Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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Endimione

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Che i terreni di TdV fossero sotto sequestro, pignorati o sottoposti ad uno qualunque tra i possibili provvedimenti ablativi legati ad indagini penali o magagne amministrative, era chiaro a tutti da un anno.
Il silenzio serbato sul punto é l'ennesima (in questo periodo poi, su tutti i fronti - ahinoi abbondano) prova di quanto sia schierata la stampa.
Il vergognoso modo dei politici di imbonire le masse sta raggiungendo livelli sognati dai regimi più estremi che hanno calcato i palcoscenici di questo pianeta.
Qui si può dire tutto, il suo contrario, di nuovo l'opposto e perseverare a ritenersi credibili - dirò di più - a manifestarsi coerenti.
Mala tempora currunt

Dissi

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Fossi uno degli eredi dei Nervi cambierei nome ed indirizzo.

BalkanLaziale

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mazzok

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Citazione di: Dissi il 21 Nov 2020, 11:55
Fossi uno degli eredi dei Nervi cambierei nome ed indirizzo.

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leomeddix

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Roma, Morassut: "Stadio a Tor di Valle un inganno. Hanno illuso i tifosi"

ROMA - Lo stadio della Roma continua a far discutere. Il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la tutela del territorio e del mare, Roberto Morassut, ha parlato della situazione sulla sua pagina Facebook: "Sarebbe buona cosa chiudere questo inganno di Tor di Valle. Ho sempre detto che era una grande avventura che si sarebbe trasformata in una ciclopica illusione per i tifosi e per una società come l'As Roma che merita rispetto per la storia che rappresenta. Inoltre, la zona di Tor di Valle comporta enormi problemi non solo per i costi di infrastrutturazione, come è sempre stato chiaro, ma anche per le opere di prevenzione idraulica. Opere che potrebbero tutelare la zona di Tor di Valle ma non cancellerebbero (semmai lo aumenterebbero) il rischio idraulico per tutti gli insediamenti a valle, come risulta chiaro dalla relazione dell'Autorità Disterttuale del Tevere. Cose note che dissi fin dall'inizio. Si è preferito invece per anni solleticare la tifoseria illudendola. E adesso? L'unica vera soluzione è combinare una triangolazione di forte impronta pubblica che abbia anche i caratteri di una vera rigenerazione urbana. Il CONI trovi il modo di cedere alla Roma l'Olimpico per ristrutturarlo come un moderno stadio di calcio con servizi commerciali e valorizzazioni adeguate.
Il Comune ceda il Flaminio alla Lazio per un altro progetto di ristrutturazione e valorizzazione. Al Flaminio ed al Foro Italiano le infrastrutture ci sono o sono programmate. Un grande impianto per l'atletica può essere realizzato dal Coni a Tor Vergata al fianco della Vela di Calatrava ora finalmente rifinanziata. Per creare un grande polo olimpico in periferia che riqualifichi la zona lasciando al comprensorio universitario un polo sportivo di prim'ordine degno di un grande Campus internazionale. Sarebbe una grande operazione politica e urbanistica per Roma, condotta attraverso un forte ruolo del pubblico (Stato, Comune di Roma, Coni e Università di Tor Vergata) e che darebbe finalmente alle società capitoline e alle loro tifoserie una sospirata "casa" senza assurde speculazioni e senza impatti sul territorio".

calimero

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Se gli danno il Flaminio, capace che deviano il 2

WhiteBluesBrother

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Nulla di tutto ciò avverrà mai. Per le merde l'unico sbocco possibile è finire in culonia a Tor Vergata, perché se vuoi fare lo stadio ci pensa Caltagirone, loro devono solo dire di si e come d'incanto spariranno tutti i problemi.
Noi invece rimarremo per i prossimi 20 anni all'Olimpico a non vedere la partita. Poi un giorno verrà qualcuno con soldi e idee e ne riparleremo.

GiPoda

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Citazione di: leomeddix il 21 Nov 2020, 13:50
Roma, Morassut: "Stadio a Tor di Valle un inganno. Hanno illuso i tifosi"

ROMA - Lo stadio della Roma continua a far discutere. Il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la tutela del territorio e del mare, Roberto Morassut, ha parlato della situazione sulla sua pagina Facebook: "Sarebbe buona cosa chiudere questo inganno di Tor di Valle. Ho sempre detto che era una grande avventura che si sarebbe trasformata in una ciclopica illusione per i tifosi e per una società come l'As Roma che merita rispetto per la storia che rappresenta. Inoltre, la zona di Tor di Valle comporta enormi problemi non solo per i costi di infrastrutturazione, come è sempre stato chiaro, ma anche per le opere di prevenzione idraulica. Opere che potrebbero tutelare la zona di Tor di Valle ma non cancellerebbero (semmai lo aumenterebbero) il rischio idraulico per tutti gli insediamenti a valle, come risulta chiaro dalla relazione dell'Autorità Disterttuale del Tevere. Cose note che dissi fin dall'inizio. Si è preferito invece per anni solleticare la tifoseria illudendola. E adesso? L'unica vera soluzione è combinare una triangolazione di forte impronta pubblica che abbia anche i caratteri di una vera rigenerazione urbana. Il CONI trovi il modo di cedere alla Roma l'Olimpico per ristrutturarlo come un moderno stadio di calcio con servizi commerciali e valorizzazioni adeguate.
Il Comune ceda il Flaminio alla Lazio per un altro progetto di ristrutturazione e valorizzazione. Al Flaminio ed al Foro Italiano le infrastrutture ci sono o sono programmate. Un grande impianto per l'atletica può essere realizzato dal Coni a Tor Vergata al fianco della Vela di Calatrava ora finalmente rifinanziata. Per creare un grande polo olimpico in periferia che riqualifichi la zona lasciando al comprensorio universitario un polo sportivo di prim'ordine degno di un grande Campus internazionale. Sarebbe una grande operazione politica e urbanistica per Roma, condotta attraverso un forte ruolo del pubblico (Stato, Comune di Roma, Coni e Università di Tor Vergata) e che darebbe finalmente alle società capitoline e alle loro tifoserie una sospirata "casa" senza assurde speculazioni e senza impatti sul territorio".

Fantastico.
Se so svegliati tutti adesso.
Cmq, se fossi atterrato or ora da Marte, sarei pure d' accordo col morassut... :lol:

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Ranxerox

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Vabbè dai, però dirgli così senza mezzi termini che i loro tifosi se so' fatti prende' per il culo così per 10 anni non è bello  :=))

GoodbyeStranger

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Citazione di: GiPoda il 21 Nov 2020, 14:40
Fantastico.
Se so svegliati tutti adesso.
Cmq, se fossi atterrato or ora da Marte, sarei pure d' accordo col morassut... :lol:

che facce da culo... maledetti parassiti (con tutto il rispetto per i parassiti)

:asrm

RubinCarter

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AS ROMA NEWS – Svolta per lo stadio Flaminio: il Decreto Semplificazione approvato a luglio ha inserito una deroga ai vincoli architettonici per cui, di fatto, si può intervenire. Lo scrive oggi il quotidiano "Il Tempo" (F. Magliaro). E tutto questo quando Tor di Valle è vicinissimo a saltare del tutto.

Per la Roma quindi Flaminio potrebbe diventare una possibilità, ma rimarrebbero diverse deroghe da ottenere. L'altra possibilità sui cui sta Dan Friedkin sta riflettendo è l'area di Tor Vergata. A quel punto i nuovi proprietari potrebbero rivolgersi a Caltagirone, incontrato in una cena alcune settimane fa. Nelle valutazioni pesa l'avanzamento dell'iter di Tor di Valle, impantanato ma vicino alla conclusione.

Il gitano

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Profilo twitter interessante che tratta degli intrecci tra sport e politica. Benché si sia definito insider, ci azzecca spesso.



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hafssol

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Citazione di: calimero il 21 Nov 2020, 13:51
Se gli danno il Flaminio, capace che deviano il 2

A parte che dovrei affrettarmi a cambiare casa.... al di là del discorso dei vincoli, mi pare difficilmente praticabile per i discorsi di spazi, parcheggi e zone commerciali che ruotano intorno allo stadio, che abbiamo fatto mille volte quando al Flaminio pensavano noi.
Uno stadio con quella collocazione urbanistica è (purtroppo) inadatto alle esigenze del calcio moderno, e anche a quelle della sicurezza pubblica.

Come altri netter, resto convinto che le pustole faranno lo stadio solo se e dove vorrà Caltagirone, con la congrega politica adatta a spalleggiarlo, quindi praticamente chiunque tranne l'attuale amministrazione di Roma, che peraltro è ai titoli di coda.

RubinCarter

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Citazione di: hafssol il 21 Nov 2020, 18:31
A parte che dovrei affrettarmi a cambiare casa.... al di là del discorso dei vincoli, mi pare difficilmente praticabile per i discorsi di spazi, parcheggi e zone commerciali che ruotano intorno allo stadio, che abbiamo fatto mille volte quando al Flaminio pensavano noi.

Per un onesta serie b va bene. Hai visto mai.


Redazione Lazio.net

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Tor di Valle, aree pignorate Friedkin sonda il Flaminio (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 22 Novembre 2020)

IL PROGETTO

Rispetto all'era pallottiana, per la nuova As Roma targata Friedkin la costruzione del nuovo, travagliato stadio a Tor di Valle non è più un must. La linea che filtra dal quartier generale di viale Tolstoj suona più o meno così: il dogma è fare lo stadio della Roma, non farlo per forza a Tor di Valle. Insomma sul progetto voluto dall'ex patron in asse col costruttore Luca Parnasi, indagato per corruzione, nessuno, ai massimi vertici del club, si intestardirà. Già da un mese si scandagliano i tanti aspetti critici che ruotano attorno al progetto fin da quando, nel 2013, è stato presentato. Soprattutto, non si escludono piani alternativi, di più facile riuscita. Secondo quanto risulta in ambienti giallorossi, sarebbe stato fatto un primo, informale sondaggio per lo stadio Flaminio, che da anni attende una vasta riqualificazione.
GLI OSTACOLI
Il punto di partenza di questi ragionamenti è fondamentalmente uno: il percorso per Tor di Valle resta ancora denso di insidie. Manca l'accordo tra il Comune e la Regione per il rinnovo di un'infrastruttura chiave come la ferrovia Roma-Lido. E non sarebbe certo l'ultimo tassello per evitare che la mobilità della zona vada in tilt, come hanno evidenziato gli esperti del Politecnico di Torino. Continuano poi ad affiorare nuovi elementi di controversia sull'area dell'ex ippodromo, sulla quale dovrebbe nascere l'impianto. L'ultima novità è che i terreni sono stati pignorati per via di un vecchio credito bancario - di importo contenuto, 1 milione e 160mila euro - che la Eurnova di Parnasi non ha mai onorato. Ora chiede di riscuoterlo la Penelope SPV srl, una società di cartolarizzazione di crediti. Anche se la storia risaliva al gennaio 2019, in Comune non ne sapevano nulla fino al 2 ottobre, quando la custode giudiziaria, Angela Sapio, ha scritto alla sindaca per informarla che i terreni non sono «nella libera disponibilità» di Eurnova. Rischiano quindi di finire all'asta, c'è una prima udienza fissata il 18 dicembre. Sempre che prima la Eurnova non ripaghi il debito di 1 milione. Scenario che fonti vicine all'operazione ritengono probabile. Anche perché il gruppo del magnate ceco Radovan Vitek ha già raggiunto un accordo per rilevare da Unicredit due società di Parnasi: Capital Dev e Parsitalia per 250 milioni di euro. Altri 50 li spenderà per Eurnova, manca solo il rogito, dopo il preliminare d'acquisto.
Il punto, dicono in Campidoglio, è se Friedkin è ancora convinto dell'operazione Tor di Valle. Tanti consiglieri M5S sono dubbiosi - per non dire ostili - all'idea di votare la variante urbanistica. Nonostante la volontà di Raggi, la delibera «non arriverà mai in Aula entro Natale. Forse nemmeno a fine consiliatura», è convinto un esponente grillino. Tanti anche ieri hanno riversato il proprio malcontento nelle chat interne.
LA PROPOSTA
Il Pd preme per voltare pagina. Il viceministro all'Ambiente Roberto Morassut, tra i primi a criticare l'operazione sull'ex ippodromo, ieri commentava: «Sarebbe buona cosa chiudere questo inganno di Tor di Valle, una ciclopica illusione per i tifosi e per una società come l'As Roma che merita rispetto per la storia che rappresenta». L'area di Tor di Valle, rimarca Morassut, «comporta enormi problemi non solo per i costi di infrastrutturazione, come è sempre stato chiaro, ma anche per le opere di prevenzione idraulica». E propone: «Il Coni trovi il modo di cedere alla Roma l'Olimpico per ristrutturarlo come un moderno stadio con servizi commerciali e valorizzazioni adeguate. Il Comune ceda il Flaminio alla Lazio per un altro progetto di ristrutturazione e valorizzazione».
Lorenzo De Cicco
Gianluca Lengua

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"Tor di Valle non è un dogma" La Roma prepara le alternative (la repubblica ed. Roma, 22 Novembre 2020)

Terreni pignorati, progetto invecchiato, tempi che si allungano: i Friedkin studiano nuove aree per l'impianto con un progetto più snello: " Farlo è fondamentale". Canali interrotti col Campidoglio. Contatti con Caltagirone

di Lorenzo d'Albergo


«No comment». Se si sonda la Roma sul futuro del progetto dello stadio a Tor di Valle, la risposta è secca. Nulla da dire sull'ennesimo colpo di scena raccontato ieri da Repubblica. Nemmeno sui 42 milioni di pignoramenti e ipoteche che gravano sull'area e la procedura giudiziaria scattata il 18 gennaio 2019 sui terreni di proprietà di Eurnova. Fatti « sottaciuti » di cui il Campidoglio è venuto a sapere a ottobre e per cui ha scritto una nota di fuoco ai proponenti.
La lettera del Comune ha lasciato disorientati Dan e Ryan Friedkin, padre e figlio nuovi patron del club, e li ha convinti una volta di più che Tor di Valle non deve essere un dogma per la società giallorossa. Lo stadio, però, serve. Ieri lo ha detto anche mister Paulo Fonseca, « è fondamentale averne uno di proprietà » . La caccia alle alternative è già partita.
Certo, si valuterà ancora l'iter ereditato dall'era Pallotta, restando alla finestra per eventuali novità. Ma, dal loro arrivo nella capitale, i texani hanno prima interrotto ogni comunicazione con il Campidoglio — l'ultimo incontro su Tor di Valle risale a prima del lockdown — e poi iniziato a verificare la reale consistenza delle altre opzioni a disposizione.
C'è l'idea di riqualificare il vecchio Flaminio, torna in auge la Tor Vergata del gruppo Caltagirone. Perché, dal 2012 a oggi, il progetto della nuova casa dei romanisti è invecchiato terribilmente. Più che una scommessa, le sette palazzine di uffici necessarie a compensare 300 milioni di opere pubbliche e oneri di urbanizzazione appaiono come un azzardo. La pandemia, lo smart working e il peggioramento degli scenari economici internazionali suggeriscono altri tipi di investimenti in città: tutti i progetti per la realizzazione di uffici nella capitale sono fermi dall'inizio dell'emergenza sanitaria.
Serve un progetto più snello. Magari interlocutori diversi. L'Eurnova di Luca Parnasi, ora in amministrazione controllata, è stata travolta dall'arresto del costruttore ed è ancora impantanata nei debiti. Poi c'è l'amministrazione Raggi: in 4 anni ha prodotto solo rinvii. Non ha colto l'occasione offerta da James Pallotta. Le liti tra 5S, i tagli al progetto e le infinite due diligence hanno rallentato un inter già complesso e sono tra i motivi che hanno spinto Pallotta a disfarsi del club.
Il problema è che i possibili intoppi non sono finiti. Si torna ai terreni: Eurnova attende i fondi dell'immobiliarista ceco Radovan Vitek per chiudere le vecchie pendenze, incluse quelle che hanno fatto infuriare il Comune, ed evitare la messa all'asta del vecchio ippodromo ( l'udienza per stabilirne il valore è slittata a marzo). Con Vitek in campo, però, scatteranno nuovi controlli da parte del Campidoglio: un passaggio in prefettura e uno con l'avvocatura dello Stato. Insomma, ci sarà ancora da aspettare. Un'attesa che cozza con « il regalo di Natale » ai tifosi romanisti annunciato giovedì da Raggi. L'accelerazione sullo stadio promessa della sindaca ieri ha scatenato le ire e gli sfottò di mezzo Pd.
Arrivati a questo punto, ai Friedkin restano tre opzioni. La prima, diventata la meno entusiasmante, è tirare dritto su Tor di Valle. La seconda passa per una revisione del progetto. Ma eliminare anche solo una delle palazzine dal business park vuol dire far ripartire l'iter da zero.
Resta la terza pista: il trasloco. Il decreto Semplificazione elimina parte dei vincoli che imbrigliano il Flaminio. Ma restano i problemi legati a una ristrutturazione che appare più complessa della demolizione e ricostruzione. Poi c'è il guaio dei parcheggi: in zona non se ne possono realizzare di interrati. E ci sarebbe ancora una volta il problema dei trasporti. I negozi a corredo dell'impianto? L'idea sarebbe quella di realizzarli nell'ex caserma di via Guido Reni. Soluzioni difficili: solo un archistar del calibro di Renzo Piano potrebbe mettere tutti d'accordo.
C'è ancora Tor Vergata. In quell'area, con 200 milioni del Recovery Fund, la Regione vorrebbe portare la metro A. Quindi il governo: nella legge di Bilancio ci sono 25 milioni per chiudere la vecchia convenzione con il gruppo Caltagirone e i fondi per la manutenzione della Vela di Calatrava. Poi si deciderà cosa fare dei terreni. Un'area su cui hanno messo gli occhi i Friedkin, che hanno già cenato per due volte proprio con i Caltagirone.

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I progetti

Flaminio e Tor Vergata il gioco degli stadi possibili (la Repubblica ed. Roma, 22 Novembre 2020)

Le ipotesi di Piano sull'area di via Guido Reni. E il rebus delle vele di Calatrava

di Paolo Boccacci


Un risiko urbanistico. Una specie di roulette russa sulla città. Questa storia dello stadio della Roma, dopo il rovinoso naufragio del progetto di Tor di Valle, rischia di provocare un altro tsunami. L''alternativa' atterrerà sul quel capolavoro dello Stadio Flaminio di Pierluigi Nervi per soli trentamila spettatori e lo stravolgerà, invocando le nuove regole stabilite dal governo per la ristrutturazione dei vecchi stadi? E stravolgerà anche quel gioiello di equilibrio del quartiere dove Renzo Piano immaginava un progetto verde e visionario?
Certo, ora il Decreto Semplificazione approvato a luglio consente anche di intervenire sugli stadi vincolati, come ad esempio quello di Firenze. Ma poi dove costruire parcheggi, uffici, spazi per il merchandising? E l'impatto delle folle di tifosi in quel meccanismo delicato del Flaminio dove sta anche per atterrare il nuovo quartiere del piano di Cassa Depositi e prestiti nell'area delle caserme?
Sarebbe un'area ideale invece per il progetto che Piano regalò al Campidoglio nel 2011. Una "macchina verde", la chiamava lui, un parco della Musica e dell'Arte, con una passerella che si libra dalle querce di villa Glori fino all'Auditorium, duemila nuovi alberi a far da corona alle sale da concerti e agli altri due ' pezzi unici' dell'architettura del secolo scorso, il Palazzetto e lo stadio Flaminio. E ancora filari e giardini lungo via Reni, fino al Maxxi di Zaha Hadid e al nuovo ponte sul Tevere che arriva al Foro Italico.
«Ero studente a Firenze nel 1959, venni a Roma e vidi lo Stadio Flaminio in divenire » raccontava Piano « Beh, da allora mi innamorai di quell'edificio di straordinaria chiarezza, limpidezza, prodotto dal genio di Nervi. Intorno allo stadio c'è da fare un lavoro intelligente, di alleggerimento. Nervi sapeva far respirare il cemento, da quel grande, geniale maestro che era».
Ma intanto il risiko sta già spedendo le sue truppe su un altro quadrante. Ricordate la distesa sterminata di prato, di proprietà dell'università, dove durante il Giubileo del Duemila il Papa, dal 15 al 20 agosto, accanto alla grande croce accolse due milioni e mezzo di giovani di tutto il mondo? Sì, proprio lì, dove da una parte si innalza la Vela di Calatrava, la cittadella del nuoto iniziata a costruire nel 2007 e poi abbandonata come un dinosauro morente, incompiuta, un altro simbolo della Waterloo urbanistica di Roma.
Anche questa volta un labirinto, un ginepraio. Con il gruppo Caltagirone che aspetta 25 milioni di buonuscita per tirarsi fuori dalla Convenzione firmata con il II Ateneo vent'anni fa. E il governo che prima sembra stanziare i 25 milioni per pagarla e altri 300 per completare l'opera dell'archistar spagnolo come un centro sportivo. E poi alla fine questi ultimi li fa sparire e dal cappello esce solo l'idea di una società pubblico-privati per ultimare i lavori. E se la Roma dei Friedkin volesse farne parte, magari anche con un Caltagirone uscito dalla porta e rientrato dalla finestra? Chissà.
C'è già chi, come il dem Giancarlo Nanni, loda «la vicinanza all'autostrada Roma- Napoli, al Raccordo anulare e alle metropolitane A e C che potrebbero essere collegate con pochi chilometri di prolungamento » . Ma è anche vero che ben 80 ettari ospitano a cominciare dal 1998 il più grande orto botanico universitario d'Europa, che ha perfino un 'giardino biblico' con le specie citate nella Bibbia e una collezione di 134 specie di querce.

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Il commento
Il Comune non sapeva una favola da non credere (la Repubblica ed. Roma, 22 Novembre 2020)

di Stefano Costantini

La storia che il Comune non sapesse dei terreni di Tor di Valle ipotecati è incredibile. E infatti non ci crediamo.
Nonostante nella lettera del Campidoglio alla Roma calcio (che abbiamo pubblicato ieri) venga messo nero su bianco con sospetto candore: «Questa amministrazione non è mai stata portata a conoscenza del pignoramento negli innumerevoli tavoli e incontri succedutisi ai più vari e alti livelli». Appunto, in cinque anni di guida Raggi con tutto il can can montato intorno allo stadio della Roma, nessuno si è accorto? Non diciamo ai più alti livelli, ma chiunque abbia nella vita comprato anche un monolocale si è preventivamente sincerato che fosse libero da vincoli o ipoteche. E il Campidoglio invece con uno stuolo di avvocati, sindaca in testa, e commercialisti, e ingegneri niente, non ha fatto uno straccio di verifica? Eppure in campo Raggi in persona aveva schierato i migliori professionisti. Come non ricordare che fece arrivare direttamente da Genova il prode Luca Lanzalone, legale anch'egli, che in cambio dei servigi resi sull'affaire stadio fu addirittura nominato presidente di Acea. Lasciamo stare che fu poi arrestato, proprio per la questione dei terreni di Tor di Valle.
Comunque a nessuno era venuto il dubbio di controllare.
Tutti tranquilli fino all'altroieri, quando la sindaca è tornata sulla questione dello stadio, promettendo un "bel regalo" di Natale ai tifosi della Roma. Il sospetto, forse ormai un tantino di più di un sospetto, è che lo stadio (avversato all'inizio del mandato dalla giunta Raggi che debuttò con un vade retro Olimpiadi e nuovo stadio) è che sia diventato in periodo di vacche magre per l'Amministrazione 5Stelle una delle ultime carte da giocare in campagna elettorale. Sfumata anche una qualche inaugurazione di metro C — i lavori hanno subito un rinvio di 49 mesi, più di quattro anni — allo staff della sindaca deve essere sembrata una buona idea cavalcare la costruzione del nuovo Olimpico. Sarebbe bastato far passare in giunta la variazione della destinazione d'uso dei terreni, operazione peraltro non semplice perché contrastata anche da parte della maggioranza grillina; mettere qualche firma sotto qualche accordo, forse perfino posare la prima pietra e poi incassare i profitti elettorali. Invece questa storia del pignoramento dei terreni ha fatto scoppiare la bolla di sapone. A Roma non si è realizzato nulla in questi 5 anni, neppure qualcosa di cui essere scontenti. Niente. La favola sta per finire. Qualcuno avvisi la sindaca.

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Il nuovo stadio giallorosso

Progetto, costi e guai: Tor di Valle frena. Tocca al Flaminio (Gazzetta dello Sport, 22 Novembre 2020)

Club e Comune distanti. Ipotesi di una concessione di 99 anni sullo storico impianto per rifarlo. E Tor Vergata...


C'è qualcosa di ironico nel sapere che il pignoramento – diventato l'ultima tegola sul progetto del nuovo stadio della Roma – sia arrivato da una società che si chiama «Penelope». Come la tela della moglie di Ulisse, le speranze intorno al progetto di Tor di Valle sono state fatte e disfatte mille volte. Tuttavia, la lettera del Comune alla società proponente, Eurnova, che spiega come l'amministrazione – ieri per questo nel mirino delle opposizioni – non fosse «a conoscenza » di una procedura che risale al 18 gennaio 2019, pare più un danno d'immagine che concreto, perché la cifra in questione è esigua (1,16 milioni) che – nonostante le ipoteche sui terreni per 42 milioni – non potrebbe frenare un investimento da un miliardo. Tra l'altro, nel giorno in cui il Comune spediva la lettera, il 13 ottobre, Unicredit e Vitek si accordavano per la cessione delle società di Parnasi – fra cui Eurnova, che detiene l'area stadio – al magnate ceco. Non basta. Il 18 dicembre ci sarà l'udienza per il pignoramento in questione: se Vitek pagasse la somma, si potrebbe sbloccare lo stallo, mentre un eventuale rinvio stopperebbe tutto.
Flaminio-Tor Vergata
Ma i veri nodi della questione Tor di Valle sono due. Il primo è politico, visto che la maggioranza, nonostante le promesse della sindaca Raggi, non assicura la tenuta per il via libera. Il secondo riguarda la Roma, a cui il progetto non convince più per i costi, per la zona e per la filosofia (pre-Covid) che sottende. Così, se da un lato la soluzione Tor Vergata seduce coloro che pensano a una riqualificazione dell'area proprio come si voleva fare per «Roma 2024» (ma c'è anche qui un problema con l'Università relativo ai terreni), dall'altro prende quota il Flaminio. Certo, la legge varata per gli stadi con vincoli architettonici (decisiva per il progetto) può essere attaccata sulla costituzionalità, ma il club gradirebbe un impianto in centro, da ristrutturare in un paio d'anni, con una capienza di 45.000 posti e non spendendo più di 350 milioni, compresi gli scavi per i parcheggi (ma occhio a una necropoli presente nell'area). Possibile? Il Flaminio è di proprietà del Comune, che rischia la causa da parte della Roma per i tanti ritardi. E allora una soluzione potrebbe essere questa: il club rinuncia a chiedere i danni e ottiene dal Comune una concessione dell'impianto per 99 anni. Facile? No, anche perché l'area presenta rischi per l'ordine pubblico. Ma la politica, al solito, è l'arte del possibile.
ma.cec.

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