita peggiorata, i servizi pubblici disastrati, le difficoltà di spostamento sempre maggiori. Le grandi aziende una dopo l'altra levano le tende, e questo complica le cose a chi pensava di rendere sostenibile il piano dello stadio combinando il progetto del calcio con i metri cubi destinati a uffici e attività commerciali. L'epidemia di Covid-19, poi, ha dato il colpo di grazia gettando nell'incertezza sul futuro qualunque investitore.
Restano, sì, le macerie. I soldi, una novantina di milioni, che già sarebbero stati spesi dalla società. Ma soprattutto il fallimento di una politica che non è stata capace di gestire un'operazione che richiedeva buonsenso e capacità di assumersi qualche responsabilità. Salvo poi, in vista delle elezioni, scoprire che l'operazione stadio della Roma poteva servire per irrobustire in vista delle elezioni un consenso assai indebolito. Al netto delle disavventure giudiziarie che certo non hanno reso più agevole il percorso, la verità è che in questi quattro anni e mezzo il Campidoglio ha dato sempre l'impressione di vivere l'incombenza con fastidio, sufficienza e disorientamento, senza mai avere un'idea precisa sul da farsi. Al punto da dover subire una specie di commissariamento esterno con Luca Lanzalone, poi rivelatosi un'azione assolutamente nefasta e disastrosa. E non c'è nulla di peggio, per chi voglia investire in una città, che trovarsi di fronte un'amministrazione ondivaga e incapace di dare risposte. Che è poi la ragione per cui a Roma sono anni che non si fa un'opera pubblica degna di tale nome: e quando si comincia non si riesce nemmeno a prevedere non solo quando, ma neppure se sarà finita. La metro C insegna. Si continuano soltanto a tirare su palazzine inutili e orrende, devastando ancora di più le periferie. Per quelle, invece, il Campidoglio ha sempre le idee chiare. Difficile, in questo conteso, dare torto a chi ha deciso di fare marcia indietro. Ed è anche lecito supporre che l'avrebbe fatto comunque, anche senza scoprire tramite lettera del commissario le magagne che riguardano i terreni di Tor di Valle. Quello può essere semmai un utile pretesto. E' chiaro però da tempo che per una squadra di calcio che aspiri a raggiungere un elevato livello competitivo le ambizioni non si possono conciliare con la mancanza di uno stadio di proprietà. La questione è semplicemente di ricavi e di conto economico. Dice tutto, a questo proposito, la strada seguita dai grandi club europei. Il problema dello stadio dunque rimane. Da quando ha cominciato a circolare l'eventualità di rinunciare all'operazione Tor di Valle è affiorata anche la suggestiva ipotesi che il nuovo corso della Roma guardasse con interesse allo stadio Flaminio.
Non sappiamo se la cosa sia fattibile, considerando anche i vincoli delle Soprintendenze, ma anche banalmente i problemi di adeguamento alla normativa, la capienza e tutto il resto. A lume di naso, i vantaggi logistici evidenti, come la posizione nel tessuto urbano, si dovrebbero verificare con gli svantaggi sempre di natura logistica.
Sappiamo però che il recupero di quel gioiello di architettura, colpevolmente abbandonato in uno stato di inaccettabile degrado, sarebbe un dovere per la città. Quando accadrà sarà sempre troppo tardi.

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STADIO DELLA ROMA
Già utilizzata per il Franchi può far cambiare idea a Friedkin non convinto da Tor di Valle

Svolta per il Flaminio
Adesso si può rifare (Il Tempo, 21 Novembre 2020)


Una nuova norma dribbla i vecchi vincoli legati ai Nervi

FERNANDO MAGLIARO


Tordi Valle è vicinissimo a saltare del tutto. E ci sono due possibilità alternative per lo Stadio della Roma sulle quali i Friedkin stanno ragionando: il Flaminio e Tor Vergata. Nulla è ancora stato deciso ma su Tor di Valle pesa intanto il caos amministrativo generato dal Campidoglio grillino. Poi c'è l'incognita sul calcio del futuro. Il quesito è: serviranno 55mila posti che comportano gravose opere infrastrutturali di mobilità? E gli uffici del futuro post Covid saranno ancora gli stessi? Ridimensionare il progetto su Tor di Valle significa ricominciare e, a quel punto, si potrebbe ricominciare altrove. Sul Flaminio il Decreto Semplificazione approvato a luglio ha inserito una deroga ai vincoli architettonici per cui, di fatto, si può intervenire e uscire dall'ingessamento nel quale l'impianto è stato gettato da un decennio a questa parte. Sull'intero quadrante Flaminio, poi, c'è l'interessamento di uno dei più grandi gruppi di sviluppo immobiliare italiano, la Coima SGR di Milano, che fra i vari fondi ne raccoglie anche degli Emirati Arabi. In questo contesto, il Flaminio potrebbe diventare una possibilità anche se rimangono molte deroghe da ottenere: sulle distanze di sicurezza per pre filtraggi e filtraggi; sulla presenza di palazzi in zona difficili da gestire in caso di disordini; sui parcheggi. E poi ci sarebbero da vincere le immancabili resistenze delle «vedove di Nervi». Seconda possibilità: Tor Vergata. Non sono sfuggite alcune indiscrezioni sulla finanziaria circolate nei giorni scorsi. In una prima bozza erano presenti 325 milioni di euro dello Stato per pagare la buonuscita al Gruppo Caltagirone dalla Convenzione sottoscritta un paio di decenni fa per 25 milioni e  gli altri 300,100 l'anno, per completare il progetto con la creazione di una società mista pubblico-privato. Seconda stesura: restano i 25 milioni di buonuscita e la società mista ma spariscono i 300 milioni di euro. Il che potrebbe aprire la strada alla possibilità che spostandosi su Tor Vergata, la Roma possa essere in qualche modo coinvolta nella società pubblico/privata, magari con lo stesso Caltagirone che vi potrebbe rientrare e, del resto, alcune settimane fa c'è stata una cena fra i Friedkin e Caltagirone. Nelle valutazioni della dirigenza giallorossa ovviamente pesa molto l'avanzamento dell'iter di Tordi Valle che è impantanato ma vicino alla conclusione mentre per il Flaminio e Tor Vergata sarebbe comunque necessario ricominciare tutto da zero. E se i Friedkin fino a oggi non hanno speso soldi dovranno spenderli da domani.

calimero

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Citazione di: calimero il 08 Mag 2020, 14:26
Sbaglierò, ma credo che si siano incartati senza speranza. E tutto perchè in fondo che la astupidi abbia uno stadio di proprietà non frega a nessuno, l'Amba Aradam è stato messo in piedi perchè fare la mega speculazione a Tor di Valle era il modo per Unidebit di rientrare dell'esposizione di Parnasi, l'apparizione (e sparizione) di  Vitek rientrava nello stesso ambito (scommetto una palla, due no, che al "magnate ceko" i soldi per l'operazione sarebbero stati prestati dalla stessa banca).

Azzerassero tutto cambiando la location in una zona sostenibile tipo Tor Vergata e coinvolgessero Caltagirone in un paio d'anni costruirebbero lo stadio.

Lo scrivevo l'8 maggio di quest'anno.

Maglià, ci si poteva arrivare prima, eh.

radar

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 21 Nov 2020, 08:19
Svolta per il Flaminio
Adesso si può rifare (Il Tempo, 21 Novembre 2020)


Strano eh? Chi l'avrebbe mai detto che i vincoli potessero sparire così....  :x :x :x

Ranxerox

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Da questo articoli si vede anche la differenza tra giornalisti.
Per chi scrive di roma, le merde non sbagliamo mai, le colpe sono sempre di altri, la realtà dei fatti viene piegata e modificata a piacimento pur di non intaccare l'immagine dei putridi.
Al contrario, per chi scrive di Lazio, la ricerca dell'errore, dello sbaglio, del punto di caduta, dello sputtanamento a tutti i costi, anche piegando e modificando i fatti a piacimento, è una cosa all'ordine del giorno.

Per chi scrive qui e sostanzialmente non è un giornalista, erano già almeno 6 anni che si era capito tutto quanto viene scritto oggi su Tor di Valle.
Ed in tutta la vicenda, era pure ovvio che la proprietà delle merde ci stava dentro con tutte le scarpe. Altro che parte lesa.

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Drake

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Eh già, basta un giro di lancette e il progetto di TdV è composto da documenti che strappano sorrisi soltanto a chi non li ha appena pagati decine di milioni di euro.
E il flaminio non è più intoccabile, anche se poi ci sarebbero da vincere le immancabili resistenze delle «vedove di Nervi».

mazzok

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