Raggi e lo stadio: «Pronti a spostarci da Tor di Valle» (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 2 Dicembre 2020)
IL RETROSCENA
«Se la Roma ce lo chiede, siamo pronti a cambiare zona per realizzare lo stadio». Così parlò Virginia Raggi, nell'intervista di ieri mattina a RaiNews24. Un'apertura, la prima in maniera così netta, su quello che invece sembrava un tabù: lo stadio della Roma a Tor di Valle, oppure in nessun altro posto. Raggi si rivolge ai Friedkin, padre e figlio, entrambi molto presenti al contrario di James Pallotta sulle vicende societarie: «È un'opera dice la sindaca portata avanti da privati, devono loro scegliere dove farlo. La precedente proprietà voleva Tor di Valle e noi siamo andati su quel sito, ma siamo aperti qualora ci fosse una diversa idea. Noi siamo la pubblica amministrazione». E gli americani? «Basiti», trapela da Trigoria. Ancora più «spiazzati di quando disse che entro dicembre sarebbe arrivato il regalo di Natale ai tifosi».
IL CONFRONTO
Il confronto, comunque, è aperto, anche se il Campidoglio non ha solo il ruolo di esecutore di decisioni altrui: il progetto dello stadio, il vecchio come eventualmente il nuovo, deve avere il bollino dell'interesse pubblico, delibera da votare in Assemblea Capitolina. Di sicuro, dalle parti di Trigoria, è in atto una riflessione. Su Tor di Valle ci sono problemi, lentezze burocratiche, il nodo politico (l'approvazione della variante urbanistica) che non arriva, le nubi sul tema dei trasporti (in particolare per la Roma-Lido).
Radovan Vitek, il magnate ceco che ha rilevato le società del gruppo Parnasi, è alla finestra: il rogito per l'acquisto dei terreni (ancora sotto pignoramento), infatti, non è stato firmato proprio perché anche lui è in attesa di capire come finirà la partita. Significa che la Roma abbia abbandonato Tor di Valle? Non proprio. Non ancora, comunque. Per il club giallorosso, al momento, il dossier sul tavolo «è ancora uno solo». E l'ipotesi Flaminio, circolata nei giorni scorsi, viene scartata con una scrollata di spalle. Del resto, sono gli stessi uffici del Campidoglio informalmente a considerarla difficile da percorrere. Sia per i vincoli architettonici della struttura. Sia per l'ubicazione, che rende complicata la gestione di trasporti, spostamenti e sicurezza. Resterebbero le aree di Fiumicino (altro comune) e di Tor Vergata, ma qui subentrerebbero altri fattori: per arrivare a questo punto nel progetto Tor di Valle, con tutte le sue criticità e problemi, ci sono voluti otto anni. Cambiare area significherebbe ricominciare da capo, con una prospettiva di altri 4-5 anni almeno di lavori, tra nuova progettazione, business plan, opere pubbliche. Quasi come mettere una pietra tombale su ogni velleità di realizzare uno stadio di proprietà, obiettivo che invece dai Friedkin continua ad essere considerato di vitale importanza. Con il Campidoglio l'ultima interlocuzione politica c'è stata una decina di giorni fa (mentre invece, al livello tecnico, gli uffici sono fermi da luglio scorso) ma ancora non si è arrivati ad una conclusione. La riflessione in corso, da parte della proprietà americana, è anche sulle cubature. Con i tempi che corrono, la crisi generata dal Covid e lo smart working sempre più in espansione ha ancora senso ipotizzare quel tipo di intervento? E, in caso di revisione, come cambierebbe il piano di sostenibilità economica e quello delle opere pubbliche? Nodi ancora da sciogliere.
Stefano Carina/Ernesto Menicucci
Per la prima volta il Sindaco contempla l'ipotesi di una zona diversa da Tor di Valle
STADIO ROMA LA GIRAVOLTA (Corriere dello Sport, 2 Dicembre 2020)
Raggi: «L'impianto si farà. Sono i privati a decidere dove costruirlo: noi siamo aperti al confronto»
di Roberto Maida
ROMA
Più che una virata, un salto acrobatico. Virginia Raggi per la prima volta contempla ufficialmente l'ipotesi di uno stadio della Roma fuori dall'area di Tor di Valle. Intervistata da Rainews, la sindaca ha aperto la porta alla possibilità di cancellazione del progetto e di esplorazione di siti alternativi: «Lo stadio della Roma si farà. Del resto è un'opera che viene portata avanti dai privati, quindi sono loro a dover scegliere dove farlo. Per quanto ne sappiamo l'indicazione della precedente proprietà era di farlo a Tor di Valle, ma chiaramente siamo aperti al confronto con la nuova dirigenza. Noi ci mettiamo a disposizione, devono sussistere una serie di requisiti ma noi ci siamo». La dichiarazione arriva appena 12 giorni dopo la frase pronunciata in Campidoglio, dal sapore elettorale, che preannunciava sviluppi imminenti proprio su Tor di Valle: «Mi auguro che entro Natale saremo in grado di fare un bel regalo ai tifosi della Roma».
IL QUADRO. La verità in questo momento, come in tanti altri momenti, sta nel mezzo. I Friedkin, ancora prima di leggere la lettera del Comune che segnalava ipoteche e pignoramenti in corso sui terreni di Tor di Valle, stavano riconsiderando ogni aspetto del maxi investimento sul complesso immobiliare, un'opera che avrebbe richiesto esposizioni per oltre un miliardo di euro interamente versato dalla proprietà e dal pool di partner interessati a partecipare. Il problema principale, nell'era del telelavoro che potrebbe stabilizzarsi anche alla fine della pandemia grazie alle nuove tecnologie, è l'enorme spazio dedicato agli uffici, che rischierebbero di non trovare acquirenti. In più su Tor di Valle gravano ancora grandi incognite legate alla viabilità, che il Comune e la Regione non hanno mai dipanato. Le tensioni tra i due enti anzi possono far slittare ancora di molto il voto sul contratto tra le parti, la famosa convenzione urbanistica, sulla quale la sindaca Raggi garantisce invano da quasi un anno.
ALTRO GIRO. Dunque la Roma non ha abbandonato del tutto l'idea di Tor di Valle, che sotto il profilo procedurale e amministrativo sarebbe ancora la soluzione più rapida, ma si sta dedicando all'esame delle opzioni B e C: la prima è la riqualificazione dello stadio Flaminio, che essendo un impianto comunale potrebbe avvalersi di un iter relativamente snello, la seconda è la trattativa con il costruttore Caltagirone per i terreni di Tor Vergata (nel quadrante est a due passi dal Raccordo Anulare), che dovrebbero comunque cambiare di destinazione d'uso, con inevitabile dilatazione dei tempi. Di sicuro i Friedkin, con la calma che è sempre la virtù dei forti, puntano sullo stadio di proprietà come e più di James Pallotta. Lo ha detto il presidente Dan nelle prime dichiarazioni da patron della Roma, lo ha ripetuto l'amministratore delegato Guido Fienga nel recente forum al Corriere dello Sport: «Nelle top 20 squadre europee, quelle che hanno mostrato una crescita anno su anno sono state solo quelle con lo stadio di proprietà. Non facilitare la costruzione di un impianto significa tagliare le gambe a un club sulle possibilità di sviluppo. Lo stadio non è un vezzo che una società deve avere: per competere in Europa è fondamentale dotarsi di infrastrutture».
Il caso stadio
Contropiede Raggi «Pronti anche a cambiare sito» (Gazzetta dello Sport, 2 Dicembre 2020)
La sindaca apre ad altre soluzioni «Tor di Valle l'ha scelto il club ma siamo aperti al confronto». A Trigoria però restano perplessi
di Chiara Zucchelli
ROMA
Lo scorso 19 novembre, in Campidoglio, la sindaca Virginia Raggi, cogliendo ancheunpo' in contropiede ilCeoGuido Fienga, alla presentazione del calendario di Roma Cares «Amami e basta », aveva parlato di «regalo di Natale» per i tifosi. Ieri, intervenendo a Rai News 24, la sindaca è tornata sull'argomento e lo ha fatto con dichiarazioni che hanno spiazzato la società. Non perché non sia vero che i Friedkin non siano entusiasti dell'attuale progetto e non stiano vagliando ogni soluzione, ma perché, ufficialmente, nessuno a Trigoria ha mai parlato di altre aree o di 8 anni di lavoro (e di soldi)dainvestire altrove.LaRaggi, invece, ha aperto a questa possibilità: «Per noi lo stadio della Roma si farà, è un'opera che viene portata avanti dai privati e quindi sono loro a dover scegliere dove farlo. Ad oggi l'indicazione della precedente proprietà era di farlo a Tor di Valle, ma siamo aperti al confronto con la nuova dirigenza. Noi ci mettiamo a disposizione, devono sussistereuna serie di requisiti,manoi ci siamo».
Rapporti difficili
Di quali requisiti parla la sindaca? Considerando quanto sia stato - e sia ancora - lungo l'iter per la costruzione dell'impianto, i Friedkin sanno che abbandonare Tor di Valle comporterebbe tempi lunghissimi. In tutto questo, non è chiaro quale sarà il prossimo sindaco e, quindi, con quale giunta dovranno confrontarsi. In attesa delle elezioni la situazione sembra confusa, anche perché i Friedkin lavorano in silenzio e non forniscono indicazioni. L'ipotesi Flaminio, che tanto piace ai tifosi, appare complicata, scegliere un'altra area come Tor Vergata in teoria anche, visti i rapporti non idilliaci con l'attuale amministrazione. Tra l'altro, tra Roma e Comune è in corso un contenzioso per il contributo al pagamento della Polizia Municipale in servizio all'Olimpico per le partite. I tempi in cui Pallotta, non appena arrivava a Roma, voleva subito fissare incontri con la sindaca per lo stadio sembrano di un'altra epoca.