"La roma oggi è morta", disse Marione,
aprendo la diretta mattutina dell'aradio.
"E' morta defunta, uccisa nello stadio,
estinta pe' l'eterno, e senza redenzione".
Er giorno dopo la tremenda Coppainfaccia
i romoletti erano scossi, parevano 'mbriachi.
Nell'etere romano soffiava un'aria ghiaccia,
un clima post-atomico che manco a Nagasaki.
"Pronto Marione? So' Nino e chiamo da Talenti,
io te vorrebbe chiede, se sono in onda,
come faccio a sopportà i perculamenti
dei cattivoni che stanno su quell'artra sponda".
"Io so' trasteverino, me chiamo Arcadio,
i valori mia sarebbi la roma e la famija;
e 'nfatti, appena sò tornato dallo stadio,
menai prima a mì moje, poi a mì fija".
"Io invece so' Anacleto, vivo ar Borghetto.
Volevo dì che io, in fondo, l'ho presa bene...
Ho dato fòco a casa mia cor cherosene
e mò so diventato un pòro senzatetto".
"Me chiamo Sabbatino, detto er Pantera,
me rode tanto er chiccherone, da ieri sera
perché te segna er còre e l'anima, sta coppainfaccia.
Vedrai domani er traffico che c'è, verso l'Ariccia...".