E' morto " el pibe de oro "

Aperto da COLDILANA61, 30 Ott 2020, 00:11

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Aquila1979

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Citazione di: vaz il 26 Nov 2020, 10:00
secondo me, invece, con Alì c'entra poco.
mai stato un sostenitore dell'epica maradoniana.
indubbiamente un personaggio fondamentale del Calcio e dello sport.

dipende da cosa intendi per "epica maradoniana".
quella del Diego amico di Fidel e Chavez?
non la amo neanche io.

l'epica maradoniana che io adoro, che mi rende immensamente triste dal momento stesso in cui ho appreso la notizia, è quella del bambino di villa fiorito che gioca nei campi di terra, nel fango, e che già da allora sogna di vincere il mondiale, e che già da allora sente addosso il peso delle aspettative della gente, una gente che sentirà sua per sempre.

l'epica che amo è quella della carnalità del rapporto di Maradona con il popolo argentino e con quello napoletano, la fragilità del suo essere uomo, il suo desiderio di essere amato, l'incapacità di essere supereroe, di librarsi sopra il pubblico e di esserne invece fagocitato.

per me Maradona è un romanzo tragico e meraviglioso. il più grande calciatore nella storia di questo fantastico sport con una vita frastagliata, piena di ombre e peccati, resurrezioni e cadute. un uomo con i piedi di dio

Sledgehammer

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la differenza tra Maradona e gli altri è che per Maradona è tutto vero non è stato un romanzo.
Fat ha detto tutto. Il più grande di sempre, per sempre.

italicbold

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Citazione di: Tarallo il 26 Nov 2020, 10:35[...] Se invece si parla del suo impatto sulla societa'[...]
Infatti io era sotto questo aspetto che intendevo il confronto con Mohammed Ali.
Il concetto di "Grande uomo" é inesatto perché, appunto, risente di tutto quello che avete detto, l'aspetto privato, i vizi, l'umanità terrestre di cui anche l'immagine di Mohammed Ali ha sofferto.
Non era un santo. Ma, come per Ali, le regole del gioco, dello sport, in cui hanno eccelso non sono sufficienti a spiegarne la figura.

maumarta

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Ieri si è spenta un'altra stella della mia generazione, lo dico da "vecchio" cinquantenne nostalgico.
Siamo stati dei privilegiati noi, su molti aspetti.
Abbiamo avuto il privilegio di avere una colonna sonora della nostra infanzia e adolescenza con gente del calibro di David Bowie, Freddie Mercury, Pink Floyd, Dire Straits... Ennio Morricone ma sono talmente tanti che è inutile proseguire.
Abbiamo potuto condividere gli ultimi passi di artisti da libro di storia come Picasso, Dalì, Andy Warhol, ecc.
Abbiamo avuto un Santo come Papa...
Ci hanno accompagnato i film di Albertone, mostri sacri come Gassman, ma anche miti come Paul Newman, Sean Connery e i capolavori assoluti di gente come Fellini e Sergio Leone (c'è chi legge i passi della Bibbia io mi devo fare una dose regolare di "C'era una volta in America" ogni tanto).
Nel calcio poi abbiamo avuto il privilegio di assistere al canto del cigno di Pelè, passare per capolavori assoluti del calibro di Cruyff, Zico e Platini mentre in una specie di grotta alla periferia di Buenos Aires sbocciava il nuovo Messia del pallone, Diego Armando Maradona.
Quante gliene dicevamo come avversario, per timore e reverenza.
Sapevamo che come divinità del pallone poteva decidere in ogni momento di chiudere la partita ed allora cercavamo di sollecitare il suo punto "debole", quella natura umana perfettamente imperfetta, inevitabilmente incline allo sbaglio ma inesorabilmente portato alla rinascita.
C'è stato un momento esatto in cui ha smesso di essere un avversario per me.
I fischi all'inno argentino nella finale di Italia 90.
Quel suo "hijos de puta" è stato anche il mio.
Quei suoi occhi infuocati e quella sua testa alta a fissare negli occhi tutti i leoni che fischiavano in incognito sono stati anche i miei.
Sarà stato il mio sangue napoletano che è venuto fuori ma da quel momento il "dio" si è fatto carne ed anche l'uomo splendidamente imperfetto è salito sull'Olimpo.
Ma non nonostante gli errori, grazie soprattutto a quelli.
Perchè al popolo, soprattutto a noi malati di pallone, gli eroi perfetti, profumati e pettinati, non ci emozionano.
Non ci scalda il sangue la salita inesorabile sulla vetta più alta.
Ci infiamma l'uomo che cade, si sporca, rotola nella polvere (quando va bene) e poi, quando meno te lo aspetti, te lo ritrovi lì, sporco e rattoppato ma davanti a tutti... e neanche di poco.
Ne abbiamo avuti di campioni, da Piola a Veron, ma guai a chi ci tocca Giorgione...
Per noi il calcio ha una componente "religiosa", con le dovute distanze.
Il parallelo c'è tutto perchè il fedele religioso non è meno integralista del tifoso.
Quando mi è capitato, un paio di volte, di assistere da Piazza San Pietro all'Angelus di Papa Wojtyla non avevo la consapevolezza di ascoltare le parole di un santo, ma oggi posso dire "ho ascoltato dal vivo le parole di un santo".
Quando ho visto giocare Maradona, dal vivo e in tv ma comunque in diretta, ero perfettamente consapevole di assistere a qualcosa di storico perchè i veri profeti del pallone sono stati pochi ma se c'è mai stato un Dio del pallone è nato in una baracca alla periferia di Buenos Aires, con altri 7 fratelli, un papà facchino che si spaccava la schiena per farli mangiare ed una mamma che fingeva il mal di stomaco se quella sera non ce ne era abbastanza a tavola... e nel frattempo metteva le ventose sulla schiena del marito per raddrizzare un po' quelle povere ossa.
E io l'ho visto quel Dio professare il suo verbo... e l'ho riconosciuto, subito. 
     

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maumarta

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Ieri si è spenta un'altra stella della mia generazione, lo dico da "vecchio" cinquantenne nostalgico.
Siamo stati dei privilegiati noi, su molti aspetti.
Abbiamo avuto il privilegio di avere una colonna sonora della nostra infanzia e adolescenza con gente del calibro di David Bowie, Freddie Mercury, Pink Floyd, Dire Straits... Ennio Morricone ma sono talmente tanti che è inutile proseguire.
Abbiamo potuto condividere gli ultimi passi di artisti da libro di storia come Picasso, Dalì, Andy Warhol, ecc.
Abbiamo avuto un Santo come Papa...
Ci hanno accompagnato i film di Albertone, mostri sacri come Gassman, ma anche miti come Paul Newman, Sean Connery e i capolavori assoluti di gente come Fellini e Sergio Leone (c'è chi legge i passi della Bibbia io mi devo fare una dose regolare di "C'era una volta in America" ogni tanto).
Nel calcio poi abbiamo avuto il privilegio di assistere al canto del cigno di Pelè, passare per capolavori assoluti del calibro di Cruyff, Zico e Platini mentre in una specie di grotta alla periferia di Buenos Aires sbocciava il nuovo Messia del pallone, Diego Armando Maradona.
Quante gliene dicevamo come avversario, per timore e reverenza.
Sapevamo che come divinità del pallone poteva decidere in ogni momento di chiudere la partita ed allora cercavamo di sollecitare il suo punto "debole", quella natura umana perfettamente imperfetta, inevitabilmente incline allo sbaglio ma inesorabilmente portato alla rinascita.
C'è stato un momento esatto in cui ha smesso di essere un avversario per me.
I fischi all'inno argentino nella finale di Italia 90.
Quel suo "hijos de puta" è stato anche il mio.
Quei suoi occhi infuocati e quella sua testa alta a fissare negli occhi tutti i leoni che fischiavano in incognito sono stati anche i miei.
Sarà stato il mio sangue napoletano che è venuto fuori ma da quel momento il "dio" si è fatto carne ed anche l'uomo splendidamente imperfetto è salito sull'Olimpo.
Ma non nonostante gli errori, grazie soprattutto a quelli.
Perchè al popolo, soprattutto a noi malati di pallone, gli eroi perfetti, profumati e pettinati, non ci emozionano.
Non ci scalda il sangue la salita inesorabile sulla vetta più alta.
Ci infiamma l'uomo che cade, si sporca, rotola nella polvere (quando va bene) e poi, quando meno te lo aspetti, te lo ritrovi lì, sporco e rattoppato ma davanti a tutti... e neanche di poco.
Ne abbiamo avuti di campioni, da Piola a Veron, ma guai a chi ci tocca Giorgione...
Per noi il calcio ha una componente "religiosa", con le dovute distanze.
Il parallelo c'è tutto perchè il fedele religioso non è meno integralista del tifoso.
Quando mi è capitato, un paio di volte, di assistere da Piazza San Pietro all'Angelus di Papa Wojtyla non avevo la consapevolezza di ascoltare le parole di un santo, ma oggi posso dire "ho ascoltato dal vivo le parole di un santo".
Quando ho visto giocare Maradona, dal vivo e in tv ma comunque in diretta, ero perfettamente consapevole di assistere a qualcosa di storico perchè i veri profeti del pallone sono stati pochi ma se c'è mai stato un Dio del pallone è nato in una baracca alla periferia di Buenos Aires, con altri 7 fratelli, un papà facchino che si spaccava la schiena per farli mangiare ed una mamma che fingeva il mal di stomaco se quella sera non ce ne era abbastanza a tavola... e nel frattempo metteva le ventose sulla schiena del marito per raddrizzare un po' quelle povere ossa.
E io l'ho visto quel Dio professare il suo verbo... e l'ho riconosciuto, subito.

pan

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io invece penso che siano proprio le preferenze politiche di Maradona a influenzare la maggior parte di chi mette il "però" di prammatica. ad altri beniamini, che hanno fatto di tutto e di più nel loro privato, non viene riservata questa pratica e li si ama a prescindere.

vaz

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no Pan, non sono d'accordo  ;)

FatDanny

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Se stessi con un vestito bianco a un matrimonio e arrivasse un pallone infangato, lo stopperei di petto senza pensarci

In questa frase di Maradona c'è tutto, racchiude tutto il necessario per capirne la dimensione.

Il vestito bianco che gli è stato confezionato, la celebrazione istituzionalizzata, l'amore per il pallone, il fango, il suo stopparlo di petto, senza pensarci. Il vestito rovinato.
C'è tutto. Una vita intera e un modo di viverla.

C'è più "politica" per come la intendevo prima in questa frase che in qualsiasi riferimento alla rivoluzione cubana possa aver mai fatto.

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Aquila1979

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qui c'è il Maradona politico

"Non mi fanno entrare in Giappone perché ho assunto droghe, ma fanno entrare gli americani che gli hanno buttato la bomba atomica"

Qui c'è il Maradona uomo e il suo rapporto con Napoli
Una notte, era di primavera, tra le due e le tre, uscendo da un locale in pieno centro, Maradona cominciò a cantare a voce altissima una canzone in lingua argentina. Tempo due minuti e dal balcone al primo piano d'un palazzo antico s'affacciò una vecchiarella. "Ma sei impazzito? Stai svegliando tutti. Ma chi credi di essere?" gli urlò. "Sono Maradona", fu la sua risposta. "Sei Maradona? E allora canta", gli disse la vecchia signora. Erano tempi, quelli, in cui a Diego Maradona, amato e coccolato da tutta la città, era concesso proprio tutto.

pan

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Citazione di: vaz il 26 Nov 2020, 11:53
no Pan, non sono d'accordo  ;)

ho detto la maggior parte  ;) fa strano assistere già da ieri a ricordi che diventano quasi dibattiti, in televisione, nei forum, sui giornali e puntualizzazioni su puntualizzazioni al limite del'assurdo a cadavere caldo. come se lui fosse l'unico idolo ad avere avuto un privato controverso. ogni volta che parliamo di giorgione, di george best, della rock star che ci ha fatto impazzire non diciamo la formuletta di prammatica" adoro il calciatore/cantante ma non la sua vita", ogni santa volta, con Diego lo si è sempre fatto, niente di tutto questo riservato ad altri. il fatto di avere avuto "figli sparsi" nel mondo mai fatta passare liscia con una severità granitica di giudizio... poi lo fa chiunque, spallucce quasi divertite.
no.. la componente politica, l'amore per Fidel, l'anticapitalismo sono invece una  motivazione coerente, per me.

dario

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Citazione di: FatDanny il 26 Nov 2020, 09:17
Sono proprio le sue fragilità ad aver reso Maradona un mito assoluto.
Assoluto perché per essere mitico non ha mai rinunciato a mostrare il suo volto umano, fragile in quanto tale.
Altri grandi campioni, vedi Jordan o un CR7 oggi, sono figure di plastica. Talmente ossessionati dall'immagine da non apparire reali. Merci utili alla vendita. Poi vai a vedere dietro l'immagine satinata e vedi che anche loro hanno bei mostri, forse anche peggiori di quelli di Diego.
Ma per una questione di marketing quei mostri devono restare nell'armadio.
Diego no. Diego non aveva bisogno di apparire come una divinità perfetta, si mostrava come essere umano, come simile a noi e nonostante questo restava Mito. La sua grandezza credo derivi da qui.
Da qui riusciva a guardare agli scugnizzi di tutto il mondo non come un'entità astratta, ma come uno che ne condivideva le origini, i modi, l'allegria strafottente nonostante tutto e nonostante tutti.

Maradona non è un Mito nonostante la sua vita personale, ma lo è a partire proprio dalla non scindibilità del calciatore e dell'uomo.
E mi fa schifo leggere tanti ma e però su giornali sempre pronti ad osannare il morto potente di turno, dimenticando malefatte che in confronto Maradona era in odore di santità.

Ma Diego ci avrebbe riso su. Avrebbe riscattato anche questo affronto con una finta irriverente e un tocco sotto.
Che la terra ti sia lieve, è morto l'uomo ma resta il mito. Per sempre.
Fantastico.
Applausi.

Tarallo

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Citazione di: pan il 26 Nov 2020, 11:51
io invece penso che siano proprio le preferenze politiche di Maradona a influenzare la maggior parte di chi mette il "però" di prammatica. ad altri beniamini, che hanno fatto di tutto e di più nel loro privato, non viene riservata questa pratica e li si ama a prescindere.

Queste componenti esistono eccome, ma come vedi anche da sinistra puo' arrivare qualche distinguo  ;)

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dario

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Citazione di: FatDanny il 26 Nov 2020, 10:21
sono d'accordo con IB, il paragone è azzeccato.
La dimensione di Maradona, come quella di Alì, ha un'innegabile eco politica che ne spiega la grandezza.
Attenzione, per politica non intendo la sua amicizia con Chavez e Fidel, né le sue prese di posizione contro l'imperialismo americano. Questi sono aspetti pressoché irrilevanti.

L'eco politica a cui mi riferisco è quella del riscatto nel significato che gli avrebbe attribuito Walter Benjamin. Simbolo del riscatto dei dannati della terra.
Solo con gli occhi dei Sud del mondo (rigorosamente al plurale) si capisce Maradona.
E senza di essi non lo si comprende, o lo si comprende parzialmente.

Il riscatto degli argentini quattro anni dopo le Falkland, proprio in virtù di una frode e di un capolavoro assoluto. La combinazione perfetta, che non sarebbe potuta essere migliore nemmeno a scriverne una sceneggiatura.
Il riscatto dei napoletani, trattati come migranti appestati, terremotati, colerosi, che passa dai piedi di un calciatore che sovverte tutti gli equilibri della massima serie dello sport nazionale.
Il riscatto degli scugnizzi di periferia, nelle scelte della star di vivere la città a tutto tondo anche violando le disposizioni societarie.
Il riscatto di chi conosce bene le cadute rovinose ma si rialza da sgambetti di ogni tipo in campo come fuori, senza autocommiserazione, dimostrando nella giocata successiva chi è il migliore. Senza mollare mai.

Quando il riscatto si unisce all'arte, alla magia, alla poesia vibrano corde umane che non si spiegano solo con la tecnica.
Per questo Messi o CR7 anche facessero 350 gol più di maradona, anche driblassero 11 avversari solo toccandola con la spalla, anche segnassero dall'angolo della loro metà campo non arriverebbero mai a Maradona.
Perché loro quelle corde non sanno farle suonare. Sono campioni, fuoriclasse, ma non sono Maradona.
Lacrime.
:rock:

pan

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Citazione di: Tarallo il 26 Nov 2020, 12:26
Queste componenti esistono eccome, ma come vedi anche da sinistra puo' arrivare qualche distinguo  ;)
ma è ovvio, ma quei distinguo non li calcolo perchè è implicito nella loro appartenenza che non siano condizionati.

El Matador

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Citazione di: FatDanny il 26 Nov 2020, 09:17
Sono proprio le sue fragilità ad aver reso Maradona un mito assoluto.
Assoluto perché per essere mitico non ha mai rinunciato a mostrare il suo volto umano, fragile in quanto tale.
Altri grandi campioni, vedi Jordan o un CR7 oggi, sono figure di plastica. Talmente ossessionati dall'immagine da non apparire reali. Merci utili alla vendita. Poi vai a vedere dietro l'immagine satinata e vedi che anche loro hanno bei mostri, forse anche peggiori di quelli di Diego.
Ma per una questione di marketing quei mostri devono restare nell'armadio.
Diego no. Diego non aveva bisogno di apparire come una divinità perfetta, si mostrava come essere umano, come simile a noi e nonostante questo restava Mito. La sua grandezza credo derivi da qui.
Da qui riusciva a guardare agli scugnizzi di tutto il mondo non come un'entità astratta, ma come uno che ne condivideva le origini, i modi, l'allegria strafottente nonostante tutto e nonostante tutti.

Maradona non è un Mito nonostante la sua vita personale, ma lo è a partire proprio dalla non scindibilità del calciatore e dell'uomo.
E mi fa schifo leggere tanti ma e però su giornali sempre pronti ad osannare il morto potente di turno, dimenticando malefatte che in confronto Maradona era in odore di santità.

Ma Diego ci avrebbe riso su. Avrebbe riscattato anche questo affronto con una finta irriverente e un tocco sotto.
Che la terra ti sia lieve, è morto l'uomo ma resta il mito. Per sempre.
OT
Jordan "figura di plastica" lievemente azzardato.  ;)
C'è un basket prima, e un basket dopo Jordan.
L'ossessione di Jordan era verso il gioco, non verso l'immagine.
Ovvio che è un personaggio sideralmente lontano da Maradona, ma "figura di plastica" direi proprio di no.
/OT

arturo

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Citazione di: FatDanny il 26 Nov 2020, 10:21
sono d'accordo con IB, il paragone è azzeccato.
La dimensione di Maradona, come quella di Alì, ha un'innegabile eco politica che ne spiega la grandezza.
Attenzione, per politica non intendo la sua amicizia con Chavez e Fidel, né le sue prese di posizione contro l'imperialismo americano. Questi sono aspetti pressoché irrilevanti.

L'eco politica a cui mi riferisco è quella del riscatto nel significato che gli avrebbe attribuito Walter Benjamin. Simbolo del riscatto dei dannati della terra.
Solo con gli occhi dei Sud del mondo (rigorosamente al plurale) si capisce Maradona.
E senza di essi non lo si comprende, o lo si comprende parzialmente.

Il riscatto degli argentini quattro anni dopo le Falkland, proprio in virtù di una frode e di un capolavoro assoluto. La combinazione perfetta, che non sarebbe potuta essere migliore nemmeno a scriverne una sceneggiatura.
Il riscatto dei napoletani, trattati come migranti appestati, terremotati, colerosi, che passa dai piedi di un calciatore che sovverte tutti gli equilibri della massima serie dello sport nazionale.
Il riscatto degli scugnizzi di periferia, nelle scelte della star di vivere la città a tutto tondo anche violando le disposizioni societarie.
Il riscatto di chi conosce bene le cadute rovinose ma si rialza da sgambetti di ogni tipo in campo come fuori, senza autocommiserazione, dimostrando nella giocata successiva chi è il migliore. Senza mollare mai.

Quando il riscatto si unisce all'arte, alla magia, alla poesia vibrano corde umane che non si spiegano solo con la tecnica.
Per questo Messi o CR7 anche facessero 350 gol più di maradona, anche driblassero 11 avversari solo toccandola con la spalla, anche segnassero dall'angolo della loro metà campo non arriverebbero mai a Maradona.
Perché loro quelle corde non sanno farle suonare. Sono campioni, fuoriclasse, ma non sono Maradona.
Ecco.
Niente da aggiungere vostro onore.

JoeStrummer

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Chiedo alla signorina Lazionet se è possibile accorpare questo Topic con "il più grande".

Grazie!

giggio

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mi è piaciuto l'articolo di sconcerti

C'è stata una differenza tra Maradona e Pelé molto significativa: Pelé ha riconosciuto Maradona come avversario, gli ha concesso il diritto di essere sulla sua stessa strada per quel titolo alto e leggero di miglior giocatore al mondo. Maradona no, non voleva nemmeno parlarne, rifiutava l'ipotesi non solo per arroganza ma per diversità evidente. Che c'entrava lui con Pelé, ragazzo educato, morigerato, mai uscito dal Brasile, poi ambasciatore del calcio nel mondo borghese delle sue istituzioni? Nemmeno Pelé lo amava, ma capiva che bisognava condividere, non si può vivere in paradiso e rifiutarsi. Credo che anche lui oggi non sia felice. La morte dell'avversario è una prodezza che porta l'altro in un posto in classifica dove non può essere raggiunto. È la morte che realizza la Storia. Quella di Maradona è compiuta, ora tutto di lui ha diritto a un ricordo e a un aggettivo in più. Credo sia giusto così.


Anche se è un po' infantile dirlo adesso, Maradona è davvero stato il miglior giocatore del mondo. Mi sono sempre rifiutato di considerarla una gara, troppo diversi i concorrenti, ma la morte degli altri è una spinta, tira fuori la realtà anche dentro di noi. Maradona ha costruito squadre, l'Argentina, il Napoli; Pelé le ha concluse. Il suo Brasile era pieno di fuoriclasse, Djalma e Nilton Santos nel '58, con Didi, Vava, Garrincha. Poi nel '70 la squadra dei cinque fantasisti, Jairzinho, Gerson, Tostao, Rivelino e lui. Maradona ha dovuto scartare sei inglesi per segnare il gol più bello della storia, non gli bastava dirigere, doveva essere dovunque.

Ricordo la partita dell'82 nel vecchio stadio Sarriá a Barcellona. L'Argentina era campione del mondo, noi cominciavamo a nascere. Bearzot mise Gentile su Maradona, l'Italia vinse, Gentile seguì ogni passo del ragazzino di 21 anni e non lo fece segnare. Diventò l'eroe di tutti, ma Maradona giocò una partita splendida dentro una squadra finita. Cambiò continuamente ruolo, da ala a centravanti, dentro e fuori dall'area. Era come in gabbia, la palla gli arrivava in ritardo, Gentile lo soffocava, ma lui non era mai banale, mai battuto. Gentile lo teneva con ogni mezzo, Maradona cambiò tre maglie in quella partita, due gliele aveva strappate Gentile.

Pochi giorni dopo partì per Barcellona, cominciavano la sua vita e i suoi peccati. Aveva un piede sinistro morbido come il pane che arrivava dovunque. La palla gli cadeva sul piede come l'avesse convinta parlandole. Aveva un senso del tempo nel dribbling che era davvero musicale. Ha sempre sostenuto, anche da vecchio, che il suo gol più bello lo abbia segnato con l'Argentinos Junior in campionato. Sono andato a cercarlo su YouTube. Rincorre un pallone datogli da centrocampo e arriva in porta senza toccarlo più. Salta tre avversari solo muovendo il corpo, solo togliendo l'attimo agli avversari. Un gol irreale, da calcio che trascende. Questo era spesso il calcio di Maradona, un'entità metafisica. Mi faceva venire in mente le luci mosse dei ceri che da soli accendono la chiesa nelle messe deserte e fredde della prima mattina. Quando tutto è silenzio e odore di bruciato buono. E una perfezione lenta ti scende dentro e tiene lontano il resto. Anche Maradona era perfetto e silenzioso.

Oggi il calcio fa rumore, il passaggio è sempre un colpo. Il suo era velluto, arrivava in porta o al compagno, inaspettato e servo, a disposizione degli altri, come tutta la vita di Diego. Non aveva una misura del tempo. Uno bravissimo, tra controllo e tiro impiega un secondo. Il Messi giovane faceva tutto in sei decimi, per questo diventava imprendibile, tradiva il tempo degli altri. Maradona non aveva questo problema perché inventava traiettorie, si faceva l'obbligo di non fare mai due volte la stessa giocata. Non ha imparato niente, sapeva tutto.

Una volta a Napoli segnò una punizione da sette metri, con la barriera schierata. Non c'era traiettoria, non c'era lo spazio per permettere alla palla di abbassarsi. Dette un colpo morbido così pieno d'effetto che, arrivato in alto si piegò, su stesso e cadde in porta come fosse un arco gotico.

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FatDanny

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Citazione di: El Matador il 26 Nov 2020, 12:41
OT
Jordan "figura di plastica" lievemente azzardato.  ;)
C'è un basket prima, e un basket dopo Jordan.
L'ossessione di Jordan era verso il gioco, non verso l'immagine.
Ovvio che è un personaggio sideralmente lontano da Maradona, ma "figura di plastica" direi proprio di no.
/OT

con "figura di plastica" non intendo sminuire le sue doti sportive.
Come non lo farei con CR7. Sul piano sportivo parliamo di campioni assoluti.
Jordan l'ho vissuto ancor più di Maradona: quando giocava Maradona io ero un bambino, Jordan ha invece giocato fino a che sono diventato adolescente. Inoltre all'epoca giocavo pure a basket, quindi figurati.

Ma Jordan è stato proprio il non plus ultra del campione di plastica. Potremmo dire che è stato l'apripista dei campioni di plastica. Quello che per primo ha fatto di sé un marchio e un'azienda.
Il primo a curare maniacalmente la sua immagine, le sue dichiarazioni, il suo messaggio.
Ma quanto è vera quell'immagine e quanto è un semplice prodotto, una merce da vendere con il logo Air?
Quanto possiamo dire di sentir vicino, in termini di umanità, quella che appariva come una macchina perfetta, dal punto di vista sportivo e non solo. CR7, tanti anni dopo, è un esempio simile.

Questo intendo con "campione di plastica", non che non sia stata tutta fuffa.
Figuriamoci, Jordan ha fatto cose impressionanti. Ma ha anche costruito un'epica merceologica attorno a quelle cose impressionanti.
Per dire: Doncic ha fatto negli ultimi playoff qualcosa di ancor più grande rispetto al famoso flu game. Ma a Doncic manca, almeno al momento, proprio la costruzione attorno.

Maradona non aveva tutto questo.
E' vero che in quegli anni il calcio europeo non era paragonabile all'NBA in termini di soldi e di prodotto. Ma anche prendendo a paragoni altri idoli del tempo, le roi Platini, lo scarto è notevole.
Maradona non stava proprio su quel piano. Non ci si metteva, non gli interessava.
E questo lo fa grande e allo stesso tempo lo ha condannato a sembrare sempre fuori posto al matrimonio, con un vestito bianco sporco di fango, tra lo sdegno dei presenti per lo "spreco".

Ma è proprio questo che piace a noi, la faccia sporca gli occhi vivi (cit)

ronefor

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Jordan figura di plastica è una fregnaccia indescrivibile
Chi lo ha vissuto e non letto a posteriori lo sa benissimo
Anche la sua vita fuori dal campo sia coi compagni che privata ha delle grosse somiglianze a Maradona
Le emozioni passate quelle notti svegli per seguire le sue partite , la morte del padre, l'abbandono da Csmpione(sia il primo che il secondo)
il Baseball da comprimario ma solo per passione e tante altre cose...

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