Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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spook

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Citazione di: BalkanLaziale il 27 Feb 2021, 11:25
Quanto mi manca Jim...

"fucking idiots" imperituro nei secoli

FeverDog

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Ricordo i bei tempi del "v'avemo arzato osssadio in faccia"

adiutrix

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mannaggia era quasi fatta.
ora chi glielo dice al magnate ceco.
;)

Egobrain

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Magnate tranquilli, ci sono già i primi fuochi entusiastici sul nuovo proggetto ssadio dopo le voci d'accordo Frieddekin-Caltaggirone. Che ne sapete voi.

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GiPoda

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Quando si dice che il tempo è galantuomo.
A me ha sconvolto, più che le dichiarazioni dei pennivendoli che ben conosciamo, la dichiarazione di quello sciroccato di Marino.
Straparla ancora di 16 treni/ora sulla Lido o di "prolungamento della B" come se fossero state opere veramente realizzabili.
Tralasciando il sogno bagnato dei 16 treni/ora della Lido realizzabili solo nella sua testa, mi sorprende che parli ancora di prolungamento di linea B come di una cosa realmente fattibile quando sa benissimo che tale "sfioccamento", questo il termine tecnico usato dagli uffici competenti, avrebbe portato rallentamenti notevoli sulla intera linea.
Marziancazzaro fino all' ultimo.

misolidio 2.0

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Anche il grande poeta Brunello Robertetti ha voluto dire la sua su Tor di Valle:
"se fossi cane, bau; se fossi gatto, miao; se fossi stadio, ciao ..."

lazionelcuore

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Ragazzi tutto bene tutto giusto, godiamo di nove anni di merda della Roma, ma vogliamo cominciare a parlare dell'assurdo silenzio di Lotito sul tema del nostro stadio, dopo che per anni non perdeva un minuto a parlare ad insistere sul tema dello stadio di proprietà? Io sono abbastanza basito... E preoccupato...

Abbonatodal72

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Citazione di: lazionelcuore il 27 Feb 2021, 16:55
Ragazzi tutto bene tutto giusto, godiamo di nove anni di merda della Roma, ma vogliamo cominciare a parlare dell'assurdo silenzio di Lotito sul tema del nostro stadio, dopo che per anni non perdeva un minuto a parlare ad insistere sul tema dello stadio di proprietà? Io sono abbastanza basito... E preoccupato...
Lotito non ha perso tempo e soldi.
Ha capito che a Roma è molto complicato fare grandi progetti edilizi, forse impossibile fare un nuovo stadio.
Ci ha solo visto bene.

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GoodbyeStranger

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90 milioni di euro de mazzette hanno buttato? non ho capito... chiedo per un amico.

:asrm

FeverDog

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Citazione di: GoodbyeStranger il 27 Feb 2021, 17:43
90 milioni di euro de mazzette hanno buttato? non ho capito... chiedo per un amico.

:asrm
Mo buttato, gli torneranno utili per altre cose.

JoeStrummer

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Comunque mi sta venendo voglia di votare la Raggi.

Tutto sommato pur considerando le giravolte e le capriole del M5S va detto che se al Campidoglio ci fosse stato ancora il PD, con Giachetti peraltro, il mega abuso IMHO sarebbe stato già in costruzione.

edge24

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Citazione di: Maremma Laziale il 26 Feb 2021, 21:32
...ma non ci aveva già segnato er capetano in Champions nel 2017?

P.s.: qualcuno recuperi quell'articolo della prima partita immaginaria nel fu nuovo stadio, please
agevolo. l'avevo proposto come Turone D'Oro a suo tempo, ma non riscosse molto successo

CORSPORT (R. BOCCARDELLI) - Martedì 27 settembre 2016, il tramonto a Roma Sud scatena infuocati giochi cromatici sulla linea dell'orizzonte. Il rosso che vira verso il viola e il giallo intenso abbracciano il blu e si tuffano nel mare

La Roma debutta in casa nel suo girone di Champions. La prima nel nuovo splendido impianto di Tor di Valle, là dove una volta c'era l'ippodromo di King, Soldatino e D'Artagnan. Del Pomata e di Mandrake, consacrati alla memoria collettiva. Sold out da giorni per un giorno atteso da tutta la città giallorossa. Pochi avrebbero scommesso su questo che si annuncia come l'evento dell'anno. Perché c'è una festa nella festa, un pieno di emozioni da vivere trattenendo il fiato e dando voce alla passione. Migliaia di cuori diretti verso l'avveniristica struttura per poter dire quel giorno c'ero anch'io e ho gridato forte perché una volta di più ne valeva la pena.

L'attesa sale e l'atmosfera è da sogno mentre il tifo ribolle e l'inno di Britten, mutuato da Haendel, fa vibrare l'anima giallorossa di una città. La Sud è un muro d'amore quando le due squadre fanno l'ingresso in campo. Si scorge subito la sua sagoma, accolta per l'ennesima volta, ma stavolta di più, da un'immensa ovazione. C'è il Capitano davanti a tutti, ancora e sempre lui a guidare la magica. Proprio oggi che compie quarant'anni. Un sogno. Un sogno?

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Miro68

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Citazione di: edge24 il 27 Feb 2021, 22:41
agevolo. l'avevo proposto come Turone D'Oro a suo tempo, ma non riscosse molto successo

CORSPORT (R. BOCCARDELLI) - Martedì 27 settembre 2016, il tramonto a Roma Sud scatena infuocati giochi cromatici sulla linea dell'orizzonte. Il rosso che vira verso il viola e il giallo intenso abbracciano il blu e si tuffano nel mare

La Roma debutta in casa nel suo girone di Champions. La prima nel nuovo splendido impianto di Tor di Valle, là dove una volta c'era l'ippodromo di King, Soldatino e D'Artagnan. Del Pomata e di Mandrake, consacrati alla memoria collettiva. Sold out da giorni per un giorno atteso da tutta la città giallorossa. Pochi avrebbero scommesso su questo che si annuncia come l'evento dell'anno. Perché c'è una festa nella festa, un pieno di emozioni da vivere trattenendo il fiato e dando voce alla passione. Migliaia di cuori diretti verso l'avveniristica struttura per poter dire quel giorno c'ero anch'io e ho gridato forte perché una volta di più ne valeva la pena.

L'attesa sale e l'atmosfera è da sogno mentre il tifo ribolle e l'inno di Britten, mutuato da Haendel, fa vibrare l'anima giallorossa di una città. La Sud è un muro d'amore quando le due squadre fanno l'ingresso in campo. Si scorge subito la sua sagoma, accolta per l'ennesima volta, ma stavolta di più, da un'immensa ovazione. C'è il Capitano davanti a tutti, ancora e sempre lui a guidare la magica. Proprio oggi che compie quarant'anni. Un sogno. Un sogno?
ahahhahahha poesia pura

Tarallo

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Limortacciloro quanto so' deficienti. Se essere deficienti fosse come guidare una macchina e essere troppo deficienti fosse come un eccesso di velocità, loro sarebbero Lewis Hamilton nell'abitacolo di una dragster parcheggiata su Perseverance.

migdan

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Se l'esse stupidi facesse venì le foje camberebbero all'ombra (proverbio spoletino).

migdan

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Citazione di: JoeStrummer il 27 Feb 2021, 18:06
Comunque mi sta venendo voglia di votare la Raggi.

Tutto sommato pur considerando le giravolte e le capriole del M5S va detto che se al Campidoglio ci fosse stato ancora il PD, con Giachetti peraltro, il mega abuso IMHO sarebbe stato già in costruzione.
La Raggi era convinta di potere difendere il suo "no" come aveva fatto con la canfidatura alle olimpiadi, poi è partita la campagna mediatica finalizzata a portarla al suicidio, con schiere di paparazzi che inseguivano il figlio per immortalarlo con la maglia della Lazio, infine è arrivato il diktat di Grillo ad imporre il "sì".
Da lì in poi credo che la pecioneria e la scarsa intelligenza di Virginia siano state le armi migliori per peggiorare il progetto e rimandarlo all'infinito, sono completamente d'accordo con te.

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La Roma cambia radicalmente strategia per costruire il nuovo impianto

I Friedkin hanno deciso «Si fa soltanto lo stadio» (Corriere dello Sport, 28 Febbraio 2021)

Addio al progetto di Pallotta e al mega complesso immobiliare La struttura sarà di proprietà del club. Tante le ipotesi per il sito

di Roberto Maida
ROMA


Dal parco di Pallotta allo stadio della Roma. La differenza, o meglio la distanza ideologica, è in due parole gelide: «mera utilizzatrice». La società le ha scritte nel comunicato di addio al progetto Tor di Valle, svelando una verità strategicamente innegabile: la Roma non sarebbe stata proprietaria dello stadio ma solo (appunto) mera utilizzatrice del medesimo. Fine delle favole dopo 9 anni di comunicazioni paradossali affidate a megalomani presenzialisti, con conseguente contestazione degli ultrà da sempre ostili a Pallotta. La Roma avrebbe giocato nell'ex ippodromo come concessionaria, pagando un canone annuale addirittura più alto di quello che versa attualmente per l'Olimpico. Lo stadio però sarebbe stato di proprietà del padrone, così come tutto il complesso immobiliare che Pallotta avrebbe costruito con il pretesto dello stadio stesso. Niente di male, per un finanziere che valorizza le risorse per rivenderle. Ma i Friedkin, che hanno una visione imprenditoriale di lungo periodo, hanno ritenuto che quell'idea pensata nel 2012, con cubature immense destinate a uffici ormai poco vendibili a causa dell'abitudine allo smart working, fosse poco conveniente nell'era del Covid. 

CORE BUSINESS. La rottura con il passato, almeno nelle intenzioni, appare netta: i Friedkin vogliono lo stadio e solo lo stadio, che sarà tutto della Roma senza affitti e/o concessioni pluriennali. Il loro obiettivo non è evidentemente filantropico, intendiamoci. C'è sempre un'idea di sviluppo economico alla base. E quindi di profitto. Ma il progetto avrà al centro di tutto l'infrastruttura, con le attività ad essa connesse: ristoranti, bar, store, al limite un albergo, in linea con ciò che accade in quasi tutti i club inglesi e tedeschi, principale esempio a cui i Friedkin si rivolgono. Riassumendo, per Pallotta il core business era il complesso immobiliare, edificabile solo con il bollino dell'interesse pubblico di una squadra di calcio. Per i Friedkin tutto ruoterà invece attorno allo stadio, che se costruito entrerà nel bilancio della Roma e non di una società satellite.

TENTATIVO. Non sarà un percorso facile, né breve. Questo i Friedkin lo hanno capito immediatamente, ancora prima di comprare la Roma. Serviranno tempo e pazienza. Servirà soprattutto competenza nella selezione degli interlocutori. Ma dal loro punto di vista ogni operazione dovrà essere sostenibile, snella e trasparente. In questo senso si spiega l'assunzione di Stefano Scalera, un professionista molto inserito nel mondo politico. La partita istituzionale è affidata a lui e a un'altra figura entrata in gioco, Francesco Pastorella, che guida l'ufficio dei rapporti con il territorio. Saranno loro, ovviamente sotto il diretto controllo della proprietà, a cercare la nuova area su cui poter impostare il progetto.

IDEE. Tante sono le opzioni sul tavolo. La prima, la più logica, sarebbe la ristrutturazione del Flaminio, un gioiello in disuso. I Friedkin hanno chiesto informazioni. Ma si sono resi conto che l'area non risponde ai requisiti di spazio e sicurezza sufficienti, per non parlare della burocrazia legata ai beni culturali. Tutto può essere, da qui a quando verrà disegnato il nuovo progetto. Sono plausibili anche le valutazioni sull'ampia area di Tor Vergata, come quella dell'ex gazometro nel quartiere Ostiense, oppure ancora le vecchie ipotesi di Fiumicino o della Massimina. I Friedkin ne parleranno alla sindaca uscente, Virginia Raggi, nell'incontro organizzato per venerdì prossimo. Ma ormai è impensabile che vengano mossi passi ufficiali prima delle elezioni comunali. I prossimi mesi saranno dedicati all'individuazione dell'area più idonea e alla designazione dell'architetto che si occuperà del progetto. Il resto verrà dopo. Quando? Inutile immaginarlo: 4, 6, 10 anni. Il lato tremendamente negativo è che la Roma deve ripartire da zero.

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L'intervista
Ranucci, politico e uomo  di sport: «Città fantastica  che ha perso troppi anni»

«Progetto nato male ma Roma si butta via»  (Corriere dello Sport, 28 Febbraio 2021)

«Tre peccati originali nello stadio di Pallotta. Serve un patto civico per il rilancio della Capitale»

di Marco Evangelisti


Parliamone con chi se ne intende. Raffaele Ranucci è imprenditore partito dal settore alberghiero, uomo politico già senatore e assessore regionale, a suo tempo incaricato di varie cose nel mondo dello sport, tra cui la presidenza del settore tecnico della Figc e la vicepresidenza della Roma, oltre alla guida della promozione della candidatura olimpica del 2004. Sì, se ne intende. Argomento: stadio della Roma a Tor di Valle, progetto sottoposto a eutanasia dallo stesso club dopo nove anni di fragili speranze e comiche sofferenze. 

Ranucci, la morale di questa storia?
«Che i piani ambiziosi devono essere proporzionati alle necessità e alla fattibilità. Con Viola nel 1986 proponemmo uno stadio prima alla Magliana, poi alla Romanina. Viola vedeva molto lontano e capiva che un impianto costituiva la patrimonializzazione di una società, uno strumento per competere a livello nazionale e internazionale. Vale ancora oggi. Ma nel progetto di Pallotta c'erano tre errori di principio».

Quali?
«Lo stadio non può essere il grimaldello di una speculazione, e uso la parola speculazione in senso del tutto innocente. E' stata scelta dall'inizio una zona inadatta, già carica di problemi. E' sicuramente sbagliato individuare un'area e destinarla a un uso non previsto, costruendo migliaia di metri cubi di uffici e andando a fare concorrenza a ciò che già esiste. Secondo: perché lo stadio della Juventus deve costare molto meno di quello della Roma? Quindi, stadio sì, supporti commerciali all'investimento anche, però proporzionati allo scopo, che rimane la realizzazione e la gestione di un impianto sportivo». 

L'idea era attirare in quegli uffici e in quella zona commerciale investimenti dall'estero.
«Ma questo non può essere affidato allo sforzo di un singolo come Pallotta. Questo avrebbe richiesto una grande operazione di marketing della città, proprio ciò che manca a Roma. Mentre, non mancano di sicuro gli uffici, per esempio nella zona dell'Eur. E la domanda di strutture simili non c'è».

Siamo rimasti a due errori.
«Il terzo è la proprietà dell'impianto. Che non sarebbe stato della Roma, bensì di una società che avrebbe fatto pagare alla società un affitto. Allora tanto vale restare all'Olimpico e pagare il Coni. Poi, hai voglia a dire che gli utili del complesso sarebbero stati reinvestiti nella squadra. Intanto Pallotta quando ha capito che lo stadio non arrivava se n'è andato».

Resta il fatto che la Roma resta per adesso senza stadio di proprietà e Roma perde un'altra prospettiva di sviluppo.
«La colpa delle amministrazioni è non aver colto le debolezze del progetto. Il problema di Roma è la mancanza cronica di internazionalizzazione delle iniziative. Una città straordinaria vicina al mare, con uno splendido aeroporto, le grandi ambasciate, il polo industriale di Pomezia, quartieri fantastici senza neppure parlare del patrimonio storico e artistico. Perché una grande azienda deve andare in Austria o in Olanda dove la qualità della vita è decisamente minore? Perché non riusciamo a vendere, tra virgolette, questa bellezza? Nel 2007 andammo con Veltroni a spiegare il fenomeno Roma a Milano, che invece era in depressione. Perché adesso è cambiato tutto?».

Lo spieghi lei, esponente di un partito, il Pd, che ha amministrato a lungo la città.
«Con Rutelli e Veltroni, Roma era considerata assieme a Parigi la realtà europea maggiormente in crescita. Poi abbiamo avuto il periodo Alemanno, su cui mi risparmio i commenti. A Marino e Raggi va dato credito di un percorso di trasparenza, ma anche di immobilismo. Non facciamo le Olimpiadi perché si ruba, ma che follia è? Con quella rinuncia la città ha perso un'occasione unica. Ora, tutti dicono che Roma è importante. Bene, se è così i leader Salvini, Meloni, Berlusconi si candidino. Invece Roma in politica viene utilizzata sempre come trampolino di lancio».

CI aspettano altre occasioni uniche da perdere?
«Non da perdere, da sfruttare. Intanto il Giubileo del 2025 arriverà. A Roma sappiamo organizzare, anche i grandi eventi sportivi riescono sempre benissimo. All'estero si stupiscono, ma qui c'è abbondanza di competenze e l'intelligenza della flessibilità. Servirebbe una riforma amministrativa: Roma è una città enorme che deve avere i poteri di una regione e municipi che godano di autonomia. E serve un grande patto tra politica, imprenditoria, cultura. Quando si parla di Roma si comprende anche il Vaticano, con tutto il suo potere di attrazione. Il futuro sindaco deve presentarsi con un piano di questo tipo. Utilizzando anche i fondi che avremo dall'Europa».

Tornando ai dettagli: dove si potrebbe realizzare davvero questo stadio?
«Dalla Magliana alla Romanina, Tor Vergata che in realtà è un'area pubblica, le zone adatte esistono. Inoltre l'intero settore del Flaminio, magari per altri scopi, va recuperato. Comune, Regione e imprenditore si siedono a un tavolo e scelgono. I permessi in un anno, in altri due la costruzione. Gli stadi vanno fatti, a una sola condizione: che si facciano davvero».

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Roma, stadio all'inglese piano pronto entro il 2021 (Il Messaggero, 28 Febbraio 2021)

IL PROGETTO

Uno stadio modello inglese, 45mila posti, in una zona ben collegata, comoda da raggiungere per i tifosi, possibilmente nei paraggi di un quartiere «a forte densità romanista». Per esempio all'Ostiense, vicino allo scheletro dell'ex Gazometro mai recuperato, a metà tra Testaccio e la Garbatella. Tranciato di netto qualsiasi legame con la zavorra Tor di Valle, i massimi vertici della Roma sono già concentrati su quel piano B ormai diventato con tutti i crismi piano A. L'ad Guido Fienga ha parlato due volte con la sindaca Virginia Raggi, prima e dopo avere comunicato l'addio del club al progetto pallottiano, segnato da mille intoppi e squassato dalla inchieste per corruzione. Di quell'operazione, resterà solo qualche opera pubblica che il Comune si è impegnato a finanziare comunque: il ponte dei Congressi e il potenziamento della Roma-Lido, pagato in gran parte dalla Regione.
Ora si apre un capitolo nuovo: venerdì l'amministratore delegato si vedrà con la prima cittadina per iniziare a parlare del nuovo progetto, seguito da vicino anche dal manager Stefano Scalera. Si riparte da zero. Ma si va di corsa. L'obiettivo è presentare il progetto entro il 2021, in modo da avere i permessi da qui a due anni. Poi, se tutto filerà liscio, il fischio d'inizio della partita inaugurale potrebbe addirittura arrivare nel 2025-26, fra 4 anni. Se c'è ottimismo in casa Roma è perché la nuova gestione Friedkin bada molto al concreto. Non a caso, come consigliato anche da alcuni advisor, si cercherà in prima battuta un'area dove per costruire l'impianto non sia necessaria a tutti i costi una variante urbanistica. L'idea è costruire uno stadio, non uno stadio e un quartiere di uffici come sognava, senza successo, il predecessore Pallotta. Di quell'operazione calcistico-immobiliare, come rimarcava ieri De Rossi, «è rimasto soltanto il plastico, finirà in uno sgabuzzino».
LE AREE
Novità: lo stadio del futuro sarà di proprietà della Roma. I Friedkin spazzano via uno dei tanti paradossi del vecchio piano, che avrebbe visto la società giallorossa affittuaria dell'impianto, con un canone milionario a carico. Escamotage da azzeccagarbugli, che non sarà replicato. L'analisi delle aree ancora non è entrata nel vivo. Circolano solo alcune ipotesi: una è l'Ostiense, vicino al vecchio Luxometro dismesso. Si parla di un'area sulla Togliatti. Molto sullo sfondo, c'è l'ipotesi Fiumicino (ma è preferita un'area in città). Il recupero del Flaminio non convince: troppi vincoli. Solo se il Comune fornisse garanzie, se ne potrebbe parlare. Ma anche nel vertice di venerdì Raggi farà capire di non poter assicurare granché: la maggior parte delle limitazioni sono apposte dalla Soprintendenza statale. Si cercherà un quadrante ben collegato, con strade già fatte, senza la necessità di costruire ponti o altro. Al limite, potrebbe essere allungata una fermata del trasporto pubblico, metro o ferrovia. Il budget complessivo per l'operazione, stando alle prime indiscrezioni, sarebbe di 3-400 milioni.
Lorenzo De Cicco/Gianluca Lengua

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Stadio, lo stop costa caro
Svaniscono 800 milioni "E le opere sono a rischio" (la Repubblica ed. Roma, 28 Febbraio 2021)


Le opposizioni scatenate presentano il conto: "Sommando il danno a quello dei Giochi, mancano 6 miliardi". Inquietante il confronto con Milano. E ora si teme la fuga degli investitori stranieri

di Marina de Ghantuz Cubbe


I soldi dei privati in fumo, la figuraccia a livello internazionale di fronte a potenziali investitori interessati a Roma. La croce messa dai Friedkin sullo stadio della Roma a Tor di Valle gela la sindaca Virginia Raggi non solo perché in campagna elettorale sarà impossibile rivendicare la realizzazione di una grande opera. E il punto non è neanche la mancata promessa fatta ai tifosi. È sulle perdite economiche reali e potenziali che l'amministrazione Raggi non può far altro che calare il sipario. «I lavori partiranno presto, arriveranno 800 milioni di investimenti stranieri. Sono felice», diceva la sindaca nel 2018. Soldi che non arriveranno, così come i servizi, le opere e i posti di lavoro (almeno 12mila). Una battuta d'arresto che rivela la difficoltà di investire e che si somma a un dato preoccupante evidenziato giorni fa dal Sole24ore: nel 2020 a Roma i volumi degli investimenti immobiliari sono pari a 900 milioni. Milano ha incassato 3,9 miliardi. Il Comune rassicura: sarà l'amministrazione capitolina a portare a termine al posto dei privati il ponte dei Congressi e il potenziamento della ferrovia Roma - Lido, ma numeri (e portafogli) alla mano, per queste due opere gli investimenti provengono dallo Stato e dalla Regione. Su quest'ultima infrastruttura, la Regione Lazio ha già deciso di investire 180 milioni di euro. L'As Roma doveva metterne 45. Il Comune, ora che il progetto a Tor Di Valle è saltato, dovrà pagarne 9. Non proprio una consolazione. Per quanto riguarda il ponte dei Congressi, lo Stato ha stanziato 140 milioni, l'amministrazione Raggi ne ha messi in bilancio 28, ma senza stadio il progetto deve essere rivisto e aumentano i dubbi sul fatto che sarà realizzato. Addio anche alla sistemazione del Fosso del Vallerano (affluente del Tevere), alla stazione Tor di Valle sulla Roma - Lido e all'unificazione della via del Mare con via Ostiense. «Questo è un danno enorme per la città perché gli investitori non si fidano di venire a spendere a Roma se non c'è certezza sui tempi e sui progetti, la verità è che Raggi non ha mai voluto questo stadio», commenta il presidente del III municipio Giovanni Caudo. Quando era assessore all'Urbanistica nella giunta di Ignazio Marino il progetto su Tor di Valle prevedeva 195 milioni di investimenti dei privati per le opere di interesse pubblico, scesi a 80 con il progetto Raggi. Ma se si calcola il totale degli investimenti per tutte le opere si arriva agli 800 milioni salutati nel 2018 con gioia dalla sindaca e ora salutati e basta. La prossima settimana Raggi e l'As Roma si incontreranno e il Campidoglio è disponibile a valutare altre aree per realizzare comunque lo stadio. Prima che si concretizzi qualcosa insomma, la sindaca potrebbe non essere più la prima cittadina. Tanto che dal Pd, il capogruppo in Campidoglio Giulio Pelonzi rilancia impegnando la prossima giunta a realizzare il progetto. «Da questa vicenda ne esce male la città e malissimo l'amministrazione capitolina - commenta l'assessore regionale all'Urbanistica Massimiliano Valeriani - tra il no alle Olimpiadi del 2016 e il nulla di fatto a Tor di Valle sono andati in fumo 6 miliardi di euro». Concorda Fdi che trova ridicolo il fatto che ora Raggi candidi Roma per l'Expo 2030. Infine, chi si è sempre schierato contro (da Fassina di Roma21 al Codacons, passando per Legambiente e il primo assessore all'Urbanistica della giunta Raggi Paolo Berdini), si dice soddisfatto dell'addio al progetto, ma non del fatto che siano stati i privati a metterci una croce sopra.

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